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Giorno divino

La bontà di Dio è diversa dalla nostra: risplende. Se la accogliamo e la facciamo nostra, la gente se ne accorge, ne ha bisogno. Dobbiamo dare un’aria di famiglia, quella della Trinità, perché siamo tutti bambini di Dio. La nostra vocazione è creare una fraternità che scende dall’alto, e non sarebbe mai possibile a livello orizzontale. Occorre vivere al centro di sé stessi, in una unione radicale con Gesù, e allora ogni giorno diverrà divino.

Così vicino

Scoprire la presenza di Gesù nelle piccole cose, nelle attenzioni delicate, in fatti apparentemente casuali, e che invece sono prove di una presenza premurosa, è ancora più urgente di una volta. Oggi, certa teologia insiste nel dire che Dio si è ritirato dalla Storia, che l’uomo è solo sul palcoscenico del mondo. Peccato allontanarsi tanto dalla verità di un Dio così vicino da potersi toccare.

Bivio

C’è un demone, uno spirito di contraddizione, dice il Cristo alla Bossis, che si accoppia all’egoismo: quando ci chiudiamo, serviamo noi stessi, ci contrapponiamo agli altri in vari modi. Ma la carità non si gonfia, e non avrà mai fine, mentre il pensiero di sé stessi finisce nel nulla. Dobbiamo essere attraenti, avere grazia con gli altri, per pacificarli. Vedere Gesù anche dove a noi sembra del tutto assente. Non rifiutare un dolore che sarà ricompensato con una gioia moltiplicata.

Attesa

Gesù ci aspetta: il tabernacolo è un simbolo intenso, il luogo dell’attesa. Quanti sono quelli che si fermano, anche solo per dire buongiorno? È triste, per Lui, registrare quest’assenza, o la totale indifferenza di quando gli passano davanti, per qualche cerimonia. È come quando era in agonia, nell’orto degli ulivi. Che gran cosa, invece, entrare in confidenza, chiudere le porte ai rumori di fuori, alla violenza, e parlare insieme il linguaggio del silenzio.

Discrezione

Gesù è umile e sensibile, mai si imporrebbe. Durante la giornata ci aiuta in tanti modi, ma con grande discrezione, come se non ci fosse. Sta a noi vederlo, accorgerci di Lui. Non vuole sovrapporsi alle mille cose che gli anteponiamo. Ci sarà spazio per la sua presenza? Se solo lo chiamassimo, gli slegassimo le mani piene di grazie, la nostra vita si cambierebbe in un miracolo.

La Presenza


Gesù è tutto, fuori di Lui non c’è esistenza, se non una triste condizione di morti. Per questo è così importante entrare in contatto, ricordarlo, appassionarsi della sua presenza. A volte è uno straniero cui nessuno bada, e allora fa succedere qualcosa perché capiamo che è lì, vicino a noi. Uno pensa: è un caso. Un altro, invece: è Lui!

Calvario

Qualcuno ha detto che Gesù è in croce fino alla fine del mondo: è vero, perché il Padre vede tutto nello stesso istante. Ecco perché possiamo pregarlo offrendogli la scena del Calvario: cosa non farà, un Padre come Lui, di fronte a questo appello? Possiamo pregare per i cuori più induriti, porgendo al Padre le parole di suo Figlio: perdona loro, perché non sanno quello che fanno. Abbiamo idea della potenza di questa intercessione, rivolta a un Padre che ama come nemmeno possiamo immaginare?

Traghettare

Chi ha detto che il cristiano non può avere i suoi momenti difficili, gli attacchi di sconforto, i giorni in cui la depressione gli appare invincibile, e tutto il deposito di fede, gioia, speranza sembrano andare in fumo? Segna il passo, tieni duro, dice il Cristo alla Bossis. Ricordiamolo, se toccasse a noi. È la parola che traghetta oltre.

La fonte

È l’amore che trasfigura, che fa vedere le persone e le cose in una luce diversa, quella giusta. Dunque, bisogna andare sempre alla sorgente, dice il Cristo alla Bossis: da dove viene quell’atto, quel pensiero? Le fonti sono due: Dio e il demonio; sta a noi scegliere il frutto, come fu in origine. Dio è in tutte le maniere di amare; satana in tutte le maniere di ferire. Possiamo scegliere Gesù, uno stato abituale d’amore, il cammino diretto che, attraverso la morte, porta a Lui.

