Archivi categoria: Racconti

Un canto di gloria alle opere e ai giorni

“Non si tratta di un collage di stati d’animo: viene data voce a un piccolo mondo scomparso, rispetto al quale l’io narrante si tiene giudiziosamente in disparte, riservandosi la consistenza del coro, intuendo che la storia di ognuno non è che il riflesso di quella degli altri. Per non dire del giudizio politico che ne discende, con garbo ma anche con fermezza.” (dalla presentazione di Bruno Nacci)

Segnalo su Samgha un mio articolo su Da grande voglio fare il poeta di Giancarlo Consonni, un libro che merita di essere accolto nello scaffale dei più cari tra i libri sull’infanzia e che già avevo segnalato qui, dove si può leggere anche una selezione di brani. Continua a leggere→

Sfiorendo

Pretto
di Rossella Pretto

La vedo, un giorno, fare capolino nella vetrina di un negozio.
Bella nella sua fissità.
Immagine di donna che oltrepassa il tempo.
Non resisto. Seguo l’impulso di fermarmi e tornare un pochino indietro: giusto qualche passo per dare una sbirciatina dentro. Le lancio sguardi impertinenti ma così, girando gli occhi all’intorno quasi senza farmene accorgere. Come se non fosse lei l’oggetto del mio desiderio.

– Desiderio immediato puro e fulmineo.
Che non lascia dubbi-.

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“LA CASA DEL CERAMISTA”, DI LETIZIA PUCCINELLI

Letizia Puccinelli è lucchese, narratrice e musicista, con una predilizione per la poesia vernacolare. 

Dennis Fazio è nato a Sydney e vive a Pieve di Teco (Imperia). Artista di strada, effettua performance dal vivo di pittura gestuale (dal figurativo all’action painting). Da qualche anno, predilige la scultura (gestuale informale) e installazioni di landart. Il suo sito è www.arrognanaturarte.com.

“La casa del ceramista”, di Letizia Puccinelli

"... e quando arriva il sole..." (di Dennis Fazio)

“… e quando arriva il sole…” (di Dennis Fazio)

Le chiacchiere vuote e le grida dei commensali mi avevano stancata. La fame era soddisfatta e, pur avendo ordinato dell’anatra, era già passato troppo tempo da quando stavo seduta. L’impellenza dei miei vent’anni mi impediva di rimanerci ancora a lungo. Sentivo che era mio dovere imperioso alzarmi e fare una passeggiata.
Una strada battuta, tra l’erba, si divincolava dal grande patio coperto del ristorante.
La percorsi. Si snodava tra tende di indiani e panni stesi, per fermarsi davanti a un cancello.
Di legno intagliato ad arte e verniciato con cura. Bianco e marrone. Chiuso. Neanche un campanello o un citofono al di qua della pittoresca barriera.
Al di là un vialetto fiancheggiato da bassi cespugli di felci, eleganti e misteriose.
E, di lì a poco, una casa che pareva venuta da un libro illustrato di fiabe. Strani pannelli di terracotta rossa, bucherellati e dipinti con pazienza, facevano bella mostra di sé sulla facciata, insieme a cassette di legno sverniciato che pendevano dalle finestre. Aprii con trepidazione il cancello e avanzai. Continua a leggere→

Alto sulla sabbia IV

di Antonio Sparzani
IV.
Soprattutto uno dei racconti che gli riferì Kalìa ricordava con vaga emozione. Yaslih era in quel periodo precettore in casa di un ricco mercante che aveva molto viaggiato ma che si era definitivamente stabilito nella grande città, e la cui figlia non sopportava, per vizio di famiglia o per insofferenza d’indole, la scuola riservata alle ragazze. Yaslih aveva finezza di modi e chiarezza di mente e di parola sufficienti a riportare le curiosità della ragazzina nell’alveo di un apprendimento ricco e variegato. Andava regolarmente in casa del ricco mercante e vedeva la giovane Ghiza, in una stanza ricca di tappeti e di libri antichi, che il padre aveva durante la sua vita raccolto e accuratamente conservato. In particolare la varietà delle lingue del mondo appassionava Ghiza, che chiedeva sempre nuove strane parole e nuovi esotici suoni. Yaslih conosceva un paio di lingue europee, oltre l’ebraico e il persiano e riuscì a comunicarle, nei primi due anni della sua attività di precettore, quasi tutto quel che sapeva; ma il gioco più bello Continua a leggere→

