Archivi categoria: Poesia

FILASTROCCA PER CARNEVALE

Alcuni amici mi hanno chiesto, in quattro e quattr’otto, di scrivere una filastrocca per la sfilata del loro carro, con il tema: “Via i gatti i topi ballano”. Potevo rifiutarmi?
Ecco il risultato.

In questo mondo le cose van così
se non sono ameri-cani a comandare
saran gatti persiani o giù di lì
e il povero topin che mai può fare?

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Luca MINGIONI

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Bassa marea (1)

a Mario Luzi

Il raschio dell’anima
produce suoni d’Oriente
laddove la bassa marea
spoglia le statue.
Rimane il sale, come polvere,
quel biancore d’asciutto
steso lì, come residuo d’amore,
a litigare col mondo.

Lasciala andare, la barca,
verso una deriva che sia robusta
e che contempli
la visione del salice.
Il mandorlo no, non pensarlo,
che i suoi petali bianchi,
di velluto e d’ardore,
non sono di questo mondo.

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da “Pecca di espianto” 2007-

  • di Marina Pizzi
  • *
  • sorriso di ebetudine l’inizio del mondo
  • quando la giara-madre s’interrompe
  • ebetudine di separazione
  • frode di pozza pecca di espianto
  • fatto compiuto, morte in teca al seme.
  • *
  • convinse le lucertole,
  • dacché le sostanze della madre
  • non dettero sole,
  • al ponte degli sfrattati
  • tutti tali a liriche di chele in cerca
  • addirittura ancora della cosiddetta
  • vetta di un tozzo di pane vieto,
  • raffermo, muffa di fato, zero stantio.
  • *
  • non ho mica bivacco né elettrodo
  • a sapermi illuminare il mare smorzato
  • la zolla refrattaria perfino alla tomba.
  • il tuo bavero l’ho perso al primo bacio
  • al cimelio di guardarti o vederti ancora vivo.
  • leggo libri velati ancora oggi
  • non so salpare un’altra civiltà
  • grado gradito occaso.
  • *
  • il libro è ben rilegato
  • le pagine da tagliare
  • il tram che non arriva
  • vale un’intera enciclopedia.
  • *
  • andai a scuola con i pantaloni,
  • il preside mi sospese,
  • venne mia madre a ritirarmi,
  • da quel giorno misi le bretelle
  • all’inguine del sorpasso.
  • *

SCRITTURE #5 – Fabrizio CENTOFANTI

Vox Humana – Fabrizio CENTOFANTI

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“Quello che vorrei lasciare, in definitiva, è una “traccia umana vera e aperta”, magari lacerata dalla spinta degli opposti, ma pronta a ricevere una sempre miracolosa riunificazione.”

*

(Per i riferimenti biobibliografici si rinvia al “Chi siamo” di questo sito.)

*

E’ una poesia densa di materia questa di Fabrizio, sulla quale l’autore può esercitare l’uso della sensualità intesa come percezione d’Altro. Un “Altro” negativo fatto di macerie, polvere e sabbia, d’indistinto sul quale la voce del poeta passa a scandagliare e a scoprirne forse l’irrimediabile distanza; Continua a leggere→

Antonio Spagnuolo

Fugacità del tempo

I
E’ una storia che getta senza tregua i suoi fogli alla cenere,
l’ennesima parola di menzogne nel tempo
confusa all’ombra che contrasta fra le tue forme
e il viso di mia madre.
Si sminuzza, intarsia la melodia che raccontava
fandonie ed illusioni,
le insensate allergie dei corticoidi,
le impossibili favole della gioventù,
per il grido delle continue sconfitte.
Indefinito al segno si lacera l’ultimo giorno
fra i colori e le foglie, sottovoce,
si affretta al grido del tramonto in questo cielo
che vorrebbe riflessi.
Qui, è un colpo d’ascia la mia sera.

* *

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nostre pazienze

tiro a caso uno dei tanti indovinelli
conditi nella mescola
di carte scrostate
rivolte in barba a Lune e Soli

(ci sei in quel letto
rettangolo o ring
degli accadimenti distratti
infilati per ricomporre nostre pazienze
la notte sogna con i saiwa del mattino)

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Alla sua donna

chagall - amanti

Quando il cielo sarà vuoto
E tu
Non avrai più parole.
Quando il tempo o l’oblio
Avranno dissipato
L’opera delle tue mani
Quando non sarà più che un filo sottile
ad impedire
Che l’ultimo lembo di strazio diventi follia

Chiamami allora.
Ancora fra secoli io verrò arrancando
Sulle quattro zampe della mia decrepitezza
E azzannerò coi denti la mano che ti opprime.

Ho atteso

Ho atteso di vederti nell’aurora
ma ti ho perduta perché tu non eri
un’ombra ma la stessa luce.
E non un segno a dire i tuoi contorni
di sapienza impossibile, inumana
che irretisce la trama dei ritorni. Continua a leggere→

Antonio PIBIRI

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Antonio (Nello) Pibiri è nato nel 1968 e vive ad Alghero. Ha studiato musica e filosofia. Autore originale, ha una ricca produzione inedita di cui si propongono alcuni testi. E’ stato segnalato due volte da Roberto Carifi sul mensile POESIA.

Da: Nel vuoto illuminar del giorno (raccolta inedita)

Il turchese che sprofonda insieme
Alla strada nello spazio cittadino.
Le tue parole come graziosi
Origami in cartaluce…
Mi mancano.
O se entrasse un sacro Orice!
Nella mia stanza europea
Così…
Dal nulla.

