Archivi autore: fabrizio centofanti

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Intervista a Gaja Cenciarelli

gaja4.jpg

Di Luca Tassinari

Gaja Cenciarelli è nata nel 1968 a Roma, dove vive. Laureata in lingue, lavora come traduttrice dall’inglese per importanti case editrici: è specializzata in letteratura irlandese e scritture femminili. Suoi racconti sono apparsi sulle riviste “Accattone” e “Carta” e in alcune antologie. Ha pubblicato due libri: Il cerchio (Edizioni Empirìa, 2003), ed Extra Omnes – L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi (Editrice Zona, 2006). Il suo blog è sinestetica.net.

Hola Gaja! Dato che io come intervistatore sono alle prime armi, come prima domanda ti chiederei: ma a te, se uno ti intervistasse in quanto scrittrice, traduttrice, capo redattrice di vibrisselibri, lettrice, ecc., che domande ti piacerebbe sentirti fare?

Sulla traduzione letteraria tengo una rubrica mensile su BombaSicilia e vivo gomito a gomito con le parole degli altri ogni giorno, ogni ora, ogni minuto della mia vita. È un’esperienza entusiasmante e gratificante – si fa letteralmente nascere un libro in lingua italiana – ma che comunque, per me, attiene al quotidiano. Perciò mi piacerebbe esplorare altri temi, come quello della scrittura. Che è, e rimane, il mio primo amore.
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L’incanto di pagina 49 (di Luca Tassinari)

lincanto.jpgNon potrebbe la vita essere tutta un sogno? In termini più precisi: c’è un criterio sicuro per distinguere il sogno dalla realtà, il fantasma dall’oggetto reale? [A.Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, pag. 49]

Ordunque lei mi chiede, egregio professor Schopenhauer, se non sia possibile che la vita tutta sia sogno. Se cioè l’uomo sia in grado di distinguere ciò che egli rappresenta alla propria coscienza in istato di veglia da ciò che gli appare quasi fantasmaticamente durante il riposo notturno. La domanda non è banale e richiede una risposta articolata e fondata su documenti di sicuro prestigio e autorità.

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Il silenzio secondo Vito Mancuso

il-silenzio.jpgVito Mancuso
Il silenzio interiore e l’esperienza dello spirito

L’importanza del tema
Attribuisco un’importanza decisiva al tema del silenzio. Esso è legato alla vita interiore, alla dimensione contemplativa della vita, e se ha un senso la religione è esattamente quello di educare alla vita interiore: “Una sola è la cosa di cui c’è bisogno” (Luca 10, 42).
La via privilegiata per giungere alla vita interiore è il silenzio, come mostrano unanimi tutte le scuole spirituali, induismo (yoga come disciplina del silenzio), buddhismo, sapienza greca (Pitagora imponeva 5 anni di silenzio a chi voleva essere accolto come suo discepolo), il deserto nella tradizione cristiana.

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Su un testo di Gianmario Lucini. Perché la poesia?

poesia.jpgDa una corposa indagine di Gianmario Lucini sulla poesia – che si può leggere qui: http://www.pseudolo.it/naspoesia1.htm – prendo l’interrogativo iniziale, che sta sotto ogni nostro pensiero sul tema e costituisce lo spessore nascosto di ogni creazione in versi.

“La poesia ci è stata trasmessa dalla tradizione per mezzo di testi scritti o espressioni orali. Essa ci si pone dunque innanzi nella sua evidenza come prodotto della mente, ma nulla traspare sulla sua origine, sul perché l’uomo l’abbia inventata (o semplicemente trovata) e coltivata attraverso i millenni. Possiamo facilmente intuire che il linguaggio sia nato da esigenze di comunicazione e scambi di diversa natura, per risolvere problemi pratici, di sopravvivenza. Ma se esisteva già un modo di esprimersi e capirsi, che bisogno c’era di inventare la poesia? Che cosa ha indotto il primo uomo che ha composto un verso a recitarlo come fosse qualcosa di particolare, rispetto a un altro modo di esprimersi? E, in secondo luogo, quel messaggio era “funzionale” a qualcosa o aveva particolari caratteri di gratuità? “

La locanda (di Luca Tassinari)

locanda.jpgMi trovo in una locanda buia e fumosa. Che sia una locanda, a dire il vero, è solo una mia supposizione. Cosa sia veramente questo luogo, se di luogo si tratta, non saprei dirlo con esattezza. Più che fumosa, poi, dovrei dirla nebbiosa o indistinta o vaga: attorno a me vedo soltanto i contorni sfumati di oggetti presumibili, ma di esistenza assai incerta. Vedo tracce labili di tavoli potenziali; odo frammenti di suoni che alludono a voci; fiuto uste deboli e confuse di qualcosa che assomiglia al vino, o forse all’idea del vino, o a un suo lontano ricordo. Quanto all’oscurità, sarebbe più corretto definirla penombra, o meglio ancora citazione di una penombra traslucida, lattiginosa, opalescente.

