Archivi categoria: Scritture

Lucetta Frisa. Poesie su dipinti

Tintoretto
Tintoretto, Santa Maria Egiziaca

Calmo e chiaro è il mio libro sono sola con lui
mentre fremiti d’alberi e ombre si insinuano
tra abito e pagine e sento
la seta del foglio e dei miei riccioli sciolti sulla tempia.
Dove sono?
Nella casa sicura del libro o in questa ardente
inquietudine se tutto brucia bisbiglia
d’oro e di rosso se questa luce strana
è entrata nella mia carne e non posso più leggere.
Se ora tutti i confini si disfano senza interrogarsi.

Il tempo migliore

rose
di Maurizio Soldini

I lacci del freddo in angoli bui
fanno tremare gli zigomi e il vento
sferza da lontano un canto nel mento.

S’accende quel lume che spinge
il desiderio a dormire su lastre
di ghiaccio finché non assola.

Desolate le muraglie del cuore
a piatire passaggi di frontiera
senza diffondersi in sfumate chiuse.

Finirà l’inverno e fiorirà la rosa
e salirà nel cielo un inno d’amore
la gratitudine per il tempo migliore.

Provocazione in forma d’apologo 299

Avendo sognato che sempre più spesso tornavo in un cinema dov’ero l’unico spettatore, e nel quale all’inizio si proiettavano film affascinanti, e poi via via sempre più scadenti; e che a un certo punto, interrottasi la pellicola, sullo schermo cominciava a scorrere la scritta “MEDICE…” subito soverchiata da una risata tanto forte da svegliarmi; avendo dunque fatto questo strano sogno, e non venendone a capo, mi sono rivolto al mio collega di stanza, celeberrimo saggio e smorfiatore.
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Tranquillo prof, la chiamo io. La scuola e il nuovo romanzo di Christian Raimo

Raimo Christian
di Guido Michelone

Da quando con Cuore di Edmondo De Amicis comincia in Italia una narrativa che parla di scuola, ponendosi quasi a livello di autentico genere popolare (come dimostrano anche i casi precedenti di Domenico Starnone, Marcello D’Orta, Paola Mastrocola), il rapporto docente/allievi viene sempre visto a senso unico, in una monodirezione che porta a privilegiare i maestri o professori a scapito dei giovani e degli studenti. Continua a leggere

Frammenti di un discorso poetico

Arendt
(Saggio breve inedito)

di Rosa Salvia

Questa mia ‘irruzione’ nel labirinto della comunicazione poetica prende avvio con una riflessione di Simone Weil: “in poesia non c’è atteggiamento di maggiore umiltà dell’attesa muta e paziente. È l’atteggiamento dello schiavo pronto a qualsiasi ordine del padrone, o all’assenza di ordini. L’attesa è la passività del pensiero in atto. L’attesa è trasmutatrice del tempo in eternità”. (1) Continua a leggere

Liguria Spagna e altre scritture nomadi, di Marino Magliani e Riccardo Ferrazzi

Magliani
Prefazione di Giuseppe Panella

Sì, viaggiare…
Letteratura di viaggio e stile della visione

«Potrei cominciare l’elogio del mio viaggio col dire che non m’è costato un quattrino: il che costituisce un punto degno di considerazione. Per questo dunque, esso sarà soprattutto decantato e applaudito dalla gente di modesta condizione. Ma c’è un’altra categoria, presso cui esso è ancor più sicuro di ottenere successo per la stessa ragione che non costa un quattrino. Chi sono dunque costoro? Come, me lo chiedete? Sono i ricchi. Inoltre, questo modo di viaggiare offre non pochi vantaggi agli ammalati, i quali non avranno più da temere l’inclemenza del tempo e delle stagioni. Quanto poi ai timorosi, questi saranno al sicuro dai ladri, non incontreranno precipizi e paludi»
(Xavier de Maistre, Viaggio intorno alla mia camera) Continua a leggere

Provocazione in forma d’apologo 296

Capodanno 2028. Il Presidente, solo nel suo studio davanti al computer, sta lanciando alla Nazione il solito, rituale messaggio.
La sapiente regia automatica, per aiutarlo a metterci un po’ di calore, gli fa sfilare immagini colte al volo dalle case degli spettatori: volti intenti, sorridenti, persino con qualche lacrima di commozione.
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Contemplazione

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da qui

Non sono più una piuma appiccicata
sulla ringhiera gelida, d’inverno:
ora mi visiti nel sole, il mare,
nell’eleganza verde della felce,
nella roccia a strapiombo sulla baia,
nel chiasso irregolare di stoviglie
che dal bar si diffonde per incanto
nello specchio increspato dei ricordi,
su cui si sovrappone il nostro amore
azzurro, puro come il vento, santo.

