Il mondo visto dallo spioncino. E’ un gioco di specchi convessi, di lenti deformanti. Un universo livido e grottesco. Ridicolo e inquietante. Un mondo guardato da un oblò senza oceano né mare, ma affacciato sulla tromba delle scale di un condominio qualsiasi, in una città qualsiasi. Un’umanità che vista da questa “lente rimpicciolente” – un po’ come le maschere che James Ensor dipingeva tra i passanti per le strade di Bruxelles – appare caricaturale, storpia, istintivamente infida. Appare, quindi è. Continua a leggere
Archivi categoria: Poesia
Epifanie di lumi
Postfazione di Luigi Metropoli a: Francesco Marotta, Per soglie d’increato, Bologna, Edizioni Il Crocicchio, 2006.
Sapienza e profezia, parola e visione, «pensiero e canto», queste le coordinate che tracciano la sfuggente spazialità di Per soglie d’increato. Lo scintillio, il chiarore del pensiero, si fonde con il baluginare, il barbaglio, le «epifanie di lumi»; il dialogo (che in sé contiene per residuo etimologico il logos, la razionalità), incontra lo stupore, estatici squarci che aprono «il varco al volto / irrivelato delle cose». Continua a leggere
Desktop lounge
di Franz Krauspenhaar
Muoio (?)
con la tastiera in una mano
e il rosario nell’altra
//
digito la parola FINE
ma è tutto un falso
una cosa virtuale
//
vivo e vegetativo
arrancano le dita
mie subacquee
al dolore della vita
//
mi spengo nel nulla
delle parole piene
dove uomini come me
si sintonizzano
col silenzio
La poesia combatte
di Marina Pizzi
La poesia combatte
La poesia combatte i metodi polizieschi di congiura che spintonano per metterti in difficoltà e lo versa e lo scrive, spesso pagando con la vita, sempre e comunque. Nell’omertà della parola salottiera o giornaliera o diplomatica senza tracce ematiche di uccisi, la poesia consegue la gerla della lacrima di piombo, il cadavere incorruttibile, l’atleta senza gara, il bilancio del senso con grande scempio (o almeno un disappunto) di capitali atti alla mai morta schiavitù. E il poeta resta un appestato in stato di tortura assieme alla gioia, sì gioia, chissà perché! E qui non si conclude/a a nessuna interpretazione psicologica da strapazzo. Destinata ad accendere le rotte per le scalmananti brevità di un viso-voce di radice: la parola alla poesia è (a) far fagotto di vicinanza alla partenza dell’arrivo.
[questo post è dedicato a tutti i lavoratori morti ammazzati per colpa del “lavoro che nobilita l’uomo” di nazista memoria, di staliniana memoria, di odierna memoria in fase di globalizzazione e call-center e di ben altro ancora, innominabile perché il dolore degli altri è sempre solo degli altri, Santi a parte, forse.
con vicinanza di fratellanza-sorellanza forse un po’ acrobatica, ma di sangue e tempo …, davvero! dal mio “privilegio” di avere quasi 52 anni]
La conquista della rupe:
di Giovanni Nuscis
La conquista della rupe:
il sangue
la lotta.
E un nemico
dai passi e l’odore inconfondibili.
Che violenza garbata siede
ora su troni di parole
che animale impalpabile e concreto:
grasso
della nostra carne peggiore.
Ma chi lo riconosce al colpo d’occhio
chi sa evitarlo per tempo?
Fintamente dimesso
gigiona minaccioso tra i sondaggi,
da tivù e giornali blandito.
Uomo comune
pasoliniano mostro
nei cui panni
mai
nessuno
si ritrova.
È troppo secca la tua retina
di Luca Ariano
È giunto forse l’autunno
con le sue fresche sere
ma tu non te ne sei accorto,
ancora immerso nel tepore
dei raggi estivi.
Eppure le bacche sono lì
a rosseggiare i mattini,
le tue partite si giocano in B
e non vuoi sentire sulle spalle
quel maglioncino ormai consunto.
Nel suo italiano claudicante
davanti al profumo dell’erba
ti ricorda di volerti bene e cucinarti
un pranzo saporito, di riposarti colorandoti
un po’ le guance.
Quelle pagine non le hai mai sapute
scrivere, leggerle per un attimo
prima che il cristallo del tuo sguardo
si pietrifichi e il treno termini
la sua folle corsa.
Per i nostri defunti e altre devozioni
di Giovanni Monasteri
1) Necrologio tardivo
Vecchio ortolano, quasi ce l’hai fatta
a festeggiare il secolo e il millennio,
tu, per l’anagrafe nato in agosto
ma per tua madre il mese di gennaio
del milleottocentonovantotto.
I tuoi figli, ridotti ormai a sette,
alleviati di colpo dal dovere
di venire a Natale da lontano
a baciarti la fronte cieca.
Mio figlio
Mio figlio,
che non esiste,
è un rivolo di vento
rubato all’aria,
è una moto
che ondeggia per la città.
Tutta Cola di Rienzo fa
su una sola ruota
e respira l’odore
di alberi fioriti,
non come gli altri il fumo
delle sigarette.
Impazza nei mercati rionali,
sfibra le ossa
e mi chiede: “Padre mio posso
chiederti una cosa?”. Poi sparisce
ogni volta, lontano
e vicino al contempo.
SCRITTURE #3 FLAVIO ERMINI
“sono occhi le parole a cui il cielo è sottoposto”
…
“…sguardo interiore di chi, pur nell’inquietudine, è ancora a caccia di orizzonti” (1)
FLAVIO ERMINI
(Verona, 1947)
Poeta, narratore e saggista, ha pubblicato per la poesia e la narrativa: Roseti e Cantiere (1980), Epitaphium Blesillae (1982), Thaide (1983), Idalium (1986), Segnitz (1987), Delosea (1989), Hamsund (1991), Antlitz (1994), Karlsár (1998), Poema n. 10. Tra pensiero (2001); per la saggistica: Il moto apparente del sole (2006), Antiterra (2006).
Dirige la rivista di ricerca letteraria “Anterem”, fondata nel 1976 con Silvano Martini. Fa parte del comitato scientifico della rivista di studi filosofici “Panoptikon” e della rivista di critica letteraria “Testuale”. Per Moretti&Vitali dirige la collana di saggistica narrativa “Narrazioni della conoscenza” e, con Stefano Baratta, i quaderni di psicoanalisi e filosofia “Convergenze”. Fa parte del comitato scientifico delle riviste “Osiris”, “Panoptikon” e “Testuale”.
Due
di Franz Krauspenhaar
VORREI DIRTI ( con l’innesto di “In qualche parte del mondo”, di Luigi Tenco).
vorrei dirti che tu
sei aria alla quale un cielo
ha regalato
una rondine
sulla mano
di un bambino.
Sta nella vita breve
Dolore della casa
Sebastiano Aglieco – Dolore della casa – Il Ponte del Sale Rovigo 2006
di Marco Molinari