Alto sulla sabbia III

di Antonio Sparzani

III.
Camminava incredulo tra i resti delle tende bruciate e i resti dei soldati che avevano occupato quell’avamposto fino al giorno prima. I resti ancora fumavano, la distruzione era molto recente. Shar pensò subito di essere scampato per merito di quel coltello sporgente dal terreno che l’aveva fatto inciampare, e aveva deviato il corso dei suoi pensieri così da farlo ritardare; forse no, rifletté, non sarebbe riuscito ugualmente a giungere la sera prima, però, difficile dire.

Shar si aggirava a guardare senza vedere il frutto di una così intensa volontà distruttrice. Aveva tre compagni in quell’avamposto, che gli erano vicini più di altri, Ishal, l’intellettuale, il rozzo Baskir, e Yaslih, il migliore, cosi detto.
La tenda di Ishal la trovò rapidamente, frugò tra i monconi di paletti e tra i panni bruciacchiati, frugò anche tra gli indumenti consumati dal tempo e sotto i corpi mutilati, e trovò quello che pensava di trovare. Tutti i bigliettini e i quaderni di Ishal, la sua scrittura disordinata e continua, le sue cancellature e i suoi rimandi, le macchie di inchiostro e le pagine ancora bianche. Continua a leggere→

Tennis, di Roberto Saporito

tennis 2014
La vostra preoccupazione per ciò che gli altri pensano di voi
scompare una volta che capite quanto di rado pensano a voi.

(David Foster Wallace, Infinite Jest)

Lancio la pallina e la colpisco con un piccolo ritardo nella discesa. Una mia battuta tipica, un mio tratto distintivo.
Jim la colpisce come può e la rimanda, alta, nella mia parte di campo.
La colpisco, forte, di dritto, e la infilo, in un passante lungolinea, dove Jim non riesce ad arrivare.
Punto. Continua a leggere→

Alto sulla sabbia – II

di Antonio Sparzani
II
Fu svegliato, alle prime luci, dai rumori variopinti e dissonanti di una carovana che si avvicinava: era un avvenimento ormai piuttosto insolito da quelle parti, ma evidentemente ancora qualche famiglia di mercanti si affidava a quell’antico modo di andare e trasportare e vivere. Shar fu presto in piedi, mentre la fila di cammelli e di persone, di colori e di odori, gli passava a lato. Su uno dei cammelli meglio bardati, intravide le insegne di una famiglia a lui nota e un tempo amica, così che si avvicinò per offrire un gesto di comunanza e di ricordi, ma non ebbe se non un formale cenno del capo. L’uniforme degli ufficiali delle guarnigioni non era molto amata dalla popolazione; chi la indossava era per lo più tollerato, quasi un indifferente elemento del paesaggio. Continua a leggere→

Alto sulla sabbia

di Antonio Sparzani
I.
Alto sulla sabbia camminava, malinconico, un ufficiale dell’esercito druso. Molto cammino ancora mancava per raggiungere il primo avamposto disperso nel deserto. Il sole era vicino al tramonto: i colori che suscitava dalla sabbia, Shar li aveva visti solo nelle stanze arabescate della residenza estiva del suo diretto superiore, il colonnello Darezi, dove i soffitti e le pareti danzavano perennemente sotto gli occhi del visitatore e proponevano continue vertiginose lontananze.

L’ufficiale si chiedeva, con una certa indifferenza mentale, se sarebbe stato in grado di arrivare prima della notte del deserto, quella che arriva improvvisa e minacciosa, col freddo e con gli scorpioni. Continua a leggere→

Crash. Un giorno spezzato nel cuore di tre donne.

altalenadi Giulia Chieffo

Scheggia I

Sforbicio nell’aria.
L’altalena mi spinge sempre più in alto, fin quasi a sfiorare le foglie verdi che incorniciano il cielo con le punte delle scarpe. Salgo, scendo, irrompo nell’Uno della luce d’estate. Staccandomi dal sellino mi protendo verso il mondo prima di essere risucchiata indietro, nelle voci senza tempo dei bambini. Continua a leggere→

