Anche i santi sbagliano, è inutile illudersi. La perfezione è solo di Dio, noi siamo peccatori; ma c’è la Sua grazia: ecco il miracolo che ogni volta si rinnova, riempiendo di luce la tua, la nostra storia.
È così difficile credere nell’amore di Gesù? Eppure non si è risparmiato, ha dato tutto, come la vedova dell’obolo nel tempio. Passiamo oltre anche noi, tenendoci alla larga dalla vita?
La Parola di Dio ci raccomanda di rendere bene per male, perché il contrario è distruttivo. Ciò che non edifica è incompatibile col Regno: prima o poi, bisognerà adeguarsi a questa norma.
Gesù ci ha salvati: fatichiamo a comprenderne il valore. Dobbiamo stare sull’orlo di un baratro, saggiare la fallacia delle nostre soluzioni. Se si tocca il fondo, si chiariscono le idee.
Portare Gesù con noi: è il modo più efficace per vivere secondo lo spirito, per connetterci con la frequenza della vita. L’amore ha una lunghezza d’onda inconfondibile: Gesù ce la ricorda, stando con noi ogni giorno, fino alla fine.
Gesù, di giorno, predicava, guariva, liberava; di notte, invece, pregava. C’è da chiedersi quando riposasse. È un appello anche per noi, in questa vita fatta per donarsi.
Gesù prende tutto di quello che gli offriamo. Anche i gesti più banali li considera un dono da accogliere con gioia. Perché negarci questo scambio felice?
Gesù conosce i nostri pensieri: questo è consolante perché, quando siamo appesantiti da ciò che ci passa per la testa, abbiamo un Medico con la ricetta giusta per guarirci.
È il Signore che ci insegna ad ascoltarlo: è Lui che orienta il cuore alla frequenza, alla lunghezza d’onda delle Sue parole. Non disperiamo, quando la linea cade: sarà Lui a riconnetterci, al più presto.
Gesù vuole che gli raccontiamo la nostra esperienza quotidiana. Nessuno ascolta come Lui. E nessuno, come Lui, può trasformare un semplice racconto in una storia straordinaria di salvezza.
Gesù non solo è in noi, ma lo è più di noi stessi. Per questo la preghiera è decisiva: se è Lui che agisce, sapendola più lunga, permette che tutto vada come deve andare.
Gesù vuole parlarci: ascolteremo? Non c’è dono più grande della Parola che risuona nel profondo, oltre ogni rumore. Diamogli il silenzio necessario, lasciamoci raggiungere nel Santo dei santi che ci abita.
A volte sospettiamo di chiedere troppo: questo non può darmelo, quest’altro men che meno. Ma Gesù può dare tutto: l’essenziale è che sia un bene, che serva a farci crescere nell’ottica del cielo.
Chi scrive poesia conosce bene un esercizio paradossale: lo sforzo (ripetuto, mai esaurito) di dire il silenzio attraverso le parole, e di far entrare nelle parole un’anima di silenzio.
Proprio sulla tensione irrisolta tra parola e silenzio si concentra la seconda sezione del mio libro A grandezza naturale. 2008-2018 (Arcipelago Itaca, 2020), intitolata “Cento modi per chiamare o nessuno”. La video-lettura proposta ne presenta alcuni testi (una più breve selezione è riportata qui sotto).
Dio ama il silenzio. Unirsi a Lui è possibile anche e soprattutto in questo territorio trascurato, a volte sconosciuto. La sua dolcezza è più intensa del vortice della parola.
Non siamo soli: una verità che deve mettere radici. Se vivo in unione con Gesù, nulla mi manca: perfino nella morte, io vivrò.
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