Su Peter Hammill, il poeta del rock

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di Franz Krauspenhaar

Questa è la succinta storia (una inframuscolo) di un autorinnegato del rock. Di un uomo che ha inventato il “progressive” britannico, ne è stato una delle icone per una brevissima stagione e poi si è subito buttato a fare altro, anticipando il punk e la new wave e sperimentando la sua musica da camera con album anticommerciali usciti quasi a cadenza annuale fino a oggi. Come si dice, un artista di culto.

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Folli o ciechi?

Possiamo dire che le “immagini della morte”, da quando l’uomo ha acquistato una consapevolezza sulla sua fine, hanno subito trasformazioni evidenti nel corso di alcuni, fondamentali, periodi storici. Nell’antichità, in cui l’uomo era al centro dell’universo e delle sue vicende naturali, si aveva una visione antropocentrica e fatalistica della morte, caratterizzata dalla sua accettazione, anche se tragica.
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Marina Pizzi, da “Pecca di espianto”, 2007-

*
gospel l’appello di averti accanto
passero eroso di metropoli,
polline di alluvione
viso disvelto lucciola svelta
da far morte a ferragosto
a torto di breviario di viaggio
il giogo di stracciare.
*
dolo d’àfide questa fu la rosa
*
se ti scartocci non troverai
àtrofe l’anima sorpresa:
basto di cenere, sospesa…
*

[da Pecca di espianto, 2007-]

La saga dei drughi- 2 (Tannhaeuser!)

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di Marco Saya & Franz Krauspenhaar 

La strada era notte pesta un po’ tempestosa, raggi di falò soleggiavano l’asfalto. Nord-sud-est-ovest accoglievano gli occasionali. L’orgasmo dell’assassinio pasteggiato a benzo, spensieratezza del m’ama non m’ama, poesia del tanto è toccato a loro, paraponziponziporo. Il nero si confonde con altro nero, accozzaglia di corpi ai lati, alcuni spiaccicati dalla buckomobile nella sua folle corsa. la tiepida brezza ci bacia le cicatrici. Piercingati a puntino suoniamo a festa. Pronti per il nuovo gioco…

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Monscerì # 2

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È amore, un grande amore quello che scoppia. Poi, all’improvviso, qualcuno rivela un particolare, un tassello del mosaico, un segreto a lungo nascosto, e per lei inizia il tormento. L’unica soluzione è sparire, andarsene, dimenticare. Perché?

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i denti

I denti. Mi piacciono i tuoi denti.
Creature unite, teneramente vicine.
Se la tua bocca è socchiusa
io penso subito di avvicinarmi
ai tuoi denti.
Avvicinarmi, questo mi piace.
Ma ogni volta che ci vediamo
tu mi dici: teniamoci lontani,
per diventare intimi
non servono le mani.

Marina Pizzi, da “Pecca di espianto”, 2007-

*
con un silenzio alla fronte
passi dal rantolo alla pergamena
di un petto di pace la felicità felice.
con un pastrano per me che ho corpo
voglio il fronte di un patibolo
sottocosto sottoscopo scampolo
scarto di fiato la stazza di frana.
*

[da Pecca di espianto, 2007-]

Combustibile di Valter Binaghi

fuoco

I russi ci hanno tagliato il gas.
Mano male che sono stato previdente. A casa mia c’era una stufa a legna.
Ai bei tempi dell’antropologia teorica, ho sempre pensato che togliere a un uomo il fuoco oltre che la terra, è togliergli la libertà di fare. Ci hanno resi dipendenti da chi elargisce il lavoro come una grazia, e da chi apre o chiude il rubinetto dall’altra parte del tubo.
Avevo visto giusto: prima o poi sarebbe successo.
Sono cambiati i tempi e il Bengodi è finito.
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Cesare

CESARE

Cesare viene la sera, e si siede sulla strada.
Cammina male, perché è zoppo,
ha una zampa rattrappita
perché è stato bastonato dal padrone.
Adesso non ha padrone,
vaga qua e là per il paese,
penso che gli diano da mangiare
perché non chiede niente, si mette lì seduto
e sta buono.

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senza titolo

la poesia
richiede la morte                                         
di cose molto care.
un verso perfetto
un vero grande pensiero
hanno la stessa forza
di un buco nero.

[email protected]

L’Ercole aprico

Se il tempo delle scòrie è il tuo domani,

se battezzato sei dalle catastrofi

e figlio d’inquinati genitori

fatti sudarî a piangerti per nato,

quasi Ercole aprico ugualmente pròvati

e un poco vate riordina le gesta

di chi intromise babilònie ai fiori.

(da Il giornale dell’esule, Crocetti, 1986)

METALLICA come il suono della diversa

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La poesia è musica: la metrica? E quale metro di giudizio segna i confini della musica che è poesia? Quale metronomo segna il tempo che rimane – eterno presente? I soliti “rumores” dicono sia solo “rumore”, solo “canzonette”; e la critica seria (quella che conta!) non le valuta degne – di essere “lette”. De gustibus, ex cathedra!

 

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Oggi è la Giornata Mondiale della Poesia

in ogni parte del pianeta potrebbe esserci qualcuno che pensa alla stessa cosa.
che c’è qualcosa di difficilmente definibile e afferrabile, eppure non esente da regole e da cànoni.
qualcosa che ci coinvolge, ma non s’impone.
qualcosa che parla solo se vuoi ascoltare.
qualcosa che ricorda la libertà, senza essere caos.
un ordine misterioso che sconvolge gli schemi.
un dialogo che parte da lontano.
e può arrivare ancora più lontano.
ma ci avvicina.

Amanuense

Prima di tutto vedete questa mano. Voi mi capite: 5 dita contengono 14 ossa, e software e hardware, mente e corpo, ecc. (e infiniti appunti e curiosità serie; è il vostro turno; e a me: è il tuo) – [a loro ho parlato veramente così, e a me altrimenti, in segreto; e il mio linguaggio era tutto questo: fuso nell’oralità del momento, con mosse – povero uomo -che attiravano l’attenzione; e poi l’attiravano, veramente; entravo a scuola senza rumore, con la barba non rasata: perché il corpo si cancellasse e l’attenzione fosse alla voce: non alzatevi in piedi quando entro, non chiamatemi professore; né poeta] Continua a leggere→