Se Kobe Bryant avesse avuto venti anni negli anni ’60 è molto probabile che non sarebbe diventato un campione di basket. La segregazione razziale infatti riguardava anche lo sport. E le squadre di pallacanestro erano composte solo da bianchi. Poi, ad un allenatore di liceo viene proposto di rilanciare la squadra dei Texas Western Miners, quella del college di El Paso. Don Haskins, questo era il suo nome, decise di rischiare e aprì la squadra anche agli afroamericani. Nel 1966, pur ostacolato e molestato dai segregazionisti, riuscì a conquistare l’accesso al campionato nazionale. Contro l’Università del Kentucky schierò, per la prima volta nella storia, un quintetto base tutto nero. Questi fatti sono raccontati nel film di James Gartner, Glory road (2006).
Il Cristo dice alla Bossis che vedrà la Sua luce nell’ultimo giorno. Sarà un rapimento estatico, in cui assaporerà i benefici della Sua salvezza, l’essere totalmente avvolta nella Sua misericordia. E, dunque, ringrazi fin d’ora per quello che l’aspetta.
Allla memoria di Giacomo Bergamini che avrebbe detto: ‘sì bello forse troppo alla Gramigna [Giuliano] ma beviamoci sopra’.
I
L’albero di Giuda è Cosacco, batte la bandiera dell’amore – Il cerchio si apre e si richiude fino alla conca dell’alveare poi con la traccia tra le taniche smarrite nelle maschere del primo dell’anno o a carnevale il vicolo cieco transita la muta della eco sorda a campana. L’arsenale vanta questo tipo di nero di seppia, nella betoniera.
Al disappunto di Gabrielle per la disfatta dell’esercito francese, Gesù risponde: non è meglio conquistare il paradiso, che vincere la guerra? E aggiunge che bisogna essere come bambini molto piccoli che si gettano nelle braccia del papà e, accarezzandolo, gli dicono ti amo.
Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.
“Esce di mano a Dio, l’anima semplicetta” Giunge in un mondo piatto di luci cangianti e rumore, Che è chiaro o scuro, umido o secco, freddo o caldo; Sgattaiola fra le gambe di sedie e tavoli, Si alza e ruzzola, cerca baci e giocattoli, Avanza ardita, si spaventa subito, Si rifugia nel cantuccio di braccia e ginocchia, Vuole essere rassicurata, trova piacere Nella fragranza luccicante dell’albero di Natale, Trova piacere nel vento, nel sole che splende e nel mare; Studia i giochi di luce sul pavimento E i cervi che corrono intorno a un vassoio d’argento; Confonde quel che ha intorno con la fantasia, Appagata dalle carte e da re e regine, Dalle imprese delle fate e dai racconti della servitù. Il duro fardello dell’anima che cresce Imbarazza e offende sempre più, di giorno in giorno, Di settimana in settimana, sempre più offende e imbarazza Con gli imperativi di “essere e sembrare”, “Si può e non si può”, desiderio e controllo. La pena di vivere e la droga dei sogni Raggomitolano l’animuccia nel vano della finestra Protetta dall’Enciclopedia Britannica. Esce di mano al tempo l’anima semplicetta Irresoluta ed egoista, sgraziata, zoppa, Incapace di andare avanti o retrocedere, Tenendo la calda realtà, il bene offerto, Negando il pungolo del sangue, Ombra delle proprie ombre, spettro nel proprio buio, Lasciando carte in disordine in una stanza polverosa, Vivendo per la prima volta nel silenzio dopo il viatico.
Prega per Guiterriez, avido di velocità e potenza, Per Boudin, dilaniato da un’esplosione, Per questo che fece un’ingente fortuna, E quello che andò per la sua strada. Prega per Floret, che i segugi uccisero fra i tassi, Prega per noi ora e nell’ora della nostra nascita.
T. S. Eliot, Il sermone del fuoco, Milano, Corriere della Sera, 2012, pp.119-121.
Gesù si identifica con noi. Per questo suggerisce a Gabrielle di portare sollievo ai malati come fossero Lui. È bello pensare a questi amori tanto uniti. È il testamento di Cristo: Padre, che siano, come noi, una cosa sola.
MATTINO
Cauto palombaro, una zolletta
Scende al fondo del bicchiere e vi si adagia.
Ne intravedi la moribonda bianchezza,
I contorni sgretolati, la durezza
Di cristallo che si arrende al vino.
Su quel misero detrito ecco s’avventa
Un vortice impietoso, lo fruga e lo disperde.
È l’opera esatta del cucchiaino:
Identica alla sorte che ci unisce
Come ardenti creature nell’abisso turchino.
Mario Marchisio
***
In copertina ritratto dell’autore di Daniela Rizzo. Mario Marchisio è nato a Torino nel 1953. Si è laureato in giurisprudenza all’Università di Firenze, proseguendo a Torino gli studi letterari e teologici. Ha lavorato nell’industria e nell’insegnamento. Autore di varie raccolte di poesie, poi riunite in “Tre giornate” (2013). Dalle sue opere in prosa è stata tratta un’ampia antologia “Peregrinazione. Saggi e dialoghi” (2018). I suoi lavori sono pubblicati da Aurora Boreale Edizioni (Prato).
