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Siamo noi

La predicazione di Gesù comincia con una informazione: il regno dei cieli è vicino. Non è di poco conto, perché spesso Dio ci è estraneo, indifferente. Sembra che si dimentichi di noi, che abbia troppo da fare. Invece, è vicino in un modo che non riusciamo a concepire. Sono nel tuo cuore, dice il Cristo alla Bossis. Forse siamo noi a dimenticarlo.

Quella cosa

È difficile credere all’amore di Cristo? Eppure ha fatto e fa quanto nemmeno riusciamo a immaginare. Forse dovremmo provare a stilare un elenco, una lista degli atti d’amore che ha compiuto e compie per noi. Ma sarebbero infiniti. L’unica è riconoscere la nostra impotenza, radicale e incorreggibile, dovuta a quella cosa che chiamiamo peccato.

In ascolto

Dio ci parla, ma fatichiamo a sentire la Sua voce. È una questione di lunghezza d’onda, una nota che richiede attenzione, un esercizio di silenzio. Come Elia sull’Oreb, dobbiamo rinunciare al fuoco, al vento, al terremoto. Solo allora ci si mette in ascolto.

La sua mano

Chissà quante volte Gesù è stato il nostro cireneo, aiutandoci a portare la croce che noi trascinavamo. È ancora questione di attenzione: ogni sospiro di sollievo presuppone il suo braccio, la sua mano, che rendono più lieve il nostro peso.

Esperienza

Non basta recitare il Gloria al Padre, al Figlio, in modo generico, dice il Cristo alla Bossis: bisogna chiedere questa gloria nell’uno o nell’altro degli atti che compiamo. Cosi il Signore entra davvero nell’esperienza quotidiana.