Archivi categoria: Racconti

Marilyn Monroe – Un piccolo monologo

Marilyn Monroe angelic in white

[Per i 90 anni mai compiuti da Marilyn Monroe pubblico questo monologo inedito, che ho scritto con molto amore per questa donna con la quale sento un legame speciale.]

Io bambina e mia madre che urla ridendo. O ride, urlando. Non so. Rabbia o felicità, non lo so.

Mia madre era pazza, credo, finita nell’ospedale dei matti; anche io del resto, un paio di volte, forse tre. Una volta mi sono fatta venire a salvare da Joe, sia fuggiti via attraverso la cantina..
Joe DiMaggio, il mio marito pazzo, che mi ha amata credo come nessuno. Perché scegliere una donna che tutta l’America vuole portarsi a letto se sei geloso anche di un solo sguardo? Continua a leggere→

Il piccolo idiota

piccolo idiota

di Gianni Fumagalli

Sei un idiota, un idiota, un idiota! Gridava come un ossesso il piccolo capobanda, la bocca sguaiata a mostrare una fila di denti guasti e irregolari. Le guance rosse per la tensione, le vene quasi a esplodere. Dovevi stare zitto, ecco cosa devono fare quelli come te: acqua in bocca e basta, e non andare in giro a raccontare quelle cose che non devi dire.
Idiota? Ma cosa vorrà dire: i-dio-ta, forse dio t’aiuti, o forse è solo uno sfogo, era proprio arrabbiato! E più ci penso e meno riesco a capire cosa ho fatto di male, e poi quell’”acqua in bocca” cosa c’entra, non ho detto proprio nulla a nessuno, perché dovrei tenere l’acqua in bocca, se ho sbagliato me lo deve dire perché io non mi sono accorto di nulla.
E’ proprio un idiota, ma la deve pagare. Come dice sempre mio nonno: “chi non sa tenere le parole in bocca le dovrà pagare con gli interessi, anche per il giorno dopo”. Si, pagherà con gli interessi, ho pronto un bocconcino che spero gli vada tutto di traverso. Continua ad andare in giro con quella faccia d’angelo imbalsamato da prendere a sberle anche senza motivo.
Come faccio a chiedere a una persona che non vuole ascoltare, di spiegarmi bene quello che gli ho fatto di male, ancora oggi non riesco a saperlo. Mio nonno diceva sempre: “prima di parlare bisogna imparare ad ascoltare”. Io ho cercato di parlare con lui, ma non vuole saperne di stare ad ascoltarmi, trova sempre mille modi per evitarmi o di offendermi.
Per intanto tutti i compagni di classe sono con me. Io sono il capo, loro ubbidiscono senza fiatare, fanno tutto quello che io ordino. Mio nonno dice che non basta comandare, bisogna essere capaci di farsi ubbidire e io ci riesco perché conosco cento modi per ottenere i loro sì. Loro sono pecore che hanno paura delle minacce, basta saperle usare e ottieni tutto. Continua a leggere→

“Una lacrima sulla tomba di mia madre”

Clipboard01di Cinzia Guerriero

Tante volte, in tanti anni ho sentito mia madre parlare dei sessani, di questo paese assurdo che è Sessa e mai, mai una volta in cui mia madre, quando nominava Sessa e il suo popolo, non dicesse: eppure di peste e corna ne dicono tante, ma io da questo paese ho ricevuto solo amore e sostegno, ognuno a modo proprio, ma mi hanno sempre amato, accolta, io forestiera, in un mondo di tradizione e mistero, un mondo di dialetti e di vicoli con la musica e le chiese. E poi ad un certo punto, come una vera sessana, lei a Pasqua, più di ogni altro momento, più di tanti altri sessani, si sentiva cittadina di questo paese. Ed entrava nel circolo delle tradizioni, dei portoni lasciati aperti per sentire il miserere, delle 15/20 pastiere che preparava e metteva sulla mensola più alta del salotto per non farle annusare al gatto, coperte amorevolmente dalla plastica infiocchettata. Continua a leggere→

Axis mundi. Storie della Brianza: Bar Jolly

di Gianni Fumagalli

bar sport

Lo squarcio della claire del bar Jolly, in un fresco mattino d‘inizio estate, interruppe per un istante il gioioso vociare degli uccelli; i primi a impossessarsi del silenzio residuo della notte per poi cederlo agli aggressivi rumori del paese. Il gesto di Peppino, deciso ma stanco, diceva che le ore di sonno non erano state sufficienti. Un’altra lunga giornata stava per cominciare con la prospettiva, come tutte le altre in quella stagione, che durasse fino a notte fonda. I primi avventori arrivavano frettolosi per un caffè, davano un rapido sguardo al giornale sportivo e tra un commento acido e un saluto confidenziale uscivano frettolosi per recarsi al lavoro. Continua a leggere→

METTE NORRIE: “L’OMBRA DEL LUNEDÌ”

Testo introduttivo e traduzione di Giovanni Agnoloni

Mette Norrie è un’artista visuale e una scrittrice residente a Copenhagen, che opera negli ambiti della poesia, delle illustrazioni e dell’arte sequenziale. Attualmente sta lavorando a una raccolta di racconti grafici. Il suo sito è www.mettenorrie.com.

