Archivi categoria: Poesia

Luca Salvatore

E fu su questi fondi che noi sognammo la Nòtte,
a sud di nessun nord, in copia calche di convèrsi,
turiboli smessi per mucchi d’ossa spolpate e rotte,
miasmi in decotti di canapa, burro e noci, aspèrsi!

leggi tutto

Attilio Zanichelli (1931-1994)

Posto le poesie di Attilio Zanichelli, poeta parmigiano dimenticato. Fu amico di Franco Fortini al quale si deve la pubblicazione presso Einaudi della sua seconda raccolta. Le sue opere sono ormai introvabili e fuori catalogo così come si auspica la pubblicazione di sue poesie ancora inedite.

Continua a leggere→

da “Pecca di espianto”, 2007-

di Marina Pizzi

[secondo espianto]

  • *
  • caro in un eremo la modalità
  • del remo, il moto in lite di starsene
  • zitto; fartene resine i passi
  • senza placente né curve di cenere.
  • salvo, poi, dalla porticina alla scalea
  • legare al laccio l’improvvisata
  • del ruzzolone dell’ora di chiusura.
  • *
  • Alcune parole non significano
  • sostegno o perdita
  • addendi o sottraendi
  • discoli o condotte dotte.
  • Solo la fune cessa lo scempio
  • del pio con il tetto del tempio
  • dell’io in fase amorosa o farsa
  • o similoro una banca da svaligiare.
  • Solo la cresta del gallo consacra
  • la fase ennesima del marciapiede
  • il ciak del film che non gira più.
  • La dedica del no che dentro m’inciampa
  • paganesimo sismico di falena
  • la luce al sì: brutalità e pozzo
  • il pulpito della nuvola svogliata
  • a te quella con le persiane agiate
  • simbolo e nascita di una rotta
  • di gruzzolo di pane appena sfornato.
  • *
  • a tratti un giretto intorno al giardinetto
  • e la giornata è tratta:
  • dimentichi che la taglia è senza indice.
  • *
  • l’orologio senza lancette dà l’ora esatta
  • sa dare la fonia del fianco al fango
  • la gondola per amanti senza cuore.
  • *
  • festa molesta questa scaturigine
  • casa circondariale
  • sorso di voce
  • tornante dispiacere.
  • *
  • Dilemmi alle mani
  • miniature del nulla
  • quasi la soglia qua
  • bolgia già la cenere.
  • *

IO TI CHIAMAVO

PIERO BIGONGIARI, da Il silenzio del poema (Marietti, 2003)

Io ti chiamavo, come tu volessi
cercarmi in quella terra di splendore
e non trovassi che il vento e l’afrore
salmastro che opaca le tamerici.
C’era un astro, brillava nei tuoi occhi
indagatori in celesti pendici,
mentre i tuoi ginocchi sanguinavano
tra gli spini.

                          Non cercarmi più oltre,
non chiamavo che la mia dispersione,
il mio io sparito era già in te
ed era la tua stessa intrasparenza,
nella luce accecante. Il nascondiglio
bruciava ogni altra evidenza possibile.

In lui origlio quello che tu dici
della disperazione che fiorisce
e stenta nel suo stesso desiderio
mentre un nome s’avventa – il mio o il tuo? –
e l’uno verso l’altro. E’ sempre ambigua
tra sé e sé l’avvertenza in cui amore
erra nascosto nel proprio splendore,
nel timore che la sua stessa essenza
– a quale dei due amanti? – strappi il cuore.

O è mutua solo la sua tomba?
E’ vera solo la divina voce
che romba solo nel proprio silenzio?

Voce sul bianco (di Elena F. Ricciardi)

Presentazione di Lucianna Argentino

Chi ha un po’ di confidenza con la Bibbia conosce il famoso incipit “Vanità delle vanità, dice Qoelet, tutto è vanità”. Erri De Luca per l’assonanza della parola ebraica “hevel” con Abele ha voluto tradurre l’ormai consolidato “vanità” (San Girolamo) con “spreco”. Mi sembra, comunque che i due termini abbiano, a loro volta, una certa assonanza, una certa affinità di senso che si insinua anche nel significato e risuona nelle poesie della Ricciardi che nella brevità dei versi, nella loro estrema essenzialità sono un esplorare che non cede a sprechi.

