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Giuseppe Piccoli

di Giorgio Stella

Sono foglie che ascoltano
battere e battere il pugno sul legno
di una grande porta: in frotta
si raccolgono ombre di voci,
voci di esilio e di famiglia,
di ospizio e di ufficio,
voci di battesimo
voci di matrimonio
voci di estrema unzione.
Sono foglie tra i capelli,
anelli di stelle
che le piante del giardino
hanno custodito per secoli.

*

Dammi tutto il tuo veleno
e sii puro

imparo a morire
nel dormire

partorito al freddo
da questo travaglio
il grande spiraglio

*

Rema e tace

il vogatore

sospinge il veloce

la potenza muta del sole
è la sua voce

*

Disperatamente
la profondità
dei monti nella notte
rose bianche
dalle lunghe spine
riempiono
l’aiuola del dormire

Sonno
cerco riposo
ma è Treno

(questo vivere)

*

Raymond Carver

di Giorgio Stella

Il momento più bello della giornata

Fresche sere d’estate.

Le finestre aperte.
Le luci accese.
La fruttiera colma.
E il tuo capo sulla mia spalla.
Questi sono i momenti più felici della giornata.

Insieme alle prime ore del mattino,
naturalmente. E quegli attimi
subito prima di pranzo.
E il pomeriggio
e le prime ore della sera.
Ma davvero adoro

queste serate estive.
Ancor più, mi sa,
di quegli altri momenti.
Il lavoro quotidiano finito.
E nessuno più che ci disturbi, adesso.
Né mai.

Fernando Pessoa

di Giorgio Stella

Stazioni della Via Crucis

II

C’è in me un poeta che mi ha detto Iddio…
La primavera scorda nei burroni
le ghirlande che trasse dagli slanci
della sua gioia effimera e spettrale…

Su rugiada di prato fanciullezza
i suoi zoccoli batte allegramente…
Senza desii, su panche il tuo restar
mirando l’ora come chi sorrida…

Fiorir del giorno a pulvini di Luce…
Violini del silenzio inteneriti…
Tedio ove alletta il solo avere tedio…

L’anima bacia il quadro che ha dipinto…
Mi seggo accanto ai secoli perduti
e sogno il suo profilo, inerzia e volo…

Maria Marchesi

di Giorgio Stella

Verso il traguardo

Dopo la curiosità e la sfida
arriverà la stanchezza.
La sentenza sarà neutralizzata
da altre sentenze passate in giudicato.
Occorrerà molto tempo
e una ricognizione estenuante.

Qualcuno dirà ch’è tutto inutile.
Un altro che bisognava anticipare
le mosse dei giudici o rompere
uno specchio nell’aula.

Le manifestazioni d’orgoglio avranno
adepti impensati. I fucili
rinculeranno all’unisono.

Giorgio Stella, poesie

Nazaret: è come fosse stato il Bronx o Tor Bella Monaca o l’Olocausto per Dio! Non c’era nessuno che non avesse in casa un falegname Cristo! Infatti è morto sul legno immagino da Lui già sceso nel regno del Padre, Padre nostro! Noi non ci ricordiamo che torniamo alla casa gemella e chi e noi? Cristo.

*

Orologi muti gettano l’ ora sul culto del mito nel poeta.  Ora ci dovrebbe essere la lancetta spezzata che segna sempre la stessa ora.  La nostra. Amico mio non si muore per questa rondine.  Non si muore ancora.  Siamo vivi appunto per.  L’ ora.

*

(senza titolo) –   è domenica,    non c’è più  nessuna   messa –   sono l’orfano  della chiesa-materna.

*

i fanti) – nel vento hanno lo spavento – i fanti non saranno mai santi. (Nota:  da un detto ignoto ‘gioca coi fanti lascia stare i santi) –     

*

c’è la forma e la materia che la informa di essere stata quello che era: merda! Un piatto caldo e migliore di un mazzo di fiori sulla tomba delle croci..

*

Coccio-Bigotto il tempio del primo ed ultimo regno.

