Archivio mensile:Agosto 2007

Quattro poesie di Sergio La Chiusa

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Due poesie da “I sepolti” (Lietocolle, 2005)

La caduta dei ciechi

chi l’avrebbe detto che quell’inciampo
quella caduta del primo della fila
sarebbe stata per tutti una rovina:
abbiamo sentito l’abisso a uno a uno squarciarsi
sotto i piedi la spalla amica cedere sotto la mano
e il cielo e la chiesa e la campagna fermi nel silenzio
prima e dopo il precipizio
non badano a quella frana di corpi disarticolati
come noi neppure immaginiamo l’orrore d’uova
sgusciate che ci hanno ficcato al posto degli occhi

– non dovevamo fidarci di quella guida
cieca come noi solo più sicura, presuntuosa – Continua a leggere→

Dall’amore all’odio

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“Noi siamo intimi amici di certe persone e crediamo, in effetti, che lo saremo per sempre e quando un giorno veniamo delusi proprio dalle persone che considerevamo superiori a tutte le altre, persone che ammiravamo, che in fondo addirittura amavamo, allora le detestiamo, queste persone, e le odiamo, e non vogliamo avere più niente a che fare con loro, dato che non le vogliamo perseguitare per tutta la vita con il nostro odio, come in origine facevamo con la nostra simpatia e con il nostro amore, semplicemente le cancelliamo dalla nostra memoria.”

(Thomas Bernhard – A colpi d’ascia)

Su “Il collezionista di tempo” di Marino Magliani

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di Remo Bassini

A prima vista «Il collezionista di tempo» di Marino Magliani pare un romanzo-congiunzione. Che lega e collega luoghi – da una parte i carrugi e mulattiere bruciate dal sole dell’entroterra ligure, dall’altra dune e boschi olandesi e tempi – da una parte l’infanzia di Gregorio, che s’interrompe il giorno in cui parte per studiare dai preti, in collegio, dall’altra Gregorio adulto: prima militare, poi aspirante spacciatore di droga in Spagna, infine in Olanda, scrittore da due soldi ma, come tutti gli scrittori, dai grandi sogni nel cassetto -. Continua a leggere→

NEO PAGANESIMO, NUOVA BARBARIE di Romano Guardini

(Da: La fine dell’epoca moderna – Morcelliana)
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Un nuovo paganesimo si sviluppa, ma di natura diversa da quello antico (…)
L’attuale non- cristiano ritiene spesso di poter cancellare il cristianesimo e cercare una nuova via religiosa riallacciandosi direttamente agli antichi. Ma qui sbaglia. Non si può risalire a ritroso nella storia. Come forma di esistenza l’antichità è definitivamente tramontata. Quando l’uomo di oggi diviene pagano, lo è in forma totalmente diversa dall’uomo prima di Cristo.
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Il tempo dei mele – di Michele Riccardi

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E’ dura la vita del deputato. Sono a Roma, in una Roma deserta e assolata e piena zeppa di pellegrini polacchi. C’è da votare la liberalizzazione dell’energia elettrica, e non posso allontanarmi dal mio seggio.La mia famiglia è nelle Marche, sul Conero. Mia moglie Luisella e i miei figli Alcide e Ciriaco. Ad accompagnarli c’è mia suocera Clelia. Ho affittato un bungalow al Campeggio Adriatico e l’ombrellone ai Bagni Rossana per tutto il mese di agosto. Li sento la sera, quando i bambini vanno a letto. Mia moglie li mette a letto, poi va alla cabina del telefono che sta dietro i gabinetti del campeggio e mi chiama. Continua a leggere→

Giorgio Seferis

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A cura di Elena F. Ricciardi

*
Rima

Labbra, sciolte di quella mia passione moritura
mani, catene della mia gioventù menomante
colorito d’un viso perso nella natura
uccelli… cacce… piante

Corpo grappolo nero al sole che dardeggia
corpo,dove fai vela , ricca nave?
E’ l’ora che la sera nel sòffoco boccheggia
e frugare la tenebra m’è grave…

(Ogni giorno la vita più scarseggia). Continua a leggere→

Odisseas Elitis

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A cura di Elena F. Ricciardi

*
V

Se ne andarono gli occhi ma precedevano le nostre anime
Al loro incontro nei cieli
Brillò attimo puro
Ansioso tremolìo
Specchio fedele delle nostre viscere

Più in alto
Nella solitaria unità delle sue stelle
Regna la Quiete

Perchè la liberammo dal nostro corpo
Perchè la svuotammo delle nostre speranze
Perchè le portammo in voto la nostra Idea

Rigenera sentimenti

(da Orione) Continua a leggere→

Elias Canetti, da “La provincia dell’uomo”: Quaderni di appunti 1942-1972, traduzione di Furio Jesi. Adelphi, 1978

