Archivi tag: Fabrizio de André

Stupire

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Rimasi colpito dal concetto di biblia pauperum: immagini per istruire gli ignoranti, che non sapevano leggere. Gli affreschi delle chiese erano pagine aperte per i semplici, una luce si accendeva sull’abisso della non conoscenza. Me li vedevo davanti, stupiti di tanto generoso donarsi di forme e di colori. I semplici oggi sono altri, altre le forme, generose anch’esse, forse un po’ meno luminose, ma altrettanto disponibili a stupire.

A costo di essere (Lui Xiaobo)

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Esprimere la propria opinione, chiedere che siano rispettati i diritti elementari, scrivere su internet appellandosi a una ragione semplicemente umana: in qualche parte del mondo questo è reato, punibile con l’arresto e la galera. Non è giusto, bisogno dirlo a voce alta, perché sentano tutti. A costo di essere ingerenti, volgari, stranieri. A costo di essere.

L’aveva detto (rapporto Censis 2009)

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E’ bello pensare che la conclusione di un discorso economico-sociale vada a parare sulla necessità di relazioni rafforzate, contro la concentrazione del potere in poche mani. Anche perché di queste mani si fidano ormai in pochi. Se le leggi ferree della finanza si aprissero alla ricchezza dei rapporti, la miseria riceverebbe un brutto colpo, come già qualcuno aveva detto.

Senza chiedersi perché (bambini soldato nel Darfur)

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Lasciate che i bambini vengano a me. C’è tanto da fare in questo posto, chi meglio di un bambino può maneggiare un’arma, ammazzare senza chiedersi perché. Sono i soldati migliori, senza mogli né figli, non hanno da perdere se non la vita grama che li aspetta. Ma cos’è la loro vita di fronte a un nemico finalmente morto? Venite bambini, lasciatevi fare una carezza, e poi via, dove vi dico: ricordatevi di premere forte sul grilletto.

In questo mondo (nuove norme su cortei e siti)

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Sulla libertà si condensano le opinioni più diverse: difficile che un militare e un anarchico la pensino allo stesso modo. Quando poi bisogna decidere per tutti, la questione si fa ancora più spinosa: come distinguere tra repressione e garanzia del vivere civile? Da quale parte sbilanciarsi? Da quella del divieto, che rischia di soffocare la libera espressione nel suo nascere, o della fiducia, col dubbio che venga tradita in modi intollerabili? Per me la libertà è adesione al bene e alla giustizia: ma abbiamo tutti la stessa idea di bene e di giustizia in questo mondo?

Esserci (Dionigi Tettamanzi)

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Prima o poi finisce male. Conosco l’amarezza della critica, il bruciore del disprezzo. Vabbe’, andiamo a sentire ‘sta messa comunista, detto alla moglie che insiste per entrare. In realtà si parla d’altro, anzi, dell’altro: la ricerca di un rispetto perduto, di una dignità dimenticata. Si rischia, è vero, ma la fede non è stata un rifugio per nessuno, la nostra è cominciata con uno ammazzato sul patibolo. Mi stupisce chi vorrebbe conciliare cristianesimo e tranquillità. Cristo non è un sedativo per dormire meglio, è un eccitante per rimanere svegli, per difendere l’ultima trincea dell’esserci.

All’inferno

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C’è chi va, o vorrebbe andare, e c’è chi viene. Pierluigi Celli provoca alla fuga. A me spetta l’onda di chi cerca rifugio nella nostra patria. Africani, in gran parte: Simon, Antonio, Mbibi. Neanche dai nomi si comprende il senso della loro ricerca, si aggrappano alla nostra terra come a una tavola di salvataggio. Vanno, vengono. Mi sento più dalla parte di chi vede in noi un paradiso perduto, che da quella di chi, da noi, si sente all’inferno.

D’erba o d’asfalto

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Penso che le cose non stiano così. C’è qualcosa che viene trascurato, come sempre. I mass media non si accorgono di un movimento sotterraneo, inarrestabile, che spinge a una cura, un’attenzione, una santa insofferenza per l’ingiustizia che morde il mondo ogni momento. L’evoluzione ha senso solo quando abbatte i muri, condivide i beni, si rivolge all’angoscia dei più deboli. La donna e l’uomo del futuro sono quelli che usciranno dalla giungla, d’erba o d’asfalto non importa.