Settanta volte sette

cappella cimitero
di Silvia Angeli

Erano ormai sette anni che Giorgia non faceva visita alla tomba di famiglia: prima c’era stato il rifiuto, poi il dolore, poi l’imbarazzo. Infine la stanchezza.
A una scusa era succeduta l’altra, e pian piano tutti avevano semplicemente smesso di pretendere la sua presenza, anche i morti.
Per lei l’intera liturgia della visita non aveva senso: puzzava d’ipocrisia e pentimento tardivo, nonché di una superstiziosa forma di assicurazione per il futuro. Continua a leggere→

Tortorici

boubat tortorici

di Stefanie Golisch

per Johanna Becker (? – 1950)

Qui è mezzanotte.
Mentre cambiava la fasciatura ad un moncone di gamba, dopo averlo pulito e disinfettato, le era balenata questa frase che, seguendo un impulso interiore, aveva prontamente annotato su un foglietto che teneva con sé, come se vi albergasse una forza misteriosa.
Qui è mezzanotte.
Nemmeno lei si sapeva spiegare da dove le fosse giunta questa frase e come mai le avesse attribuito una tale importanza, tanto più che si considerava quella che si definisce una ragazza pratica, non certo una sognatrice, bensì una che non si perdeva d’animo nelle situazioni difficili, ma sapeva tirarsi su le maniche, sebbene nessuno glielo avesse mai insegnato. Continua a leggere→

Il Baluardo

varenna

di Stefanie Golisch

Il Baluardo è un belvedere sopra il lago di Como: da lì si vede esattamente quel punto, il culmine di Bellagio, in cui i due bracci del lago si uniscono per formarne uno solo. Mr. Reginald Simpson aveva scoperto qualche mese prima il Belvedere, per puro caso, nessuno in quel paesino, Varenna, gliene aveva fatto cenno, qui non c’era l’uso, fra pescatori, piccoli artigiani e donne di servizio, di andare a passeggio. Non si aveva il tempo e tanto meno il desiderio, di scoprire le bellezze paesaggistiche dei dintorni e immedesimarsi in esse.
Ma proprio il tremore e la devozione di fronte ad una natura incommensurabile per l’uomo e l’affascinante idea di perdervisi totalmente, rappresentavano la ragione profonda per la quale Mr. Simpson, un uomo possente alla fine dei cinquanta, con i capelli completamente bianchi e la tendenza, sfortunatamente presente gia’ dalla piu’ tenera giovinezza, alla mancanza di respiro, si era ritirato a Varenna. Continua a leggere→

Lia Albricci, La villa rosata

La villa rosata
di Lia Albricci

Z decise di scendere dal treno all’improvviso, proprio quel giorno, dopo tutto, niente poteva realmente opporsi. Il tempo della fermata era di pochi brevi minuti, non saliva e non scendeva quasi mai nessuno in quella piccola stazione, bastava scendere e lasciare che il treno proseguisse la sua corsa, Continua a leggere→

Click, di Elisabetta Bordieri

piazza
Non leggo mai le mail di sconosciuti. So che potrebbero essere spam o virus. Ma quella, non so perchè, la lessi.

Da: nessuno. Oggetto: nessuno.

C’era scritto questo:

’11 maggio. Come una tempesta. Così sarà il tuo incontro con Stefano. Stai solo attenta alla famosa -quiete dopo la tempesta-, potresti non saperne uscire’.

Fissai per un po’ quelle parole che suonavano sibilline, ma poi riflettei che per prima cosa io non credo nemmeno agli oroscopi, figuriamoci ad una mail anonima, e poi che, al momento, non c’era nessuno Stefano all’orizzonte nella mia vita, quindi cliccai sul tasto ‘Elimina’ e via. ‘Sei proprio sicuro di voler eliminare questo messaggio?’ Lo chiede sempre il computer prima di eliminarne uno completamente, perchè mai stavolta me ne stavo lì a temporeggiare? Continua a leggere→

Assurdo e familiare, di Rosa Salvia

gatto
(Dalla raccolta di racconti inedita Le conseguenze dell’amore)

Mezzanotte, le campane della chiesa di Sant’Anna suonano a distesa annunciando la Pasqua. Dai camini corrono nuvole di fumo. Una calca di gente esce dalla chiesa e continua la vita nel gelo dell’ultimo marzo. A Potenza la primavera tarda sempre ad arrivare. Continua a leggere→

