
Il problema, lo sappiamo, è la propria volontà. Il Cristo dice alla Bossis di mettere la mano nella Sua, ogni volta che sente un moto della propria volontà: perché sia modificato da Lui, e si metta al Suo servizio.

Ci arriva una grazia e non sappiamo perché. Magari ce ne prendiamo il merito, pensiamo di averla conquistata con le nostre forze. Il Cristo dice alla Bossis che le grazie arrivano per la preghiera di un altro – di Sua Madre, per esempio – per la benedizione di un prete, la Divina Misericordia… Grazie, adesso me lo segno.

Bibliofilia
Il vecchio libro letto e riletto tante volte!
A pezzi, straziato e straziante, coperto di lebbra
per l’uso, rieccolo nitido e giovane volto,
e fine contatto, che gli occhi e le dita rallegra.
Quel libro creduto morto, cosa d’ombra e ribrezzo,
“non meraviglia il saggio” la sua risurrezione.
Artista insieme e mago, chi sa, o Rilegatore,
di quanto la tua opera valga più del suo prezzo.
Si riprende quel libro nella sua verde età
come una vecchia amante dal tocco d’una fata
restituita intatta nella sua verginità;
Lo si rilegge come l’antica voce d’oro
della musa ascoltando, dagli anni arrochita:
ridiventata limpida, di nuovo ci ristora.
Paul Verlaine, La pioggia nel cuore, Milano, Corriere della Sera, 2012, p. 191.

1
E alzo la maschera dalla rosa dei vetri
Come se la clessidra cassasse l’occidente –
Mi [vaso] in fiore la roccia di pietra e
Come la stazione a sé medesima
Mi raccolgo nella croce del sogno.

L’8 marzo fa pensare alle donne. Personalmente, credo che la donna sia indivisibile dall’uomo. Sono fatti per costruire insieme. È un cammino di purificazione, che richiede una morte. Se muoio al desiderio di autoaffermazione, all’istinto di impormi, si apre lo scenario della relazione autentica. L’altro non è più un concorrente, ma il partner di una danza che riflette l’armonia di un universo visto con altri occhi. La prospettiva è quella di una assoluta parità, perché si fa a gara a dare all’altro più importanza che a sé. L’8 marzo diventa, così, una data condivisa.

Ti conosco come una persona dedita alla cultura a trecentosessanta gradi. E ho come la sensazione che la tua non sia solo una passione, ma una vera e propria “vocazione”. Quale significato attribuisci a questa tua attività letteraria? E cosa potresti dire, come scrittore, sul senso della letteratura in generale?
Esistono tante vocazioni, a questo mondo. Quando uno sceglie la letteratura come vita, tale scelta è già in sé una reazione contro il caos e la barbarie, un’attestazione di disponibilità alla militanza quotidiana per la salvaguardia dei valori spirituali.

Gesù dice a Gabrielle di consolarlo, perché la Sua passione è sempre, e sempre ha bisogno della nostra vicinanza. Le raccomanda le virtù teologali, cui tiene tanto: la fede e la speranza sono i primi gradini dell’amore, che va sempre alimentato, con piccoli sacrifici che lo tengano vivo. Solo l’amore conta. Dice di chiedergli di agire in lei: Lui lo farà.

di Iole Chessa Olivares
Una fiducia labile
provvisoria
appesa al cuore
come stella cadente
pur tuttavia, stella.
C’è sempre una fessura
nell’infelicità del dubbio
una sorella vigile
per sapienza di sangue
regina nell’attesa
di un’istantanea epifania.
Qui tra le pieghe
un vertice vagante
sovrasta
l’orizzonte dell’IO
illumina ciò che avanza
da pianto a pianto
e…nessuno può mancare
e…nulla veramente muore:
NOI TUTTI
nel prodigio di un attimo
sempre PRESENTI
eco prolungata
nell’infinito andare della luce
nell’eterno esistere.

La scadenza di Nerone
Non si turbò Nerone, nell’udire
il vaticinio delfico:
“Dei settantatré anni abbia paura”.
Aveva tempo ancora di godere.
Ha trent’anni. Assai lunga
è la scadenza che concede il dio,
per angosciarsi dei rischi futuri.
Ora ritornerà a Roma, un poco stanco,
divinamente stanco di quel viaggio,
che fu tutto giornate di piacere,
nei giardini, ai teatri, nei ginnasi…
Sere delle città d’Acaia… Oh gusto,
gusto dei corpi nudi, innanzitutto…
Così Nerone. Nella Spagna, Galba
segretamente aduna le sue truppe
e le tempra, il vegliardo d’anni settantatré.
Costantino Kavafis, La memoria e la passione, Milano, Corriere della Sera, 2011, p. 147.

Il Cristo dice alla Bossis di chiedere anche le cose impossibili, perché Lui può tutto. L’amore approfitta di questa potenza senza limiti, che si mette a disposizione dei nostri desideri più profondi. Gesù ha sofferto, per questo, tutte le pene, perché in ogni dolore potessimo consolarci, uniti a Dio, partecipi della sua natura, intimi con l’Infinito.