(senza titolo) –    porgerò nella bettola l’occhio del lume di cane – lui capirà il fiume, le zanne ancora ancorate alla zavorra.

Olav H. Auge

di Giorgio Stella

Ho tre poesie

Ho tre poesie, disse.
Pensa, contare le poesie.
Emily le gettava
in un bauletto, io
non credo proprio che le contasse,
apriva solo un pacchetto di tè
e ne scriveva una nuova.
Era giusto. Una buona poesia
deve odorare di tè.
O di terra umida e legna appena tagliata

La terra azzurra

Qui sono al sicuro, qui ci sono querce intorno ai muri,
qui scintilla lo stretto tra monti corrosi dal mare.
Se me ne sto in piedi alla finestra
le querce immense hanno
una profonda tonalità oleosa
come un dipinto antico,
sul cielo di smalto azzurro
nubi ritardatarie
si rincorrono dal mare.

Querce nel sole d’autunno!
Terra azzurra, terra di monti, terra di mare
ed ere alle mie spalle
in una festa di colori
e ardore.

Oggi ci sono freddo e fiocchi di neve nell’aria,
i rami nudi si protendono come artigli
verso il caldo e l’ultimo ozono.
Mi inoltro nella terra azzurra
sotto le foglie che cadono.
E un giorno sarà spoglio Yggdrasil.

Ezra Pound

di Giorgio Stella

da La quinta decade dei cantos Siena – Le riforme leopoldine

XLV

Contro l’Usura

Con usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,
con usura
non v’è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz
e l’Annunciazione dell’Angelo
con le aureole sbalzate,
con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa, ma per vendere e vendere
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà straccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
la lana non giunge al mercato
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio
CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l’usura, spunta
l’ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pietro Lombardo
non si fe’ con usura
Duccio non si fe’ con usura
né Piero della Francesca o Zuan Bellini
né fu “La Calunnia” dipinta con usura.
L’Angelico non si fe’ con usura, né Ambrogio de Praedis,
Nessuna chiesa di pietra viva firmata: Adamo me fecit.
Con usura non sorsero
Saint Trophime e Saint Hilaire,
Usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte e artigiano
tarla la tela nel telaio, nessuno
apprende l’arte d’intessere oro nell’ordito;
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
Usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane drudo,
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra i giovani sposi
CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
Carogne crapulano
ospiti d’usura.

N.B. Usura: una tassa prelevata sul potere d’acquisto senza riguardo alla produttività, e sovente senza riguardo persino alla possibilità di produrre. (Onde il fallimento della Banca dei Medici.)

Vladimìr Holan

di Giorgio Stella

Non bastiamo

Affinché si incontri con l’alba il tramonto,
lo spudorato pudore con il disamorevole amore,
l’inaccecabile cecità
con la vista della disperazione –
bisognerebbe che si togliesse via l’illusione.

Non bastiamo a noi stessi,
ma possiamo toglierci la vita…

Giorgio Stella. La betoniera

LA BETONIERA (nell’anno di grazia) – Betoniera, / che giri e rigiri / l’arco di porcellana, / che nessuno / stop è un NO al nord / e alle volte / il ciclo di rito / si fa’ nido in te, / lasciaci pregare / l’occhio aperto / quando l’altro è chiuso / (quando un occhio / era aperto / e l’altro chiuso.) – il carnevale è una corazza ci ricordi… / la razza // nel cuneo della forma! (Giorgio Stella, 27/08/2025) –

Malcom Lowry

di Giorgio Stella

Dopo la pubblicazione di “Sotto il vulcano”

Il successo è una specie di orribile disastro
Peggio di quando ti brucia la casa, gli echi della rovina
Delle travi del tetto che crollano più veloci una a una
Mentre stai li, testimone impotente della tua dannazione.

Cotne un beone la fama consuma la casa dell’anima
Manifestando che hai lavorato soltanto per lei –
Ah, mai avessi sofferto il suo bacio traditore
Meglio restare per sempre nel buio a fallire e andare a picco.

Umberto Saba

di Giorgio Stella

Caffè Tergeste

Caffè Tergeste, ai tuoi tavoli bianchi ripete l’ubbriaco il suo delirio;
ed io ci scrivo i miei più allegri canti.