Venire al mondo

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Piace di più, a qualcuno, le perversioni sono senza limiti. O forse non era evidente, una pura coincidenza. La creaturina subiva in ogni caso, poteva scegliere meno della madre, schiava di qualche meccanismo, questo sì, perverso senza dubbio. In due, e per questo in quattro. Esseri umani sospinti da opposte inclinazioni, imbottigliati in destini quanto meno tristi, se non proprio disperati. O forse solo il gioco di un momento, la folle euforia di una carnevalata novembrina, tra compagni mattacchioni. Poi, l’imprevedibile. Perché succede qualcosa, prima o poi, il laccio del cacciatore scatta quando meno te lo aspetti. E’ inutile fuggire, amico mio, lasciare sull’asfalto la mamma col segreto di carne, condannato a morte prima ancora di avere perpetrato il reato scandaloso di venire al mondo.

Da parte a parte (stazione De Angeli)

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Devo dirlo ad Aldo, a Vladimiro, a Miguel, ai condòmini che affollano il portico e non se ne andrebbero neanche con le cannonate. Vogliono stare là, è casa loro, il mondo. Verrà un giorno in cui non ci sarà più tuo né mio, lo spazio e il tempo saranno il luogo libero di un’energia felice. Forse, in paradiso, avremo una sola nostalgia: la puzza di vino, le mosche, le pagine di giornale accartocciate per la notte. Ma Aldo dovrà farci l’abitudine, dovrà adattarsi a quella luce che attraversa ogni muro, passando da parte a parte anche il cuore più indurito.

Urla dal silenzio

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Avete mai sognato di stare in una stanza buia e non poterne uscire in alcun modo? L’angoscia è grande, un senso d’impotenza s’insinua in ogni cellula, diventa sudore, agitazione, urlo. Ma quanto può durare? E’ una questione di minuti, forse di secondi. Ventitré anni sono tanti. Ventitré anni di urla inascoltate. Perfino da me stesso.

Zajedno

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Il primo impatto è disastroso: antichi pregiudizi si sommano a sensazioni epidermiche di fastidio e rifiuto. L’istinto è andarsene, girare al largo, toccare il portafoglio per vedere se c’è ancora. Che tristezza: possibile non ci sia un’alternativa, che il pensiero non possa dirigersi altrimenti? Non c’è speranza per una civiltà, per una una cultura ancora viva? Perché non crederci? Perché non guardare al di là del proprio naso?

Vendere

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Il mercato è ambiguo per principio. La sua funzione non è la trasparenza, la presa di posizione coraggiosa, la decisione chiara. Tutto ciò può essere un ostacolo, un ritardo; peggio, un motivo di rifiuto. Ciò che deve passare è la curiosità insaziabile, l’attrazione subdola, il piacere perverso, sadismo e masochismo. Il mercato non deve educare, formare, liberare. Il mercato deve vendere.

Brenda

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Un fatto di sesso? No, di soldi, di politica, di affari. L’ultimo anello è quello che non tiene, destinato al macero. Coincidenze, dettagli di un mosaico perfetto. Come ti incastro il pupo che ha sbagliato. Per noi. Brenda, ultimo anello, la sposa della morte sacrificata sugli altarini della gloria. Sporca di sangue.

Una volta al mese

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Sembra che tutto frani: una reazione a catena, un domino di crolli assassini, falle improvvise si spalancano inghiottendo vite umane, animali, vegetali e minerali. Facciamo da soli: incriniamo i meccanismi naturali, provocando disastri, e celebriamo composti funerali di stato. Dovremmo organizzare cerimonie previe per i travolti dalla prossima catastrofe, annunciata, come sempre. Ci occuperemmo una volta al mese delle vedove e degli orfani, della  fragilità umana di cui dovremo rendere finalmente conto, prima o poi.

Piccoli massacri

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In fondo è semplice: carichi con colpi sufficienti, ne ammazzi fino a venti, venticinque, ce n’è abbastanza per una trentina di feriti, e magari un colpo anche per te, per evitare di soffrire troppo, il linciaggio, la galera, la pena capitale per cui devi aspettare con angoscia, nel braccio della morte. Provi una certa eccitazione nel vedere le facce disperate, impotenti, in un momento si dissolve ogni complesso, per pochi minuti il dio sei tu, il fato, la parca che recide il filo, il destino di una vita coincide con il tuo desiderio di rivalsa, di fuga dai binari insopportabili di una storia a senso unico, un copione che non hai mai il potere di cambiare. Prima di morire avrai il tempo di chiederti se tu massacri loro o siano stati loro a massacrare te.