Ho tradotto dall’inglese alcuni suoi micro-racconti, il primo dei quali reca, come l’illustrazione che lo accompagna, il titolo L’ombra del lunedì, mentre gli altri sono intitolati Luoghi destinati a sparire a settembre. Ciascuno di essi fotografa un momento di vita interiore calato nel mondo.

"The Shadow of Monday", di Mette Norrie

“The Shadow of Monday”, di Mette Norrie

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Marie von Ebner-Eschenbach: Vita quotidiana

donna

All’indomani delle nozze d’argento che una coppia di riguardo avrebbe festeggiato solennemente con amici e parenti la moglie si sparò.
Fu una vicenda totalmente inspiegabile. La suicida era vissuta in circostanze alquanto favorevoli e tutti coloro che la conoscevano l’avevano amata e stimata molto. Se n’era andata senza congedarsi, senza lasciare una sola riga a nessuno dei parenti, nessun chiarimento, nulla che potesse essere interpretato come biglietto d’addio. Era andata verso la morte così come si va da una stanza all’altra. Sulla scrivania c’erano ancora il quaderno su cui aveva annotato le spese del giorno precedente e i soldi per il giorno seguente. Accanto, appena arrivato, l’omaggio di una associazione, di cui era stata presidentessa, venticinque rose La-France in un bel vaso d’argento e un pacco di telegrammi, in parte già aperti, con i più sinceri auguri e apprezzamenti nei confronti della signora.
Ma quella donna, alla quale erano indirizzati, era stata trovata morta nella poltrona vicino alla scrivania, accanto a lei, sul pavimento, la rivoltella con la quale si era sparata al cuore. Diretta al cuore. Uno sparo preciso, scattato da mano sicura. Continua a leggere→

Pagine, di Rosa Salvia

pagine
Quel venerdì pomeriggio per strada c’era un funerale. Amina chiuse per un attimo gli occhi. Attorno a lei un mondo senza suoni, una fessura attraverso la quale i morti passano clandestinamente il confine.
Aveva un’aria febbrile sotto il velo, con gli occhi più lucidi del solito. La bocca carnosa pareva un grande fiore cremisi, in contrasto con il pallore del volto.
“Scappa, scappa,” le aveva urlato sua madre, “salvati figlia mia, salvati.” Continua a leggere→

Un nome scritto a matita

Montefeltro
di Barbara Pesaresi

Il volto riflesso nel vetro del finestrino si sovrapponeva in trasparenza alla fuggevole litania di sonnolenti paesini costieri.
A tratti, a rompere quella monotonia, dal fondo di un viale o da uno squarcio tra case addossate le une alle altre, baluginava il grigioblu del mare.
– Perché proprio adesso? – era sbottata Ada il giorno prima, l’espressione in bilico tra stizza e stupore, allargando le braccia nel tipico atteggiamento che assumeva quando qualcuno della sua famiglia, bypassando la sua preziosa consulenza, la metteva davanti al fatto compiuto. Continua a leggere→

MARCO CANDIDA: “LA MADRE DELL’ISPETTORE BALTI”

di Marco Candida

La madre dell’Ispettore Balti

(testo che uscirà sul “Wall Street International Magazine” il 20 febbraio 2016)

Nella posizione di madre di un Ispettore di Polizia Laura Balti si è sempre sentita in imbarazzo. Cos’ha da spartire lei con un investigatore? Quali profili della sua personalità o quali geni suo figlio può aver tratto da una come lei? Forse la dirittura morale e un certo qual sentimento d’indignazione di fronte alle ingiustizie. Ma quanto a fiuto o acutezza di ragionamento, di sicuro non può aver preso da lei; ed esclude possa aver preso da quel mezzo rimbambito del padre, nonché suo marito ormai dalla bellezza di quarant’anni. Tuttavia, forse per questo, a settantasette anni, Laura Balti (il suo cognome è Sennetti; ma non le procura alcun imbarazzo sfoggiare il nome del rimbambito, specialmente grazie ai figli) ha accettato l’incarico di mistery shopper. Non che ne avesse bisogno. Col suo lavoro di avvocato Leardo ha messo da parte una quantità di soldi invidiabile. In più Laura proviene da buona famiglia e, ringraziando il Cielo, non l’è mai venuto in mente di sperperare denaro facendo investimenti sbagliati o scialacquandolo. Continua a leggere→

Tra me e lui, di Elisabetta Bordieri

Venezia
Strano come si possano assemblare parole scrivendo di passione e mistero con una maestria tale da riuscire a calibrare le astrazioni della mente e poi non essere in grado di dare loro foggia e ossatura nell’esatto momento in cui dovrebbero saper carezzare la pelle appena conosciuta e incontrata. Strano come lui sia stato capace di farlo. Ma cos’è strano e cos’è normale? Continua a leggere→

La borsa

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di Beppe Mariano

Milano, 12 dicembre 1969, ore 16.

