Archivio mensile:Ottobre 2017

Dio e il bambino


Grazie a Dio parliamo la stessa lingua, tra connazionali. Ci sforziamo di farci capire, di comunicare al meglio ciò che abbiamo dentro. Ci riusciamo?
I bambini inventano un linguaggio, e tra loro s’intendono: è istruttivo vederli impegnati in gesti e suoni fuori degli schemi, a volte accalorandosi, o litigando per non si sa che cosa. Studiando il loro mondo, c’è sicuramente da imparare.
Anche noi dovremmo attingere a quella lingua arcaica, fatta di smorfie, di pianti, di sorrisi: cominciare da capo, prendendo l’altro seriamente, attenti a ogni minimo dettaglio della comunicazione verbale e non verbale.
Penso sempre a Gesù. Mi viene in mente la scena in cui una povera vedova, in mezzo a tanta gente, fa la sua offerta al tempio. Il Cristo se ne accorge. Vede che la questua è di due spiccioli. Sa che è tutto il denaro che possiede. Capisce che lo ha fatto per amore, e non per chissà quale motivo. Chi di noi avrebbe compreso tutto questo? Solo a un bambino e a Dio può capitare.
Proviamo a capirci come fosse la prima scena che guardiamo, come fossero le prime parole che ascoltiamo. Dio e il bambino hanno in comune questo, innanzitutto.

La poesia della musica brasiliana. Riflessioni attorno al disco MPB! di Arnesano e Abbracciante


di Guido Michelone

 

Registrato tra il 2015 e il 2016 a Lecce, ma uscito solo ora su CD, ecco MPB! una bella celebrazione della musica popolare brasiliana – dai locali abbreviata in MPB – che va dall’inizio del XX secolo fino ai nostri giorni: è un vero gioiellino del duo pugliese composto dalla cantante Paola Arnesano e dallo strumentista Vince Abbracciante: insomma swingante omaggio alla miglior Musica Popular Brasilera, rispettivamente alla voce (da sempre in luce per questo genere) e alla fisarmonica (intesa come strumento storico ideale per molti generi caratterizzanti la cultura sonora verdeoro). Continua a leggere→

Quando sei morto

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da qui

Quando sei morto, si capisce meglio chi sei stato. Si sfronda l’aura polemica che circonda inevitabilmente i tratti di una vita: gli antagonismi, le incomprensioni, le proiezioni che sempre operiamo su chi incrocia la nostra strada e può avervi una pur minima influenza.
Quando sei morto, sei morto: non dài più fastidio. La tua voce è fissata per sempre in una memoria imbalsamata, incapace di nuocere, o anche solo di turbare i sentimenti altrui.
Ecco perché i profeti vengono elogiati quando non sono più: si fa a gara a ricordarne le parole che prima ci offendevano o ferivano, perché incombevano come spade di Damocle sulle nostre scelte.
Quando sei morto, invece, è bello pensare che ci hai messo in crisi, che sei arrivato quasi a cambiarci, che mancava un dettaglio, un’ultima, piccola spinta per farci scivolare dalla parte opposta dell’invidia, dell’incapacità di condividere, di provare una sincera ammirazione.
Quando sei morto, emergono con chiarezza i tuoi difetti, l’incompletezza congenita dell’umanità, che ha bisogno dell’estremo abbraccio di Dio per riconoscersi integra, approdata all’immagine e somiglianza originaria.
Per questo l’elogio funebre è insensato: è una mistificazione, un occultamento delle falle che si aprono comunque in ogni umana cosa.
Quando sei morto, nessuno può sottrarti all’unico sguardo veritiero, quello che affranca da ogni inadeguata considerazione della tua persona; come cantava De André: il punto di vista di Dio.

CATALUNYA. IL REFERENDUM NEGATO E IL DIRITTO DELLE PERSONE DI DARSI UNA NUOVA ORGANIZZAZIONE SOCIALE

La persona, le persone ed i popoli sono sovrani.
A loro spetta decidere leggi, costituzioni, istituzioni, accordi internazionali. A loro spetta modificarli: non con un urlo, un fischio seppure corali, ovviamente, se no vivremo nella precarietà e nel caos assoluti.
Ma a loro e solo a loro spetta, civilmente e sulla base di regole e meccanismi da rivedere nel tempo con metodo democratico, e con la più ampia partecipazione. Continua a leggere→

Luigi Maria Corsanico legge Pierluigi Cappello (1967-2017)

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da qui

ISOLA
PIERLUIGI CAPPELLO

Dentro Gerico, Presentazione di Giovanni Tesio, Tavola di Sergio Toppi, La barca di Babele, 8, Circolo Culturale di Meduno, 2002, pp. 63, s.i.p.
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Antonio Vivaldi, Concerto per oboe in do maggiore RV452 – Adagio
Die Toteninsel, Arnold Böcklin Continua a leggere→

Il tempo e il carciofo

ordine del tempo

Il tempo di Carlo Rovelli perde strati come i libri-carciofo indicati da Italo Calvino – Gadda, Rabelais, per dirne due soli tra i grandiosi epos del Moderno –, perché è la realtà stessa a presentarsi “ai nostri occhi multipla, spinosa, a strati fittamente sovrapposti”. Ci sono tuttavia affinità e differenze: i libri-mondo che Calvino cercava di sfogliare (nel senso etimologico del termine) assomigliano, certo, al concetto di tempo che Rovelli sfronda – più per noi non addetti ai lavori che per la comunità scientifica –, e tuttavia il procedere di Calvino puntava dritto allo svelamento della complessità (che sempre fugge come l’Angelica dell’Ariosto), mentre L’ordine del tempo di Rovelli (Adelphi, pp. 207, € 14), almeno in apparenza, procede, consonamente al rigore della prosa divulgativa, non solo alla razionalizzazione ma anche alla semplificazione – intesa come pulizia – di un concetto sul quale troppe sbavature si sono sedimentate. Continua a leggere→

Carbonara di mare


La carbonara di mare non l’avevo mai mangiata. Non sapevo nemmeno che esistesse. Mettere insieme le uova, la pancetta, i gamberi e altri frutti di mare è un colpo di genio, come quando scopri collegamenti cui non avevi mai pensato: cosa passa tra Dio e un telecomando? E cosa c’entra la preghiera con il Nordmende dell’albergo?
C’entra, perché nella nicchia del telecomando ci ho messo il volto di Gesù, e alla TV ho attaccato le immaginette con le mie preghiere.
La vita è così: il mondo ci propone i suoi simboli, strumenti di decifrazione del reale, ma possiamo sostituirli con i nostri, scoprendo la Parola che va oltre le parole, l’Icona che racchiude e trasfigura ogni altra immagine.
Se facciamo così, a poco a poco, tutto parla di Dio: il Riopan gel sarà la memoria quotidiana che chi trasforma l’acidità in benessere è il Signore; un’auto che non si ferma alle strisce pedonali è il segnale che solo Dio rispetta fino in fondo la nostra libertà, e si restringe per permetterci di esistere. Gli ebrei lo chiamano “tzimtzum”, il ritirarsi del Signore: si fa da parte per lasciare a noi l’iniziativa, sperando sempre che, al telecomando, preferiamo il suo Volto, che confidiamo più nel suo potere che nei ritrovati della chimica, che impariamo ad apprezzare un universo in cui convivono pancetta e gamberi, umano e divino, leggendo nei simboli del mondo la presenza di Lui he ti fa spazio, e si china su di te come un padre con il suo bambino.