Il suo parere

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La gente preme, urla, fai fatica ad avanzare. Il mondo è appannato, i capelli ti ricadono sugli occhi, pieni di sangue. Donne che piangono, bambini che giocano con piccoli oggetti di legno. Ti attira lo sguardo di uno di loro: ha gli occhi spalancati di chi vuol capire. Strattona la veste della mamma, vuole seguirti, vedere come va a finire. E’ li’ quando i chiodi penetrano i polsi, mentre un fiotto di sangue disseta la terra appena colorata da ciuffi d’erbaccia. La croce viene issata da quattro soldati impolverati. Il bambino sgrana gli occhi, è affascinato dallo spettacolo terribile. Dopo un po’ china la testa per scrivere qualcosa sul tema assegnato dalla giovane maestra: Pensate che il crocifisso debba essere tolto dalla classe? Il bambino alza lo sguardo: sembra chiedere all’uomo insanguinato il suo parere.

Ipotesi di beato 2. Vaccini speciali.

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Dopo la notizia sulla Scuola di italiano, ecco un altra informazione particolare.

E’ un articolo pubblicato sul sito dello Spiegel con un titolo che non lascia adito a dubbi: “Cancelliere e ministri devono ricevere vaccini speciali”.

“Cancelliere e Ministro devono essere protetti contro l’influenza suina, secondo le informazioni dello SPIEGEL, con un vaccino speciale. Lo stesso dicasi per i funzionari dei ministeri e degli uffici subordinati. Il vaccino non contiene i coadiuvanti discussi [ndr: squalene e mercurio] – diversamente dal vaccino predisposto per il resto della popolazione. (…) Il CELVAPAN [ndr: questo il nome del vaccino speciale] funziona senza i controversi coadiuvanti, perché contiene virus intero inattivato e non frammenti di virus. Tale vaccino dovrebbe essere iniettato agli impiegati dei servizi pubblici, ai responsabili per il mantenimento dell’ordine pubblico, ai membri del gabinetto, ai funzionari dei ministeri e degli uffici subordinati. (…) Sono inclusi anche il personale del Paul Ehrlich Institut [istituto sanitario federale con compiti di sovrintendenza sui vaccini], incaricati dell’ordine del vaccino GSK [ndr: Glaxo-SmithKline] per la popolazione. Il personale del Paul Ehrlich Institut, la settimana scorsa ha difeso questa decisione. Continua a leggere→

Nella mia ora di libertà

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Ce l’hanno fatta, non abbiamo più voglia, il desiderio è spento. Lottavamo, ci credevamo. All’ingresso della biblioteca di Lettere si capiva subito l’aria che tirava: Vietato l’ingresso ai cani e ai ciellini. E una mano ignota aggiunse: E a Tommaso. Sapevi che sarebbe stata dura. Ogni pensiero era posto al vaglio, forse alla forca. Si lottava, si viveva, c’era attrito. Scontavi ogni presenza, non la passavi liscia, da qualunque parte stessi. Ora puoi stare tranquillo, c’è chi pensa per te, chi conta i soldi e dà le direttive. Puoi dedicarti ai tuoi interessi. Dall’altra parte delle sbarre.

Il prezzo

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Il vaso di rose finte, alcuni volti santi. Uno spazio angusto e dignitoso, il figlio di sei anni bravo a scuola, l’orgoglio della mamma. Stenti di ogni tipo, anche per mangiare. Si può chiedere all’istituto delle suore, ma di sera, gli altri non devono vedere. Un giorno manca la corrente: quanto durerà? Il freddo punge, logora, rischia di uccidere il bambino, la mamma accende il braciere, quello a carbonella, sa che può far male, ma bisogna decidersi: morire di freddo o del dannato monossido che alza il prezzo della sopravvivenza, come uno strozzino. Manuela Rodrigues Fortes sceglie per due, anche per Elvis junior, bambino povero, studente modello. L’usuraio gli riscalderà le ultime ore disperate. Forse, Elvis, sarà ingegnere in paradiso, la laurea breve consegnata direttamente dal buon Dio.