Lo scrittore che amava le storie

L' amore graffia il mondodi Massimo Maugeri

La ragazza osserva il vuoto. L’immagine è di profilo, in bianco e nero. Sullo sfondo, nuvolaglie anonime che non lasciano presagire nulla di buono. La prima volta che osservai quella copertina, lo sguardo della ragazza mi parve sereno. E in fondo è così anche adesso, nonostante la notizia della scomparsa dell’autore sia ancora fresca e il solco nell’anima profondo. Osserva il vuoto, la ragazza. Con i capelli tirati dal vento. Non c’è sorriso, ma nemmeno inquietudine. L’amore, a volte, graffia il mondo… ma non gli sguardi. Non sempre, almeno.
Il romanzo è “Per Antonio, che è andato appena un attimo di là”. È dedicato a lui, il libro. Lo scrittore lo precisa nella nota finale: “personaggi, luoghi, situazioni che a qualche lettore potessero sembrare veri o accaduti sono solo il frutto di una sintesi letteraria tra realtà e fantasia, di quella particolare capacità che appunto la letteratura possiede di fornire una verità altra raccontando storie. In altre parole, come ha scritto Antonio Tabucchi, al cui ricordo questo libro è dedicato, raccontando menzogne. ”
Rileggo questa breve nota e penso: quant’è bravo. Vedi? mi dico. Riesce a trasformare in virtuoso lirismo letterario anche il classico riferimento al “puramente casuale” dietro cui, in genere, si cautela uno scrittore per proteggersi dall’eccesso di reale contenuto nelle storie. Quant’è bravo, sì. Lo sussurro tra me, consapevole della mia difficoltà a formulare la frase usando l’imperfetto. Continuo a pensarlo al tempo presente. Come se fosse ancora qui.
L’avevo incontrato qualche mese prima. Gli avevo chiesto di raccontarmi di lui, di spiegarmi com’è che era diventato scrittore, quali erano state le letture che lo avevano reso il romanziere del dolore perfetto. Fu una bella chiacchierata. La conservo nel cuore. Continua a leggere→

Il ragazzo e il mare

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Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio ormai era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un’altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana, ma ogni volta che vedeva il vecchio tornare a riva con lo scafo vuoto si sentiva colpevole d’averlo abbandonato.
Nel villaggio tutti dicevano che quando la mala suerte scendeva nelle reti di un vecchio pescatore, a quel pescatore non restava che salire i gradini in pietra che conducevano alla Terrazza del porticciolo e sedersi insieme agli altri salai sulle panchine che si affacciavano sul mare.
Ma il ragazzo era convinto che il tempo di sedersi sulla panchina a guardare il mare, per il vecchio, non fosse ancora giunto.
Il ragazzo era magro e aveva braccia ossute e nervose, ed era cresciuto in barca col vecchio, e considerava il vecchio come un padre. E sebbene suo padre gli avesse detto di lasciare il vecchio al suo destino, si recava ogni sera in spiaggia per aiutarlo a trasportare l’attrezzatura via dalla barca.
“Domani uscirò prima dell’ Continua a leggere→

Giancarlo Consonni, Da grande voglio fare il poeta

E’ appena uscito, per le edizioni de La vita felice, Da grande voglio fare il poeta di Giancarlo Consonni, libro che, come succede nelle opere più “ispirate“, supera gli steccati tra poesia e prosa, narrazione e saggio. Ne consiglio vivamente la lettura e ne propongo qualche assaggio, delle tante pagine che meriterebbero di essere segnalate, accompagnato da una mia breve nota.

Da Da grande voglio fare il poeta

Frumento e granoturco
Il granoturco ha possanze turgide, il frumento morbide flessuosità. Il granoturco ha la compattezza di una falange, il frumento le sinuose movenze delle olas da stadio. Il granoturco ha foglie come lame taglienti, il frumento – se accosti l’orecchio – il suono di mille violini. Il granoturco maturo ha in cima un pennacchio militare, il frumento indossa papaveri e fiordalisi come voiles. Il granoturco ha la barba, il frumento lunghe ciglia. Il granoturco è maschio, il frumento femmina. Continua a leggere→