Mi sono deciso a leggere Domani interrogo quando è stato programmato per il cinema. Se è diventato un film, dev’essere importante. Balle. Ci sono film insulsi ricavati da libri più insulsi. Non andrò a vedere il film: un prete come me mica ci ha il tempo. Ma il libro l’ho letto.
Professori e preti hanno qualcosa in comune. La chiamano missione. Come dire: mandati a (ma non equivocate). Il professore è mandato a insegnare ai giovani che crescono. E questo è il problema. L’ho sperimentato, perché ho insegnato anch’io. Forse per questo ho letto il libro: per vedere come Gaja avrebbe affrontato e superato un ostacolo che era stato il mio.
Ho imparato parole nuove: strass, fantasmini. Che ne sa un prete di cose come queste? I fantasmini, in AI, li ho trovati facilmente; per gli strass c’è voluto qualche passaggio in più, la conoscenza era data per scontata. Ottimisti.
Invece la conoscenza, in Domani interrogo, non è mai scontata. Ci sono flashforward su quello che i ragazzi saranno e che faranno, e la “pressoressa” non poteva prevedere. Come dire: la vita è movimento, e solo guardandola passare puoi capirci qualcosa.
È uno strano io narrante quello di Gaja: si passa dalla prima alla terza persona come niente fosse; a volte sembra che veda a pochi metri; altre, invece, penetra il futuro come fosse un veggente. Mi viene in mente la beatitudine che preferisco, quella dei puri di cuore, che vedranno Dio. C’è un solo modo per vedere: desiderare il bene, non avere più paura.
Anch’io ero entrato nel cuore dei ragazzi: si mettevano intorno alla cattedra e dagli a parlare. Poi la preside mi disse: Centofanti, così non va, le hanno scritto un biglietto d’amore, addirittura. Ma andò avanti lo stesso, finché non lasciai la scuola e l’università per Santa Madre Chiesa.
Anche in questo libro ciò che emerge è questione di salvezza. Non si tratta soltanto di salvezza religiosa, ma anche di salvezza umana, un amore che non può essere spento da argomenti burocratici o strategie calcolatrici. Un amore che ha bisogno di darsi, che non può farne a meno.
Non andrò a vedere il film, non ci ha mica il tempo, un prete come me. Ma il libro di Gaja è un film finito e rifinito, in cui la regista ha diretto sé stessa inquadrandosi da più punti di vista, osservando da un futuro che, per miracolo, rende amabile il presente. Ecco perché l’io narrante passa, come niente fosse, da una persona all’altra: è già dietro la macchina da presa.
Ma non basta: nel film ci sono attori invisibili, che partecipano come e più degli altri. Sofia e Francesco, Daniele, Alessandra, Marco e Margherita siamo noi; Anna Ferzetti siamo noi: pressore’, che sei riuscita a fa’!
Gaja Cenciarelli, Domani interrogo, Marsilio 2022, pp. 240.




Il 6 maggio, sul blog della nostra amica redattrice 

