Archivi categoria: Poesia

Rita BONOMO

diri diri danna

Nell’aborigeno mio cielo
il mio cielo è tronco d’ali e reti
eppure impigliata –resta- questa genia…

Spesso e non a caso sono gli autori e le opere diversi da noi e dalla nostra scrittura ad attrarci maggiormente. E accade che entrando rabdomanticamente nel mistero della loro opera, avendone intuito il valore, ne usciamo sempre arricchiti di qualcosa che non era dato prevedere.

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Libero De Libero (1906-1981)

Proseguo coi poeti “obliati”. Dopo Sinisgalli è la volta di Libero De Libero.

Autobiografia

È un veliero la mia vita
dall’infanzia segnato sulla mano
e l’ancora sta dentro la terra.
Perciò nel mio sonno
alberi fanno verde cielo
ma sono oscuri i semi
dell’estate mia.
Se m’è fatica svegliarmi
quel gallo mi rinnegherà?
Fossi nato da una pianta
a fianco avrei il genitore.

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L’alba dissolve

L’alba dissolve la languente dea
che la notte affannata concreava
con la mia mente, pallida sovrana
dei sogni liquefatti dell’amore.
Non riconosco l’incosciente trama
dei desideri che l’oscuro gonfia
signore delle brame e dei possessi.
E mi trafigge la bruciante lama
del tuo ricordo, donna dell’istante
che urge al fondo delle inquiete soglie.

Lucianna Argentino

da Diario inverso

Fermarci, cercare la giusta distanza
tra noi e le cose da fare
e quelle che ci fanno e ci disfano
quelle che confondono le nostre fisionomie
di cartone rosicchiato dai topi,
ma ora c’è l’incipiente autunno
a scucire il cielo e le sue fibre mistiche
per rammendare il nostro tempo di passaggio
da una sponda all’altra dell’esistenza.

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Già potreste pensare di essere dei nostri in quei giorni

Antica farmacia del Monastero di Camaldoli

Ora vediamo come in uno specchio … (1cor 13, 12)
IDENTITA’ E MEMORIA: “RIFLESSI CONDIZIONATI” TRA CORPO E CULTURA
Tema del convegno che terremo al Monastero di Camaldoli (Arezzo) nei giorni 18-19-20 maggio 2007

è come se vi fosse più paura di perdere
la dottrina che l’esperienza di Cristo

R. Tagliaferri, La “magia” del rito. Saggi sulla questione rituale e liturgica

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Della mia città

di Emanuele Kraushaar

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Mi piace della mia città
l’uccello
che tace
e vola via
senza cerimonie.
O cammina per la via
con le sue piccole ali
di mosca
e trascina la pancia
agile
come uno zoppo
sul filo che sfiora il nulla.

I segni

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Disinteresse, egoismo, tenera pietà, purezza nella dissolutezza, miscuglio d’un gusto violento per i piaceri della terra e di disprezzo per essi, amoralità ingenua: non ingannatevi, questi sono i segni di ciò che noi chiamiamo ‘angelismo’ e che sono posseduti da ogni vero poeta… Poche persone l’ammettono, perché poche persone sentono la poesia.

(Jean Cocteau – Le secret professionnel)

Giovanni Boine – dal carteggio, volume IV

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a cura di Margherita Marchione e S.Eugene Scalia

A Dino Campana

      Porto Maurizio, agosto 1915

Fratello,

E’ una parola che mi piace, sebbene io la usi casto. Avevo un fratello, era boxeur, picchió mezzo mondo e morí di tifo l’anno passato.
Altri fratelli non ho. Ma facciamo una prova con le: puó darsi che riesca. Certo parecchie pagine del suo libro mi diedero una febbre
d’esaltazione che non perderó [ canti orfici ]
        Suo
          G. Boine
ps. Cerco un impiego in India. Il mio indirizzo é Porto Maurizio.

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Non ho niente contro il mondo

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Poesie di Roberto Ceccarini con presentazione di Giacomo Cerrai

Roberto Ceccarini (a.k.a. RedMaltese) è un runner che ogni tanto si ferma e scrive poesie, o viceversa. Voglio dire: non è soltanto uno che ha idee, un appassionato operatore culturale (e qui, in quest’epoca che vede deperire l’editoria classica nella sua propria scarsità e lentamente emergere un’editoria liquida – per dirla con Bauman – ma non priva di valori, bisognerebbe forse ripensare un ruolo per chi democraticamente “muove le acque” della cultura poetica e non). Non è soltanto questo, dicevo, ma anche (in più) uno che verifica in proprio una dimensione poetica per-corribile, anzi “abitabile”. Mi piacerebbe approfondire questo concetto a cui sono molto legato, ma parliamo di lui. Continua a leggere→

Fabrizio Centofanti: All’alba c’è un anticipo sui versi

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I

la paura sottostante, la pineta, e l’ombra
onnipresente della madre, nelle grida violente,
l’impressione di scavare in una pietra,
l’ultima versione: il rumore e il clangore,
nonostante. la domanda, perché, perché tre volte
– come se ci fosse una ragione – l’onta, il bisogno di lavare,
di distruggere il muro della pelle. di tutto,
rimane quel recinto, e il pino,
l’insensato silenzio delle stelle, come in sogno.

