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Isabella Bignozzi su Stefania Bortoli

Recensione di Isabella Bignozzi in L’ASTERO ROSSO

“Corpo _ Spazio _ Parola” di Stefania Bortoli

Arcipelago itaca Edizioni 2025

collana Mari Interni diretta da Danilo Mandolini
con un contributo di Francesca Foscarini e sei disegni di Francesca Raineri

Stefania Bortoli con Corpo _ Spazio _ Parola (Arcipelago itaca Edizioni 2025, collana Mari Interni, con un contributo di Francesca Foscarini e sei disegni di Francesca Raineri) dà alla luce un’opera d’impostazione interdisciplinare: nata da una pratica performativa – un laboratorio di danza contemporanea condotto da Chiara Bortoli, sorella dell’autrice, presso lo spazio artistico Voll di Vicenza – ma anche visiva, ritmica ed emozionale, interiorizzata e ripercorsa attraverso la parola. Tale iter creativo, che avviene precipuamente in notturna “nella camera della Torre”, quando l’anima che raccoglie la sua voce è avvolta nel silenzio e nella solitudine, è tuttavia il frutto dello “spazio di grazia” – come dichiara l’autrice – “che ha accolto tutto l’amore, l’intimità della fiducia e dell’amicizia”. Sorella biologica e sorelle d’elezione sono le compagne di un’immersione nell’ascolto limpido, che riporta a un’identità affettiva e relazionale preminente su ogni altra: “Siamo quello che amiamo, desideriamo e condividiamo”. Continua a leggere

Isabella Bignozzi, I bimbi nuotano forte

[ foto di Emilia Barbato]

a cura di Luca Pizzolitto

agosto

ci sono ore come laghi di sale
e albe rosse che ruotano avversità
d’insonnie limpidissime
dentro perdute case di pietra

l’anno è un migrare di navigli
fianco che ti spinge nella luce
il silenzio dei cipressi tiene
l’orma dei pensieri nell’acqua
questa fiaba nuda, battesimo
che ogni perdono prega nel vento Continua a leggere

Lo stato dell’arte. Isabella Bignozzi

La poesia, è bene dirlo, è ancora piena di salvezza: in quanto arte simbolica, eccedenza di senso, che scaturisce da lunga contemplazione, potente e silenziosa.
Non nella scrittura, non nell’esser letti o commentati vi è rimedio al male, ma nello sguardo al mondo: puro sulle cose, privo di desiderio e giudizio. Poesia è essere nella pienezza di creatura vigile, presente, che s’inscrive nella durata, e risuona del proprio timbro lirico, nel grande coro del creato. Continua a leggere

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Isabella Bignozzi, Memorie fluviali

di Rosa Salvia

Isabella Bignozzi, Memorie fluviali, MC edizioni, Milano 2022

 

La poesia di Isabella Bignozzi è calda, delicatissima e quasi violenta nell’amore che esprime.

Originale nella percezione e nella formulazione delle sue metafore, unisce un vivo sentimento

del reale a un teso ascolto della sua raison de coeur.

Un “quaderno di spine” che si dipana attraverso un dire sottratto al tempo, forma accertata e durevole da opporre agli eventi ambigui e precari dell’esistenza.

Rinvii ed echi si diramano da profondità e sapienze ancestrali, da un’innata vocazione alla classicità, fino a coniugare versi di sofferta consapevolezza (sulla scia di poeti quali Paul Celan): […] non cercare il guado indenne / l’astro, il chiarore / canta il velo che sbiadisce / la ruggine sul fondale / la spina del cardo // se vuoi esser (poeta) / con quelli tesi alla bellezza salvifica dell’amore in senso lato (dove Amore e Divino rappresentano un corpo unico come per Cristina Campo): […] lo vedi amore mio / con questa preghiera selvaggia fiamma libera / come saliamo in alto sopra il taglio e la tregua / com’è avvolta di salvezza ogni nostra cura // e queste nere piccole morti / che provano a stringerci i polsi / non hanno più la via né le mani / diventano giorno diventano acqua // ora che tutto schiarisce e aiuta / le persiane che biascicano il buio / fanno estate dolce, nave che salpa, vela pulita / fanno luce di alba buona.  Continua a leggere

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La parola ai poeti. Isabella Bignozzi


Poesia è anelito al vero, preghiera collettiva che va mendicando un luogo in parola. Poeta è colui che tenta, in piena inadeguatezza, di farsi tale luogo, radicando il suo dire in lacerti d’assoluto, oltre le orizzontalità e contingenze del tempo.

Al pari d’ogni altro essere umano, chi vive in poesia è anima colata in un corpo, e come tale sente, nel punto d’incontro tra membra e soffio del pensiero, una tensione, una sdrucitura. È in questo divario che s’annida il conato del dire: tra l’essere verticale e trasparente, parte di un tutto, e l’esserci nel fluire, forma che scorre. Continua a leggere

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