
di Barbara Pesaresi
Era la nostra Poderosa, una scoppiettante motoretta verdolina dall’anima ribelle che in salita toccava scendere e spingere.
Per mia madre era una festa salirci sopra e allontanarsi per qualche ora da un contesto familiare un po’ opprimente; caricava me sul sellino posteriore e via a gran velocità, si fa per dire, in campagna dai nonni. All’epoca, sottostavo svogliatamente a quelle fughe perché mi distoglievano dal mio passatempo preferito: avventurarmi in bicicletta in scorribande solitarie per le strade del quartiere.

















