Archivio mensile:Gennaio 2008

La figlia del Caffè

di Flavio Tannozzini

Don Marcelino staccò un rametto da una pianta di caffè. Fruscìo nella selva. Gocce di umidità si persero nella nebbia che calava con la sera. Prese una bacca rossa e la portò alla bocca: quel sapore dolce e delicato lo accompagnava da quando, bambino, aveva cominciato a lavorare nella piantagione. Erano le prime bacche mature della stagione ed erano veramente grandi: quell’anno ci sarebbe stato un raccolto formidabile, pensò mentre si faceva largo tra l’erba alta a colpi di machete. Ecco il sentiero fangoso, ecco la strada verso casa. Stringeva, in una mano, il rametto carico di bacche per rassicurare sua moglie Julia con la buona notizia; in spalla portava alcuni sacchi di tela che la giunta comunitaria aveva distribuito per la prossima raccolta dei frutti del caffè. Continua a leggere

Fra il trauma e il desiderio

I possibili effetti di una madre fredda
Un convegno organizzato dal centro psicoanalitico di Roma indagherà i modi in cui si formano, nella evoluzione della nostra psiche, quelle crepe che permetteranno a esperienze come uno stupro, una guerra, un dissesto finanziario, o la perdita di una persona cara di trasformarsi in traumi

di Sarantis Thanopulos

Immersi come siamo in uno scenario di violenza e di arbitrio, rischiamo di rivolgere alle esperienze traumatiche uno sguardo che si limita a attribuire importanza agli effetti diretti di quanto ci ha colpito, senza curarci di ciò che si trovava già depositato nella nostra psiche e che attendeva solo di venire risvegliato. La nostra è una cultura di denuncia, fondata sull’immagine e tutta proiettata verso la visibilità: una visibilità che fa vedere poco, dal momento che più le immagini si impongono alla nostra vista più rischiano di restare prive di quel significato che è realmente capace di parlare alla nostra soggettività. Qualche anno fa Jean Luc Nancy, confrontando il mondo di oggi con il mondo dei poeti tragici greci, scrisse che abbiamo perso la capacità di dare senso alle catastrofi, e dunque assistiamo impotenti allo spettacolo della loro ripetizione. Continua a leggere

Un “non” di troppo è… pericoloso

Siamo all’inizio di un nuovo anno: che sia di serenità per tutti.
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Qualche giorno fa siamo stati testimoni involontari di una lite coniugale, per motivi di gelosia, scaturita da un “non” linguisticamente inopportuno. Un nostro carissimo amico, in occasione dell’anniversario del suo matrimonio, aveva regalato alla moglie un bellissimo mazzo di rose accompagnato con un biglietto sul quale aveva scritto: “Amore mio adorato, in questo fausto giorno non posso non rinnovarti, senza gioia, la mia promessa d’amore e rammentarti, ancora una volta, che non posso non amare che te, solo te”. Continua a leggere

Rose e gigli (scuola di poesia, 4), di Massimo Sannelli

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Lettore, ora ti raccomando di leggere *Nudo di madre* di Aldo Busi. In primo luogo, perché Busi è innominabile, tra gli intellettuali, anche giovani. Tu troverai un intero capitolo *contro la poesia*, che per Busi è la serva e l’epigona di cose troppo umane: un’antiopera e un antigenere che non contesta e non descrive, e si trasforma in un gioco sociale, inutile e ridicolo. [ricorda: se Busi ride di te, come ha riso del vecchio Montale «gelatinoso», è perché *se lo può permettere*: e tu non puoi dirgli niente, perché Busi non ha nascosto nulla di sé, né del suo sesso né della sua cultura; e non puoi rispondergli che tu conosci meglio la vita e che la ami, mentre lui è «suicidale»; di vite, Busi ne ha già vissute tre, quante le lingue che parla – eppure ride, in italiano]. Continua a leggere

Una vita piena di passioni

Alle dieci del mattino di una domenica di dicembre Ettore Crivelli si fermò a massaggiare il gomito colpito a tradimento da una fitta. Accese una sigaretta. Scommise con se stesso che non avrebbe fatto in tempo a fumarne neanche metà, ed ebbe la sua magra soddisfazione: il tram emerse dalla nebbia, si arrestò scricchiolando e aprì le porte. Tutto intorno, Milano si scongelava come un barbone che apre gli occhi, si sente il ghiaccio nelle ossa e si meraviglia di essere vivo. Continua a leggere

L’inizio della fiera, di Gaja Cenciarelli

allupa_allupa.jpg[Questo racconto è stato pubblicato nell’antologia Allupa Allupa. Stupore e allarme di 25 scrittori e 25 artisti visivi, a cura di Silvana Maja e Nadia Tarantini, ed edita da DeriveApprodi]

