1. I manichini hanno rotto le cerbottane delle betoniere un collare di porcellana prossima da vedere tale – conche di avorio nel ricordo qualche ventaglio … La porcellana è creta nella betoniera – s. Pietro & s. Paolo non sarebbero d’accordo sulla seta nella creta della betoniera (una pausa) – io sono il cubo io sono il quadrato io sono nel cerchio il triangolo – il lirismo appare eccessivo eppure il macaco della betoniera custodisce il ventaglio di corallo (porcellana) – (una pausa) – io sono / il cubo io sono // il quadrato io sono // nel cerchio il triangolo – rerum cordis fragmenta il macaco è nella betoniera l’arco di corallo – 2. (una pausa) – io sono-il cubo-io-sono-il -quadrato-io-sono-nel-cerchio-il- triangolo – il macaco è alla finestra della giostra nessuna betoniera ha la porcellana di corallo (###) – povera giungla che ci afferma una perla l’ulteriore betoniera uniforme alla casa genitoriale – al margine della biografia c’è un’ immagine… Lo specchio del vetro riflesso – 3.(una pausa) – io sono il cubo io sono il quadrato io sono nel cerchio il triangolo – la betoniera in questa povera giungla raggiunge la creta di porcellana curva est di qualsiasi post (a post di est) – (una pausa) – io sono il cubo io sono il quadrato io sono nel cerchio il triangolo – 3. La gioia della vita è un’ustione nn fa’ caso al fuoco lo specchio è già rotto nel proprio vetro – le gravidanze offese dalla mancanza del macaco nella clessidra di porcellana avanti che la betoniera avanzi – (nessuna pausa) io sono il cubo io sono il quadrato io sono nel cerchio il triangolo – 4. La sfinge-fenice ci dice: “ecco il deserto sei libero ma non puoi scappare” – (senza neanche la pausa) io sono il cubo io sono il quadrato io sono nel cerchio il triangolo – io sono il cubo io sono il quadrato io sono nel cerchio il triangolo (una pausa) – 5. Il macaco dell’arco di corallo né può fare a meno come nel ventre la betoniera nel dente di porcellana – nel dente di porcellana la creta di betoniera del macaco-corallo (una pausa) – io sono il cubo io sono il quadrato io sono nel cerchio il triangolo -) 6.(sretta,) – al chiuso di nessuno batte il vento che non ha nulla sul vento medesimo alla betoniera di corallo in ceramica…. “Ma quanti erano”? “Qui non si registra nessun morto” – (pausa di attesa) io sono il cubo io sono il quadrato io sono nel cerchio il triangolo.
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Yang Lian
Confessione. Alle rovine dello Yuanmingyuan
Nascita
Possa questa pietra taciturna testimoniare la mia nascita
possa questo canto
risuonare
nella nebbia fluttuante
in cerca dei miei occhi
Dove si infrange la luce grigia
archi e colonne proiettano ombre
e ricordi piú oscuri della terra bruciata immobili come nell’estrema agonia braccia tese convulsamente al cielo come ultime volontà
consegnate al tempo
ultime volontà
divenute la maledizione della mia nascita
Sono venuto tra queste rovine
in cerca di quella debole stella intempestiva
sola speranza che mi ha illuminato
Giorgio Stella. Preghiera d’amore
Preghiera d’amore – non crederò più alla morte Signore l’orrore di questa vita è solamente amore – Dio sai quanto voglio morire ai malati come me dedico tutte le lapidi io devo solamente trovare l’ora dove finisce il tempo – ormai è finita quando comincia tutto il male della mia vita è una madre che abbandona il figlio come un animale d’estate monco e cieco passo la carta al matto – sto male? No è il male in me Padre-Cielo io non so cosa sia (stata) la vita vera ma intuisco qualcosa di bellissimo – ho passato la vita a nascondermi alla fine i miei nemici erano la mia famiglia se solo sapessero loro come ho dovuto negare la giovinezza all’infanzia ci sarebbe una vera adolescenza – spero nella tomba breve come il cancro di mia madre magari due bare vicine – non posso uccidermi l’inferno è il nulla Madonna adolescente Maria Immacolata Castissima Vergine queste le mie preghiere – all’epoca dei santi non sarebbero successe tutte queste cose/qui eravamo protetti dagli angeli – mentre mia madre muore la banda rompe la grancassa – l’alcool ha una voce che ti dice di tacere mentre ti fa parlare di altro l’ho incontrato da ragazzino sembrava buono, il demonio.
Paolo Valesio
Il Figlio dell’Uomo spicca il volo
Ha visto tutte
le nevi del Padre.
Partito dal massiccio del Cervino
è volato con braccia aperte e rigide
sull'oceano dove le nubi
sembrano neve sparsa sopra l'acqua
fino allo stupore
della Groenlandia:
come un bambino si è divertito
a vedere i tumuli i cumuli
le creste le cengie le montagnole
(simili alle colline
che bambino creava in Palestina
con sabbia infangata e spremuta
pian piano fra le dita)
di neve bianca
(color di crema
con una vena, dentro, di rosa)
sul ghiaccio bianco
(color d'azzurro come
una fila di denti serrati
una fila di punte di metallo).