Continua a leggere→

In Itinere – Adriano PADUA

luce_e_ombra_luna-1114160440.jpg
In Itinere – Adriano PADUA

Adriano Padua
(Ragusa, 1978)

*

“poesia è fare spiragli, produrre crepe,
segnare filiture dentro
il sipario, dentro la Parete
Sbarrata”

(Emilio Villa)

*

Siamo di fronte a una scrittura poetica che fa della “necessità” – che si esprime in una urgenza quasi fisica, archetipica della parola, nonostante le tematiche la precipitino in una contemporaneità dolente e notturna – e della “consapevolezza critica”, tanto delle ragioni teoriche quanto delle opzioni stilistiche da cui muove e alle quali approda, la cifra più riconoscibile dell’orizzonte di ricerca in cui concretamente opera. Continua a leggere→

Ma solo così va il mondo?

di Pasquale Giannino


Toys – Ars Factory Investigation

Nuovi fermenti s-muovono le coscienze della rete, mostro tecnologico guardato da molti ancora con diffidenza, ma ultimo baluardo del libero pensiero. Si discute nei blog – non solo di argomenti effimeri – si ravvivano, talora, bei cenacoli d’altri tempi. E’ importante tutto questo, ti fa sentire meno alienato in una società omologante che svilisce l’uomo. Diverse voci urlano la rabbia, la forte indignazione per la superficialità dilagante, alcuni propongono di uscire dal mondo virtuale e scendere nelle piazze. Altri lo hanno già fatto…

Continua a leggere→

Indagini sulla luce :: 1

di Emanuele Kraushaar

mimi1.jpg

Scorre la tastiera
non c’è luce
non c’è stanza
occhieggia la spalla
stramazza il battito
Mimì Mimì Mimì con le mani quanti punti ricami
volteggiando come fai tu
sotto la rete, invincibile sei
Sotto il letto c’è una botola
e lo so che c’è .
Mimì Mimì Mimì con le mani tiri come uragani
di avversari tu non ne hai più
quanta fatica arrivare lassù
Sotto il letto c’è una botola
e lo so che c’è l’eroe scomodo
che sonnecchia
attorcigliato agli alberi.

Valentina Calista (di Paola Lovisolo)

“La vita esige che traiamo forza dalle nostre debolezze”
Annemarie Schwarzenbach

I versi di Valentina Calista, neolaurenda in lettere moderne a breve all’università della Tuscia, con una tesi su Alda Merini, posseggono rifinita e matura eleganza in evoluzione com-plessa tra buio e luce in fitte maglie e con proprietà linguistica mai ridondante; una metronimia poetica flessuosamente dolente senza tentativi di macrocristallizzarsi, ma variante con il confliggersi continuo proprio dell’intimo umano.

Continua a leggere→

Paolo Bertolani (1931-2007)

Posto qui una poesia in ricordo di Paolo Bertolani scomparso domenica 18 febbraio all’età di settantacinque anni dopo una lunga malattia.

(era la guerra, bussavano)

lo fermeremo
sul bagnasciuga il nemico giurato,
l’altro da sé – sia esso turco o suddito
della Perfida Albione – laggiù sulla battigia
il male da annientare, onde salvare i figli
la razza, il focolare insidiato…

Era la guerra, bussavano
ai confini non i nemici ma una lunga fame
giorni bestiali la carne cristiana macellata
lungo gli argini, ai piedi di un muro – ed era
l’aria tutta piena di gridi
e si diceva rivolti alla radio: tempo di guerra
più bugie che terra

Tratta da: “Piccolo cabottaggio”, Contatto Edizioni, 2004.