La morte di una persona cara è sempre stato un impulso potente per la scrittura poetica. Gli esempi sono numerosissimi e pertanto mi sento esonerato dal farne. In quei momenti il dolore tocca il punto del non ritorno, l’estremo limite della forza. Tutto il corpo ne è scosso, l’anima e lo spirito risalgono in superficie come pesci a cui manca l’ossigeno nell’acqua. Morte, anima del morente, anima dolorante si pongono sul palcoscenico della vita come “dramatis personae”. Anche Sebastiano Aglieco, poeta dei delicati chiaroscuri, come non potrebbe non essere per un siciliano innestato nelle brume della Brianza, anche per questo poeta è giunta purtroppo questa chiamata. La sua risposta è un libro di liriche dense e asciutte, dal titolo Dolore della casa edito da Il Ponte del Sale di Rovigo.
Leonardo Sinisgalli (1908-1981)
di Luca Ariano

Posto una breve scelta antologica di poesie di Leonardo Sinisgalli che seguono il breve saggio uscito sul Foglio Clandestino e poi ripreso nella versione precedente del blog nella rubrica “I poeti obliati”. Con l’avvicinarsi del centenario della nascita (2008) ci auguriamo si possano finalmente trovare tra gli scaffali le poesie di Sinisgalli che mancano ormai da oltre vent’anni.
??? ??
Una premessa (in forma di lettera scritta)
Cara Anita,
da giorni lavoro in traduzione ad alcune poesie di Nika Turbina, una plaquette che vuole essere dono di bellezza attraverso la parola. Non si tratta di un incarico editoriale, né di meno sono esercizi di stile o di lingua. È necessaria per questo una ri-traduzione che sia al contempo fedele e completa re-invenzione: tra le parole dei segni a tutti nascosti, in solitudine.
Mi fermo con te qui a pensare alla sera di ieri: la più sofferta da quando ti scrivo. Mi pare che tutto sia come da sogno alla vita. Sono rimasto indeciso per ore su alcuni dei versi tradotti, assorto di fronte al suo sguardo. Ora, con responsabilità, informo me stesso mentre ti scrivo che questo lavoro va ultimato. Non è un tentativo. Continua a leggere
LO SPEZIALE – Paolo FICHERA
di Francesco Marotta

