Archivi categoria: Scritture

Per Gregorio, barbone morto sotto un treno

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di Flavio Tannozzini

Manca soltanto un treno, per tornare a casa

e non sentire più

quel fischio che mi fa impazzire,

il rumore di ferraglia nella testa,

il rombo dei convogli sui binari freddi, in gallerìa,

lo stridore dei freni, che mi graffia i timpani e la faccia

al suono di sirene.

Tutto questo è nel vino, come sempre: lo so che non esiste,

e nemmeno succede,

è solo uno scherzo del pensiero. Continua a leggere

Io bucherei a sassate la testa degli ‘ndranghestisti (per affiliare la Calabria all’onore)

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di Michele Caccamo

Ecco, ve li offro i miei prigionieri della tristezza: quegli uomini comuni che rimangono pazienti in attesa del Paradiso, o dell’Inferno che sia.
Da questa parte della terra la luna ha un lavoro consueto: cade in mezzo alla notte aprendosi chiara e straziante, come volesse mettere un gioiello, un giglio per l’eterno nei paesi; come volesse dare la parola alle strade.
C’è anche qualcuno che pigramente aspetta cada l’istante dell’estasi, o che la libertà diventi definitivamente legale.
Eccole, in Calabria, le ore dilette dai sogni. E allora tutto ha il senso della risurrezione, delle cravatte rosse come sete lucenti nella pena. Continua a leggere

Impermeabili

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di Raffaele Greco

Siamo rimasti in silenzio
con il telefono in mano
e la sua cortese sentenza
nell’aria.

A spasso per vicoli allagati
consumiamo un gelato amaro
di gusti inutili
che quieta i pensieri gravi.

Colti da un cielo cupo
abbiamo imparato a sorridere
di banali tempeste autunnali.

Il contest letterario di Minuti Contati

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Lunedì 19 settembre, alle 21.00, si aprirà la nuova stagione del contest più veloce dei web con un ospite d’eccezione: lo scrittore di strada Walter Lazzarin, intervistato per l’occasione sul sito di Minuti Contati.
Walter Lazzarin, padovano classe ’82, è un giovane scrittore giunto al suo terzo romanzo. Da ottobre ’15 ha promosso il suo ultimo libro “Il Drago non si droga” con un’iniziativa del tutto particolare: reinventandosi scrittore di strada, Lazzarin ha calcato le piazze delle maggiori città d’Italia con la sua macchina da scrivere, in un vero e proprio progetto itinerante per riavvicinare i cittadini alla lettura. Ai passanti attirati e incuriositi dal ticchettare dei tasti, il giovane autore regala un tautogramma, piccolo componimento estemporaneo le cui parole iniziano tutte con la medesima lettera. Continua a leggere

Quello che possediamo, di Carmine Vitale

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Mi fa piacere non sapere che cos’è importante
Né cosa volerà giù da un precipizio

Se ci cadrà una sera profumata
O la tua morte e il mese di settembre

Se nelle tue parole ci sia sale oppure solo sete
Se nel mio seme infranto o nelle vene
Presagi della notte o della quiete

So che mi fa piacere guardare un temporale
Che cade a più non posso come un male
Che fa più male ancora di una strada non attraversata
Ma mi fa piacere stare qui a guardare con aria scanzonata
Ciò che finora siamo stati e il cielo che si apre sanguinante

Arrivederci fratello mare. Parole e miti del mare

Mare
di Augusto Benemeglio

  1. Partenza

 

E’ in mare , con l’Odissea, che Omero dà luogo a quella che possiamo definire la madre di tutte le partenze, un viaggio che diventerà per l’uomo il viaggio attorno alla propria prigione. Moltissimi poeti hanno scritto di partenze, ma nessuno come Omero. E tuttavia Cesare Pavese, nei “ Dialoghi con Leucò “, libro-mitologico , libro-pensiero dello scrittore torinese,  un po’ le sue  Operette morali, traccia le linee per un’altra partenza memorabile dell’eroe,  in cui si cerca una spiegazione del  destino ineluttabile e tragico dell’uomo, schiacciato dall’angoscia e dalla disperazione. Pavese, vendicando la sua paura del mare e il suo senso di naufragio, riesce a identificarsi in Odisseo : “Ho voluto essere io ad aggredire il mare  d’improvviso, a scoprirlo, e l’ho fatto in ogni parte…ora posso starlo a guardare e persino tenergli compagnia…in questo dialogo tra Odisseo e Calipso.
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Un poeta astigiano: Padre Franco Mazzarello

