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Domani interrogo, di Gaja Cenciarelli

di Fabrizio Centofanti

Mi sono deciso a leggere Domani interrogo quando è stato programmato per il cinema. Se è diventato un film, dev’essere importante. Balle. Ci sono film insulsi ricavati da libri più insulsi. Non andrò a vedere il film: un prete come me mica ci ha il tempo. Ma il libro l’ho letto.
Professori e preti hanno qualcosa in comune. La chiamano missione. Come dire: mandati a (ma non equivocate). Il professore è mandato a insegnare ai giovani che crescono. E questo è il problema. L’ho sperimentato, perché ho insegnato anch’io. Forse per questo ho letto il libro: per vedere come Gaja avrebbe affrontato e superato un ostacolo che era stato il mio.
Ho imparato parole nuove: strass, fantasmini. Che ne sa un prete di cose come queste? I fantasmini, in AI, li ho trovati facilmente; per gli strass c’è voluto qualche passaggio in più, la conoscenza era data per scontata. Ottimisti.
Invece la conoscenza, in Domani interrogo, non è mai scontata. Ci sono flashforward su quello che i ragazzi saranno e che faranno, e la “pressoressa” non poteva prevedere. Come dire: la vita è movimento, e solo guardandola passare puoi capirci qualcosa.
È uno strano io narrante quello di Gaja: si passa dalla prima alla terza persona come niente fosse; a volte sembra che veda a pochi metri; altre, invece, penetra il futuro come fosse un veggente. Mi viene in mente la beatitudine che preferisco, quella dei puri di cuore, che vedranno Dio. C’è un solo modo per vedere: desiderare il bene, non avere più paura.
Anch’io ero entrato nel cuore dei ragazzi: si mettevano intorno alla cattedra e dagli a parlare. Poi la preside mi disse: Centofanti, così non va, le hanno scritto un biglietto d’amore, addirittura. Ma andò avanti lo stesso, finché non lasciai la scuola e l’università per Santa Madre Chiesa.
Anche in questo libro ciò che emerge è questione di salvezza. Non si tratta soltanto di salvezza religiosa, ma anche di salvezza umana, un amore che non può essere spento da argomenti burocratici o strategie calcolatrici. Un amore che ha bisogno di darsi, che non può farne a meno.
Non andrò a vedere il film, non ci ha mica il tempo, un prete come me. Ma il libro di Gaja è un film finito e rifinito, in cui la regista ha diretto sé stessa inquadrandosi da più punti di vista, osservando da un futuro che, per miracolo, rende amabile il presente. Ecco perché l’io narrante passa, come niente fosse, da una persona all’altra: è già dietro la macchina da presa.
Ma non basta: nel film ci sono attori invisibili, che partecipano come e più degli altri. Sofia e Francesco, Daniele, Alessandra, Marco e Margherita siamo noi; Anna Ferzetti siamo noi: pressore’, che sei riuscita a fa’!

Gaja Cenciarelli, Domani interrogo, Marsilio 2022, pp. 240.

“Sangue del suo sangue”, il nuovo romanzo di Gaja Cenciarelli

Quando qualcuno non ti insegna ad amare il tuo corpo perché non lo cura, non lo accudisce, lo tratterai male. Ma se qualcuno il tuo corpo lo abusa, quello che fai è cercare di eliminarlo, fare finta che non esista. Che non abbia bisogni, che non possa provare piacere, che non viva. A volte è impossibile risvegliarlo, anche se grida. Puoi farlo se dentro di te è rimasta una scintilla di desiderio e illusione, illusione che potrà essere ancora amato. Se c’è una scintilla di vita che rifiuta di abbattersi. “Sangue del suo sangue” è la storia di Margherita Scarabosio, una donna che riesce a conservare una fiammella in sé, una luce molto piccola che la guida nel suo ribellarsi, che con grande lentezza la sostiene e le fa ritrovare il suo corpo, da sola. Senza l’amore di un uomo, ma attraverso l’amore che è riuscita a conservare per se stessa. Mentre intanto il suo fratello carnefice la cerca per abusarla ancora, l’uomo che l’ha ingannata la riempie di odio, e tutti gli altri di indifferenza, cercando di usarla, ancora. In primo luogo come testimonial per una campagna pubblicitaria di Bruno Chialastri, un imprenditore-padrone candidato della destra (“una specie di Berlusconi in miniatura”) che la utilizza come immagine per la sua promozione elettorale: Margherita è la figlia di un generale ammazzato in un agguato delle BR. E tutta la campagna si fonda sull’anticomunismo. Margherita sembra piegarsi al volere di tutti, resiliente e persino stolida, mentre dentro di sé conquista il suo corpo, il centro della sua vita e di se stessa, millimetro dopo millimetro.
Gaja Cenciarelli ha un talento espressivo per la crudeltà che ha pochi pari nel panorama della letteratura italiana attuale; la sa declinare in tutti i suoi aspetti: vista dal carnefice, quelli della cattiveria efferata pura e semplice, e quella dalla vittima. E quasi sempre la crudeltà è un atto di odio perpetrato sulla donna e sul suo corpo, un tentativo di annientamento della sua essenza, della sua bellezza. Un calpestio per non dover più ascoltare, sentirsi in colpa, sentirsi deboli, e impotenti. Continua a leggere

