
Nel dolore occorre unirsi a Gesù. Non c’è sofferenza che non possa corrispondere alla sua. Quando tutto viene a mancare, bisogna prendere Dio, dice il Cristo alla Bossis. Per darlo agli altri.

Gesù ha bisogno di noi, perché ci ama. È bello pensare a un Dio per il quale non siamo superflui, piuttosto che a qualcuno per cui se siamo o non siamo nulla cambia.
Per un Dio che ha bisogno di me mi spendo, arrivo a compromettermi, a rischiare. Lo ringrazio dal profondo dell’anima per aver permesso un miracolo così.

Gesù vuol essere per noi come un padre con il suo bambino: vivere Lui la nostra vita, rendere divini i nostri atti. Perché ci sentiamo soli? Forse perché vogliamo esserlo? Ci risponde subito, quando lo chiamiamo. Il dono supremo è offrirgli la nostra libertà, come l’ha offerta a noi, quando ha vissuto sulla terra. Il dono estremo lo faremo nella morte: ci daremo a Lui completamente e Lui vincerà in noi, una volta per sempre, per l’eternità.

Il nuovo ci attira. Navigando nel web, cerchiamo disperatamente qualcosa che non sia stato detto, la notizia che cambia la giornata, l’informazione che mancava. Giorno dopo giorno, sempre più, troviamo vera l’affermazione di Qoelet: non c’è niente di nuovo sotto il sole. Una bella mattina ci accorgiamo che c’è una sola novità possibile: Dio. Lui è l’eternamente giovane.

Gesù ci suggerisce le armi adatte per poterlo conquistare. Una di queste è il pentimento. Non dobbiamo provare dolore per aver sporcato l’anima, ma per aver ferito il nostro Amato, che era lì che ci guardava: eppure abbiamo fatto quel gesto, compiuto quell’azione che, lo sapevamo, gli procuravano del male. Pentirsi sentendosi nulla, in modo da decidersi a fare ogni cosa con Lui e per Lui: questo è il cammino.

La svolta è quando l’anima scopre che l’intimità con Gesù non è solo per la suora di clausura o per il monaco, ma per ogni essere umano sulla terra. È allora che si accende di entusiasmo, e prega che il suo amore sia aumentato e alimentato, perché possa fare sempre più spazio all’Amico insuperabile. Dovremmo contagiarci questa ebrezza: il mondo diverrebbe ciò che è.

Bisogna contare sulla Madre, Immacolata e Addolorata. Colei che ha accolto in maniera perfetta il progetto di Dio, corrispondendo ad ogni sua speranza. È un’alleata potente, della quale è rischioso fare a meno. Con Lei, tutto diventa più semplice, meno faticoso. Un Padre, un Fratello, una Madre: la compagnia necessaria e sufficiente per giungere alla meta.

Gesù vuole che ci sentiamo in cielo, dove i santi non possono fare a meno della sua presenza. Vuole che abbiamo la sensazione limpida di una porta aperta, verso la quale slanciarci, con estrema confidenza. Vuole che diventiamo coscienti dei due movimenti essenziali: o verso noi stessi e le nostre fatali distrazioni, o verso Lui. Dobbiamo chiedere ai santi di aiutarci a fare di Gesù la nostra stabile dimora.

Il Padre ci ama al punto da vedere in noi suo Figlio. Ci esaudisce come se esaudisse Lui. Ci dona ciò che ci serve per salvare anime, che ci accoglieranno con gioia indescrivibile nel paradiso. Vedere le cose da questa prospettiva cambia tutto: rispetto a una tale verità, ogni altra interpretazione del mondo è menzognera.