Caffè, di ladri, di baldracche covo,
io soffersi ai tuoi tavoli il martirio,
lo soffersi a formarmi un cuore nuovo.

Pensavo: Quando bene avrò goduto
la morte, il nulla che in lei mi predico,
che mi ripagherà d’esser vissuto?

Di vantarmi magnanimo non oso;
ma, se il nascere è un fallo, io al mio nemico
sarei, per maggior colpa, più pietoso.

Caffè di plebe, dove un di celavo
la mia faccia, con gioia oggi ti guardo.
E tu concili l’italo e lo slavo,

a tarda notte, lungo il tuo bigliardo.

Ada Negri

di Giorgio Stella

Fine

La rosa bianca, sola in una coppa
di vetro, nel silenzio si disfoglia
e non sa di morire e ch’io la guardo
morire. Un dopo l’altro si distaccano
i petali; ma intatti: immacolati:
un presso l’altro con un tocco lieve
posano, e stanno: attenti se un prodigio
li risollevi e li ridoni, ancora
vivi, candidi ancora, al gambo spoglio.
Tal mi sento cader sul cuore i giorni
del mio tempo fugace: intatti; e il cuore
vorrebbe, ma non può, comporli in una
rosa novella, su più alto stelo.

Giorgio Stella. Petto di croce

PETTO DI CROCE – almeno il cardellino muore in un nitrito come un cane da lecco – chi fece del mulino l’anfiteatro? Chi rotolò nel cesso chiuso? – la carogna spacca la bava della ghigliottina come nel mentre accadeva il resto se ne andava – la polizia di mercurio bloccò la febbre delle/qualsiasi fosse comune – suo stato il grembo del favore di essere niente l’oblio della forestiera lumaca di ombra – eppure la ricetta dell’aglio non chiude al sedano il taglio suo (una pausa) – il grembo tace mentre il feto muore in pace (raccoglimento) – una veloce notte lo accolse nella maternità delle piogge – dice che verrà di notte, che viene da solo.

Evghenij Evtushenko

di Giorgio Stella

Vicolo Ultimo

Vicolo Ultimo, effettivamente.
Qui, in una casa scaduta a bettola,
con una stupida faccio il sapiente
e mi rimbecillisco sempre di più.

A che pro essere poeta per sbattersi
con una borghesuccia su un solido baule?
E io sono ridicolo come un bifolco
capitato a Mosca in scarpe di vernice.

In questa stanza tutta gingilli e fronzoli,
la poesia non la salvi a letto.
Vicolo Ultimo, numero tredici.
Più avanti non c’è ormai più strada.

1955-1975

Giorgio Stella. Non sono la pietra

io non sono una pietra ho bisogno di parlare con qualcuno ma non c’è più nessuno ammesso ci sia mai stato – i re magi sono morti dentro di me: mia madre mia sorella mio padre – io non sono una pietra, io non sono una pietra! Che il profilo della terra non ha specchio di stella – io non sono una pietra… Chi semina raccoglie? Non è vero sennò // non avrei spento candeline! Parlo solamente con Dio, Lui mi ricorda (…) che dopo la croce fu buia la terra avanti il sole.

Walter Benjamin

di Giorgio Stella

Walter Benjamin, Liberami dal tempo/ Enthebe mich der Zeit

[Se avessi divinato il tempo]

Se avessi divinato il tempo del tuo morire al mondo
la natura avanti a te nella fine sarebbe precipitata,
con inesorabile misura volgerebbe
l’esserci all’infinito oblio.

Nel cielo resterebbero delicate albe rosse
proprio là nell’ora in cui scivolava la tua veste
le selve tutte dipinse buia pena
la notte su naviglio leggero rivestì il mare.

Da stelle plasma innominabile pianto
l’insegna del tuo sguardo nell’arco celeste
e l’oscurità impedisce con densità di barriere

l’espandersi della nuova primavera,
osserva l’anno nell’immota postura degli astri
dalla cisterna specchiante la tua morte.