Archivi categoria: Poesia

Michel Houellebecq, “Il senso della lotta”

Ogni giorno il giorno si alza per ripiombare sulla città. E su chi è sopravvissuto alla litania di morte della notte, ai suoi tarli.
Ancora una volta, “oggi avrà luogo”, come una maledizione, come una condanna. Così i versi di Houellebecq ci accolgono, alla prima pagina. E quelle che seguono non fanno che ripiegarsi su questa inalienabile (alienante) certezza. All’infinito, verrebbe da dire, ma spiacente qui tutto è finito. Continua a leggere→

Enrico De Lea

lampo

“Covai frasi, covai parole”.
(Stefano D’Arrigo)

Risibili alle passioni del rapace
falcidiato volto,
la presa pur convinta della mano
e il mesto freddo della pietra
lavica, come di profilo
calcidese o messenio, mercatante,
profugo da un mare,
per cui levare l’acqua all’occasione
d’umiliato controllo, debito
all’occhio ionico, tra brume.

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Il mondo poetico di Gladys Sica

Dice di se l’autrice: “Questi testi sono nati in diverse fasi del viaggio reale verso l’Italia, viaggio inteso non come spostamento per curiosità turistica o fuga; piuttosto viaggio come trasformazione della coscienza e dell’anima: la conoscenza delle proprie forze, la realizzazione dei propri sogni, la gestione sempre maggiore del proprio destino.
Il materiale del mio lavoro si può dire che si nutre d’intense esperienze molto reali, punto di partenza lungo la ricerca artistica – poetica: surrealismo, espressionismo e pittura materica , informale, cubismo-futurismo, ecc. o lungo il percorso filosofico – spirituale: yoga, meditazione e preghiera, esperienze non ordinarie, stati onirici, ecc.

Il trinomio: esperienza reale di vita, ricerca di arte o poesia, percorso spirituale o consapevolezza marciano profondamente assieme in me.”
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Igor De Marchi, “Resoconto su reddito e salute”

Igor De Marchi è il poeta che cercavo.
Asciutto, concreto, cattivo. Anzi spietato.
A trentadue anni parla in poesia di cose che più impoetiche non si potrebbe: il mutuo da pagare, la polizza sulla vita, l’allacciamento del metano. Il climatizzatore. Nessuna improbabile metafora, nessun recondito grumo di senso. Sono solo le cose che popolano i nostri giorni, tutti. Compongono il sociale corredo d’ansia e frustrazione di ogni esistenza media. Continua a leggere→

Non fare nulla qui

Approfitto della pubblicazione di questi testi di Stefano Massari tratti dal suo ultimo libro, per proporvi questo lungo saggio ancora inedito sul libro dei vivi. Apparirà successivamente sul mio blog, RADICI DELLE ISOLE, visto la crescente difficoltà a piazzare materiali sul cartaceo. Ed è anche una mia fiducia che laRete, sempre di più, anche con questo nostro lavoro, possa offrire una valida e onesta alternativa alla mancanza di attenzione di altri luoghi considerati prestigiosi. Considero il libro di Stefano un gran ben libro, che merita parole ben più degne delle mie.

Sebastiano Aglieco

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Stefano Massari – Libro dei vivi

Stefano Massari

dal Libro dei vivi

(serie dei vivi)

54.
da te imparo e apro gambe cardinali provo l’onda con il fiato e spingo come questo mare oscuro spinge te totale e cerca l’esatta verticale

non ti tengo la mano non ti chiamo tremo imparo a fare piano

55.
da te imparo il male vero centrale la torsione prima e perfetta che scava il fianco infinita e bestiale il pianto immenso e ovunque incurante e ospitale
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NOTIZIE DALL’ESILIO Mariella MEHR

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Mariella Mehr, Notizie dall’esilio (Nachrichten aus dem Exil, 1998), edizione italiana curata e tradotta da Anna Ruchat (con traduzione in lingua rom di Rajko Djuri?), Milano, Effigie Edizioni, collana Poesia, prima edizione, 2006.
[Mariella Mehr, autrice di romanzi, poesie e opere teatrali, è nata a Zurigo da una famiglia zingara di ceppo Jenische nel 1947. In Italia sono usciti i romanzi Steinzeit (Età della pietra, Aiep, 1995), Brandzauber (Il marchio, Tufani 2001) e Labambina, Effigie Edizioni, 2006.]

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Rosaria Lo Russo. Ad alta voce

Quando la parola scritta diventa performance: la poesia di Rosaria Lo Russo come “festa barocca” della voce recitante.
 
 
C’è chi insegna. E chi am-maestra.
Rosaria Lo Russo ammaestra dalle sue scarpe rosse, alte sul nero del vestito, feroci agli occhi come l’ultimo Mirò.
Se-duce col solo incantesimo della voce. Anzi, delle voci che, vibrando, si sollevano dal testo scritto.

