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Intervista a Maddalena Bertolini

 

Intervista a Maddalena Bertolini

 

“Infilo le valli nelle maniche/ sulle punte le dita del Brenta” (da “Sulle punte”, Publistampa edizioni 2019). Maddalena, fin dal nostro primo incontro, non riesco a pensare a te e alla tua poesia senza pensare alla montagna. L’esperienza della montagna mi pare così vicina al segreto dell’esistenza stessa: richiede coraggio e umiltà, precisione, preparazione, fiducia nelle proprie forze, ma al tempo stesso riconoscimento dell’abisso e dell’imponderabile. Un’esperienza che ci mette a nudo. Mi piacerebbe che tu ci parlassi del tuo amore per la natura, di come nasce e di come si declina. Continua a leggere→

Segni

Quanti segni della presenza di Dio, nella vita quotidiana. Tanti rimangono ignorati, come desse a vuoto, ma non per questo cessasse di donarsi. Gesù accetta d’essere misconosciuto, come quel giorno dai discepoli di Emmaus. Una bella lezione di umiltà.

Fascino


Dovremmo manifestare il fascino del Cristo, portare le persone a innamorarsi di Lui, perché solo qualcosa di più bello del peccato permette di respingere il peccato. Potrà questa bellezza rovesciare il mondo? É la scommessa più importante.

Lirico terapia. Sergio Solmi


Sopra alcuni miei vecchi temi

Una volta

era il getto sfrangiato

dal vento, screziato da tutti i colori

dell’arcobaleno. Era

l’albero che rinverdiva alla pioggia

di primavera, sotto il cielo volta

a volta rannuvolato e sereno,

azzurro o grigio secondo

calma o procella.

 

Ora il getto

si è spento, il ramo

è secco, sono cadute

tutte le foglie. Sul devastato

giardino spira

il gelo dell’inverno, e la punta

della spada sta toccando il cuore.

Dalla più alta

vetta del nero pino la nera

rauca cornacchia sguaiata ironica sghignazza

sul disastro.

Sergio Solmi lancia un tema comune che però sempre c’interpella, il cambiamento.

Lirico terapia. Giovanni Nuscis


Le fedi

Gonfie delle attese dei preganti,

immote su un fondale di tempo          

       stanno le fedi.

Non la profondità che aumenta

offusca il verbo dei profeti.

       Né l’apnea sofferta

che a galla riporta

a malapena

qualche scarna parola.

       Sono i popoli giusti

ed eletti

a essersi mangiati l’eden.

       Non resterà una sola mela

a tentare un redivivo Adamo.

       Gerarchie per nulla sante

hanno preso il largo dai vangeli.

        Alla larga, allora

da colonie di batteri,

da punteruoli rossi

che il cuore della palma,

con orrido appetito,

si son mangiati.

 

Questa poesia è tratta da Il grande tempo è ora, il libro di Giovanni Nuscis appena edito da Arcipelago Itaca, con Postfazione di Antonio Fiori. Sono versi che esprimono bene l’anima del volume, sospeso tra passione civile e risonanze di un’intimità sempre esposta alle incursioni della vita condivisa. Qui la provocazione è scoperta: sembra di vederlo, lo sguardo lungimirante di Nuscis, che non teme i potentati del mondo, a qualunque casta appartengano e a qualunque fonte si ispirino. La poesia è sempre profezia, e come tale è scomoda (aggettivo) e scomoda (verbo): chi pensa che la bellezza dell’arte sia estranea alla battaglia, leggerà con profitto quest’ultima opera del poeta sardo, ritrovandovi uno sguardo acuto e unificato; una voce, al tempo stesso, dolce e potente, mai sazia delle sfide che il “grande tempo” lancia, soprattutto “ora”.

Due inediti di Rosa Salvia

 

Due poesie inedite di Rosa Salvia

 

              Preghiera a Maria

     

              Sono la curva stanca della luna –

              anno per anno, entro di me, mutai

              volto e sostanza, il palmo segnato

              da tutte le mie morti.

 

              Ma la neve copre le cesoie del 

              tempo, il tintinnio del dubbio,

              e le tracce chissà dove nel nulla. 

             

              Bisogna che io impari a vivere

              di nuovo, svolgendo avvolgendo

              la fascia bianca della preghiera

              a nostra Madre eterna

 

              per rimanere come un’età che

              non ha nome, umana fra le umane

              debolezze, e pur vivente di Maria

              soltanto e solo in lei bambina. 

 

 

               So poco del Cristo

              So poco del Cristo, troppo grande

              il mistero, ma Lui sembra sapere di me,

              mi guida come una scia sull’acqua

              quando i suoni diventano parole, 

              in quella linea labile del giorno, 

              transito impercettibile fra la vita e la morte,

              tra una fine e un principio:

              un punto di partenza o di ritorno?

 

              Sul legno della croce trasmigrano le rondini,

              innamorate di eterne piume più leggere,

              bruciano gli sterpi, maturano silenzi,

              si riannodano echi che assolvono e 

              perpetuano i rimorsi e le assenze,

              calano le maschere, 

              ombre prive di forma, consistenza.              

Ospite

Come in cielo così in terra: mi colpisce questo passo della preghiera insegnata da Gesù. Il Paradiso comincia qui, evidentemente. Bisogna aprire la porta, fidarsi del Consolatore, accogliere nel cuore l’Ospite dolce dell’anima.