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Ebbene sì, mi contraddico

Walt e Whitman

Fumo un toscanello alla grappa
bevo una grappa affumicata
mangio fumo senza arrosto
cammino nascosto
da un giornale
leggo sul cesso delle stronzate
e pur non avendo il porto d’armi
continuo a sparare
le mie magnifiche cazzate.

(inedito)

In Itinere – Davide RACCA

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In Itinere – Davide RACCA

Davide Racca
(Caserta, 1979)

*

Il discorso poetico di Davide Racca, complessivamente inteso (dalla scrittura alle arti figurative, dalla parola al segno e all’installazione), è animato da una forza tellurica, primigenia, da un universo di anticipazioni che confluiscono, inconsciamente, nella definizione di un itinerario particolarissimo, inquadrabile in un’ottica che Emilio Villa avrebbe definito da “opera totale”: “totale” non in quanto sistema di segni definiti una volta per sempre, ma in quanto sguardo che si fa specchio dell’origine, ricerca del momento fondante, non per seguirne la metamorfosi in una forma che si cristallizza, quanto piuttosto l’orizzonte genetico che, pur tendendo, “naturalmente”, alla forma finita, non rinuncia alla traccia di alterità, a quel “substrato di ordine” che ogni magma caotico reca in sé come tensione, come possibilità e, infine, come permanenza.
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Franco Scataglini (1930-1994)

Posto un poeta marchigiano un po’ dimenticato. Ebbe ottimi riconoscimenti in vita (Franco Brevini e Cesare Segre ne sono testimonianza), dagli anni ’80 in poi ma dopo la sua morte cadde in oblio e molte sue opere sono introvabili. Tiene viva la sua memoria il Centro Studi Franco Scataglini (www.scataglini.it) da cui sono tratte le poesie. Con Scataglini inizio la pubblicazione sul blog di una serie di poeti della “Linea marchigiana” a me cara. Fino ad oggi il testo di riferimento è La poesia delle Marche. Il Novecento, a cura di Guidi Garufi, Il Lavoro Editoriale, 1998.

(Appenini)

– dei monti Appenini
le porte in oprisse,
pareva, ai matini
(sui calcani fisse),

ma invano
e l’azzuro
gelava la forma
dei siti, al sussuro
del niente c’artorna
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Guglielmin letto da Alborghetti

Stefano Guglielmin – LA DISTANZA IMMEDICATA – (Le Voci della Luna Editore, 2006)

Note di lettura di Fabiano Alborghetti

Un tema portante de La distanza immedicata aveva già trovato luogo nel libro precedente, Come a beato confine (Book, 2003) dove già veniva trattato il tema sia del confine che della separazione tra due estremità confluenti nella specularità con cui queste si guardano: in un verso infatti – che poi darà il titolo all’intera raccolta – si dice “a nuovo rivo egli s’avvia/ come a beato confine”, un passaggio verso nuove mete (cifr. Sebastiano Aglieco) , un transito – non un approdo – una ricerca sulla natura dell’io, entità alla ricerca di un baricentro.

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In Itinere – Lorenzo CARLUCCI

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In Itinere – Lorenzo CARLUCCI

Lorenzo Carlucci
(Roma, 1976)

*

Ci si risveglia dal sonno, forse perché è nel sonno che la memoria fa più male; è nell’abbandono del sonno che “metz yeghern” dimora, è qui che alleva e dispiega la sua ala di morte, covando la storia in natura di lebbra: una sorgente inquinata che tracima oltre il vetro dei sogni, e già preme alle porte dell’alba per predarne la luce. Ci si risveglia, allora, sempre in forza di un dolore in cerca di requie o di grido sulla bocca dell’aria; Continua a leggere→

Paola Castagna

Paola Castagna è nata a Mantova nel 1969 dove vive e lavora.
Inizia a scrivere intorno ai quattordici anni, in questa tenerissima età il suo era un gesto meccanico, scontato ma negli anni la scrittura diviene parte integrante del suo vivere.
Vi si rifugia, diventa il suo segreto, la sua intimità chiusa in un cassetto:attraverso la poesia si sente salva e viva.

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Roberta Borsani

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La poesia di Roberta, il suo senso, è tutta racchiusa in questo verso: “tanta è la forza delle cose pallide”; la sua è, infatti, una poesia evanescente, delicata, una poesia che sembra svaporare ed evaporare, dove il sogno è sempre presente e il reale sembra lontano ma non lo è, una poesia dove la morte e la vita, con il loro solito fardello di angoscia e orrore, sono qui raffigurate in modo pudico, nascosto, leggero, è come se ci fosse nel contempo l’assenza e la presenza. Il passato è figura che vaga nel presente fra crepuscoli, malve, narcisi, rosai, fogliame d’argento, aghi di pino, amaro silenzio. La sua forza sta in questa trasparenza, in questa sua delicatezza, nella lentezza, nel masticare ” la felce dell’angoscia/piano/ perché non sia mortale” Continua a leggere→

Gabriela Fantato

CODICE TERRESTRE

Sez V: Una geometria forse

Nel cuore buio di tutti i possibili non nati,
la traccia sottile di una punta
cava la nascita dalle forme

Paul Klee
Diario del 1905

Una geometria forse

I.

I figli sempre rosicchiano le dita
ai padri per sentire dove
iniziò il viaggio – perché, ricordi –
dicevo anch’io perché?
nell’età prima che battezza e divide.

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