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Simone Giorgino – Trobar Leu

 

di Paolo Fichera

Chi ha scritto Trobar Leu è il poeta che ha scritto Venenum, un libro suddiviso in tre sezioni (gli altri autori, oltre a Giorgino, sono Michele Truglia e Luciano Pagano) e fortunatamente poco divulgato. Fortunatamente perché non si è bruciato al fuoco della veloce e superficiale assimilazione di ormai quasi tutti i libri di poesia contemporanea, complice il Web. Venenum è un libro di una tale bellezza che chi lo ha letto lo custodisce geloso e si fa vanto di possederlo e di averlo incontrato. Continua a leggere→

Monoscopio segreto

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Mi permetto di segnalare che su Nazione Indiana è online la prima parte di un mio poemetto intitolato Monoscopio segreto, leggibile qui. Tratta di infanzia e pubblicità anni 60/70 (sarà mica autobiografico?) La seconda parte martedì. Grazie. FK

Massimo Sannelli

di Massimo Sannelli

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Tre poesie e quattro poesie in prosa

1
servizio timidissimo conosce
o la schiena o, «dalla pancia larga», dalla
pancia larga «o’ fiore», in una borsa

il fiore. di sera Genova rinviene,
meraviglia di dieci ore, e prima
è la mattina primissima, fu solo
arrampicato già – lo spazio, con agio.

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SCRITTURE #2- Nanni Cagnone

di Francesco Marotta 

a

“Ora si ascolta,
nel mondo rimasto,
cosa su noi compiuta
in taciturne rovine.”
(1992)

Nanni Cagnone
(Carcare, 1939)

Tra le sue opere: A, in altre parole B. An essay on painting, La Bertesca, Genova, 1970; What’s Hecuba to Him or He to Hecuba? OOLP, New York, 1975; L’arto fantasma. Essays on poetry, Marsilio, Venezia 1979; Andatura, Società di Poesia, Milano, 1979; Vaticinio, SEN, Napoli, 1984; Notturno sopra il giorno, Severgnini, Milano, 1985; Hopkins: Il naufragio del Deutschland, Coliseum, Milano 1988; Armi senza insegne, Coliseum, Milano, 1988; Comuni smarrimenti, Coliseum, Milano, 1990; Anima del vuoto, Palomar, Bari, 1993; Avvento, Palomar, Bari, 1995; The book of giving back, Edgewise, New York, 1998; Il popolo delle cose, Jaca Book, Milano, 1999; Enter Balthazar, Edgewise, New York, 2000; Pacific time, ES, Milano, 2001; Doveri dell’esilio, Night Mail, Genova-Pavia, 2002; Questo posto va bene per guardare il tramonto, Night Mail, Newton-Pavia 2002; L’oro guarda l’argento. Opere scelte, Anterem, Verona 2003; Index Vacuus. Poems, Edgewise, New York 2004.
Acconsentire al mistero. La libertà di Nanni Cagnone.
(di Enrico Cerasi. In L’oro guarda l’argento. Opere Scelte, Verona, Anterem Edizioni, Itinera, vol. X, 2003)

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due libri

Recentemente mi sono trovata a leggere due piccoli libri preziosi, di poesia e vissuto umano, dove il tema è l’accettazione dell’esperienza anche nelle sue forme più dolorose e acute di perdita. Riflettevo su quante parole e sforzi si spendano nella lotta per i propri ideali, i propri sogni, la propria affermazione contro la crescente invisibilità. Più forte della lotta tuttavia è il riuscire ad accettare in toto la vita – non c’è resistenza né pacificazione se prima non si è riparo a noi stessi. Ci sono poi cose come la morte di una persona cara, la malattia, la violenza dell’esistere (e delle scelte) contro cui non si può combattere a lungo – bisogna in qualche modo infrangersi e poi aprirsi a loro, al dolore che ne viene, alla “gioia”, se gioia è capacità di portarsi con coraggio nel nostro limite.

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Giovanni Turra Zan, “Senza”

La poesia di Giovanni Turra Zan è incamminata.
Incamminata semplicemente perché protesa in una ricerca genuina che sta dando frutti via via più fecondi. E incamminata in sé e per sé, perché recupera senso nel suo stesso andare, nel procedere in direzione di un quotidiano che ad ogni verso si squarcia in fendenti d’evidenza, in grumi di significanti aperti come ferite da cui sgorga cognizione nuova, dolorosa ma appesa al tempo stesso a un sentimento quasi di estasi consapevole, illuminata.

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Maria Grazia Calandrone

Dal mondo esposto

(inediti)

L’amore è la salute della scimmia.
Gli occhi dell’asino santo imbrattati dal vedere
la ruggine quieta delle cisterne.

Vento che arrota l’erba, l’ultravioletto calice
della sera come una latitudine radiante.

O il mare e i pomeriggi
composti dall’involucro ninfale della cicala.

Dammi le prove della tua gioia
nella carcassa del quotidiano
che rodi fin che è luce, luce…

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