Mondo nuovo

Lo Spirito, dice il Cristo alla Bossis, dà una forma nuova ad ogni cosa. Niente di più vero, io l’ho provato. È un altro mondo, il mondo nuovo di Dio. A don Mario, il mio santo padre spirituale, piaceva molto un canto che aveva proprio questo titolo: “Mondo nuovo”. È con lui che ho conosciuto il senso diverso che rinnova l’anima, come per miracolo.

Il denaro

Sai chi è il mio nemico? Il denaro, dice il Cristo alla Bossis. Esso indurisce il cuore, inaridisce. Si pensa che Dio schiacci le persone, e invece il sacrificio alleggerisce, è un giogo leggero, come si legge nel Vangelo. Solo Gesù dà gioia, è capace di riempire il cuore. Dovremmo nominarlo più spesso, nei nostri dialoghi con gli altri, perché ciò aprirebbe le anime, le menti, farebbe comprendere meglio cosa sia l’amore.

Dare

A volte i doni non arrivano: ci stupiamo che Gesù ci neghi l’attenzione, la cura che ci aveva così delicatamente dimostrato. È il momento in cui dobbiamo essere noi a donare: se l’usignolo smette di cantare, è perché sta a noi dedicare al Cristo un cantico di lode.

L’unione delle anime

Gesù ama l’unione delle anime, che è una forma di carità. Quando gli affidiamo qualcuno, come potrebbe restare indifferente? È bello sapere che, almeno in parte, le anime non siano abbandonate anche per noi. Il Cristo non vede l’ora di venirci incontro, di esaudirci. È fatto così, anche se fatichiamo a rendercene conto.

Unici

Ognuno di noi può dare a Gesù un amore unico. Quando moriremo, nessuno lo amerà come lo hai amato tu, come l’ho amato io. Per questo è urgente dargli tutto, stare vicino a Lui, come il discepolo che amava nella Cena; non pensare soltanto ai nostri affari, di cui non resterà che polvere.

Seguirlo

Capire Gesù dal Vangelo: seguirlo mentre spende la vita per noi, senza risparmiarsi, in ogni occasione; vederlo assediato dalla gente, o solo, sul monte, con le membra ghiacciate, sempre proteso verso il Padre, obbediente, senza mai pensare a proteggersi, a procacciare qualcosa per se stesso: questo è il criterio. Cercando la compagnia scomoda della Parola santa, potremo finalmente sentire la verità del Salmo: Proteggimi, o Dio, in Te mi rifugio.

L’usignolo

Un usignolo ha fatto il nido vicino alla finestra di Gabrielle Bossis e lei s’incanta sentendo la sua voce. Gesù, che le aveva donato l’usignolo, le dice: cos’è questo, rispetto all’altra Voce, che parla nel profondo? E la invita a leggere e rileggere i loro colloqui, perché possano penetrare sempre più, e raggiungere più anime possibile.

Doni

Gesù ci fa molte sorprese: un’alba più bella, un usignolo che canta per noi, una parola gentile che arriva quando meno te l’aspetti. Siamo noi che non ce ne accorgiamo. Dobbiamo esercitarci: a indovinare. Gesù è dietro la porta, spia ogni nostra comprensione, tutti i nostri assensi, e ne è felice.

Sala d’attesa

Gesù è in sala di attesa. Aspetta che noi ci avviciniamo per distrarlo, per fargli capire che è importante, per noi, la sua presenza. Dice il Cristo alla Bossis: se chi attende, nella sala, fosse un artista, un poeta, un potente della terra, non lo approcceresti con premura e gioia moltiplicate? Ebbene, quello è il tuo Dio, l’Onnipotente, che cerca l’umanità su questa terra fin da Betlemme, con l’immensa pazienza, il suo amore di Creatore, di Padre in attesa del suo figlio.

Gioia

Gesù vuole la gioia, come tutti quelli che amano. Non è possibile desiderare altro, per chi amiamo. Per questo è necessario sentirla, coltivarla. Un modo semplice è fare le cose per Gesù: ciò gli dà gioia e, di conseguenza, la trasmette a noi. La vita è più semplice di quanto si creda. Ma bisogna farne l’esperienza.