Gulp fiction poem / Blog

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di Saya/Krauspenhaar

Sputa una qualsiasi lettera,
virgola, parola, rima,
versetto, poemetto,
sberleffo, cocktail di alfabeti.
Sputa un qualsiasi odio et amo,
lunedì stanca, la mamma di domenica,
il ragazzo di sera, il caffè al mattino,
gli amici al brunch, il risotto scotto,
“chi mi dà la ricetta giusta?”

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Marina Pizzi, da “Pecca di espianto”, 2007-

*
la divagazione ha zona di stoppia
pari al frantoio di un’intera nascita.
*
aggiungimi al sipario al ritmo del calice
sì che solo uno scalino mi faccia saltare
più oltre disintegrata più che per ordigno.
*
gestione d’intrusione qui la rimanenza
la conseguenza per Partigiana
gesto di cella lancia con la fiocina
già da sempre dentro la forcina
della nonna morta con la mela
cotogna nella mano
mela rossa candida lucida bianca-bianca
appena intaccata da un morsetto minutissimo
minuscolo scoglio di piacere.
*
a Fabrizio

oh corrimi incontro con la canzone ultima
mangiami i polsi nell’ultimo stipendio
pendio di salita nell’illogico,
dimmi del coriandolo che parla
da dentro la pupilla
e ne scompiglia il polo,
convertimi al trenino del nome nuovo
al volo senza tonfo di far fango
la goliardia del palo qui infissa al palo.
*
Un pesante file ad alta
risoluzione
la gloria del giorno:
nominalo nel dente
più minato.
*
a menadito so le lapidate
foschie di lapidi benigne,
le taglie infisse in alberi
secolari ancora infanti
disfatte innocenze, scienze
al silenzio di…
*

[da Pecca di espianto, 2007-]

Mancanze, di Tiziano Los

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la stanza è muta marcia
la mela sotto il tavolo tarlato
rigonfia la mia panza di cacao
zuccherato e impastato le pareti
trasudano il fastidio per i miei disvalori
di sangue e di ragionamento

la misura è la luce verdolina
intermittente al buio
del telefono portatile rimasto acceso

nessuno mi chiama di notte

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senza titolo

porterò tutto l’anno il lutto
di stare qui senza vederti.
scriverò i miei versi e starò muto
perché è vero che più di tutto ispira
ciò che non si è avuto.
e tu puoi distrarti, dimenticare
perché ora non c’è più luogo e tempo
per potersi ascoltare.
ma pensa quando saremo fossili
e poi soltanto polvere
per tutto il tempo che resta
perché il mondo è acqua e polvere
pugno di mosche e cartapesta.
pensaci, pensami, poni la mente
ad ogni desiderio, al mio richiamo,
perché la vita della mente
è l’unica che abbiamo.
                                               1991

[email protected]  

Falso d’autore (di Lisa Sammarco)

Sabbia. La lingua è sabbia. Che non è come dire che la tua bocca è secca. No, è la lingua a sembrare sgranata. Le papille, o di qualsiasi cosa si tratti, sono grani giganteschi che si muovono disordinatamente. Pesanti, frizionano l’uno contro l’altro al rallentatore. Cercano una compattezza che possa permettere ai suoni di uscire dalla gola.

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La Treccia, la Salvia, l’arente Addio

a Beppe Salvia

Tresca gentile il cenerello Amore,

Ceneri l’acque, l’alture nei dossi

canzoni, Cantoni bambini addio;

Al Dio d’addio nuocerà

la cavezza del cuor d’addio.

[da Il giornale dell’esule, Crocetti, 1986]

(si noti, per favore, che le parole con lettera maiuscola o minuscola non sono capricci di delirio).

febbraio a bisaccia

la bella luce di febbraio.
quest’anno è mancata anche quella.
febbraio è stato a avvolto e avvilito
da questa luce vecchia, dicembrina.
prima della fugace primavera
bisogna aggirare il muro di marzo
e le montagne russe dell’aprile.
il paese non è più la belva
di un tempo,
la bocca sdentata, l’umore spento,
sembra che più nulla ormai lo scuota.
io qui sono un fantasma
dentro la testa e dentro la mia casa,
mi sento come una madre
che guarda in una culla vuota.

p.s.
questa è una poesia più recente (compare nel mio ultimo libro di prose,
circo dell’ipocondria, edizioni le lettere)

Ho intervistato Silvano Sbarbati

Ho intervistato Silvano Sbarbati, uno dei fautori in Italia, del movimento del teatreducazione.

