Recensione di Giovanni Agnoloni (continuazione di questo)
AA.VV., La falce spezzata – Morte e immortalità in J.R.R. Tolkien (Marietti 1820, 2009) (€ 22,00) (v. qui)
La sezione Logos della raccolta si apre col saggio di Franco Manni “Elogio della finitezza. Antropologia, escatologia e filosofia della storia in Tolkien”. Nella prima parte del saggio l’autore sottolinea come Tolkien, pur non avendo mai fatto espressi riferimenti a filosofi, manifesti delle evidenti derivazioni rispetto, in particolare, alla filosofia tomistica (ovvero a San Tommaso d’Aquino), nonché a Platone, Plotino e (come già ricordato) a Boezio. Questa ‘filosoficità non dichiarata’ degli scritti tolkieniani ricalca il tipico modo di svolgersi degli incontri degli Inklings, il gruppo di amici intellettuali con cui il Professore era solito incontrarsi a Oxford (in particolare, C.S. Lewis, Charles Williams e Owen Barfield, che – come ben illustrato da Verlyn Flieger in Schegge di Luce, che prossimamente recensirò – influenzò la concezione tolkieniana dell’interdipendenza tra mito e linguaggio), dove venivano toccati i più diversi argomenti, e dunque venivano affrontate anche questioni di natura filosofica. Sul piano antropologico, ribadita la centralità del tema della morte, nel legendarium tolkieniano, si sottolinea nuovamente l’importanza del “senso di perdita” (bereavement), nonché la non-platonicità (e la cristianità) dell’“Antica Speranza” degli Umani di ritrovare – oltre i limiti della morte – la possibilità di un’armonia tra spirito e corpo. Continua a leggere