Quando M. arriva a Roma ha trent’anni e continua ad accartocciarsi su una verità acuminata che le si infilza nello stomaco e nell’utero. Roma per lei è un po’ di tutto, tutto insieme e tutto all’improvviso. M. pensava di allattare al ventre della lupa le sue paure, lo squarcio che le ha aperto in due la vita a dieci anni, e che dopo vent’anni perde ancora sangue e visceri.
M. – la cara, scura M. – pensava di nutrire la bambina che per vent’anni era stata costretta a rimanere tale. A Torino, M. aveva vissuto la sua vita, gli anni più importanti, la scuola, la morte dei genitori, la solitudine di vivere con un fratello pilota d’aereo. Un fratello con spalle e testa squadrata, e mani lunghe come tentacoli che non volevano saperne di privarsi di M.: per vigliaccheria, per amore, per sesso.
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Levate la pietra

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Oggi abbiamo riscaldato un po’ la chiesa, perché qualcuno potrebbe stare male. La sacrestia, invece, è sempre un frigorifero. Prima di varcarne la soglia, per la messa, mi concentro sui tre amici: Gesù, Maria e Padre Pio. Chiedo loro aiuto, perché è come lanciarsi nel vuoto. Entri in una cosa non tua, e devi volare. La sacrestia è la pedana di lancio, con le pareti spoglie, le ragnatele che pendono dall’alto. Lì sei ancora un uomo, con le incertezze e le paure. Dopo, quando superi l’archetto, non sei più tu a guidare il gioco.

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Fileno Carabba bad trip

di Mauro Baldrati

pessimi.jpg“Alterazione degli stati di coscienza”: è uno dei concetti usati da Ernst Jungher e Aldous Huxley nelle corrispondenze con Albert Hofmann, il chimico della Sandoz che nel 1939 scoprì un alcaloide della segale cornuta chiamato dietilamide dell’acido lisergico – LSD. L’acido altera, allarga la coscienza, amplifica le percezioni, può andare alla radice della gioia ma anche della paura e della disperazione, si spinge in profondità in zone inesplorate del nostro animo e va oltre l’osservazione del mondo reale. “Che cosa le ha insegnato l’acido lisergico?” chiedeva Pino Corrias in una famosa intervista a Hofmann uscita su La Stampa nel 1992. “Mi ha permesso di vedere” risponde Hofmann, “di capire che fuori di noi c’è una serie infinita di mondi e che più allarghi il tuo sguardo più vedi, anche se il vedere non è spiegabile”.
Vedere altri mondi, altre realtà possibili, diverse visioni, interpretazioni molteplici. Non so se Enzo Fileno Carabba, scrittore quarantenne toscano, come Huxley abbia mai scritto sotto LSD, probabilmente no, eppure questo Pessimi segnali (romanzo a suo tempo rifiutato in Italia, pubblicato in Francia da Gallimard e quindi ripubblicato in Italia da Marsilio nel 2004) è uno dei libri più lisergici, o psichedelici, che abbia mai letto.
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Hoist the colors

di Ezio Tarantino

Pensierini del primo dell’anno.
Dediche. Per un fantastico 2008.
Dediche generiche, da cittadino “che va a fare la spesa”. Lasciando perdere poesia, cultura, lettura, scrittura. Le prime che mi sono venute, così, senza una gerarchia.

La prima è per il signor Presidente del Consiglio. E’ partito per la montagna. Ha caricato i bagagli sulla sua station wagon ed è partito. Niente jet privato, niente “faraonici” alberghi in Egitto, niente ex modelle, starlette, bandane, barzellette, stupri morali della consorte. Grazie. Un felice 2008, Presidente.

La seconda, di nuovo, al Presidente del Consiglio. Signor Presidente del Consiglio, visto che le ho appena augurato un felice 2008, volevo darle una dritta: sa, se la gente “percepisce” di essere più povera, significa che è più povera. Continua a leggere

Nuovo anno: preludio al martelliano!

di Antonio Sparzani

serdana

[Pier Jacopo Martello vi avrebbe deliziato
col verso martelliano, se fosse più durato:

trattasi, com’è noto, d’un doppio settenario
con la rima baciata, come un doppio binario

che potete allungare a vostro piacimento
sempreché il vostro pubblico si dimostri contento]

(mi tenta la congettura che Pier Jacopo Martello abbia fatto un tale brillante uso del settenario, perché il suo nome completo è uno splendido settenario, a.s.)

Gloria della Serdàna

Nei gorghi e nelle gore della cascina in festa
s’aggirava l’afrore nell’ombra più funesta
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