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Oscar Wilde

a cura di Giorgio Stella

Giorno di Pasqua

Sotto la cupola squillarono le trombe d’argento,
La folla cadde in ginocchio con timore:
Portato a spalla da uomini sul trono
Come un idolo vidi il signore sacro a Roma.

Sacerdote e sovrano, portava il manto di porpora
Sulla veste più bianca della spuma, e tre corone
D’oro alte sul capo. Nello splendore di luce
Passò poi scomparendo il papa.

In silenzio il mio cuore percorse lunghi anni,
Giunse a colui che vagò solo lungo il mare
Cercando invano dove riposare:

Le volpi hanno tane ed ogni uccello il nido.
Io, io soltanto devo vagare scalzo
E bere vino salato di lacrime”.

Attilio Bertolucci

 

a cura di Giorgio Stella

Natale Fine Principio Epifania.
L’inverno rovinante, fangoso,
si mischierà con una nuova primavera
fredda, bagnata e sporca: marzo
è un mese di vecchi e di bambini
che se ne vanno, i loro occhi deboli,
i loro deboli cuori non possono reggere
alle lune stregate dell’estate
prossima, che macchierà di fiori azzurri
e rosa gli avvallamenti, i grembi
di una tiepida semenza nuziale.

Giorgio Stella. Una poesia

Gelside – passammo intorno al cane l’osso di balocco come un candelabro senza labbro – l’unica pausa che non era tale un picco nel becco di piccione gravido di Marco Aurelio – la strada era comune alla bomboniera/coccarda, coccarda nella betoniera – perché avanzi chi sei? (Paura) – paura di che? Dice che verrà di notte, che viene da solo. —————————————

Angelo Tonelli

a cura di Giorgio Stella

Non c’è dio
che possa seguirli nelle tane
di carta in cui si annidano, né angelo
che accarezzi i loro spiriti da sempre troppo avvinti al favore di potenti
e meno potenti, comunque troppo poco oltre di sé, i mansueti
che giocano mansuetudini opportune e non intendono
il loro stesso cuore, la potenza
vera della poesia, della parola.
Io vi lascio
o poeti troppo umani, se poeti
siete, e non piuttosto
scriventi. Volo oltre
l’era che muore, tra gli angeli e gli umani
dentro e fuori lucenti

I Contorni

di Giorgio Stella

I Contorni – i contorni del la casa Maestra dovrebbero avere tutti gli spazi della medesima specchiaia – un unico alla civiltà che ci resta coma realtà eletta, eletta bene – la povertà/poesia in qualche maniera può essere amministrata da sé medesima! Il faro nel neon ne è la prospettiva retroattiva – giorni di fiore come la vittima della betoniera nella boa di ceramica nel museo delle cere, delle cere accese – chi ti dice questo? Quello che domani non è mai perso tra la clessidra e il pendolo dell’orologio emigrato per mancanza di ore a ventaglio di coccarda che nuda non ha valore. —————————

Giorgio Stella. Una poesia

Rosa di ieri

Un giorno resusciterò
nelle macerie della
mia storia
I drappi bianchi
sulle vesti nere
ancora rassoderanno
i canti avanti alla
rosa di ieri –
– Fieri i rossi nei
neri, petali morti –
– In bilico sul fianco
della roccia
la torcia elettrica
mimerà l’ombra
nel vuoto della tomba.
Petali rossi, rosa di
ieri,
le tue membra velate
la finestra per sbaglio
staccata dal volo della cosa.
Icaro e Dedalo,
stemma di bello stile,
nel campo di
concime sparso
non ha confine.

(A mia madre in attesa
della polvere
di clessidra…
)

Jorge Luis Borges

a cura di Giorgio Stella

L’oro delle tigri

Fino all’ora del tramonto giallo
quante volte avrò guardato
la poderosa tigre del Bengala
percorrere su e giù il tragitto prefissato
dietro le grosse sbarre,
senza sospetto ch’erano il suo carcere.
Altre tigri sarebbero venute poi,
quella di Blake, di fuoco;
altri ori sarebbero venuti,
il metallo amoroso che era Zeus,
l’anello che ogni nove notti
genera nove anelli e questi, nove,
e non c’è fine.
Con gli anni mi hanno abbandonato
gli altri incantevoli colori
e ora mi restano soltanto
la vaga luce, l’ombra inestricabile
e l’oro dell’inizio.
O tramonti, o tigri, o splendori
dell’epica e del mito,
o quell’oro più prezioso, i tuoi capelli
che le mie mani anelano.

East Lansing, 1972

Roberto Carifi

Screenshot

a cura di Giorgio Stella

Sarò chi benedice
e non ha che la parola
abbandonata e nuda Il separato,
grano di questa casa,
figlio del muto sorvegliante
Chi benedice porte e mura
e va nel rischio del suo dono
Sarò ogni morto e ombra
dentro di me bruciando il sangue umano,
carne di luce estrema
finchè dell’essere rimanga
la fiamma inestinguibile.

Ringraziamento

Accendi il lume che conosci,
qui è la nostra tomba,
qui dove l’orto fiorisce polvere
e il vento è voce,
orma di chi devasta.
Noi siamo,
siamo nel cuore della Croce,
sotto un legno ricurvo e molle
con te che sei madre,
con voi che la fame ha dissanguato.
Qui è la nostra casa,
la porta dove attendere,
abbiamo occhi minacciati
e ringraziamo.
Accendi il lume che conosci
e cosí sia.