E sotto la zanna del sole
le ombre si stagliavano e tagliavano
più gelide del terreno
e il nero casi denso
che non si poteva capire
se fosse solo l'ombra sopra i ghiacci
o s'era il corpo duro
di piante corte aggrappate alla roccia.
Ma è il verde, ora si vede,
che si allarga e diviene la terra.
È la parata della vita
Ma dall'alto risuona
(calma e severa-suona senza tuono)
qualche volta la voce del Padre.
"Figlio, figlio senza doni
hai perduto anche quello
della parola)
figlio che io ho cessato di comprendere
da quando hai smesso di camminare,
semplicemente,come
sulla strada di Emmaus
viatore fra i viandanti
un segno solamente era sospetto
i tuoi sandali non impolverati)
da quando hai smesso di stare
sul trono che è tuo, nello spazio
della mandorla e della fiamma-
da quando insomma hai cessato
la dignità di queste posizioni,
e hai cominciato a mimare
il crocefisso senza croce
ti sei dato a volare in croce in rondine
sei divenuto un giullare.
Riprenditi, raccogliti, ritorna
ad irraggiarti dentro di te stesso”.
Ma lui non ha più tanta
confidenza col Padre
Forse un giorno ridomanderá
alla Nostra Signora delle Nevi
di entrare nello spazio tra loro due
di parlare mediare.
Ma che cosa direbbe a Nostra Donna
se volesse davvero spiegarsi?
“Una parte di me vuole ribattere
agli aerei che portano le bombe,
volando senza sete
di guadagno e di morte.
E poi, Madre, c’è anche l’altra parte
quella che solo vuole
divertirsi e divergere
da ogni linea che sia troppo diritta
essere veramente
fratello coi volanti
Ma non riesco più a dire tutto questo
da dentro la cornice della Croce.
Ecco perché, tacendo
mi limito a volare”.
Alitalia, volo Milano – Nuova York
15 gennaio 1991
Alfredo De Palchi
Ignazio Buttitta
A lu me paisi
lu populu è sicuru
ca un ghiornu
Cristu scinni di la cruci:
ddu jornu
lu parrinu un dici missa,
lu sagristanu
un sona li campani.
Al mio paese
il popolo è sicuro
che un giorno
Cristo scende dalla croce:
quel giorno
non dirà messa il prete,
il sagrestano non suonerà campane.
Anne Sexton
Filo sottile
La mia fede
è un carico enorme
appeso a un filo sottile,
proprio come un ragno
appende i suoi piccoli a una tela fine,
proprio come dalla vite,
esile e rigida,
pendono grappoli
come occhi,
come molti angeli
danzano su una capocchia di spillo.
Dio non chiede troppo filo
per restare qui;
solo una venuzza
e sangue che vi scorra
e un po’ d’amore.
Come qualcuno ha detto:
l’amore e la tosse
non si possono nascondere.
Neppure un colpetto di tosse
neppure un amore minimo.
Perciò se hai solo un filo sottile
a Dio non importa:
Lui te lo troverai tra le mani facilmente
proprio come una volta con dieci centesimi
ti potevi prendere una Coca.
Teresa Wilms Montt
IV
Dormi quieto, Anuarí. Io sarò sempre tua. Ho mutato il
mio corpo in un altare sacro alle tue carezze e alle tue
labbra, profondo altare di venerazione.
Io reco l’incisione della lama del tuo riso nel punto ove
poso i miei occhi; il tuo riso carnivoro, mordace, che
fa delle tue labbra un bocciolo di sangue, denso di
bianche, lucide semenze.
Anuarí, il tuo sorriso è scempio e distruzione che reca
morte ad ogni mia speranza, il tuo sorriso è per la mia
mente come il lampo che stride nella notte. Madreperla
e veleno distillati dentro il mio cuore per lasciarlo
inerte. Continua a leggere
Denise Levertov
La pianta della preghiera
(Maranta Leuconeura)
La pianta della preghiera anela
al buio, che avvolga e sollevi
le sue molte mani verdi
per parlare, infine, con quel gesto;
come un timido credente,
nella solitudine, infine,
con che sollievo
si inginocchia per lodarti.
Da Sands of the Well, 1996
Johannes Bobrowski
Pianura
Lago.
Il lago.
Sprofondate
le rive. Sotto la nube
la gru. Bianchi, splendenti
dei popoli di pastori
i millenni, Con il vento
io risalii la montagna.
Qui vivrò. Un cacciatore
ero, ma mi afferrò
l’erba.
Insegnami a parlare, erba,
insegnami a essere morto e udire,
a lungo, e parlare, pietra,
insegnami a rimanere, acqua,
di me, e vento, non chiedere.