Impugna il manico della borsa, come se impugnasse una spada: le vene della mano si
evidenziavano per la tensione. Una lieve perlinatura essudativa la ricopre. Un dito rompe
l’allineamento con gli altri, in modo appena percettibile.
Controlla l’orologio, scorge davanti a sé un impedimento non previsto, reagisce strattonando la borsa, ma subito s’irrigidisce, come se i battiti del suo cuore gli perforassero la mano.
Con il sangue in emulsione scruta la borsa. Si tratta d’una borsa nera, in similpelle, ben capiente, con cerniere laterali, simile a molte altre.
Rinfrancato, riprende il suo passo rapido. Il manico della borsa scorre dal palmo della mano ai polpastrelli e viceversa.
L’impugnatura ora s’allenta, si astrae, diventa infantile… Continua a leggere→

Ci devi pensare tu

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Sei un bianco occidentale di circa trent’anni nel corpo di un nero di dodici che vive a Mogadiscio. La Storia ti è stata riassunta nel briefing iniziale: colonialismo, dittatura, guerra civile, pirati, carestie, condizioni socio-economiche, tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli, le tue sorelle, la tua istruzione, le tue prospettive, il tuo presente, ora, adesso, quando tutto questo comincia. Poi, se vorrai, potrai approfondire il resto con calma, nel tempo – e di tempo ne hai – perché in Africa non ci sei nato e non ci sei cresciuto, non l’hai neppure mai vista, l’Africa. Ma non è questo il punto.
Il punto è che la Storia è una storia vera, e che il bambino è un bambino vero, e che la sua famiglia, i suoi amici, i suoi Continua a leggere→

Scòstati dal sole, di Rosa Salvia

patibolo
Dalla raccolta inedita di racconti Le conseguenze dell’amore

“Tutto è dentro di me, in attesa che io lo capisca”. Delara talvolta si adagiava in soffitta su un vecchio materasso, là dove il suo rigurgito di molle e d’imbottitura lo permettevano. Inseguiva pensieri, ‘visioni’. Poi poggiava il cavalletto e le tele di fronte alla finestra per avere la luce del sole riflessa sui colori e iniziava a dipingere quel che la sua mente creava. Continua a leggere→

Vuoi ballare?

bottoni
di Barbara Pesaresi

– La nonna Mina è la persona più importante della mia famiglia.
Terminava così il tema di Chiara. Martina aveva chiesto ai suoi alunni di terza elementare di raccontare la loro famiglia. Velocemente, vi scarabocchiò sopra a matita qualche parola di commento. Era l’ultimo. Chiuse il quaderno, lo impilò sugli altri e si tolse gli occhiali. Continua a leggere→

PATRIZIA BARTOLI, “IL MARE D’INVERNO”

di Patrizia Bartoli

Il mare d’inverno

Amava il mare d’inverno. Dalla finestra della sua camera d’albergo Emma osservava le onde che appena mosse si rincorrevano sotto il limpido cielo mattutino di fine gennaio.
Come le capitava sempre più spesso, aveva dormito soltanto poche ore.
Era tornata a Viareggio la sera prima con gli ultimi risparmi. Non erano molti e forse era stata una sciocchezza pernottare al Royal, ma non le importava granché. Quei pochi soldi non sarebbero durati a lungo, anche se avesse scelto una pensione economica al di là della pineta, rinunciando così alla vista incantevole della spiaggia deserta.
Non era nata a Viareggio e aveva vissuto altrove fino all’età di undici anni ma, dopo la morte dei suoi genitori, vi aveva trascorso l’adolescenza e la giovinezza.
Zio Aldo e Tina, la moglie americana, l’avevano accolta nella loro casa prendendosi cura di lei con amore e pazienza.
Il dolore l’aveva resa una ragazzina difficile, tuttavia lo zio le era sempre rimasto accanto, sapendo cogliere quel che c’era di buono nei suoi furibondi atti di ribellione che scoppiavano improvvisi. Ne aveva accettato gli sfoghi impetuosi, così come i cocciuti silenzi.
A lungo Emma era rimasta chiusa in se stessa, preda delle sue angosce, infine aveva imparato di nuovo a sorridere e quelli passati con zio Aldo si erano rivelati i migliori anni della sua vita.
Anche Tina era stata affettuosa con lei, sebbene non avesse mai voluto che la chiamasse zia. Continua a leggere→

