Archivi autore: fabrizio centofanti

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Odisseas Elitis

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A cura di Elena F. Ricciardi

*
V

Se ne andarono gli occhi ma precedevano le nostre anime
Al loro incontro nei cieli
Brillò attimo puro
Ansioso tremolìo
Specchio fedele delle nostre viscere

Più in alto
Nella solitaria unità delle sue stelle
Regna la Quiete

Perchè la liberammo dal nostro corpo
Perchè la svuotammo delle nostre speranze
Perchè le portammo in voto la nostra Idea

Rigenera sentimenti

(da Orione) Continua a leggere→

Magrelli sulla poesia

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Da “Avvenire” giovedì 2 agosto 2007.
OBIETTIVO POESIA/4,
«Si aggrava il dissidio tra mass media e cultura»: il j’accuse di Valerio Magrelli. «Svalutando la trasmissione del sapere, la nostra società si condanna a divorare il proprio cervello»

I nuovi sapienti? Sono proprio i poeti

«Il panorama che c’è in Italia, nel campo di chi scrive versi, è differenziato e vivo. Ma si traduce poco. I miei favoriti? A parte i grandi Bonnefoy e Walcott, Charles Simic e Sharon Olds».

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Costantino Kavafis

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A cura di Elena F. Ricciardi

*
Candele

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese –
dorate, calde, e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente :
le più vicine dànno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte

Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto
la memoria m’accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch’io non scorga in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente. Continua a leggere→

“Extra Omnes”, di Gaja Cenciarelli

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Extra omnes. L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi.

di Gaja Cenciarelli

recensione di Elena F. Ricciardi

Ci sono molti modi per leggere un libro. Lo si può scorrere velocemente e pensare che quel tappeto di parole che si srotola più o meno linearmente sia tutto ciò che il testo ci può offrire in questo caso nel libro della Cenciarelli si trovano un’infinità di date che pur spesso intersecandosi in continui flash-back ci raccontano una storia che inizia con un rapimento, o meglio con la scomparsa di una quindicenne romana il 22 giugno 1983, dell’inutile ricerca affannosa , degli assurdi impedimenti politici, dei presunti o veri intrighi intenazionali nel meccanismo dei quali la povera ragazza sarebbe incappata diventando il capro espiatorio di lotte di potere
troppo più grandi e opprimenti del suo essere solo una ragazzina anonima per la grande Roma sonnecchiante e indifferente di
quell’estate.
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Mario Luzi

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a cura di Elena F. Ricciardi

FIRENZE – La sua ultima poesia, battuta al computer da Caterina Trombetti,
sua assistente e amica, domenica sera, poche ore prima della morte. Gli
ultimi versi di Mario Luzi, grande poeta del Novecento. Eccoli.

Il termine, la vetta
di quella scoscesa serpentina
ecco, si approssimava,
ormai era vicina,
ne davano un chiaro avvertimento
i magri rimasugli
di una tappa pellegrina
su alla celestiale cima.

Poco sopra
alla vista
che spazio si sarebbe aperto
dal culmine raggiunto…
immaginarlo
già era beatitudine
concessa
più che al suo desiderio al suo tormento.
Sì, l’immensità, la luce
ma quiete vera ci sarebbe stata?
Lì avrebbe la sua impresa
avuto il luminoso assolvimento
da se stessa nella trasparente spera
o nasceva una nuova impossibile scalata…
Questo temeva, questo desiderava

(1 marzo 2005)

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Luzi e De André (a cura di Elena F. Ricciardi)

luzi.jpgIntroduzione a Accordi eretici di Fabrizio De André

di Mario Luzi

Caro De André,
sono invecchiato nella quasi totale ignoranza del suo talento e me ne scuso” – così vorrei dire al musicista che invece tutti conoscono e seguono da anni di concerto in concerto, di album in album, Fabrizio De André. Sono dovuto andare alla ricerca di cassette e registrazioni per ricostruire una storia, la sua, che non avevo partecipato e di cui non avevo che vaghissima conoscenza. Continua a leggere→

