Archivi categoria: Scritture

Nel cerchio

cerchio_big.gif[Questo brano è stato tratto dal mio primo romanzo, Il cerchio, pubblicato nel 2003 dalle Edizioni Empirìa]

Quel giorno di un paio di settimane fa, lo stesso giorno in cui mi toccò pranzare cibandomi di un uovo senza senso, uscendo di casa, la mattina, mi resi subito conto che, per sopravvivere a quella giornata, avrei dovuto fingere un sacco di cose.
L’imperturbabilità, per esempio. Di fronte ai trenta gradi delle otto di mattina. Sapevo che se non avessi ammesso che faceva caldo, probabilmente quel caldo non l’avrei neanche sentito. Se non se ne parla, non è successo.
Una puntura di dolore, all’improvviso, aveva allargato il suo raggio d’azione, come disegnando cerchi concentrici nella mia testa. Finsi di non accorgermene. Il controllo è tutto, santiddio.
Arrivai in ufficio e notai l’assenza di Valentina e Sabrina. Finsi di non rallegrarmene, ché la stanza della Ria era aperta e avrebbe potuto vedermi.
L’aria condizionata cominciò ad insinuarsi tra le fibre del lino, aggrappandosi alle gambe e poi alle cosce, raggiungendo il ventre e attorcigliandolo, piroettò dentro le maniche della giacca gessata, dietro al collo, serpeggiando giù, fino alla schiena.
Decisi di adottare la stessa strategia che avevo usato con il caldo. Finsi che non stesse succedendo. Se non se ne parla, non è successo. Se non lo si comprime dentro due o tre parole, all’interno di una frase di senso compiuto, non esiste. Continua a leggere

Provocazione in forma d’apologo 32

Il naufrago, attaccato alla sua tavola, sfiduciato, sfinito in tutte le membra, sta per lasciarsi andare.
A un tratto quattro braccia, appena meno sfinite delle sue, lo afferrano, lo tirano a bordo di una scialuppa.
Sulla scialuppa una dozzina di naufraghi come lui, anche se di un altro naufragio; anche loro agli stremi; alcuni remano con gesti lenti e grotteschi da ubriachi, o da figure di sogno; altri con gesti analoghi, usando i loro berretti, vuotano fuori bordo acqua: perché la scialuppa è danneggiata, e gravemente: chissà per quanto tempo potrà ancora procedere senza affondare.
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Un uomo interrotto, di Lisa Sammarco.

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Accadeva in febbraio di solito. La cucina si trasformava in una specie di retrobottega di un mattatoio. Il maiale veniva portato lì dopo che l’ultima goccia di sangue fosse stillata dal suo corpo e, diviso in due adagiato sul tavolo di legno dopo essere stato anche scuoiato con cura.
Il liquido era raccolto in una bacinella. Era scuro, incredibilmente vivo, e rosso, come può essere rosso scuro e vivo il sangue a vederne tanto da riempire il recipiente fin quasi all’orlo. Era lì in un angolo, ancora caldo e schiumoso, in quelle stesse tinozze di plastica che ero abituato a vedere sulle terrazze colme del bucato in attesa di essere steso.

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Provocazione in forma d’apologo 31

Un venditore ambulante arriva in una cascina dove abita una donna sola. Lei non compera nulla ma lo invita a restare per la cena e la notte. Nella notte lei prova ed assaggia la merce di lui ma non riesce a decidersi. Al mattino lui riparte dicendo che tornerà al termine del suo giro, fra un mese o due. Lei ribatte che è meglio si ripresenti prima, fra una settimana o due al massimo. Lui promette che se potrà lo farà.
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D’essere stato vivo non gl’importa

Su Ernesto Ragazzoni, nato nel 1870 e morto nel 1920, alcuni titoli emblematici di alcune sue poesie
– Le nostalgie del becco a gas
– Le malinconie e il lamento del povero bigliardo che non vuole essere più verde
– Piccola consolazione offerta alle uova mortificate perché calano di prezzo
– Poesia della rottura di scatole

Forse occorre pensare al contesto, a quegli anni: solo un temerario poteva scrivere

Io non vi parlerò di cose strane
Dirò cose comuni e naturali,
Parlerò solo un poco di puttane
E d’altre cose simili morali:
Parlerò del davanti e del didietro
– Lettor se non ti piace, torna indietro Continua a leggere

Interzona #4:”che cosa so io e che cosa devo insegnare?”

[Foto: La morte di Kurt Cobain avvenuta il 5 aprile 1994. ]
“Vi è nella vita un qualche senso che non venga annullato dalla morte che mi incombe inevitabilmente?” ( da “Confessione” di Tolstoj)

Nel 1882 Tolstoj è ormai lo scrittore più famoso della Russia, ma né la fama né il benessere possono colmare il suo senso di vuoto; comincia a trascurare la letteratura e a dedicarsi sempre più alla ricerca della verità del vivere umano e, infine, religiosa; una ricerca che l’avrebbe tormentato per il resto della vita. Il rifiuto dell’ordine sociale, della Chiesa ufficiale, della morale corrente assume in Tolstoj una forza irrefrenabile che ha come conseguenza la pubblicazione di vari scritti come Confessione (1882).

estratto dal capitolo 2 di Confessione (memorandum per aspiranti scrittori )