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Fiera di Pozzolo

1a FIERA INTERNAZIONALE DELL’EDITORIA DI POESIA
CASTELLO DI POZZOLO FORMIGARO (AL) 23 GIUGNO 2007
www.laclessidraweb.com

ESPOSITORI

EDITORI

Aletti
Amos Edizioni
Blu di Prussica
Book Editore
Campanotto Editore
Edizioni Joker
Ennepilibri
Fara Editore
Galata
Genesi
Hebenon
InEdition
La vita felice
Lietocolle
Lo SpettAttore
Moretti & Vitali
Neosedizioni
Panda edizioni
Passigli Editori
Raffaelli Editore
Scrittura Creativa
Soc. Ed. Fiorentina
Tracce Edizioni
Vicolo del Pavone
viennepierre

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Sull’avventura dei baldusiani (di Massimo Rizzante)

baldus.jpgda Baldus, (1990.96), rivista di letteratura, selezione antologica e raccolta integrale, a cura di Lello Voce e Massimo Rizzante, introduzione di Massimo Rizzante, con un intervento di Adriano Padua, CD-ROM allegato.

Marginali incompatibili moderni

Adesso che sono qui, dieci anni dopo, in questo lugubre inverno padano, fitto di nebbie e privo di sole, a sfogliare i dieci numeri bianchi e neri, punteggiati a volte di rosso, verde e blu, di Baldus (1990 – 1996), l’ultima rivista letteraria italiana del XX secolo, sono preso da nostalgia. Continua a leggere→

Il tetto (di Luca Tassinari)

tetto.jpgMagnifica giornata, non c’è che dire. Limpida, serena, cristallina come solo certe giornate d’inverno sanno essere, ma anche pervasa da un tepore amichevole e incoraggiante. Le condizioni atmosferiche influenzano da sempre l’umore dei tetti e la qualità delle loro speculazioni. Non v’è chi non sappia, per esempio, che un temporale rende un tetto felice fino all’euforia, mentre gli ardori canicolari lo sprofondano in stati malinconici prossimi alla depressione. Le giornate come questa stimolano la nostra indole meditativa.

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Salvatore Ritrovato

Via dall’infanzia

«Réponds “absent” toi-même, sinon tu risques de ne pas être compris.» (René Char, Feuillets d’Hypnos, 151)

I

A Enrico

Non amo le città, i quartieri futuri
illuminati dai lampioni.
Meglio una luce di traverso
appesa sullo scoglio,
meglio il trabucco che lievita sul mare
acceso dal tramonto
la bora che lo scuote.

Meglio la via che si arrampica
nella foresta tra carrubi e pini
ai faggi depressi dove sparisce il sole
invisibile scroscia tra le foglie
le radure di more nere come la terra
sotto le pietre.

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Plastic Poetry Party

Cari Amici,

Finalmente dopo tanta fatica siamo riusciti a pubblicare l’antologia di

poesia

Plastic Poetry Party che racchiude una multitudine sfaccettata di poeti

giovani

e sconosciuti e non, ed altri più famosi nel campo della musica come Elisa,

Omar Pedrini, Neffa, Claudio Rochi, Andy dei BlueVertigo e Carlotta ed

altri

ancora !!!!

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Liberare la poesia (seconda parte)

Riporto dall’inserto culturale “Domenica” de “Il sole 24 ore” (3 giugno 2007) la discussione successiva all’articolo di Alfonso Berardinelli Togliamo la poesia dal ghetto, pubblicato in precedenza nel nostro sito. Ringrazio Elena F. Ricciardi per aver copiato sia questo testo sia l’altro.