Notizie da Vibrisselibri

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Il 16 novembre del 2006 prendeva vita un’originale esperienza
editoriale: vibrisselibri.

vibrisselibri voleva essere una casa editrice in rete
(www.vibrisselibri.net) e un’agenzia letteraria. In sostanza, ci
proponevamo di pubblicare in rete buoni libri che non avessero trovato
cittadinanza nella “repubblica delle lettere di carta” e,
successivamente, di darci da fare per promuovere la loro pubblicazione
presso editori tradizionali. Un classico doppio gioco, insomma.

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Lucini a don Ciotti

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di Gianmario Lucini

Caro Fabrizio,
questa l’ho scritta per Luigi, ma penso che vada bene anche per te.
Don Luigi è un uomo eccezionale, umilissimo, umanissimo – e per questo “uomo di Dio”. Ha una memoria di ferro. Ci siamo visti in febbraio a Gioiosa e abbiamo preso un caffé insieme, con altra gente: 5 minuti, non di più. Poi l’ho rivisto a Cles, due settimane or sono. Arrivo mentre sta terminando il pranzo, con altri di Libera, Pax Christi, sindaci, politici, carabinieri, pacifisti, cooperative, associazioni.

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Gianmario Lucini, Dieci testi

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G, Mahler, Sinfonia n.1, Il Titano

Sto saldamente dove m’ergo eppure spargo

dita e braccia al cielo – e sono cielo

e vento e nube -. Il mare

nella bisaccia, una conchiglia per cappello

mi godo questa stretta vita,

camicia lisa che non mi veste e benedico

l’attimo presente che mi vede

gigante d’un passo varcare l’orizzonte,

sparire, lasciarmi il nulla alle spalle

– e una scia di colore.

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Una tragedia negata

paolin.jpgSaggio di Demetrio Paolin, Vibrisselibri.

di Elena F. Ricciardi

“La speranza vagante tra gli errori
a molti è un bene, ad altri è solamente
una trama di vuoti desideri:
penetra l’ignaro animo, prima
che l’uomo incontri il fuoco sul cammino.
Un saggio fu colui che pronunciò
questo motto famoso: il male sembra
un bene all’uomo quando un dio gli vuole
oscurare la mente: allora è breve
il tempo che precede la rovina”.
(Sofocle, Antigone)

Il saggio che si accinge a leggere chi apre il testo di Demetrio Paolin “Una tragedia negata” attraversa, come da intento dell’autore, la letteratura che negli ultimi anni ha cercato di dire l’epoca del terrorismo in Italia.

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Alle radici della poesia di Francesco De Girolamo

radice.jpgdi Rosa Salvia

La lingua degli angeli di Francesco De Girolamo è un testo che piace particolarmente in quanto, attraverso lo scorrere dei versi, il lettore si fa partecipe della mente amara e intrepida del poeta, della sua ironica e tuttavia appassionata nozione del mondo, in cui il suo spirito disilluso e limpido non vede che gli elementi di un gioco effimero ed estremo “dammi un martirio che mi renda vivo”, futile “amore furtivo, svanisci tra le ombre di questa notte di vetro e di velluto” e assoluto “l’io che non sono ha ucciso l’io che ero”, in un variopinto gioco di passaggi ariosi, in un’assenza che si tramuta in perfetta presenza.

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L’organigramma

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L’ORGANIGRAMMA
romanzo di Andrea Comotti

di Elena F. Ricciardi

La strage di Piazza Fontana avvenne il 12 dicembre 1969, provocando la
morte di sedici persone ed il ferimento di altre ottantotto. La bomba
esplose alle 16.37; lo stesso giorno venne scoperta un’altra bomba,
fortunatamente inesplosa, nella sede di Milano della Banca Commerciale
Italiana: venne fatta brillare subito dopo,
occultando così una prova importantissima che avrebbe forse permesso di
risalire a chi aveva preparato gli ordigni.