Robert Walser
Pioggia leggera
Cadeva la pioggia, leggera, leggera
(in una maniera,
che con tutta la mia buona volontà
non riuscirò a dirvi)
su quel grand’uomo dignitoso e pacato,
di genio illuminato,
di fama incoronato,
che stava lì serio e sovrano
tenendo(…) in mano.
Mentre la sua consorte il caffè beve
sui monti c’era, eterna, la neve,
la vedevano chiaramente.
Lui la guardava crudelmente,
freddo ed elegante,
giovane e vecchio, affascinante.
Il grand’uomo mise le mani nelle tasche
e poi gettò uno sguardo fugace
sulla propria attività fino a quel giorno,
al sanatorio c’erano betulle tutt’intorno
e frusciavano.
Miklòs Radnoti
19 aprile 1931
Ieri hanno sequestrato il mio nuovo libro,
ora sto seduto solo, con le dita
intrecciate attorno alle caviglie, oggi
con superstizione ho scavato sotto la soglia
una farfalla rossa, e lentamente m’addormento.
Mi ricordo! una volta una madre diciassettenne
priva di latte, la donna del mio amico,
si era assopita così stanca sopra la sua bimba di venti giorni
sognando camicine infantili
e scarpe nuove per il marito! e
si svegliò allegra come all’alba
nelle battaglie favolose i guerrieri al suono della tromba!
Mi sveglierò anch’io! sulla treccia
d’oro della mia amata urlerà la luce del sole
oscillando, la mia ombra crescerà fino al cielo
e con i miei ventidue anni sfrontati stanotte
per cena mangerò tre stelle!
Eugene Guillevic
Gottfried Benn
Lorenzo Calogero
L’opera
L’opera
non cade mai
non si frantuma,
rimane eterna.
Gioiosa o mesta,
entusiasta e molteplice,
rimanendo immutata
ai colpi del tempo,
è testimone
di un tempo immortale.
La sua nuda fronte
rimane ferma, soda
sotto i raggi del sole che l’indora
fra pollici fissi dell’universo.
Da essa a volte cadono scintille
che indorano la bruna chioma
dei fanciulli che vanno a scuola
svegliandosi dal letargo
nel primo entusiasmo.
Giorgio Stella. Una poesia
Pamerika – il gusto della betoniera di porcellana & dopo il travaglio di cera. Una medaglia sullo scudo dell’anfora coccarda nuda dell’elmo a sonagli nel grembo post-materno/eterno. Il grasso del fiume è l’onda della boa la betoniera a venti metri da qui l’inferno orfano di paradiso (***) – l’acne nel cervello / sputa sulla passerella // il cuore della punta di una stella. V e l o c e…. Velocemente. ——————————-+
Alfonso Gatto
Kenneth Rexroth
di Giorgio Stella
“… quando vorrai distrarre tua madre dalla sua terribile solitudine, ti racconto cosa facevo io di solito, Che la portavo a fare una lunga passeggiata in campagna, a raccogliere fiori di campo, fermandoci sotto l’ombra degli alberi, tra l’armonia del vivido fiume e la tranquillità di Madre Natura, e io sono sicuro che lei ne sarebbe molto contenta, e che anche tu saresti felice. Non dimenticarti mai, Dante: nel gioco della felicità non usarla tutta solo per te, ma guarda appena sotto di te, al tuo fianco e aiuta i deboli che gridano aiuto, aiuta il perseguitato e la vittima; perché sono tuoi amici, sono i compagni che lottano e cadono come tuo padre e Bartolo lottarono e caddero ieri, per la conquista della gioia della libertà per tutti e per i poveri lavoratori. Così nella lotta per la vita tu scopri- rai più amore e verrai amato”.
Nicola Sacco al figlio Dante, 18 Agosto 1927
Angst und Gestalt und Gebet – Rilke Continua a leggere
Giorgio Scapigliati
di Giorgio Stella
Solo il mistero dell'amore, Dio,
sia la misura della mia miseria!
Come la fonte nascosta nell'ombra,
veramente riposa
la carne l'umor suo che non mentisce l'inganno;
ma lo spirito guarda,
Ti cerca non tace.
(Misericordes oculos tuos
ad spiritum meum defige...)
Se anche la buona memoria
rimorde nel porto delle ombre,
quassù coscienza a giorno si consuma
per afferrarTi il lembo di una fibra.
Gottfried Benn
C’è un giardino che ogni tanto scorgo,
a est dell’Oder, dove la pianura è grande,
un fosso, un ponte e io che sto vicino
a trepidi azzurri lillà.
C’è un ragazzo che ogni tanto rimpiango,
che va sul lago, tra le canne e i flutti,
ancora fermo il fiume di cui tremo,
che gioia si chiamava e poi oblio.
C’è un motto su cui spesso ho meditato,
che dice tutto poiché non promette niente
l’ho intessuto dentro questo libro
sta sopra una tomba: “tu sais” – tu sai.

















