Archivi categoria: Racconti

Bloc notes. Se la casa è in fiamme. 2


di Giorgio Morale

E’ difficile pescare un giorno, un’ora, una sensazione che sia unica: una scoperta. Eppure! Non siamo sempre in formazione?

Due o tre, forse dieci ricordi si sono fissati come fotogrammi fissi, via via sempre più esili. Risalgono ai primi anni di vita. In pochi credono che siano autentici e molti hanno ipotizzato trattarsi di quadri da me composti sulla base di racconti ascoltati sin dalla più tenera età. E’ successo diversamente: sono ricordi a cui sono tornato e tornato, facendoli sempre riemergere. Alla fine, di qualcuno rimane l’immagine e si smorza il sentimento. Continua a leggere→

Il lavoro

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di Franz Krauspenhaar

lavorare stanca, non lavorare ristanca, è una falla nel nostro sentire e agire, la disoccupazione sonda – l’anima, catetere gigante d’un sociale ammaccato, e le persone che gridano da dentro le loro ulcere di farsi pagare, a ferita, a strappo, a sutura non suturata, nel rimargino lento di giorni pochi, brevi, e scuri, entrate a buio, uscite a buio. lavorare quando sei al lavoro, non lavorare mai, lavorare quando non sei al lavoro, tiepide notti, all’alba, di sera, al gelido mattino, a interrogare una scrivania vuota, sedici e trenta ancora un’ ora o due, buon finesettimana ingegnere, ciao ciao caporeparto, il mio posto è vacante, on (?) vacancy come nei motel di un film anni 50, la classe operaia andò in paradiso e da lì nessun segnale, nessun sonar, e anche le stelle fanno sentire un fruscio bianco, mentre stanno a guardare, gl’operai trapassati invece niente, non rullano più tamburi – nè qui, nè là, silenzio immenso, immenso.

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Provocazione in forma d’apologo 3

Quasi ogni mattina, sul tram che mi porta in ufficio, incontro un rivoluzionario d’annata, col quale disputo sui massimi sistemi. Entrambi recitiamo una parte, ma non credo che lui se ne renda conto. Proprio ieri mi ha detto una frase che mi ha fatto sorridere: “Mettiti gli occhiali da sole, se ti dà fastidio la luce”.
Sfottò abissale, che lascia spazio ad almeno due interrogativi.
Primo: l’uomo storico è fatto per la luce piena? Secondo: ogni fenomeno luminoso che permetta comunque di vedere (o illudersi di vedere) qualcosa, è ipso facto Luce, e pertanto buono?

In diretta dall’Infernuccio

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di Mauro Baldrati

Non proprio dall’Inferno, non dal Grande Salone, non vuoi gloriarti, però dall’anticamera, dall’Infernuccio forse sì. Non vi sono i grandi fasti della Sala del Regno, non vi sono i Papi e gli Imperatori, ma un anfitrione c’è, un plenipotenziario, e non scherza.

E’ Il Nero.

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Provocazione in forma d’apologo 2

  Conosco persone  che continuano per anni a servirsi  del  medesimo ristorante,  del quale,  chiariamolo fin dal principio, non sono affatto contente.  Lo eleggono,  dapprima, per qualche motivo particolare, o per nessun motivo particolare;  e seguitano poi a frequentarlo anche quando, in genere assai presto,  ne scoprono i gravi difetti. 

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Bloc notes. Se la casa è in fiamme. 1

di Giorgio Morale

Come ridere?
Come abbandonarsi alla gioia
se il mondo è in fiamme?
Perché sei avvolto nel buio
non dovresti cercare la luce?
(Dhammapada)

Una tv ad alto volume, una moto, una macchina; una fila di finestre illuminate permette di seguire le volute di una rampa di scale; una fila verticale di finestre piccole, come una feritoia: quelle del bagno; un rimestare, un tintinnio di posate, un cassetto che si chiude. Seguendo il chiarore del cielo arrivo a scoprire la luna.