Anche queste parole che il Cristo rivolge alla Bossis conviene riportarle per intero.
Amo i bambini. Sono Io che ho posto nella loro anima sentimenti squisiti: sono gli stessi sentimenti che bisogna portare con sé attraverso la vita. Sono parte di Me. E amo tanto ritrovarli in voi divenuti uomini! Fiducia senza limiti, docilità, sete di Gesù, candore e purezza, abbandono totale, sguardo limpido. Riprendi la tua anima di bambina per donarmela.
(da “Silenzio e tempesta”, Marco Saya Edizioni 2019)
Fragst du mich: Was war in deinen Träumen, ehe ich dir meinen Mai gebracht ? War ein Wald. Der Sturm war in den Bäumen und auf allen Wegen kam die Nacht.
Waren Burgen die in Feuer standen, waren Männer, die das Schlachtschwert schlugen, waren Frauen, die in Wehgewanden Kleinod weinend aus den Toren trugen.
Kinder waren, die an Quellen saßen, und der Abend kam und sang für sie, sang solang, bis sie das Heim vergaßen über seiner süßen Melodie.
*
Chiedimi: nei tuoi sogni cosa c’era prima che il mio maggio ti portassi? C’era un bosco. Tra i rami il temporale. E la notte scendeva su ogni passo.
C’erano roccaforti tra le vampe, uomini con spade sguainate nel furore, donne vestite a lutto che, nel pianto, portavano monili fuori dalle mura.
C’erano bambini seduti alle fonti. Venne la sera e una dolce melodia per loro cantò, cantò così tanto che essi scordarono la casa, la via.
Il Cristo dice alla Bossis che la prova della vita è amarlo senza averlo visto ed è da vincitori che bisogna attraversarla. È il salto nel buio della fede, da cui nessuno è esente.
“COSTELLAZIONE ALFIERI” AL FUORILUOGO DI ASTI – Sabato 29 febbraio alle 17.30, una nuova scena per la poesia, ospiti e microfono aperto.
Si presenta come una nuova scena per la poesia contemporanea, e non solo, in città. La conducono i poeti Andrea Laiolo e Max Ponte, entrambi astigiani; un evento che si pone liberamente sotto l’egida di Alfieri, il maggiore poeta nato in Piemonte, sotto il quale è bene raccogliersi e di cui non mancherà occasione di parlare come non mancherà quella di leggerlo. Ospite Ivan Fassio, anch’egli nato ad Asti, che presenta la raccolta di versi “Il culto dei corpi”, opera appena edita da Raineri Vivaldelli. Saranno in scena, giocando in casa, Carla Forno, direttore del Centro Nazionale di Studi Alfieriani, nel ruolo di scrittrice e Anna Dari, che ci farà ascoltare alcuni suoi brani musicali e poetici. Avremo come ospiti speciali da fuori città: Lorenzo Allegrini (Fabriano, Ancona), Mario Marchisio (Torino), Enrica Merlo (Rondissone). Uno spettacolo che prevede uno spazio a microfono aperto dove chi desidera può leggere una sua breve poesia; per partecipare è sufficiente iscriversi prima dell’evento.
Il progetto dei conduttori Andrea Laiolo e Max Ponte è quello di offrire uno spazio dinamico dedicato alla poesia contemporanea. Voci molto diverse che possono affascinare il pubblico, dalla “Apocalisse Pop” di Lorenzo Allegrini, performer di successo, alla ricerca poetica di Mario Marchisio, fra i più apprezzati poeti nati in Piemonte.
L’evento è previsto a partire dalle 17.30 di sabato 29 febbraio 2020 al Fuoriluogo di Asti, in collaborazione con il Cenacolo Alfieriano.
Gesù ha preso su di Sé tutti i peccati. Dobbiamo unirci al momento in cui si è caricato dei nostri, credendo nella potenza infinita di salvezza, perché la Sua divinità non ha mai abbandonato la Sua umanità, al contrario di quanto dice certa teologia.
Gesù dice a Gabrielle di mettere, in ogni azione, la sua piccola parte, perché al resto pensa Lui. Certe cose hanno il potere di rassicurare. Fa bene ricordarle.
Attraverso una sintesi dell’introduzione al volume, di Alfonso Gianna, e tre testi presentiamo il nuovo libro di versi di Giuseppe Ferrara, in uscita per Edizioni Kolibris.
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In questa sua Raccolta differenziata Giuseppe Ferrara circoscrive scientificamente il problema di una relazione uomo-natura oggi più che mai complessa e difficile […]. Continua a leggere→
Il Cristo dice alla Bossis che ci sono due dèi: Quello del cielo e quello della terra, ossia il denaro, e le raccomanda di non servirsene che per il suo Salvatore e per il prossimo. Che aggiungere?
Arde nel cuore della notte il rituale falò che annunzia il miracolo eterno della natività. Flagellato dal vento, che di ciniglia di braci fa seme, è sole senza firmamento direttamente acceso e legato alla terra da mani umane. Di radici profane, fuoco di vita che vita seconda, il suo calore scalda la certezza unica che merita d’essere scaldata…
Miguel Torga, Poesie, Milano, Fabbri Editori, 1997, p.219.
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