A cura di Luigi Maria Corsanico

[youtube=https://youtu.be/D_3PDJr2GNI]

da qui

Vorrei ricordare una persona a me molto cara, che negli anni della mia adolescenza rappresentó, oltre che maestro spirituale, un esempio di vita e di grande amore per la natura e per la letteratura: il Padre Franco Mazzarello, nato a Costigliole d’Asti il 5 settembre 1913 e deceduto ad Aosta il 25 ottobre 1995. Continua a leggere

Te saluto Milano

Milano bis
di Michele Caccamo

Già quando si arriva si cerca di mettere i piedi sull’onda, per poi improvvisare un’andatura possente: come non fossero nulla le spine nostalgiche della memoria.
Già quando si arriva sembra che ogni palazzo sia una rosa, ogni piazza un largo di luce. E i navigli un accesso immediato verso il mare.
Ma già quando si arriva le pupille oscurano il bianco sfavillante delle zagare, per poi dare il passo al grigio di un’aria morta: a volte sembra anche a delle lune nere.
E in mezzo a tanti cuori guasti non si trova nessuno che voglia la libertà di essere infiacchito: come fosse sacra l’accelerazione. Nessuno che, in questo infinito campo di deportati, voglia scattare in piedi. Continua a leggere

Stiamo profanando Dio, di Michele Caccamo

Nizza
“il massacro fu così grande che i nostri uomini camminavano nel sangue fino alle caviglie” e così hanno dato a Dio il possesso del crimine.
Le loro bocche, in quegli altri tempi, erano senza luce di speranza, erano piene di odio; per mille diverse ragioni una trappola.
Dopo Gesù Cristo, quello che doveva essere un mondo nuovo è diventato una vampa: l’Umanità ha iniziato ad avere le armature fragili, ha iniziato a essere spiata da un’aria non di pace.
Di quale importanza parliamo, che fossero ebrei o cristiani o islamici, in quegli altri anni venne fatta la fortuna delle religioni. Venne fatta lo separazione dallo Spirito. Continua a leggere

Beppe Salvia, Il colore del dire. Nota di lettura di Rosa Salvia

Beppe
Edoardo Albinati, nel tracciare il carattere schivo del poeta potentino Beppe Salvia, lo definisce “uno dei poeti più dotati e amati e non solo della sua generazione”, aggiungendo che “conduceva una vita isolata e precaria, nutrita della sua poesia e poco d’altro” […], così come della sua opera poetica scrive che aveva “una grazia bruciante, quasi offensiva”. (Articolo Vivere da spiantati in un luogo di spettri in “Paese Sera” – 18 aprile 1985) Continua a leggere

Sei

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=bctjrnQ53C8&feature=youtu.be]

da qui

Scendere, scendere, non disperare
di andare oltre quel muro. Trattieniti
gli istinti che non sanno, decomponiti
in un precipitato d’attenzione,
disgrègati nel sangue dell’offerta,
che batte contro le pareti come
la chiamata inattesa di un Dio ignoto.
Distogliti dall’ultimo pensiero,
che bussa alla tua porta mascherato
da bene, da equilibrio, da giustizia.
Ricordati di me, che ti ho trovato
morto. Vai e fai lo stesso. Io c’ero.