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Tuttaviéno o nondivìa

gaja_simpson.pngC’è una parola, in particolare, che da qualche giorno mi risuona nella mente.
Una congiunzione che ha valore avversativo, che introduce un contrasto, un’opposizione.
Non un aggettivo – che, incastonato al posto giusto e al momento più opportuno, può dar sapore a un periodo e disegnare una gamma di eloquentissime sfumature [mi piacciono gli aggettivi, devo impormi di non pescare a piene mani dai miei preferiti, quando scrivo] – e nemmeno un avverbio [i suffissi in –mente appesantiscono troppo il periodo, mi diceva uno degli editori per cui ho lavorato e per il quale ho tradotto Black Juice, sorprendente raccolta di racconti di Margo Lanagan].
Una congiunzione. Una misera congiunzione [da qui in avanti m.c.], sinonimo di “tuttavia”, o anche di “nondimeno”.
Eppure. Ebbene sì, mi piace.
Mi piace la doppia bilabiale che è quasi un’esplosione. Mi piace – da amante delle patate – quella specie di allusione finale al purè. Mi piace perché, alle mie orecchie, suona più spontanea di un tuttavia o di un nondimeno che mi ricordano uno degli editori per cui ho lavorato e che non allargava mai troppo la bocca quando parlava, quasi temesse di veder crollare il meraviglioso impianto che il chirurgo plastico gli aveva costruito sulla pelle.
Eppure è più sbarazzina, più désengagée. Continua a leggere

Passeggiata neozelandese

spiaggia1.jpgdi Gaja Cenciarelli
[questo racconto è stato pubblicato su Sinestetica il 9 marzo 2007]

Scendere non sembra difficile. Ci sono dune a perdita d’occhio che digradano fino alla spiaggia con qualche ciuffo di vegetazione qua e là. C’è l’Oceano Atlantico davanti alla riva (la sola idea scardina porte blindate che fino a qualche minuto fa ho pensato inespugnabili, piantate nel terreno della mia anima). La spiaggia mi sembra infinita, un concetto inesprimibile. Macchie marroni distese sulla sabbia (mi accorgerò solo dopo che si tratta di leoni marini).
Sono arrivata in Nuova Zelanda due giorni fa. Quando, sull’aereo, la hostess ha avvisato che stavamo per atterrare all’aeroporto di Christchurch, io avevo le cuffie alle orecchie: ascoltavo The Ghost of Tom Joad. Cantavo sommessamente e, sentendo quelle parole diffuse dalla cabina di pilotaggio, i miei occhi sono diventati liquidi.
In a cardboard box neath the underpass
Got a one-way ticket to the promised land

Al momento di scendere dall’aereo mi sono guardata intorno come se stessi lasciando una casa che mi aveva resa felice.
Grazie per aver volato con Emirates. Continua a leggere

Da: Liste, di Ruggero Solmi

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LISTA 9876

quiche, esergo, astensione, in extension, mi rivolgo al sentiero,
configgo, immergo, scuoto, salpo, scalpo, smunto, separo,
sono, in un ventre di vacca, basso, resupiscente, negativo, addomesticabile, come campana a morto, d’absolut vodka versato, nero, come scorrimento, di bande, accampabili qui, viaggio a londra, ricordo a inviti, papavero e memoria, my beautiful laundrette, appeal, look, jayaprakasn narayan, cromwell, wordsworth, fish & chips, goodbyte megabyte, lo ascoltassi, sylvester, utopia per topi, crimea alta, letteratura per bastimenti, marinai tedeschi, rum da m.lle claude, j’ai vu des arbres, que ne, retrouvarait, aucune botaniste, carne da macello, ultimo ribot, rimet, rimmel, rodari, rivera, river plate, sciagurato e disperato com’ero, whisky a taniche, lenti a flutti, sbraghi a falde, spenti a maglie, calci a culi, cavalcioni, cavalloni, redatti, che, fare, disse, io non io, vega torama, e luis vinicio, ghaled al bazim, indossa un tori,
su truppe di fiori, roridi ammenicoli, drag queens uccise, da pistole ad acqua, fori, la porta, a lame, casta, Continua a leggere

Cartolina #2

MESSINA

Lungo il porto, con – sul viso –
l’aria inerte ed un ossesso pensiero:
“e se, nessun preavviso,
giungesse il Traghetto, quello vero?”

OLTRE CARIDDI

Oltre Cariddi c’era, gonfia minna,
c’era un tempo l’Europa, vanamente.
Al di qua, ventre da cui s’esilia
ogni voce ogni luce, la neutra Messina.
Era, qui, inizio e fine di Sicilia.

NELLO STRETTO

Da sempre sfinito
dal viaggio
quasi infinito
ripiglio coraggio
recito m’offro
in pasto al mito
mi tuffo (con gli occhi
lo sfido)
nell’azzurro astuto
infido
dello Stretto
muto
mi guardo non soffro –
nulla che mi tocchi.

P.S. – questi versi risalgono all’inizio degli anni Ottanta: sono apparsi nella plaquette Esercizi vitali e nella raccolta Pause.

GianCarlo Onorato, “Il più dolce delitto”, Sironi Editore, 2007

“Era stato in primavera, Alina mi aveva detto d’aver incontrato questo ragazzo dalla bellezza inaudita, e che anzi no, forse si trattava di una ragazza. Che la Casa di cura che l’ospitava si trovava a ovest di San Gallo, sulla sponda di un lago minimo ma profondo, di quelli sbucati tra le montagne, quasi invisibile sulla cartina.

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