Non per sognare

Non per sognare l’anima di un falco
o per vivere l’attimo del fuoco
che nella notte seguace ti sprofonda
o consumato ti abbandona esanime
là dove l’acqua in gorghi più profonda
attira a sé te, nel suo nerume

ma per soffrire strade senza lume
ti sono date e ansia senza fine
e un desiderio che non placa il canto
di veraci sirene lungo il fiume.

Varchi del rosso (di Rita R. Florit)

Varchi del rosso
di Rita R. Florit

Nel maggio arioso avrei pensato
un cielo allontanato dal biancore
surfactante, in interiore celeste tessuto,
in cerca di una quieta via di bruchi,
di insett’assalto ai pollini dorati,
d’onnipresente cinguettar dell’aria
in disperati morsi al cuore delle attese.

Nel centro avviluppante della luce
è il senso vellutato delle rose muscose e
variamente inclini a spudorata offerta
ai varchi più funamboli del rosso;
fiammanti più che roghi circoscritti,
esili nel levarsi fil di fumo
d’antichi cori funebri e cinerei…

Continua a leggere→

Antologia dei poeti de La Gru

da “Scorie contemporanee – Antologia dei poeti de La Gru”, 2007.

DANIELE DE ANGELIS (1981)

Neon

Su una sedia a rotelle s’è messo a dormire;
il braccio puntato con forza alla barella
gli regge la testa (senz’ombra il pavimento).

La porta scorrevole di legno chiaro, enorme
quadrato, dispone a compulsare targhe
alle braccia conserte sul petto, al passeggio
decerebrato, come muscione sul vino.

Continua a leggere→

Serve una continua manutenzione a questa piccola scialuppa che ci ospita…

Claude Monet – Madame Monet e suo figlio – olio su tela – 1875

Viviamo in un’epoca allo stesso tempo affascinante e terribile. Affascinante perché mai come adesso il futuro della Terra è nelle nostre mani, infatti quello che avrà luogo domani dipenderà in buona parte da ciò che la comunità umana farà o non farà oggi; terribile perché la nostra generazione è la prima, da quando la specie umana è comparsa su questo pianeta, ad avere il potere di distruggere, in poco tempo, tutto quello che ci proviene dal passato, compromettendo irrimediabilmente quello che potrebbe esistere nel futuro. Del resto l’Homo Sapiens (Sapiens) ha interagito con il mondo naturale sin da quando si è formato (o, meglio, fin da quando si è venuto a definire), originariamente ‘modellandosi’ ad esso poi, con il passare del tempo, e con l’evolversi delle proprie risorse culturali, ha incredibilmente ampliato (ahinoi) le capacità di modificazione dell’ambiente.

Continua a leggere→

DIZIONARIO / Alba

alb2.jpg

IN THE MORNING YOU ALWAYS COME BACK

Lo spiraglio dell’alba
respira con la tua bocca
in fondo alle vie vuote.
Luce grigia i tuoi occhi,
dolci gocce dell’alba
sulle colline scure.
Il tuo passo e il tuo fiato
come il vento dell’alba
sommergono le case.
La città rabbrividisce,
odorano le pietre –
sei la vita, il risveglio.

Continua a leggere→

Elio Filippo Accrocca (1923-1996)

accrocca.jpg

Portonaccio

Portonaccio è un ponte sulla ferrovia,
è un quartiere di povera gente.
Gli uomini, da vivi lo ignorano,
da morti lo abitano.

È questo il ponte che conduce all’isola
dei prati dove muore la città
d’uomini vivi, dove vive il campo
santo dei morti tra convogli radi
al fischio delle fabbriche.
A notte i morti crescono coi tufi
che ardono alla luna.
È questo il ponte che conduce all’isola
dei morti dove vive la pietà
degli uomini che vegliano nel grigio
di queste loro case in miniatura
sepolte dentro gli orti.
A notte i treni passano sui morti
che ridono alla luna.

Continua a leggere→