Dovendo presentare il movimento del teatreducazione ad un pubblico di non addetti ai lavori, quali parole userebbe?

Lei mi chiede di risolvere un problema di comunicazione, in senso pragmatico. E non a caso teatreducazione è un neologismo ed il primo intervento che potremmo definire teorico si titolava “Per una pragmatica di teatreducazione”. Questo per sottolineare come teatreducazione è una parola nuova in quanto la “o” di teatro è stata tolta per integrare l’educazione. Teatreducazione, comunque, è un setting educativo, uno spazio ed un tempo organizzati dentro una esperienza che si orienta sempre (irriducibilmente) verso la elaborazione del vissuto, interrogando se stessa.
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IN ITINERE – Daniele DE ANGELIS

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IN ITINERE – Daniele DE ANGELIS

Nello sguardo dell’altro.

“solo nel riflesso vive il proprio volto
nello sguardo dell’altro si conosce”

Daniele De Angelis (Ascoli Piceno, 1981)

*

Se la parola poetica esprime, o tenta di farlo, la sostanza più profonda della cosa a cui dà nome ed esistenza, iscrivendola in un orizzonte di senso esposto alla radicale mobilità dell’occhio che ad essa si offre, questo pregevolissimo lavoro di esordio di Daniele De Angelis prefigura, a partire dal titolo stesso, insieme all’oggetto, la mappa minuziosa di un percorso di scrittura che è già, tanto sul piano teorico quanto nei risulti che qui si leggono, orientato in uno spazio di ricerca ben preciso e definito. Il diario, infatti, registra situazioni, voci, volti, luoghi di un mondo periferico, marginale, tutto chiuso nel cono d’ombra di un faro, attraversato nella quotidianità del dolore, degli affetti, della partecipazione e del distacco, e reso con cadenze narrative controllate, seguite a vista, con sicura mano, affinché non cedano mai, in nessun frangente, al sentimentalismo, alla rievocazione puramente memoriale o alla disposizione elegiaca della rappresentazione. Continua a leggere→

Urtimo desiderio da Pariggi, di Luciano Freddi

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Come antipasto, cari carcerieri
vorrei magnà un patè de quelli seri
e per er primo, invece che li boni e bei spaghetti
co l’ajo l’ojo e er cacio pecorino
e er pepe offeso se poi nun lo metti
ce vorrei quella zuppa de la Francia
la bullabassa, che nun fa de fino
come pajarde ed anatre all’arancia
però cor vino e cò la dama giusta
(che te vò bene ed il tuo bene gusta)
te spigne a fine pasto a fà l’inchino
ar coco all’oste e perché no ar facchino.

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senza titolo

Io vivo nell’occhio di un insetto
e guardo il tuo viso
petalo perfetto.
Del tuo corpo so ancora poco
e delle mani
e della via benedetta
che gira intorno all’ombelico.
Ma non importa
ad ogni uomo che ti vede
io dico
si fa lieta e vasta
e impossibile la vita.

[email protected]

Bloc notes. Se la casa è in fiamme. 8

di Giorgio Morale

“Vado a letto con calze e camicia da notte e gelo lo stesso” dice Elle. “Mi sembra di essere vestita come di giorno”.

Giriamo per casa ripetendo “Che freddo”, una sola volta non basta per dire la persistenza della sensazione.

Il freddo stimola la produzione di orina e l’appetito. Soddisfo l’una e l’altro per evitare di stringermi sempre di più in me stesso. Alimento così gli scambi con l’esterno e produco quel calore che mi permette di rilassare i pori. Continua a leggere→

La qualità della vita

di Emanuele Kraushaar

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C’era da aspettarselo. Novembre è calato come una valanga gelida sulle cose che devo fare. Il riscaldamento si accende alle 6:00 ed io mi alzo un’ora dopo. Ma non basta a scaldare la casa e, dopo la doccia, mentre faccio colazione sento freddo. Archiloco, il mio cane, è un po’ di tempo che rimane a letto, anche dopo che mi sono alzato. E non si affaccia più a vedermi uscire.

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Su Peter Hammill, il poeta del rock

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di Franz Krauspenhaar

Questa è la succinta storia (una inframuscolo) di un autorinnegato del rock. Di un uomo che ha inventato il “progressive” britannico, ne è stato una delle icone per una brevissima stagione e poi si è subito buttato a fare altro, anticipando il punk e la new wave e sperimentando la sua musica da camera con album anticommerciali usciti quasi a cadenza annuale fino a oggi. Come si dice, un artista di culto.

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