Echi e riverberi della parola, di don Giuseppe Leopizzi

Leopizzi
Cinquant’anni di sacerdozio e di poesia

di Augusto Benemeglio

1. Le nozze d’oro con Dio

Oggi, Lunedì dell’Angelo, al primo albore, mi sono messo in viaggio per Emmaus-Gallipoli, periferia dell’Impero, come ama dire Giuseppe Albahari. E avevo in cuore una musica strana, fatta di meraviglia e di stupore assoluto. Continua a leggere

Provocazione in forma d’apologo 295

Un lutto dietro l’altro in famiglia. In questi momenti il mondo del sonno e della veglia sono ancor meno distinguibili del solito: è come se la porta di passaggio fosse rimasta aperta, e per quanti se ne vanno tanti ritornano. A volte come presi in un ingorgo si presentano tutti insieme, ma senza destare sorpresa né impressione. E alla fine arriva anche lui, il nonno un po’ tonto, da vivo impedito nei modi e nella parola; ma da morto, bisogna puro dirlo, figura assai meglio.
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L’orlo, di Manuel Cohen

Cohen
Manuel Cohen, L’orlo, Edizioni CFR – 2015, opera prima classificata al Premio Milani 2013.

di Rosa Salvia

Questa raffinata silloge poetica di Manuel Cohen segue il percorso denso e articolato della precedente Winterreise – La traversata occidentale, Edizioni CFR – 2012, opera vincitrice del Premio “Franco Fortini” – 2011.

D’accordo con Gianmario Lucini, che curò anche la prefazione al libro sopra citato, ritengo che, se vi è una spinta innovativa nella poesia di Manuel Cohen, essa vada cercata “nella preoccupazione di saldare la tradizione alla modernità della poesia e al suo ruolo nella cultura”. Continua a leggere

Festa

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da qui

Impazzano le musiche, qui fuori:
cantanti strapagati, voci rauche
e colpi sincopati. Nella stanza
t’immagino seduta, accanto a me,
contemplando lo stesso crocifisso,
con l’identica fitta che ci spezza
il cuore. Dalla folla di laggiù
sale l’urlo sguaiato della bestia.
Solo un sogno di luce ci accarezza.

Da “Dove non c’è donna, l’uomo geme randagio”, di don Paolo Ricciardi

foto
Dove non c’è donna, l’uomo geme randagio

(Siracide 36,27)

Un Percorso attraverso lo Sguardo di alcune Donne della Storia Sacra

Poesie di d. Paolo Ricciardi

Eva, la Madre
Genesi 3

L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.
Il Signore Dio fece all’uomo e a sua moglie tuniche di pelli e li vestì.
Genesi 3,20-21

Da secoli porto il peso della sfiducia originale:
credere nell’Io invece che in Dio.
Da quando mi scoprii nella nudità,
ora non cerco che esser da Lui rivestita.

Eppure, nell’Origine di così tanto Male,
Egli ha seminato ancora e,
nel dolore d’ogni parto, Gen 3,16
ci (mi) ha dato la grazia di procreare.

Ora, ogni volta che un Grembo
si apre,
mi sento “complice” di così straordinario Evento.
E quando, dalla mia stirpe,
una Donna nuova donerà il Figlio,
sarò finalmente libera da ogni peso.

La serpe sarà sotto il suo piede immacolato Gen 3,15
e Lei, per tutti Madre,
per me sarà Sorella.

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Provocazione in forma d’apologo 294

“Vecchio, che fai?” una voce mi fa sobbalzare, ed alzo lo sguardo su un giovane con una maglia senza maniche coperta di scritte, le braccia coperte di tatuaggi e i canini rivestiti di metallo che mandano lampi alla luce della lampada sulla mia scrivania.
“Come, che faccio? E tu, come sei entrato?”
“Non cambiare discorso.”
“Io come vedi sto scrivendo, esattamente la Provocazione in forma d’apologo 294.”
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