Come si fa a non voler bene ad Alessandro Fo, poeta che concepisce la poesia come “bene”?
Nato e Legnano nel 1955, figlio dell’impresario Fulvio Fo (fratello del premio Nobel Dario), ha respirato cultura dalla nascita, e ha prodotto cultura per tutta la sua esistenza: come insigne latinista – docente all’Università di Siena e innovativo traduttore dell’Eneide di recente riproposta nei Millenni einaudiani, di Rutilio Namaziano, Catullo, Apuleio –, come critico letterario e autore di versi, pubblicati prevalentemente nella collana bianca di Einaudi. Continua a leggere
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“SPAZIOTEMPI MINORI”, DI MARIO LAGHI PASINI
Recensione di Franca Alaimo
Spaziotempi minori di Mario Laghi Pasini, Interlinea edizioni, 2016
Dopo avere riflettuto a lungo sul significato di un titolo come Spaziotempi minori di Mario Laghi Pasini, ed esplorato tutta una serie di ipotesi che mi sembravano, però, sempre insoddisfacenti, ho preferito chiedere allo stesso autore il perché della scelta di un titolo alquanto enigmatico e perfino arrischiato per quanto riguarda la grafia di un termine composto come “spaziotempi”.
Nella e-mail di risposta, Mario Laghi Pasini così scrive: “L’idea del titolo – scelto dopo la scrittura – mi venne rimuginando sul fatto che proponevo impronte di eventi anche lontani e dimenticati della vita che avevo imparato a costruire così, chissà come e perché. E che, solidificati in bollicine appena trattenute da fili sottili, costituivano come dei microcosmi sfuggiti allo spaziotempo reale, dove tutti viviamo, che corre via e ci travolge. Spaziotempi minori, quindi, che, forse, avrebbero potuto accordarsi e risuonare con quelli che ciascuno, magari inconsapevolmente, conserva dentro di sé, risvegliando adesione, emozione…insomma, ciò che cerca di fare la poesia”. Continua a leggere
PUBLIO VIRGILIO MARONE E L’ENEIDE: LA TRADUZIONE DI ALESSANDRO FO
Intervista di Duccio Rossi
Alessandro Fo (Legnano, 8 febbraio 1955) è professore ordinario di Letteratura latina presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo senese. La sua ultima fatica editoriale, edita da Einaudi, è Publio Virgilio Marone, Eneide. Traduzione a cura di Alessandro Fo. Note di Filomena Giannotti (Nuova Universale Einaudi, 2012). Un lungo lavoro di traduzione poetica che ha visto la luce nell’ottobre dello scorso anno. Fo ha pubblicato anche edizioni tradotte e annotate di Rutilio Namaziano (Il ritorno, Einaudi, Torino 1992, 19942) e di Apuleio (Le metamorfosi, Frassinelli, Milano 2002; Einaudi, Torino 2010). Le sue principali raccolte di poesie sono Otto febbraio (Scheiwiller, Milano 1995), Giorni di scuola (Edimond, Città di Castello 2000), Piccole poesie per banconote (Pagliai Polistampa, Firenze 1° gennaio 2002), Corpuscolo (Einaudi, Torino 2004), Vecchi filmati (Manni, Lecce 2006). Per Einaudi ha curato anche l’antologia di Angelo Maria Ripellino Poesie. Dalle raccolte e dagli inediti (1990), con Antonio Pane e Claudio Vela e, in seguito, la ripubblicazione delle tre raccolte einaudiane di Ripellino, Notizie dal diluvio, Sinfonietta, Lo splendido violino verde (2007).
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Professor Alessandro Fo, da dove prende inizio un lavoro immane come quello che conduce ad una traduzione poetica dell’Eneide di Virgilio?
Naturalmente, in quanto cultore delle lettere latine, nutro per Virgilio un antico amore. Quando decisi di studiare lettere classiche e, alla Sapienza di Roma, mi accostai ai primi programmi d’esame, erano ancora i tempi in cui la ‘parte generale’ di una annualità comprendeva la traduzione di ben sei libri dell’Eneide (gli altri sei erano in agguato per la biennalizzazione). E lì, o imparavi il latino, o soccombevi sotto l’ardua impresa. Io mi aiutai con i ‘traduttori’ interlineari, e si può dire che sia stato in quella occasione che ho potuto consolidare la mia conoscenza della lingua. Ma non mi sarei mai sognato neanche oggi, pur con più di vent’anni d’insegnamento sulle spalle, di affrontare spontaneamente un compito come quello di una nuova traduzione del poema. Un giorno ho ricevuto via mail una proposta in tal senso dal responsabile della nuova «NUE» Einaudi, Mauro Bersani, che mi onorava già della sua stima per i miei precedenti lavori di traduttore e per i miei personali tentativi poetici. Il primo istinto è stato rifiutare un impegno che si presentava troppo gravoso. Poi, l’occasione di prestare la mia voce a uno dei più grandi poeti dell’Occidente mi è sembrata troppo straordinaria per lasciarsela scappare, anche se avrebbe comportato una grande fatica. Continua a leggere

