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Cinque pani

È nota la storiella di quello che chiedeva il miracolo di vincere la lotteria, ma non comprava il biglietto. Anche noi pretendiamo da Dio di venire esauditi, e ci dimentichiamo di pregare. La cosiddetta moltiplicazione dei pani insegna che Gesù ha bisogno di collaborazione: poi farà tutto Lui, sfamando migliaia di persone. Ma cominciando da cinque pani e due pesci, il nostro modesto contribuito.

La memoria dell’amore

Mi convinco sempre più che il peccato non sia altro che una dimenticanza. Se, entrando in camera, il mio primo atto non è guardare il grande volto di Gesù, appoggiato alla parete in fondo, c’è qualcosa che non va. Dimenticare Dio è l’origine del male, come aveva capito Dostoevskij, e con lui i Padri della Chiesa. Ricordare è il frutto della grazia, il dono più importante: la memoria dell’amore.

Trasmettere

È impossibile non trasmettere qualcosa, lo intuiamo facilmente. Le recenti scoperte della fisica dei campi hanno svelato l’intreccio inestricabile di atomi e particelle subatomiche che costituisce l’universo. Questa coscienza aumenta la responsabilità di ciascuno nei confronti degli altri. Cosa trasmettiamo? Il Cristo invita la Bossis a essere per tutti la sua grazia: scelta migliore non può esistere.

Purificarsi

La vita è purificazione, in pochi lo capiscono. Ma ancora meno sanno che amare Gesù è purificarsi: è un fuoco che brucia ogni residuo tossico, contagia la salvezza, e rende eternamente giovani. Il mistero è come si possa rinunciare, per sempre, a tutto questo.

Sofferenze

Siamo allergici alle sofferenze. Interi sistemi di vita si fondano sull’evitarle, come la peste. Eppure sono loro che edificano il mondo, in modo invisibile, nascosto. L’unione con Dio avviene nella sofferenza, questo mistero tanto incompreso e disprezzato, quanto salvifico.

Rovescio

Siamo pronti a giudicare. Con gli altri siamo molto severi. E dolci con noi stessi. Invece, dice il Cristo alla Bossis, dovremmo fare il contrario. A pensarci, il mondo andrebbe meglio. Esigere da sé, e comprendere gli altri: quanti attriti risparmiati, quante guerre scongiurate, e quanto ordine in più.

Dare del tu

Non dobbiamo fare complimenti, con Gesù. È uno di famiglia. Più confidenza abbiamo, più naturalmente farà parte delle nostre abitudini, dei riti quotidiani, delle gioie e delle fatiche, insomma, di tutta l’esistenza. Dare del tu a Dio: cosa c’è di più grandioso?

Bellezza

Dio è bellezza. La verifica della verità, dunque, è quando affiora sulle la labbra questa esclamazione: che bello! È un impulso primordiale, la sensazione insuperabile dell’anima che, finalmente, respira. Predisponiamoci a questo evento quotidiano, speriamo ardentemente di poter dire, oggi, ora, anche noi: che bello!

Materna immagine


di Maurizio Soldini

materna immagine della disperazione

accovacciata a spendere le lacrime

per quel suo figlio sceso dalla croce

esiste nella pietra bianca e nei colori

di tutti gli scultori e in quei pittori

che hanno voluto spingere al travaglio

del dolore il nome la pietà la sua visione



[Prof. Maurizio Soldini 
Sapienza Università di Roma]

Passepartout

Il Cielo comincia qui: lasciandosi amare da Gesù, e riamandolo. Le cose importanti sono semplici, nonostante lo spessore e la complessità. Amore è la parola chiave, come se Dio avesse voluto consegnarci un passepartout, che desse accesso a Lui in qualunque istante della nostra vita.

Altro da fare

A Dio diamo il minimo, come fossimo a scuola, o al catechismo. Speriamo di cavarcela con poco, di sbarcare il lunario dell’eterno con qualche gesto formale. Povero Cristo: ci prova a chiederci di più, ma quasi sempre è deluso. Figurarsi, abbiamo altro da fare.

Dalla gola del leone

di Domenico Lombardini

Voce tuono fulgore

oggi silenzio non il clangore

metallico dei tuoi eserciti schierati –

il residuo ferrigno lisciviato

dalle piogge fu il sangue

di chi credé nel Dio supplice

il Dio che acconsentì a ridursi a uomo

inumandosi nella carne

giacendo coi morti.

Quella carne primizia

di colliquazione in vita

il cui lezzo ci fa inorridire

su queste ossa ancora viva

la stessa carne adorna

dei bei corpi

di donne e uomini

di bimbi festanti

nella festa della vita.

Niente, nulla vale

il dolore irredento –

e non basta alla salvezza

il presentimento ma di Dio

la personale conoscenza.

Voce tuono fulgore

oggi scandalo non il furore

adamantino di chi ti annunciò –

la tepidezza è inconseguente

al tuo orizzonte di salvezza

vituperio delle genti

scherno del mondo

dall’Areopago all’empiria –

ancora e ancora ci sarà detto

Su questo punto ti sentiremo un’altra volta –

al tuo potente Thalita kumi

proporranno una scrollata di spalle

gli adoratori del nulla.

Esiliato è così dal mondo

Cristo e noi con Lui –

nel disegno del Padre

fallimento e gloria

oscuramente coincidono.

E nella sequela che è vita

da stranieri abitando il mondo

attraversando randagi una città

immagine dell’oltreumano

come frenetici scorgiamo

segni sicuri delle cose ultime

come i primi atti della parusia –

che la giustizia di Dio deflagri infine

minutando maggesi, terre incolte

separando cosa da cosa, uomo da uomo;

che sia strage tra gli iniqui

i conniventi, i tiepidi

e che il piccolo resto del popolo di Dio

gli umili, i semplici

venga risparmiato all’ultimo momento

già sbrindellato, smembrato

scampato a stento dalla gola del leone.

Veramente

Gesù vuole che lo amiamo. La sua richiesta non è come le nostre, mosse da un egoismo che pretende, che impone se stesso. Gesù chiede di amarlo perché fa bene a noi. Perché senza questo amore scivoliamo lentamente nella morte. Amiamolo, e troveremo quello che cerchiamo. Veramente.

La Presenza

Se Dio ama, vuol dire che noi, suoi figli, dobbiamo essere sua memoria nel mondo. Le anime del purgatorio soffrono perché non vedono Dio: ciò significa che qui, sulla terra, è questa la cosa più importante. “Voglio vedere Dio”, diceva santa Teresa d’Avila, da bambina. “Vedere Dio in tutto”, raccomandavano i Padri. Ecco il segreto: rinnovare la presenza di Dio, ogni momento, al ritmo del respiro.