A volte mi sembra di aprire ogni giorno di più gli occhi sulle cose di sempre. A volte mi sembra di disimparare, giorno per giorno, antiche evidenze. Continua a leggere→

Il canto della gazzella

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di Marino Magliani

tener d’occhio tutta la prateria, la notte che ti confonde e libera mille odori, in attesa di farsi rincorrere e intuirla appresso, la belva che graffia l’aria, te l’avessero detto che eri solo perché dovevi sfamare qualcuno, e corri con gli zoccoli dei tuoi simili che ti vengono incontro e scappi ma dentro sai che sei scappata troppo e solo un istante fa avevi pensato che non vuoi più scappare ma ora rimandi, scappi e scappate in mille ma tu scappi di più perché sai che gli artigli cercano te e allora basta cosí, dici a chi ti ha gettato in quest’erba, e lo dici intanto che corri, lo dici intanto che ti passano davanti i tuoi simili, lo dici intanto che vedi che sono quelli che nessuna fiera prenderà mai per un pezzo, lo dici mentre ti gettano un’occhiata tra lo spavento e la coscienza di sapersi dotati d’eccezionale falcata e una volta passati loro ti dici che ora provi a starci al fianco, ma ti perdono, perché tu sei nata per sentir da vicino il graffio nell’aria, scatta e vai a zig zag, non voltarti e sai che se fra poco non sentirai le urla di qualche essere lento che ti assomiglia il pericolo aumenterà, poi ció che attendevi e non giungeva mai ti entra dentro, l’urlo di chi aveva corso troppo ha riempito la notte, e bastarda, ridi come una gazzella e corri ancora un pezzo rifiatando, ansante ti dici che la notte é andata e mentre masticherai una manciata d’erba arriverà l’alba e di nuovo all’orizzonte ci sarà da tener d’occhio la polvere e più vicino l’erba alta che si muove, ora non pensarci ancora

Una grossa testa

di Emanuele Kraushaar

Ci sono dei grossi alberi nel bosco e a lui piace appoggiarci la sua grossa testa. Quando è mattina presto e non c’è nessuno. Poi, quando sono quasi le dieci, ritorna a casa che nessuno lo vede e cerca di trascorrere una giornata piacevole, senza pensarci troppo.

(Emanuele Kraushaar, Tic, Atì Editore, Milano 2005)

Provocazione in forma d’apologo

di Roberto Rossi Testa

Mi capita spesso di scrivere provocazioni in forma d’apologo, eccone una.

Una notte ho sognato che, mentre rigovernavo, suonavano alla porta. Con lo strofinaccio in mano andavo ad aprire e mi trovavo di fronte una persona dimessa, ma, come dire, il cui aspetto dimesso pareva nascondere a fatica un qualchecosa di possente e di glorioso, ecco, come se un gigante fosse stato compresso a viva forza negli abiti di un nano.

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L’uomo-fango

di Antonela Pizzo

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Prova ad immaginare un uomo senza cuore, un uomo con il cuore di pietra, un egoista che pensa solo a se stesso, che si disinteressa di chi sta male, di chi ha bisogno, insomma immagina un vero e proprio pezzo di fango; ebbene, potrebbe accadere (magari sarà già capitato a qualcuno, solo che noi non lo sappiamo) che un bel giorno quest’uomo-fango si fermi davanti ad un semaforo rosso. Immagina una zingara, come ce ne sono tante, niente di particolare, che si avvicina all’uomo e gli chiede l’elemosina.

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due libri

Recentemente mi sono trovata a leggere due piccoli libri preziosi, di poesia e vissuto umano, dove il tema è l’accettazione dell’esperienza anche nelle sue forme più dolorose e acute di perdita. Riflettevo su quante parole e sforzi si spendano nella lotta per i propri ideali, i propri sogni, la propria affermazione contro la crescente invisibilità. Più forte della lotta tuttavia è il riuscire ad accettare in toto la vita – non c’è resistenza né pacificazione se prima non si è riparo a noi stessi. Ci sono poi cose come la morte di una persona cara, la malattia, la violenza dell’esistere (e delle scelte) contro cui non si può combattere a lungo – bisogna in qualche modo infrangersi e poi aprirsi a loro, al dolore che ne viene, alla “gioia”, se gioia è capacità di portarsi con coraggio nel nostro limite.

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Faletti

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di Franz Krauspenhaar

Faletti, il noir italiano. Faletti all’Isola d’Elba mangia una trota spedita in busta refrigerata chiusa dal Lago Maggiore. Faletti si masturba pensando ad Antonio D’Orrico. Faletti che fischietta Minchia signor tenente mentre si fa la doccia.

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