Caro Alfonso Belardinelli,
ho letto con entusiasmo il suo “Togliamo la poesia dal ghetto”. Colgo un solo “neo” nel testo, che può ridurre la comprensione delle questioni segnalate. Voglio schematizzare qualche esempio delle cause di disaffezione del pubblico e della “chiusura” dell’editoria maggiore.
1- Nella più favorita (da pole position) delle antologie di fine-secolo scorso, il “Meridiano” Mondadori Poeti del secondo novecento-1945/1995, uno dei due curatori ha antologizzato se stesso, inaugurando o rinvigorendo il malcostume del poeta-critico in plateale conflitto di interessi; ha poi incluso un autore di romanzi della medesima editrice ed altre sillogi mediocri; ha escluso dal volume Giacomo Noventa ( che pubblicò e fu conosciuto solo nel 1960).
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Osip (a cura di Elio Grasso)

Osip

Di questo corpo che m’è dato, che ne farò?
Che ne farò di questo dono unico e intimo?

Ditemi chi debbo ringraziare? A chi
esser grato della tacita gioia di respirare ed esistere?

Sono un giardiniere e anche un fiore,
in questo mondo-prigione non son solo,

sui vetri dell’eternità
già si è posato il mio caldo respiro.

Suggello di me,
sarà come un ricamo inconosciuto.

Trascorra il sedimento dell’istante –
il caro segno non si cancellerà.

(1909)

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Isella legge Alborghetti

Gilberto Isella legge Fabiano Alborghetti
su Il Giornale del Popolo – quotidiano della Svizzera Italiana
Edizione del Sabato 26 maggio 2007

“L’opposta riva” del milanese Fabiano Alborghetti

Le acque calme della poesia rifugio di storie clandestine

Emarginati, fuggitivi, “sans papier”. Disperati che raggiungono clandestinamente le coste italiane in cerca di una vita. L’autore li ha incontrati e ha vissuto con loro per un lungo periodo: ne è nata un’opera poetica di grande intensità.

di Gilberto Isella

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Nico Orengo (di Giovanni Choukhadarian)

N. Orengo, Di viole e liquirizia, Torino, Einaudi, 2005, pagg. 155, € 15,50

Il nuovo romanzo di Nico Orengo inizia e finisce con due persone dialoganti. Non sono le stesse, ma introducono uno degli assi portanti della narrazione: la forma discorsiva, quanto dire l’incontro fra persone, vissuti, biografie. Basta voltar pagina perché la voce narrante – come sempre, un narratore eterodiegetico; ma con Orengo bisogna stare attenti alla facile o difficile narratologia – presenti il protagonista, che arriva carponi alla pensione-locanda Savona. Non è un precisamente un introibo solenne, ma è adatto al personaggio, il sommelier parigino Daniel Lorenzi, sceso in Italia, e nelle Langhe, per un corso di degustazione sui Grandi di Francia.

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Liberare la poesia

Non so se si può riportare qui un articolo di giornale. Semmai avvertitemi, che lo ritiro.
Il pezzo è tratto da “Il Sole 24 ore” del 27 maggio 2007, inserto culturale “Domenica”, p.31.

Togliamo la poesia dal ghetto

Di Alfonso Berardinelli

Le antologie che cercano di raccogliere, selezionare e documentare la poesia contemporanea sono sempre più voluminose (quelle pubblicate l’anno scorso dall’editore Sassella a cura di Andrea Cortellessa , Paolo Zublena e altri arrivava a 1177 pagine per 64 poeti). Si moltiplicano i commenti, le introduzioni, le analisi. Ma chi conosce a memoria un paio di testi scritti dalle ultime generazioni di poeti? Si direbbe che quanto meno intensamente si legge poesia tanto più i critici e gli insegnanti si accaniscono a spiegarcela. Così a scuola la poesia comincia subito col sembrare materia per produrre interpretazioni.

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Firenze Poesia

FIRENZE POESIA 13 –18 Giugno 2007 voci lontane, voci sorelle 5a edizione

Margarida BALLESTER (Barcellona1942), vive attualmente a Minorca. Ha studiato Lettere e filosofia a Madrid e, oltre che poeta, è insegnante di storia. La sua opera poetica include: L’infant i la mort (1989). Els ulls (1995) e Entre dues espases (2004). Ha vinto in Catalogna numerosi premi di poesia, tra cui il Jocs Florals de Barcelona-Viola d’Or i Argent (1994) e il Cavall Verd-Josep M. Llompart de poesia (2005).

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Preghiere laiche

Federico Garcia Lorca

Il canto del miele

Il miele è la parola di Cristo,
l’oro colato del suo amore.
Il meglio del nettare,
la mummia della luce di paradiso.

L’alveare è una stella pura,
pozzo d’ambra che alimenta il ritmo
delle api. Seno dei campi
tremulo d’aromi e di ronzii.

Il miele è l’epopea dell’amore,
la materialità dell’infinito.
Anima e sangue dolente di fiori
condensati attraverso un altro spirito.

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