«È nato, pesa trechiliduecentosettantagrammi… sì… sta bene… fate con calma…ciao». Francesco chiude il cellulare. Ha ancora addosso il camice verde di carta usa e getta.
Per il primo figlio non era entrato in sala parto, ma stavolta Anna non gliel’avrebbe perdonata. Sono le tre del mattino e si sente distrutto, ma non può darlo a vedere, l’eroe della nottata è sua moglie, lui è solo un comprimario di sfondo.
Rientra in sala parto e immediatamente gli ronzano le orecchie. Il medico si è messo a ricucire Anna – santiddio, la ricuce nel vero senso della parola – servendosi di qualcosa di simile a un paio di forbici che stringono un ago curvo con tanto di filo che sale e scende nelle carni… sale e scende… come il vomito che sta per arrivare..
«Perché non viene con me al nido?» chiede una delle due ostetriche, per evitare che il neo papà si esibisca in uno svenimento davanti a tutti. Francesco coglie l’occasione e la segue, lei spinge davanti a sé l’incubatrice portatile con dentro Paolo, lui scambia un cenno di saluto con Anna ed esce. Continua a leggere
Archivio mensile:Agosto 2007
Mario Luzi
a cura di Elena F. Ricciardi
FIRENZE – La sua ultima poesia, battuta al computer da Caterina Trombetti,
sua assistente e amica, domenica sera, poche ore prima della morte. Gli
ultimi versi di Mario Luzi, grande poeta del Novecento. Eccoli.
Il termine, la vetta
di quella scoscesa serpentina
ecco, si approssimava,
ormai era vicina,
ne davano un chiaro avvertimento
i magri rimasugli
di una tappa pellegrina
su alla celestiale cima.
Poco sopra
alla vista
che spazio si sarebbe aperto
dal culmine raggiunto…
immaginarlo
già era beatitudine
concessa
più che al suo desiderio al suo tormento.
Sì, l’immensità, la luce
ma quiete vera ci sarebbe stata?
Lì avrebbe la sua impresa
avuto il luminoso assolvimento
da se stessa nella trasparente spera
o nasceva una nuova impossibile scalata…
Questo temeva, questo desiderava
(1 marzo 2005)
Ascolta, è già notte fonda… # 4

La memoria costruisce templi contro la morte.
Dio non è che materia filata dai ricordi.
(Da: Poema dei Doni – 2007) Continua a leggere
Luzi e De André (a cura di Elena F. Ricciardi)
Introduzione a Accordi eretici di Fabrizio De André
di Mario Luzi
Caro De André,
sono invecchiato nella quasi totale ignoranza del suo talento e me ne scuso” – così vorrei dire al musicista che invece tutti conoscono e seguono da anni di concerto in concerto, di album in album, Fabrizio De André. Sono dovuto andare alla ricerca di cassette e registrazioni per ricostruire una storia, la sua, che non avevo partecipato e di cui non avevo che vaghissima conoscenza. Continua a leggere
Notizie da Vibrisselibri
Il 16 novembre del 2006 prendeva vita un’originale esperienza
editoriale: vibrisselibri.
vibrisselibri voleva essere una casa editrice in rete
(www.vibrisselibri.net) e un’agenzia letteraria. In sostanza, ci
proponevamo di pubblicare in rete buoni libri che non avessero trovato
cittadinanza nella “repubblica delle lettere di carta” e,
successivamente, di darci da fare per promuovere la loro pubblicazione
presso editori tradizionali. Un classico doppio gioco, insomma.
Peppino MEREU (Tonara 1872 – 1901)
Eugeniu caru,
Non ti cretas
chi de te mi nde sia ismentigadu,
poeta coment’e tottu sos poetas,
Lucini a don Ciotti
di Gianmario Lucini
Caro Fabrizio,
questa l’ho scritta per Luigi, ma penso che vada bene anche per te.
Don Luigi è un uomo eccezionale, umilissimo, umanissimo – e per questo “uomo di Dio”. Ha una memoria di ferro. Ci siamo visti in febbraio a Gioiosa e abbiamo preso un caffé insieme, con altra gente: 5 minuti, non di più. Poi l’ho rivisto a Cles, due settimane or sono. Arrivo mentre sta terminando il pranzo, con altri di Libera, Pax Christi, sindaci, politici, carabinieri, pacifisti, cooperative, associazioni.
(in fila sul greto)
Gary Snyder tradotto da Massimo Orgiazzi
Traduzione a cura di Massimo Orgiazzi
How Poetry Comes to Me
It comes blundering over the
Boulders at night, it stays
Frightened outside the
Range of my campfire
I go to meet it at the
Edge of the light Continua a leggere
L’impronta del tempo – di Petr HALMAY
L’impronta del tempo – di Petr HALMAY

Notizia biobibliografica.
Petr Halmay, poeta e prosatore, nasce a Praga nel 1958. Continua a leggere
Gianmario Lucini, Dieci testi
G, Mahler, Sinfonia n.1, Il Titano
Sto saldamente dove m’ergo eppure spargo
dita e braccia al cielo – e sono cielo
e vento e nube -. Il mare
nella bisaccia, una conchiglia per cappello
mi godo questa stretta vita,
camicia lisa che non mi veste e benedico
l’attimo presente che mi vede
gigante d’un passo varcare l’orizzonte,
sparire, lasciarmi il nulla alle spalle
– e una scia di colore.
Cartolina #2
MESSINA
Lungo il porto, con – sul viso –
l’aria inerte ed un ossesso pensiero:
“e se, nessun preavviso,
giungesse il Traghetto, quello vero?”
OLTRE CARIDDI
Oltre Cariddi c’era, gonfia minna,
c’era un tempo l’Europa, vanamente.
Al di qua, ventre da cui s’esilia
ogni voce ogni luce, la neutra Messina.
Era, qui, inizio e fine di Sicilia.
NELLO STRETTO
Da sempre sfinito
dal viaggio
quasi infinito
ripiglio coraggio
recito m’offro
in pasto al mito
mi tuffo (con gli occhi
lo sfido)
nell’azzurro astuto
infido
dello Stretto
muto
mi guardo non soffro –
nulla che mi tocchi.
P.S. – questi versi risalgono all’inizio degli anni Ottanta: sono apparsi nella plaquette Esercizi vitali e nella raccolta Pause.
Il signor Muratti
[Questo racconto è stato pubblicato sul numero 3 di «inutile. opuscolo letterario», liberamente scaricabile dal web. La rivista si prende una vacanza d’agosto, ma i suoi redattori stakanovisti continueranno indefessamente ad aggiornare il blog]
Così, ogni volta che mi veniva voglia di accettare una sigaretta
da chi me la offriva, mi fermavo.
E ripensavo a lui.
Frivolezza, non lo nascondo, ma la prima volta che l’avevo visto ero rimasta molto colpita dal suo aspetto fisico.
Proprio un bell’uomo, alto, molto magro, con il naso sottile e i capelli grigi. Portava occhiali di Cartier dalla montatura in oro ed era sempre in giacca e cravatta. Continua a leggere
Abbasso i froci!
di Pasquale Giannino
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“Mi sono innamorato di un uomo. Ha quarant’anni ma ne dimostra dieci di meno, fa palestra e gioca a basket. Ha una cultura vastissima, quando spiega non si perde mai nei particolari. Le date gli interessano poco, preferisce la visione di insieme, e fa un sacco di collegamenti con le altre discipline che conosce a menadito. Ha un eloquio ampio e fluido, la sua voce calda e profonda mi manda in estasi.”