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Tana per la bambina con i capelli a ombrellone

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romanzo di Monica Viola

di Elena F. Ricciardi

Non essere scoperti e riuscire a fare tana in barba a chi ci cerca è il
gioco che ha accompagnato i pomeriggi dell’infanzia di molti di noi. Il
piacere della fuga e del nascondimento, il brivido sulla schiena quando chi
sta sotto e conta passa davanti al nascondiglio e non ti vede, la corsa
folle dal nascondiglio alla tana per essere salvi e gridare finalmente: tana!
E il grido liberatorio dell’ultimo che urla: tana libera
tutti!

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Nenio

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di Elena F. Ricciardi

“Un errore di vecchiaia. inizialmente avevano pensato a un brutto male, ma
poi avevano scoperto che si trattava solo di una gravidanza tardiva e
avevano deciso di tenermi: meglio me che un brutto male no? Certo, ero una
bocca in più da sfamare, ma che fare? Essendo credenti, non potevano mica
buttarmi via.”

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Un inedito di Luigi Di Ruscio

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la profanazione delle tombe ebraiche
è molto peggio profanare i vivi
è strano a dirsi perfino i palestini
sono ad immagine d’iddio
e sparare su di loro significa
sparare sull’immagine di Dio
il certo che mai le lapidi
verranno profanate ma solo imbrattate
anche se fosse la lapide
dove è ricordato il ritrovamento
del cadavere di Moro
non imbrattate le lapidi
e non profanate ammazzando i vivi

18 luglio 2007

Appuntamento con il notaio

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di Elena F. Ricciardi

Alessio Paša, Appuntamento con il notaio / Paura della notte, racconti in versi, Vibrisselibri.

Testo insolito quanto a forma e procedimento narrativo. Nervoso, inquieto,
inquietante. Un film in cui tutto sembra accadere nel pensiero . Non si riesce a
distinguere il narrare, l’accadere e il vivere dei personaggi che entrano
ed escono fulminei da un fermo immagine fisso degli occhi del lettore che
vede vivere, raccontare, accadere, con distacco quasi psicotico, un
turbinare-immobile di personaggi.

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Quattromila ore di web

pelikan.jpgIn queste prime quattromila ore di web ho attraversato mari di dolori e di illusioni, ma anche effimere gioie e solidi legami. Ho scritto parole che svaniranno nella ferraglia del futuro, col rumore di cose che rotolano per strada e nessuno si sente in dovere di raccogliere. Ho visto volti in uploads, sorrisi che venivano da vite molto più segnate dalla cronaca del mondo, perché qui ogni giorno è un insieme di luci che si accendono e si spengono, e un sentimento si forma come un’onda vicino alla battigia. Ho scoperto la musica in real player, come il bambino che rigira tra le mani la prima stilografica. Si chiamava Vincenzo il compagno di banco con la pelikan macchiata nera e verde, invidiata con molta sobrietà, la rassegnazione che si tollera solo nell’infanzia. Ora che so molte più cose di questa macchina infernale, mi viene una preghiera, come quella del naufrago che abbraccia la carcassa e ne avverte l’effimera natura di salvezza intramondana, eppure sempre salvezza, con la gioia puerile delle ginocchia sulla sabbia, del bacio umido mentre l’anima grida:”terra! terra!”.
In queste prime quattromila ore di web ho pensato nella forma del richiamo, quando ogni occasione persa diventa rimorso nel poeta che sente voci sempre più lontane, respiri che avrebbero il diritto di apparire sulla scena, diventare lettura, seppure di un momento, perché nell’attimo ci dev’essere un segreto che l’intuito malinconico di un paziente osservatore può infine trasformare in memoria.
In queste prime quattromila ore di web ho conosciuto il vuoto del silenzio e il terribile pieno di menzogne bambine, la solerzia dell’inutile difesa e il canto dell’anziana sirena, che Ulisse ormai non teme, ma ascolta con l’ultima riserva di tenace tenerezza.