Le lamentazioni prima dell’amore, di Michele Caccamo

Lamentazioni
Dio, ti chiedo di darmi un sogno d’avvenire; una serenità che mi si infondi nei quotidiani trasporti d’amore. Ti chiedo di infiacchire la mia paura e la sua continua provocazione. Che io possa dare consiglio al mio cuore smascherando ogni infamia.
Dammi una sola ora suprema per istruire segretamente i miei figli sull’arte dell’audacia, sull’emancipazione del coraggio sulla Rigenerazione Universale, sulla maniera più viva per stabilire l’Amore. Continua a leggere

“Oh mio Me!”, di Cristina Bove

Croci
Oh mio Me!
Gridò scombussolato Dio
qual è quel testo che mi fa tiranno e
mi fa rabbioso con me stesso in quanto
io sono tutto e tutti e mi suicido così per farmi pasqua
di bomba in bomba
di tomba in tomba. Oh my man! Tu pure figlio
che ti ho fatto da me multicolore e non monocolo
e pianti chiodi a croci e corpi _li feci come gli alberi_
nascevano dalle mie radici
alcuni sono me che mi uccido Continua a leggere

Ci sono donne gonfie d’amore

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=FZZBruoh7DI]

da qui

Ci sono donne gonfie d’amore
sono spade e forcelle e assi
nella manica.
Vitalità si sporge
dai capezzoli per un latte piccolo
all’infante. Le condiziona la struttura celeste
quel tessere l’enigma
fino al velo scostato per pochissimo
fino alle sonde acute di concentrazione. Continua a leggere

Meduse, di Rosa Salvia

Meduse
Immobile bianca eternità attende, là ove, anno per anno, entro di sé, mutò volto
e sostanza,
mille mani protese in un abbraccio di acqua,
immense meduse dai filamenti urticanti aspettano che la mancanza d’immenso
lavi i loro occhi come lillà che si schiudono: mancanza sofferta, sofferenza
accettata, sguardo d’incendio, là ove la trasparenza spacca il cuore in un grido
che apre all’amore. Continua a leggere

fotografie (inediti)

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Ritrovo l’uomo nella foto del documento
creduto perso, che qualcuno nascose,
tra familiari a pane e sacramento
cresciuti. Non mi somiglia nelle pose
l’uomo che vi figura, né il suo tormento
né i suoi leggendari innesti di rose.
Ma saperlo, a volte, vicino e contento
di quel poco che gli sta per sfuggire,
a un morire non troppo consueto,
sostiene ritti se decade la materia delle cose.

Anche nelle foto erano diversi
i cinquantenni come mio padre, comunista
atavico in un tempo indefinito, persi,
ma non vinti, come altri in un ciclo
sempre a vista di natura e storia,
e felici, per poco o tanto
aver tenuto fede alla parola data
nello stesso tempo concesso.

Mi è testimone la terra: un dialogo a tre voci

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Le poetesse Francesca Genti e Milena Prisco discutono il libro di Francesca Tini Brunozzi

a cura di Guido Michelone

Genti. Mi è testimone la terra è un poema con una struttura molto coesa e con una divisione in tre parti, di cui la prima speculare alla terza (quella centrale è una sorta di intermezzo). Il tema principale è la morte e i morti: si tratta di una poesia-confessione perché parla dei morti sparsi come in una rete cosmica in cui sono pronti a dialogare; e quindi nel libro è protagonista sia la morte come assenza sia in qualche modo l’assenza quale elemento che modifica il rapporto dell’interlocutore, con un’idea di metamorfosi continua. Si tratta inoltre di un concetto di tempo circolare, la morte come una tappa, con un’idea buddista, dal momento che l’Autrice da alcuni anni ha abbracciato la filosofia buddista: del resto anche il titolo è una parafrasi di una frase del Buddha. Continua a leggere

Dov’era

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Dov’era Dio in quei giorni, mi domandi,
Quando dal treno si scendeva in fila
Passando oltre il cancello del rispetto,
Per indossare la divisa a righe
E avere a mente il numero assegnato
Dall’Accettazione? S’era distratto,
O esibiva una specie di potere?
Era la prova truce che saggiava
La resistenza del popolo eletto?
Mi guardi come se portassi in dono
La certezza per scienza, o per mestiere.
Ma io non so perché, né dove fosse
Il Dio della mitezza e del perdono:
Forse era appeso al palo della luce
O folgorato sulla recinzione.