di Antonio Sparzani

I Piedi Neri sono una tribù di nativi abitanti di una regione dell’America del Nord, al confine tra Stati Uniti e Canada. Di quelli, insomma che poi, i “visi pallidi” scelsero di chiamare “pellerossa”. Hanno conservato un grande patrimonio di storie della loro gente e della natura nella quale questa gente è da sempre cresciuta. La vicinanza alla natura, così tipica di queste popolazioni, si fa sentire anche nel modo in cui l’aspetto degli elementi della natura viene spiegato.
Wapee era figlio di un Capo e per entrare nella maturità doveva passare quattro giorni e quattro notti da solo sulla cima di una collina isolata, finché non avesse avuto una visione dell’adulto che sarebbe diventato. Continua a leggere
Archivi categoria: Scritture
Provocazione in forma d’apologo 293
Un pensionato sulla SUA panchina, quella col sole all’ora giusta e l’ombra idem, sta tentando di uccidere un ragno pericoloso che ha osato invadere i suoi confini, e magari pensa persino di farci la tela, fra schienale e seduta, sulla SUA panchina.
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Provocazione in forma d’apologo 292
Solita convocazione a porte chiuse dal Capo per reprimende varie.
“Siedi, Erre.”
“Sono già seduto, Capo.”
S’inquieta quando lo chiamo in questo modo, ed è uno dei motivi per cui lo chiamo così.
“Ah sì vedo. Dunque…”
“…. Dunque?”
“Erre, tu remi contro!”
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Provocazione in forma d’apologo 291
Quarant’anni fa, ragazzotto fresco di patente, percorrevo spesso una strada di gran traffico. In un punto di particolare intasamento, dove si andava a passo d’uomo, ogni volta vedevo un tale seduto su un muretto, e avevo tutto il tempo d’osservarlo: sempre lo stesso soprabito e una gran massa di capelli bianchi e lisci che spiovevano su una faccia imberbe, da bambino; spiccavano da sotto le palpebre semichiuse due occhi attentissimi che non guardavano il passaggio delle auto, ma più oltre, forse gli asfittici cespugli di un campetto pelato che si stendeva dall’altra parte della strada.
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In fretta, lentamente, di Riccardo Ferrazzi
In
fretta, lentamente, tutto cambia
I miei coetanei penseranno “sai che novità”, mentre chi ha venti o trent’anni alzerà le spalle. Ma non c’è niente da fare: ognuno sperimenta certe cose una volta nella vita e, quando gli capita, ha l’impressione di averle scoperte lui. E le dice. Continua a leggere
Corinna Corneli, poesie.
Diecinoveotto
Come quando nella luce incerta
del domani preferisci il buio
assordante dell’adesso
Provocazione in forma d’apologo 290
La porta più munita non ha sentinella ed è semiaperta.
Ci passi e ci ripassi davanti, spesso addirittura cacci la testa fra i battenti e spii all’interno.
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Provocazione in forma d’apologo 289
È rinato, ma non in chiave consumistica, il rito del picnic. Da qualche tempo con i vecchi amici la domenica ci si ritrova su qualche prato delle nostre belle montagne a sbocconcellare un panino e a bere un bicchiere, parlando del difficile passato, del più difficile presente e del difficilissimo futuro.
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Provocazione in forma d’apologo 288
La sensazione di cadere che si prova quando ci si addormenta (tanto spiacevole che a volte ci si sveglia) non dura che un attimo; appena sotto i nostri piedi, invece dell’atteso baratro, si trova la cima di un monte sulla quale atterriamo dolcemente; e innanzi a noi si stende un comodo sentiero che porta a fondovalle, dove ci vengono offerti buoni cibi. Se si accetta si resta per sempre; se si rifiuta a tempo debito si torna indietro, verso il risveglio. Questo viaggio avanti-indietro può essere compiuto innumerevoli volte, anche se pochi ne serbano memoria.
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Provocazione in forma d’apologo 287
È un pezzo che devo chiamare Maddalena, chissà che penserà del mio prolungato silenzio, lei sempre così gentile. Ho giusto un minuto libero, ne approfitto. Ecco il numero. È libero, e al primo squillo già risponde: “Pronto”.