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SCRITTURE # 4 – Biagio CEPOLLARO

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di Francesco Marotta

“senza prodigio non vai
da nessuna parte ché quello
che non ti fu dato all’inizio
non cesserà mai di mancare”
 
Biagio CEPOLLARO
(Napoli, 1959)

Ha pubblicato, per la poesia: Le parole di Eliodora, Forlì, 1984; la trilogia De Requie et Natura
(che comprende: Scribeide, Lecce, Manni Editore, 1993; Luna persciente, Roma, Mancosu Editore, 1993; Fabbrica, Genova, Zona Editrice, 2002); Emendamento dei guasti, Marzoli, 2001; La poesia: Vale, Poesia Italiana E-book, 2003; Versi Nuovi, Salerno, Oedipus Edizioni, 2004; Lavoro da fare, Poesia Italiana E-book, 2006.
Per la saggistica e la critica: Perché i poeti (1986-2001), E-book, 2004; Biagio Cepollaro e la critica (a cura di Giorgio Mascitelli), E-book, 2005; Blogpensieri (V Supplemento a “Poesia da fare”), E-book, 2006; Note per una critica futura, E-book, 2006.
 

Tra i promotori del Gruppo ’93, ha fondato, insieme a Mariano Baino e Lello Voce, la rivista Baldus. Dal 2003 cura il sito www.cepollaro.it , il blog Poesia da fare e relativi Quaderni (trasformato dal 2005 in rivista mensile on line), e dal 2004 l’iniziativa italiana Poesia Italiana E-book. Nel 2006 ha fondato con Andrea Inglese la rivista on line Per una critica futura.
 

TESTI

Da: LAVORO DA FARE (2006)

 http://www.cepollaro.it/LavFarTe.pdf

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MUNDUS IMAGINALIS – Stazione Seconda

Gaston Bachelard – La poesia, o di un’infanzia immemorable Gaston Bachelard
Con Cyrano abbiamo esemplificato il potere alienante di un’immagine proiettiva, piccolo contributo a una psicologia del narcisismo. Ora, invece, mostriamo come l’immaginazione poetica ci permetta di compiere il movimento opposto: quello che ci riporta al più profondo di noi stessi. Celebre epistemologo e raffinato lettore di poeti, Bachelard (1884-1962) indica la via della rigenerazione d’anima nella réverie, lo stato sognante che la parola poetica induce. Nella réverie poetica troviamo un’infanzia più vera di quella che i nostri ricordi ci insegnano a ricostruire: all’orlo del tempo, nella solitudine cosmica di una coscienza aurorale, noi abitammo il mondo come mai più. Spetta alla poesia rivelarci una precedenza d’essere che è più vera della storia, e riportare la prosa dei giorni alle origini dell’essere parlante. Il testo è tratto da: G.Bachelard, La poetica della réveerie, Dedalo 1972.

Quando, sognando a lungo nella solitudine, ci allontaniamo dal presente, per rivivere i tempi della nostra vita, ci vengono incontro numerosi visi infantili. Noi fummo molti nella nostra vita già vissuta, nei nostri primi anni di vita e solo attraverso il racconto degli altri abbiamo incominciato a conoscere la nostra unità. Sul filo della nostra storia raccontata dagli altri, finiamo anno per anno, a somigliarci. Raccogliamo tutti i nostri esseri intorno all’unità del nostro nome. Ma la réverie non racconta. O, quantomeno esistono réveries così profonde, réveries che ci aiutano a scendere così profondamente in noi stessi che veniamo liberati dalla nostra storia. Ci liberano dal nostro nome. Continua a leggere→

Il lavoro

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di Franz Krauspenhaar

lavorare stanca, non lavorare ristanca, è una falla nel nostro sentire e agire, la disoccupazione sonda – l’anima, catetere gigante d’un sociale ammaccato, e le persone che gridano da dentro le loro ulcere di farsi pagare, a ferita, a strappo, a sutura non suturata, nel rimargino lento di giorni pochi, brevi, e scuri, entrate a buio, uscite a buio. lavorare quando sei al lavoro, non lavorare mai, lavorare quando non sei al lavoro, tiepide notti, all’alba, di sera, al gelido mattino, a interrogare una scrivania vuota, sedici e trenta ancora un’ ora o due, buon finesettimana ingegnere, ciao ciao caporeparto, il mio posto è vacante, on (?) vacancy come nei motel di un film anni 50, la classe operaia andò in paradiso e da lì nessun segnale, nessun sonar, e anche le stelle fanno sentire un fruscio bianco, mentre stanno a guardare, gl’operai trapassati invece niente, non rullano più tamburi – nè qui, nè là, silenzio immenso, immenso.

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Forse nata

Forse nata dalla putredine del mare

una ignobile ma dolce sirena

sta su uno scoglio e sui liquidi inquinati

canta la solitudine e l’oblio.

Ma chiusi nei giardini senza vento

ci separano dai teneri colloqui

la nostalgia dei desolati inverni

e il piacere della nostra pena.

Il lampo della bocca

di Sebastiano Aglieco

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Devo l’intuizione del mio blog RADICI DELLE ISOLE, a un’antologia di poesia del novecento del tutto particolare, il cui metodo di indagine propongo qui come esempio di esplorazione delle consonanze, nel tempo e nello spazio. E’ difficile riscontrare dei giudizi in questo libro, quanto piuttosto sguardi che s’incrociano. Prova abbastanza rara nel panorama odierno, che meriterebbe un dibattito più appropriato.
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Poesia della Memoria

Posto due poesie di Primo Levi tratte da Ad ora incerta (Garzanti, 1990) in occasione della Giornata della Memoria.

“Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case;
voi che trovate tornando la sera il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce la pace,
che lotta per mezzo pane,
che muore per un sì e per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome,
senza più forza di ricordare,
vuoto gli occhi e freddo il grembo,
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato.
Vi comandate queste parole:
scolpitele nel vostro cuore
stando in casa,
andando per via,
coricandovi, alzandovi,
ripetetele ai vostri figli,
o vi si sfascia la casa,
la malattia ve lo impedisca,
i vostri cari torcano il viso da voi”

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