Auroralia: cinquanta racconti ispirati a una foto di Jerry Uelsmann, da un’idea di Gaja Cenciarelli. Appuntamento a Roma, alla libreria “Flexi”, venerdì 26 giugno, ore 21.

piccolaIl 6 maggio, sul blog della nostra amica redattrice Gaja Cenciarelli, è comparso questo invito:
http://www.sinestetica.net/uelsmann_invito
In sintesi, Gaja ha chiesto ad amici e colleghi – scrittori, editor, traduttori, poeti, giornalisti o “semplicemente” amanti della letteratura e della parola scritta, tra cui alcuni redattori di LPELS (Franz Krauspenhaar, Massimo Maugeri, Isabella Moroni) – un racconto, o un componimento poetico, di massimo tremila battute, ispirato a una foto di Jerry Uelsmann.
Sono arrivati cinquanta racconti (cliccate sull’elenco dei partecipanti).
Jerry Uelsmann in persona ha scritto per Auroralia.
E il 26 giugno, alle ore 21, alla Libreria “Flexi” di Via Clementina 9, a Roma ci sarà il primo reading di Auroralia. Quindici autori leggerano il proprio racconto: Continua a leggere

Gaja in the canto

GajaTilden

di
Francesco Forlani
(per il dìversario di Gaja)

Allora versami da bere, Gaja ed alza il braccio
la mano che lo tiene, il gomito e la bocca
in bacio del cristallo le dita intorno al piede
del calice che hai in canto e con le labbra un sorso

da dedicare a tutti i giorni e agli altri amici
e il riso ridipinga i gesti, ogni memoria,
e faccia il vino buono e la brigata salva
sia un fiume in piena di vita sul suo corso

Per Gaja [nel giorno del suo compleanno.]

silver clouds

Il tempo passa. Lo so da qualche tempo
quando sentivo di avere cento anni
sulla schiena. Ero un ragazzo solo.
Una luce tra mille, siamo sempre vicini
nella lontananza. Gaja cara, in mille
byte e post and comments per i blog,
qui specialmente, ci siamo stretti le mani.
Ancora un minuto, ancora cento anni.
Buon compleanno cara, dal Franz’O,
che dalla capitale, quella vera, t’abbraccia
come se fosse vero; e più che vero lo è,
che l’affetto è pensiero e il pensiero
è d’affetto, quello vero.

[Immagine: Franz Krauspenhaar – Silver clouds.]

Per Gaja e la sua mamma

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=nVa4WoRisPE]

da qui 

 

Ma ora è il momento 
di mettersi a dormire 
lasciando scivolare il libro che 
ci ha aiutati a capire 
che basta un filo di vento 
per venirci a guidare 
perché siamo naviganti 
senza navigare 
mai. 

 

Ti siamo vicinissimi, Gaja, amica nostra carissima.

 

Bocche

bocca

di Gaja Cenciarelli

Sì, lo amavo. Lo amavo con il corpo, con un corpo che si portava dietro la testa e mi faceva sentire tutta intera per la prima volta nella vita.
I miei sensi reagivano prima che la mente potesse capire cosa stesse succedendo e questo mi sconvolgeva. Lo stomaco si contraeva, la pelle si accapponava, avevo freddo alle mani e caldo addosso. Ero bellissima, il desiderio mi faceva scoprire parti del mio corpo e centimetri di pelle che non conoscevo. Continua a leggere