Gesù non ci lascia, sta con noi, dovunque andiamo. Dovremmo fare nostro questo sguardo che contempla ogni cosa dalla giusta prospettiva.
Archivi autore: fabrizio centofanti
Gioie e dolori
Intervista a Maddalena Bertolini
Intervista a Maddalena Bertolini
“Infilo le valli nelle maniche/ sulle punte le dita del Brenta” (da “Sulle punte”, Publistampa edizioni 2019). Maddalena, fin dal nostro primo incontro, non riesco a pensare a te e alla tua poesia senza pensare alla montagna. L’esperienza della montagna mi pare così vicina al segreto dell’esistenza stessa: richiede coraggio e umiltà, precisione, preparazione, fiducia nelle proprie forze, ma al tempo stesso riconoscimento dell’abisso e dell’imponderabile. Un’esperienza che ci mette a nudo. Mi piacerebbe che tu ci parlassi del tuo amore per la natura, di come nasce e di come si declina. Continua a leggere
Grazie
Ascoltare
Luigi Maria Corsanico legge Marcello Comitini. 38
Problemi
Segni
Edgar Allan Poe. ANNABEL LEE. Traduzione di Raffaela Fazio
Fascino
Lirico terapia. Sergio Solmi
Una volta
era il getto sfrangiato
dal vento, screziato da tutti i colori
dell’arcobaleno. Era
l’albero che rinverdiva alla pioggia
di primavera, sotto il cielo volta
a volta rannuvolato e sereno,
azzurro o grigio secondo
calma o procella.
Ora il getto
si è spento, il ramo
è secco, sono cadute
tutte le foglie. Sul devastato
giardino spira
il gelo dell’inverno, e la punta
della spada sta toccando il cuore.
Dalla più alta
vetta del nero pino la nera
rauca cornacchia sguaiata ironica sghignazza
sul disastro.
Sergio Solmi lancia un tema comune che però sempre c’interpella, il cambiamento.
La gloria
Lirico terapia. Giovanni Nuscis
Gonfie delle attese dei preganti,
immote su un fondale di tempo
stanno le fedi.
Non la profondità che aumenta
offusca il verbo dei profeti.
Né l’apnea sofferta
che a galla riporta
a malapena
qualche scarna parola.
Sono i popoli giusti
ed eletti
a essersi mangiati l’eden.
Non resterà una sola mela
a tentare un redivivo Adamo.
Gerarchie per nulla sante
hanno preso il largo dai vangeli.
Alla larga, allora
da colonie di batteri,
da punteruoli rossi
che il cuore della palma,
con orrido appetito,
si son mangiati.
Questa poesia è tratta da Il grande tempo è ora, il libro di Giovanni Nuscis appena edito da Arcipelago Itaca, con Postfazione di Antonio Fiori. Sono versi che esprimono bene l’anima del volume, sospeso tra passione civile e risonanze di un’intimità sempre esposta alle incursioni della vita condivisa. Qui la provocazione è scoperta: sembra di vederlo, lo sguardo lungimirante di Nuscis, che non teme i potentati del mondo, a qualunque casta appartengano e a qualunque fonte si ispirino. La poesia è sempre profezia, e come tale è scomoda (aggettivo) e scomoda (verbo): chi pensa che la bellezza dell’arte sia estranea alla battaglia, leggerà con profitto quest’ultima opera del poeta sardo, ritrovandovi uno sguardo acuto e unificato; una voce, al tempo stesso, dolce e potente, mai sazia delle sfide che il “grande tempo” lancia, soprattutto “ora”.
Straordinario
L’arte dell’inizio
Successo
Luigi Maria Corsanico legge Trilussa. 4
Pazienza
Due inediti di Rosa Salvia
Due poesie inedite di Rosa Salvia
Preghiera a Maria
Sono la curva stanca della luna –
anno per anno, entro di me, mutai
volto e sostanza, il palmo segnato
da tutte le mie morti.
Ma la neve copre le cesoie del
tempo, il tintinnio del dubbio,
e le tracce chissà dove nel nulla.
Bisogna che io impari a vivere
di nuovo, svolgendo avvolgendo
la fascia bianca della preghiera
a nostra Madre eterna
per rimanere come un’età che
non ha nome, umana fra le umane
debolezze, e pur vivente di Maria
soltanto e solo in lei bambina.
So poco del Cristo
So poco del Cristo, troppo grande
il mistero, ma Lui sembra sapere di me,
mi guida come una scia sull’acqua
quando i suoni diventano parole,
in quella linea labile del giorno,
transito impercettibile fra la vita e la morte,
tra una fine e un principio:
un punto di partenza o di ritorno?
Sul legno della croce trasmigrano le rondini,
innamorate di eterne piume più leggere,
bruciano gli sterpi, maturano silenzi,
si riannodano echi che assolvono e
perpetuano i rimorsi e le assenze,
calano le maschere,
ombre prive di forma, consistenza.

