Chandra Livia Candiani

 

a cura di Giorgio Stella

In forma di prefazione

Mia madre è un passero cattivo
urla prima di mangiare
urla prima di dormire
nel cuore della notte
urla,
ma il suo corpo
sta nel palmo di una mano
e se si affaccia al davanzale
le lanciano molliche di pane.

A Marina, Osip, Sergej, Aleksandr, Vladimir

Non esotici uccelli
ma abituali abitanti del volo
non solo fucilati
ma con metodica semplicità
assediati
dal pettegolezzo del Bene Comune.
Come risolvere l’enigma
della presenza della poesia
quando perfino il fruscio
dell’erba è delatore?
I morti seminano canti
che sbocciano in uccelli
che seminano canti.

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

Simulacri

Ein jeder Engel ist schrecklich
R.M. Rilke

carnet d’incauti appuntamenti
la trova assente come
di lusso e miseria la vide figlio
eccitato e regredito la
consumò e rimase
quando di stucco l’altro (benché impossibile)
rispose (amico finché la membrana vischiosa)

tra angelo e bestia stanco dis
seminare mancanze crudele e bianco
di notti bianco biancore abiterò
mistico e poeta gridando
la la lalangue è questo
peregrinare angelico

amore di doppio corpo amore di
corpo di doppio al mercato
del bimbo stupendo amore di bête
amore bêtise:
Lamore l’azzurro sacrale di Uno
l’icona di marmo
lamur

Mercoledì delle ceneri, di Thomas Stearns Eliot

 

a cura di Giorgio Stella

IV

Colei che camminò fra viola e viola
Che camminò
Fra i diversi filari del variato verde
In bianco e azzurro procedendo, colori di Maria,
Parlando di cose banali
In ignoranza e scienza del dolore eterno
Che mosse in mezzo agli altri che già stavano andando
Che allora fece forti le fontane e fresche le sorgenti

Rese fredda la roccia inaridita e solida la sabbia
In blu di speronella, blu del colore di Maria,
Sovegna vos

Ecco gli anni che passano in mezzo, portando
Lontano i violini e i flauti, ravvivando
Una che muove nel tempo fra il sonno e la veglia, che indossa

Luce bianca ravvolta, di cui si riveste, ravvolta.
Passano gli anni nuovi, ravvivano
Con una splendida nube di lacrime, gli anni, ravvivano
La rima antica con un verso nuovo. Redimi
Il tempo. Redimi
La visione non letta nel sogno più alto
Mentre unicorni ingioiellati traggono il catafalco d’oro.

La silenziosa sorella velata in bianco e azzurro
Fra gli alberi di tasso, dietro il dio del giardino,
Il cui flauto tace, piegò la testa e fece un cenno ma non parlò parola

Ma la sorgente zampillò e l’uccello cantò verso la terra
Redimi il tempo, redimi il sogno
La promessa del verbo non detto e non udito

Finché il vento non scuota mille bisbigli dal tasso

E dopo questo nostro esilio

Clemente Rebora

a cura di Giorgio Stella

Il mio sgomento

Ogni momento del semplice vegetale
fa dir di sì il vento,
fa dir di no il vento:
cessato il suo tormento,
tutto ritorna senza sentimento.
Ogni momento si apre e chiude
uguale e disuguale,
sempre s’illude,
rimane il tempo:
non cessa il suo tormento,
rimane il mio sgomento,
in ogni tempo.

5 novembre 1956

Giorgio Stella. Una poesia

La vita è la betoniera è un fossile avaro di ceramiche sul volto del mare mosso dalla cera nel museo chiuso per il mercato delle cere – chi comanda colui che è assente no non deve per forza-fortuna essere deficiente! Mare va’ mare non sta qua, mare è la strada polare verso est! Hai documenti!? Certo, certamente, – perché porti abiti da civile?! Perché essere nudo è la divisa migliore, le palle al vento… Il cocco nella rosa del labirinto.

Franco Buffoni

a cura di Giorgio Stella

Rimasto senza l’inverno

Rimasto senza l’inverno
Il ghiacciaio si ritira,
Ma se un’offesa ha qualche senso
È quando la bocca che ti bacia la ripete.
Pensa che proprio oggi la Team Company s.r.l.
Azienda nel settore del recupero crediti
Cerca sul Corriere funzionari ambosessi
Per il potenziamento della propria
Rete esattiva. Possibilità di carriera.
Potremmo presentarci insieme
Motivati aggressivi…
Siamo una coppia che fa i turni di notte
Fuoruscita come una tartaruga dal ghiaino…
E quella fu l’ultima volta che alleati ridemmo.

Georges Rodenbach

a cura di Giorgio Stella

[Dentro al tuo amore entro come in una chiesa]

Dentro al tuo amore entro come in una chiesa
Vi aleggia un velo azzurro di silenzio e d’incenso
Non so se gli occhi miei s’ingannano, ma sento
Celesti visioni che il cuore mi angelizzano.

È te che amo oppure amo l’Amore?
È la cattedrale o piuttosto la Madonna?
Che importa! Se commosso il mio cuore s’abbandona
E vibra al rintocco sulla cima della torre!

Che importano gli altari e che importano le vergini,
Se là dentro, scesa la pace della sera, sento
Un po’ di te che all’organo dello jubé canta
Qualcosa di me che dentro ai ceri brucia.

[Trad. di Paola Decina Lombardi]