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Shub
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da qui
Che sia la Pasqua giusta, che l’amore
abbatta l’illusione di salvarsi
col trucco conosciuto, col levarsi
del ponte levatoio. Da quest’altro
versante delle cime si contempla
l’unione degli opposti, l’esperienza
della totalità, l’integrazione
del maschio e della femmina, l’approdo
al bello, al buono, al vero: nel giardino
ogni sepolcro è vuoto, è alterità.
FRANCESCA MATTEONI, “TUTTI GLI ALTRI”
Recensione di Giovanni Agnoloni
Francesca Matteoni
Tutti gli altri
ed. Tunuè
Leggendo questo romanzo, che non sembra un romanzo ma che invece lo è, o questa apparente raccolta di racconti, che in realtà tale non è, si ha la netta sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di nuovo, sia pur nel solco di una nobile tradizione. È la storia di una vita letta attraverso momenti di confessione intima, in una continua e multiforme relazione-dialogo con gli altri. Gli amici, gli affetti, gli amori. Gli altri, appunto. Ecco perché il titolo.
Le parole scelte per raccontare le ora tristi, ora serene emersioni di memoria di questa bambina-donna – che in fondo è l’alter ego dell’autrice – sono affioramenti di mondo di dentro nel mondo di fuori, grumi di materia osmotica che fanno da diaframma tra le turbolenze interiori e le complicate vicissitudini del mondo reale. Continua a leggere
Giulia Basile, Il Giardino dei fiori nascosti
Questa silloge di Giulia Basile è solo in apparenza di facile lettura. Ci troviamo di fronte a un testo nel significato originale della parola: un tessuto intrecciato di parole e di poesie. Continua a leggere
Yourcenar e la vecchiaia
1. Come certe statue
Marguerite Yourcenar da giovane era bellissima, ma poi col trascorrere del tempo – visse abbastanza lungo, 84 anni – divenne come certe statue esposte al vento marino, che hanno il biancore e la porosità di un blocco di sale che si sgretola. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 286
Apparve una mattina, e restò tutto il giorno fino a sera; ed anche una volta fatto buio non se ne andò, risplendette nel cielo inconfondibile: non pallone non stella, e continuò così per giorni e giorni.
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I cent’anni di solitudine di Alberto Burri
1. Schifezze spacciate per arte
Quasi sessant’anni fa (maggio 1956), la “Quadriennale di Roma”, presentava i primi “sacchi” di Alberto Burri, che fecero enorme scandalo. Una roba del genere portata nel tempio dell’arte! Continua a leggere
Giacomo Leopardi, grande teatrante
1. L’ironia di Leopardi
E poi c’è la patologia di Leopardi. Il pensiero di Leopardi, ora nichilista, ora gnostico, ora progressista; le fonti di Leopardi, gli scritti di Leopardi bambino prodigio, mostruosamente bulimico, come si legge nel libro Entro dipinta gabbia, curato da Maria Corti; infine lo Zibaldone. Tutto si conosce, tutto è stato rivelato, tutto è discusso da troppo tempo. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 285
Benché pregata di non declinare l’estate declinò.
Ogni giorno la luce scemava, solamente il calore restava quasi estivo ed esalava in nebbia.
La nebbia usciva dalla terra e s’insinuava dovunque, l’umidità appiccicava le vesti alla pelle e soltanto rari aliti freddi indicavano l’avanzare della stagione.
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Quaresima. Un inedito di Maurizio Soldini

nuoce all’asola quando s’ostina
il dito a forzature di vana aporia
se un destino vuole chiudere spazi
che si lasci allora imbastita la luce
che penetra l’ombra distratta nel cuneo
di occhiuta speranza ai soli di marzo
invetriate oscillano a scatto da un caffè
le parole di un pomeriggio di note
rapprese nell’uggia che allunga i passi
annuncia la radio un futuro crudele
che si lascia andare in bene – omnia peccata mundi –
fiorito come da un seme che ammalia – e monda
27 febbraio 2015
[la foto è tratta da qui]