Sorridi, respira e vai piano

Chitarra 2
di Elisabetta Bordieri

Curioso come i pensieri a volte riescano a districarsi apparentemente senza conseguenze rovinose in policrome vie lascive e poi si riammassino violentemente dando vita a tanti piccoli grumi di fango opprimenti ma risolutivi, senza dare nemmeno modo di chiedersi come si siano coagulati. Ma questo Caterina lo avrebbe colto solo dopo il risveglio e a distanza di qualche ora. Provò ad alzarsi prima del trillo della sveglia quella mattina per riservare un tempo elusivo a un monastico cappuccino fatto in casa ma, soprattutto, per consacrarsi con dovuta cura a una doccia per ripulire dalle tossine della noia gli spazi angusti di un’energia ormai in disuso. Ignorando la carezza del semplice getto d’acqua, ma confidando nel fragore famelico di uno scroscio impetuoso di pioggia, aprì il rubinetto per lavare quel torpore che da mesi l’accompagnava. Continua a leggere→

Forever

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La sveglia a sensori mi dà l’ultimo avvertimento che è arrivata l’ora di scendere dal letto. In realtà io lo so già da un po’, o meglio, una parte del mio corpo ha cominciato a saperlo già da un pezzo che quell’ora stava per arrivare. La sveglia è stata programmata per rilasciare avvisi sonori a frequenze bassissime, in maniera da assicurarsi che il mio risveglio sia piacevole e il più possibile privo di traumi. Il. Più. Possibile. Tre parole che troverete scritte ovunque. Non c’è azienda che possa assicurare una riuscita del 100% in questo genere di faccende: troppi elementi non prevedibili, e un fronte illimitato di avvocati pronti a tirar giù pezzo dopo pezzo anche la più costosa sede della Continua a leggere→

Estratto da “Korallo” di Pierre Gaffuri.

Korallocopertina

di Pierre Gaffuri


 

Tre uomini, dentro un pezzo di terra così puro da sembrare finto. Due ombre sull’orlo di una strada appena segnata nell’erba, la sagoma di un altro, più lontano, vicino a un cespuglio basso. Silenziosi come animali.
Uno dei due fece un passo avanti.
«Allora?» chiese piano.
«Non so, forse» disse l’altro.
E ripresero ad ascoltare il silenzio e ad aspettare l’alba.
«Ecco, cantano» disse Giulio, indicando la china del monte davanti.
Angelo socchiuse gli occhi e prese a guardare in quella direzione, senza fiatare, per pochi secondi.
«Sono i cani» disse, guardando la macchina e la cassetta appesa dietro.
Giulio scosse il capo, non era d’accordo, tuffò lo sguardo in mezzo al campo di erba medica. Un campo enorme.
«Dov’è Paolo?».
«Laggiù, dietro il cespuglio» disse Giulio.
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“Cosa è il vetro” di Ann-Sofi Andersson

vetro ann-sofiCos’è il vetro?

È una finestra puntata sul mondo dove la luce può entrare. Posso lasciar cadere lo sguardo all’esterno, ampio e rotondo, o spiare curiosa cosa stai facendo, qui dentro. Se voglio posso chiudere fuori l’inverno gelato oppure, se tu vuoi, posso aprire – e far entrare il canto primaverile e allegro di un usignolo. È freddo e duro senza pietà contro la guancia di un bambino. L’impronta sporca del suo pollice lo rende più affascinante. Una fine spaventosa per gli uccellini. Frammenti spietati riposano nella mano insanguinata. L’immagine speculare di me stessa e dell’ombra scura che non riesco a scacciare. Sta lì se la cerco, ma anche se non. La posso vedere o oltrepassare.
Vetro identico alla vita. Una scoperta, un lavoro. Continua a leggere→

Eros neutrale

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di Gianni Fumagalli

E’ stata una recente conversazione sulla scuola ad evocare il ricordo e sono bastate due parole, pronunciate da un’amica, Mosè Bianchi, per accendere la magia delle Petit Madeleine. Allora tutto un mondo caduto nell’oblio è riaffiorato nitidamente alla memoria con il suo caleidoscopio di volti, voci, luoghi.
Nella seconda metà degli anni sessanta decisi di passare ai corsi serali dell’Istituto Tecnico Statale per Geometri Mosè Bianchi di Monza. Avevo frequentato il biennio diurno ma volevo assicurarmi una relativa autonomia economica, così cercai un lavoro e continuai gli studi la sera. La classe nella quale fui inserito rappresentava un’ampia gamma della categoria dei lavoratori e accoglieva studenti dai diciassette ai quarantacinque anni. Continua a leggere→