Archivi categoria: Scritture

il sogno di Wapee

di Antonio Sparzani
crochi
I Piedi Neri sono una tribù di nativi abitanti di una regione dell’America del Nord, al confine tra Stati Uniti e Canada. Di quelli, insomma che poi, i “visi pallidi” scelsero di chiamare “pellerossa”. Hanno conservato un grande patrimonio di storie della loro gente e della natura nella quale questa gente è da sempre cresciuta. La vicinanza alla natura, così tipica di queste popolazioni, si fa sentire anche nel modo in cui l’aspetto degli elementi della natura viene spiegato.
Wapee era figlio di un Capo e per entrare nella maturità doveva passare quattro giorni e quattro notti da solo sulla cima di una collina isolata, finché non avesse avuto una visione dell’adulto che sarebbe diventato. Continua a leggere

Provocazione in forma d’apologo 291

Quarant’anni fa, ragazzotto fresco di patente, percorrevo spesso una strada di gran traffico. In un punto di particolare intasamento, dove si andava a passo d’uomo, ogni volta vedevo un tale seduto su un muretto, e avevo tutto il tempo d’osservarlo: sempre lo stesso soprabito e una gran massa di capelli bianchi e lisci che spiovevano su una faccia imberbe, da bambino; spiccavano da sotto le palpebre semichiuse due occhi attentissimi che non guardavano il passaggio delle auto, ma più oltre, forse gli asfittici cespugli di un campetto pelato che si stendeva dall’altra parte della strada.
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Provocazione in forma d’apologo 288

La sensazione di cadere che si prova quando ci si addormenta (tanto spiacevole che a volte ci si sveglia) non dura che un attimo; appena sotto i nostri piedi, invece dell’atteso baratro, si trova la cima di un monte sulla quale atterriamo dolcemente; e innanzi a noi si stende un comodo sentiero che porta a fondovalle, dove ci vengono offerti buoni cibi. Se si accetta si resta per sempre; se si rifiuta a tempo debito si torna indietro, verso il risveglio. Questo viaggio avanti-indietro può essere compiuto innumerevoli volte, anche se pochi ne serbano memoria.
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Shub

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=eR0A7nrQJJo]

da qui

Che sia la Pasqua giusta, che l’amore
abbatta l’illusione di salvarsi
col trucco conosciuto, col levarsi
del ponte levatoio. Da quest’altro
versante delle cime si contempla
l’unione degli opposti, l’esperienza
della totalità, l’integrazione
del maschio e della femmina, l’approdo
al bello, al buono, al vero: nel giardino
ogni sepolcro è vuoto, è alterità.

FRANCESCA MATTEONI, “TUTTI GLI ALTRI”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Francesca Matteoni
Tutti gli altri
ed. Tunuè

francesca_matteoni_tutti_gli_altriLeggendo questo romanzo, che non sembra un romanzo ma che invece lo è, o questa apparente raccolta di racconti, che in realtà tale non è, si ha la netta sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di nuovo, sia pur nel solco di una nobile tradizione. È la storia di una vita letta attraverso momenti di confessione intima, in una continua e multiforme relazione-dialogo con gli altri. Gli amici, gli affetti, gli amori. Gli altri, appunto. Ecco perché il titolo.

Le parole scelte per raccontare le ora tristi, ora serene emersioni di memoria di questa bambina-donna – che in fondo è l’alter ego dell’autrice – sono affioramenti di mondo di dentro nel mondo di fuori, grumi di materia osmotica che fanno da diaframma tra le turbolenze interiori e le complicate vicissitudini del mondo reale. Continua a leggere

Giacomo Leopardi, grande teatrante

Leopardi
di Augusto Benemeglio

1. L’ironia di Leopardi

E poi c’è la patologia di Leopardi. Il pensiero di Leopardi, ora nichilista, ora gnostico, ora progressista; le fonti di Leopardi, gli scritti di Leopardi bambino prodigio, mostruosamente bulimico, come si legge nel libro Entro dipinta gabbia, curato da Maria Corti; infine lo Zibaldone. Tutto si conosce, tutto è stato rivelato, tutto è discusso da troppo tempo. Continua a leggere

Quaresima. Un inedito di Maurizio Soldini

Seme
nuoce all’asola quando s’ostina
il dito a forzature di vana aporia
se un destino vuole chiudere spazi

che si lasci allora imbastita la luce
che penetra l’ombra distratta nel cuneo
di occhiuta speranza ai soli di marzo

invetriate oscillano a scatto da un caffè
le parole di un pomeriggio di note
rapprese nell’uggia che allunga i passi

annuncia la radio un futuro crudele
che si lascia andare in bene – omnia peccata mundi –
fiorito come da un seme che ammalia – e monda

27 febbraio 2015

[la foto è tratta da qui]