di Alessandro Seri
Ci si alza un po’ più tardi il secondo giorno e anche con più calma si affrontano le salite e discese di questa città antica. Continua a leggere
di Alessandro Seri
Ci si alza un po’ più tardi il secondo giorno e anche con più calma si affrontano le salite e discese di questa città antica. Continua a leggere
Lettera a Helmut Becker, 19 Novembre 1992.

In passato l’uomo abbandonava il mondo al momento della morte. Fino ad allora egli era vissuto nel mondo. Noi due apparteniamo entrambi alla generazione di quelli che sono “venuti al mondo”, e che oggi sono minacciati da una morte senza fondo. Diversamente da ogni altra generazione noi abbiamo vissuto la rottura con il mondo.
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La Legione Arcangelo Michele – verso la Guardia di Ferro
… di fronte a tale situazione decisi di non stare né con l’uno né con l’altro gruppo, di non rassegnarmi, ma di iniziare l’organizzazione della gioventù sotto la mia responsabilità, secondo il mio sentimento e il mio criterio, e di continuare la lotta, non di capitolare.
Giganti spaziali ferrificati nell’atto del pescare, nell’attimo prima di gettare le reti, eccoli lì, a futura memoria.
I gonnelloni da soldato orientale, ormai solo a maglie, a formare una piramide vuota, le braccia aperte a tirare le fila, il cappello elmato e imponente, ma anch’esso solo scheletro d’acciaio pieno d’aria. Continua a leggere
E’ finalmente uscito, per la casa editrice ZONA, il terzo numero di Re: (viste sulla letteratura e le arti) dal titolo “Poetiche della precarietà”, un numero che affronta da più punti di vista il tema tanto dibattuto della precarietà, dalla forma-saggio sul precariato sociale e lavorativo ai testi di stile “precario” proposti da una nuova ondata che nasce dal web e dalla performatività delle arti. Continua a leggere

Il tossico che si è venduto tutto per la roba (prima i dischi d’epoca, i libri, i vestiti, l’orologio, la catenina della prima comunione, perfino i mobili, e poi i gioielli della madre che l’ha buttato fuori, adesso dorme in una casa occupata su un materasso bisunto, dall’altra parte della parete una coppia di disperati come lui, loro almeno stanno insieme ma non scopano mai, li sentirebbe) il tossico è la sceneggiatura parodiata da un demone della parabola del Vangelo – ricordate? quella del mercante che trovata la perla preziosa vende tutto ciò che ha per averla – l’eroina è il paradiso zippato in 2 cc della società dei consumi e il tossico col suo appetito insaziabile è il cattivo infinito di Hegel, lo sberleffo alla ragioneria dei piaceri di Epicuro e la dimostrazione lampante dell’esistenza di Dio.
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di Alessandro Seri

La Sala Grande Dos Actos me la ricordo di un rosso mattone ampia più d’una navata e decorata da terrazzini rivolti verso l’interno, e mentre ci si siede un po’ alla volta i cinque poeti si avvicinano al gran tavolo e alle sedie loro destinate come se fossero indifferenti all’accadere ma siamo coscienti tutti che c’è clima elettrico e pulsante ed i miei occhi carezzano i passi di Cristina che portano zig zag verso la sua lettura.
One.
Nella notte, si scarica la tensione… Ma no, non è mica vero. Son fili tesi e impalpabili, come quelli del vecchio, perso, desueto, anacronistico, morto, taciuto e ormai zitto da tempo telefono satellitare, fili invisibili, fili persi nell’etere… Da qualche parte, nel cielo, avvistamenti di Unidentified Flying Objects. Continua a leggere
di Alessandro Seri
Svegliarsi in un letto largo quanto la mia stanza da bambino, in una stanza grande quanto il mio appartamento attuale e per di più a Coimbra in Portogallo mette addosso una strana inquietudine da scherzo del destino. Ancora sul letto della sera prima ci sta la sacca con tutto il materiale che il Centro di Studi Anglo-Americani della Facoltà di Lettere dell’Università di Coimbra ci ha fornito: pagine di spiegazioni varie su dove mangiare e come muoversi, il programma di tutta la manifestazione, la cartina della città, un’antologia con i testi di tutti e quaranta i poeti, un piattino di ceramica decorato a mano e una bambolina tipica del luogo che somiglia tanto a un pupazzo voodoo. Continua a leggere
L’itinerario si era fatto difficile, in una maniacale
triangolazione di spettri erotici, anche se precipitava
nella sua guida salda il treno, sollevando ai lati
costoni di pietra e pascoli, trame di cavi e pali.
Nello studio vuoto, sull’ultima pagina scritta da un vecchio scrittore (l’inchiostro è ancora fresco), si legge:
Thomas L. è il mio più grande amico e per questo vado all’Aurelia Hospital a trovarlo e mi si spezza il cuore a vederlo su una sedia con le ruote lui invece allarga la bocca e sembra una maschera da commedia greca
Non potrebbe la vita essere tutta un sogno? In termini più precisi: c’è un criterio sicuro per distinguere il sogno dalla realtà, il fantasma dall’oggetto reale? [A.Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, pag. 49]
Ordunque lei mi chiede, egregio professor Schopenhauer, se non sia possibile che la vita tutta sia sogno. Se cioè l’uomo sia in grado di distinguere ciò che egli rappresenta alla propria coscienza in istato di veglia da ciò che gli appare quasi fantasmaticamente durante il riposo notturno. La domanda non è banale e richiede una risposta articolata e fondata su documenti di sicuro prestigio e autorità.
A lungo il viandante ha camminato sull’asfalto. Poi l’asfalto ha lasciato il posto alla terra battuta, questa all’incolto e dopo l’incolto è venuta la palude. Ora ogni passo costa pena e ben presto le sabbie mobili inghiottiranno il viandante.
di Alessandro Seri
Coimbra è città poco prima del finis terrae ed ha conformità adatta per diventare storia, tanto che è stata già per cento e passa anni capitale del Portogallo e di storia addosso ne porta tanta. Su questa collina di edifici bianchi posati a scendere fino alle rive del Mondego sono arrivati, come in una specie di adunanza, quaranta poeti da tutto il mondo.

Credo si possa affermare senza tema di esagerazione che l’insieme della Vita Religiosa in Europa non è in nessun modo un collettivo traboccante di vita, effervescente di inquietudini e creatività, pieno di proposte per scoprire le rotte del futuro.
Io. Automaticamente. Penso.
Un pezzo dopo l’altro. Automaticamente. Vado.
Verso il cielo. Mente e cielo. Niente si sperde. Carta.
Avanti. Verso il solaio del mondo. Io critico il sistema. Elezioni d’angeli.
Durante un tragitto in auto in una zona che conosceva poco Erre si smarrì quasi nel nulla a causa di una grande nebbia calata d’un tratto.
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Mi trovo in una locanda buia e fumosa. Che sia una locanda, a dire il vero, è solo una mia supposizione. Cosa sia veramente questo luogo, se di luogo si tratta, non saprei dirlo con esattezza. Più che fumosa, poi, dovrei dirla nebbiosa o indistinta o vaga: attorno a me vedo soltanto i contorni sfumati di oggetti presumibili, ma di esistenza assai incerta. Vedo tracce labili di tavoli potenziali; odo frammenti di suoni che alludono a voci; fiuto uste deboli e confuse di qualcosa che assomiglia al vino, o forse all’idea del vino, o a un suo lontano ricordo. Quanto all’oscurità, sarebbe più corretto definirla penombra, o meglio ancora citazione di una penombra traslucida, lattiginosa, opalescente.