Il luogo delle tracce.
Note per una traversata de “Lo speziale” di Paolo Fichera.
L’arte dello speziale è scienza di terra, germogli e giorni, vita che si cerca e si rivela in altre forme, sapienza di un artigianato arcaico che affonda le sue radici nel “poiein” originario: dove la creazione (l’atto della rimembranza e della nominazione) prende corpo e si definisce nell’accostamento degli elementi primari che sostanziano il reale nella sua fisicità. La dialettica tra “alto” e “basso”, tra ansia di trascendenza e ricerca/inveramento dell’assoluto tra i segni del reale (“fare di carta cenere e spezia/l’abbraccio fertile dei morti”) è un divenire del senso in geografie di un altrove remoto, una vita che la pupilla accosta nel suo distendersi tra due polarità che si allontanano nell’istante della loro maggiore vicinanza: mano e segno, lingua e forma si rincorrono, si riflettono e si guardano negli specchi mutanti che la parola “seme” contiene: nella consapevolezza (sentita, prima ancora che pensata) che solo l’unione della mano e del segno permette l’affiorare (e il fiorire) della coscienza.
Continua a leggere
TAGLI
Di A. Padua

Per preparare una poesia, si prende “un piccolo fatto vero” (possibilmente
fresco di giornata): c’è una ricetta simile in Stendhal, lo so, ma infine
ha un suo sapore assai diverso: (e dovrei perderci un’ora almeno adesso,
qui, a cercare le opportune citazioni: e francamente non ne ho voglia);
Edoardo Sanguineti, Postkarten, 1978
Se pure le sere
Se pure le sere fossero misere
come quelle di questo mese
sempre saranno sere serene
senza urla senza sirene
senza balene bianche
senza Ulisse senza
frasi prolisse
se tu mi vulisse
bene veramente
non mi chiederesti
se ho letto Melville
ma mi lasceresti inebetire in riva al mare
nell’ineluttabile inettitudine della salsedine.
da I Canti di Onan, 1999.
Silvia Molesini

Ho dita tese come angeli
capita che volino
lise inclinate scure
ma oltre
vedi le cose chiuse
in loro sacchetti
vedi le dita andate
le rotte che scambiano
i preservativi
e gli angeli ridere
come tra gatti.
Il Poeta e L’Alchimista
Il linguaggio ermetico, così caro ai poeti e agli alchimisti, vive della medesima radice sensibile, ma potremmo dire, senza alcun dubbio, che la radice è rovesciata. Il poeta, infatti, cattura un principio lirico indecifrabile – lo coordina, lo spoglia, lo riveste, e crea – ex novo – una confezione glotto-fonetica che evoca l’assoluto, la maestà del creato, la povertà e il riscatto del primo uomo. Continua a leggere
Un anno di poesia
Mauro Ferrari
UN ANNO DI POESIA
I LIBRI DEL 2006
Alfredo de Palchi, Paradigma, Hebenon, Burolo
Carlo Molinaro, La parola rinvenuta, Genesi, Torino
Sebastiano Aglieco, Dolore della casa, Il ponte del sale, Rovigo
Antonio Alleva, La tana e il microfono, Joker, Novi Ligure
Tolmino Baldassarri, Canutir, Raffaelli, Rimini
Giuseppe Bevilacqua, Un pennino di stagno, Il ponte del sale, Rovigo
Alberto Bertoni, Ho visto perdere Varenne, Manni, lecce
Alberto Cappi, Le copie della luna, Tre lune edizioni, Mantova
Giuseppe Conte, ferite e rifioriture, Mondadori, Milano
Claudio Damiani, Attorno al fuoco, Avagliano, Roma
Pasquale Di Palmo, Marine e altri sortilegi, Il ponte del sale, Rovigo
Annamaria Ferramosca, Curve di livello, Marsilio, Venezia
Lucetta Frisa, Se fossimo immortali, Joker, Novi Ligure
Stefano Massari, Il libro dei vivi, Book, Castel Maggiore
Sandro Montalto, Esequie del tempo, Manni, Lecce
Continua a leggere