*
A ogni generazione, una sola persona che muore, come monito.
*
La vittima che nella morte si trasforma nel suo assassino e grida aiuto con la voce di lui. (Ramayana)
*
Il rancore segreto di tutto ciò che avremmo potuto conoscere e non abbiamo mai conosciuto.
*
Zoppica così bene che coloro che le camminano a fianco sembrano storpi. Continua a leggere→

PARODIA INFERNALE DELLA LUCE di Valter Binaghi

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Il 6 agosto di 62 anni fa lo stato maggiore dell’esercito americano ordinava il lancio di una prima bomba atomica sulla città di Hiroshima, in un Giappone ormai rimasto solo a combattere e prossimo alla resa.
Il fuoco, e l’accecamento, parodia infernale della Luce.
Grappoli d’occhi di bambini, mutati in candelabri.
Una potenza di devastazione mai vista, ma ora visibile al mondo intero, monumento d’immagine. Un monito più che una vendetta.
Nessuno oserà definire questo un crimine contro l’umanità e il governo americano di allora un regime criminale. I giapponesi non sono diventati vittime di professione, salvo trasformarsi in agnelli mannari coi vicini.
Gli americani continuano pazientemente ad esportare democrazia.
Una falsificazione della Storia che s’impone al secolo.

Magrelli sulla poesia

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Da “Avvenire” giovedì 2 agosto 2007.
OBIETTIVO POESIA/4,
«Si aggrava il dissidio tra mass media e cultura»: il j’accuse di Valerio Magrelli. «Svalutando la trasmissione del sapere, la nostra società si condanna a divorare il proprio cervello»

I nuovi sapienti? Sono proprio i poeti

«Il panorama che c’è in Italia, nel campo di chi scrive versi, è differenziato e vivo. Ma si traduce poco. I miei favoriti? A parte i grandi Bonnefoy e Walcott, Charles Simic e Sharon Olds».

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Costantino Kavafis

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A cura di Elena F. Ricciardi

*
Candele

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese –
dorate, calde, e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente :
le più vicine dànno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte

Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto
la memoria m’accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch’io non scorga in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente. Continua a leggere→

Mentre i gatti non ci sono.

Sull’amore vero

Anelli di menzogne
come
diademi su mani scarnificate

Risate e sorrisi insani
di ruvidi corpi
avvinghiati

Cuori sanguinari
legati
da corde di bugie
e di dolore

Risate e sorrisi stanchi
di corse lungo il limite del cuore

Perle blu e lucenti
fra dita
che ingannano
come richiami d’amore

Amore
friabile amore
pasta secca
nelle mani di un bimbo
goloso e affamato.

Ho ritrovato questa specie di poesia mentre cercavo altre cose: l’ho scritta parecchi anni fa, l’avevo dedicata alla mia donna dell’epoca. Ne ero follemente innamorato.
Mi domando cosa avrei potuto scriverle se non lo fossi stato.
Non l’avrei mai postata, lo faccio per un motivo: questo blog è vuoto come una città del Nord in Agosto, e proprio in questi momenti si possono fare cose che durante l’anno non ti sogni nemmeno. Una sorta di trasgressione.
Vabbè, scusate le banalità, passate un buon Agosto e un abbraccio a tutti.

“Extra Omnes”, di Gaja Cenciarelli

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Extra omnes. L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi.

di Gaja Cenciarelli

recensione di Elena F. Ricciardi

Ci sono molti modi per leggere un libro. Lo si può scorrere velocemente e pensare che quel tappeto di parole che si srotola più o meno linearmente sia tutto ciò che il testo ci può offrire in questo caso nel libro della Cenciarelli si trovano un’infinità di date che pur spesso intersecandosi in continui flash-back ci raccontano una storia che inizia con un rapimento, o meglio con la scomparsa di una quindicenne romana il 22 giugno 1983, dell’inutile ricerca affannosa , degli assurdi impedimenti politici, dei presunti o veri intrighi intenazionali nel meccanismo dei quali la povera ragazza sarebbe incappata diventando il capro espiatorio di lotte di potere
troppo più grandi e opprimenti del suo essere solo una ragazzina anonima per la grande Roma sonnecchiante e indifferente di
quell’estate.
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L’esodo – di Andrea TOSTI

L’esodo – Un racconto di Andrea TOSTI

creazione

Marco passò tutto il tempo della traversata in silenzio. Aveva fatto, nei giorni precedenti la partenza, le solite domande che ogni bambino curioso avrebbe posto: dove si trova il pianeta? (qui sulla carta, dove punto il dito) è abitato? (no, se fosse abitato non potremmo andarci) posso davvero dare il nome che voglio a tutte le cose che incontro? (si, a meno che qualcuno non lo abbia già fatto prima di te. Segna subito il nome se non vuoi che ti venga rubato). Continua a leggere→