Archivio mensile:Agosto 2007

“Una nuova cultura” Franco FORTINI

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Quando si pronuncia la parola cultura, viene fatto di pensare ai libri e allo studio; perché per i più, infatti, cultura equivale a sistema più o meno organizzato di conoscenze intellettuali. Per altri, e per noi, cultura è invece il modo nel quale gli uomini producono quanto è necessario alla loro esistenza, la particolare maniera, mutevole per il mutare dei mezzi di produzione, con la quale essi entrano in rapporto con gli altri uomini e con le cose. Continua a leggere→

Max Tivoli

Un’ altra rilettura:

“25 aprile 1930

Siamo tutti il grande amore di qualcuno.
Voglio scriverlo, in caso io venga scoperto e non riesca a terminare queste pagine, in caso le mie confessioni vi turbino al punto da gettarle nel fuoco prima che io arrivi a raccontarvi d’amore e di assassinio. E come biasimarvi? Tante cose possono impedire di ascoltare il mio racconto. C’è da spiegare un cadavere. Una donna amata tre volte. Un amico tradito. E un bambino cercato a lungo. Così comincerò dalla fine, dicendovi che siamo tutti il grande amore di qualcuno.”

Le Confessioni di Max Tivoli è un romanzo di Andrew Sean Greer, tradotto da Elena Dal Pra e pubblicato in Italia da Adelphi nel 2004.

Posto rimandandovi ai commenti di un precedente post qui inserito…

A mio vedere ho inserito un commento che vale più di un post, quindi vi invito a ritornare indietro… movimento, del resto, non sempre sconsigliabile… soprattutto in questi tempi… un commento che val pure una Messa… (o era Parigi?):

https://www.lapoesiaelospirito.it/2007/08/08/neo-paganesimo-o-nuova-barbarie-di-romano-guardini/#comment-23747

Giovanni Giudici, da “Il male dei creditori”, Mondadori, 1977

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OMAGGIO A BAUDELAIRE

All’ultimo momento come sempre sopraggiunta
Nel taxi già strapieno di notte e su di me
Stipata dentro fra ilare e compunta

Ma poi bastò che di colpo lo sgangherato veicolo
Si tramutasse tutto nuovo e più grande
Con ben tre file di sedili e un nasuto ridicolo

A nome mi sembra Frigerio capo non so di chi
E subito tu da lui baciandolo sulle guance
Tutta effusiva e me lasciandomi lì

Che tuttavia non mi potevo a questo punto più tirare
Via dalla festa in quel lontano pianoterra
Dove poi ci sbarcarono mettendosi a parlare

Del giovinotto che s’era buttato
Giù dal terrazzo dello stesso palazzo
E io forse il solo che non ero invitato

Tanto che tu travestendoti a tua volta
Da neurotico mondano in odore di suicidio
Protervamente mi additavi rivolta Continua a leggere→

Il primo libro di LI PO di Vittorio SALTINI

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Il sapiente taoista vuol tornare alla natura per dar l’esempio d’una vita senza compromessi. E come esempio, va benissimo. Ma se tutti, e non solo pochi eremiti e saggi, tornassero alla “natura”, al posto del potere confuciano starebbe non l’armonia del Tao, né una società felice senza governo, ma la sopraffazione dei forti sui deboli, e sui saggi. Lo stato di natura è prepotenza. Continua a leggere→

Linea d’ombra

Tra i miei libri ci sono brani che rileggo spesso e che mi piacerebbe condividere in questo blog nello spirito della frase “potrà questa bellezza rovesciare il mondo?”. Iniziamo da qui:

“Soltanto i giovani hanno momenti del genere. Non dico i più giovani. No. Quando si è molto giovani, a dirla esatta, non vi sono momenti. E’ privilegio della prima gioventù vivere d’anticipo sul tempo a venire, in un flusso ininterrotto di belle speranze che non conosce soste o attimi di riflessione. Continua a leggere→

da “Un gerundio di venia” – di Marina Pizzi

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24.
tingere i capelli bianchi è una violenza
sul carico del tempo, sulla paura, sul limbo del soqquadro.
qua l’alunno invece s’innamora
proprio d’inganno e la questione è trita
da per sempre. quale matita correrà l’artista
per distanziarsi un poco? quale bugigattolo
infernale all’altare della paura? perché
questa finestra aperta sembra serrata
sposa di rapina? fin qui non vissi e la tovaglia
vara nel banchetto di ieri a credito. e già
conviene procurarsi cuccia e spalto
di filosofo: la gregaria morte.

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Il ghiaccio

Sculture di ghiaccio, tratto da bergbahnen.zermatt.chIn prossimità dei poli sono flotta imperiale, perfida trappola tesa ad ogni vascello che ai limiti del mondo s’avventura. Di continenti vasti e impenetrabili io sono il Re, monarca assoluto e invitto, continente io stesso, io medesimo mondo, io universo, io tutto. Altrove sono un piccolo servo cubico e fedele, pronto a tuffarmi nei calici degli accaldati, felice di offrire la mia vita per loro, qual navicella trasparente su minimi flutti colorati e alcolici, naufrago nelle gole dei gaudenti estivi.

I bicchieri viaggiano a decine, dai banconi alle labbra di centurie assetate. Miriadi di piedi calzati alla leggera invadono la piazza ancora bollente, scacciando il sole dietro la torre dell’orologio. Camerieri di cento nazioni servono in silenzio gli assisi, mentre la folla degli appiedati diffonde nell’aria trilli di gioie e di bracciali dorati.
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Ovunque, dovunque…

Dovunque (o ovunque) è un avverbio relativo di luogo e in quanto tale non è corretto adoperarlo assoluto (da solo), anche se c’è l’ “imprimatur” di qualche vocabolario. Deve essere seguito da un verbo (verrò ‘ovunque’ tu vada) e non deve essere adoperato nell’accezione di “dappertutto”. È scorretto dire, perciò, c’era polvere ‘dovunque’. Ecco ciò che dice in proposito il linguista Aldo Gabrielli:
Avverbio di luogo, vale propriamente “in qualunque luogo dove…”; ed è relativo, regge sempre un verbo; sarà quindi bene usato in frasi come: “Dovunque c’è un fiume c’è nebbia”; “Lo troverò dovunque io vada” e simili. Molti invece lo usano malamente nel significato compiuto di “dappertutto, in ogni luogo”; per esempio: “Lo troverò dovunque”; “Dovunque era solitudine”; diremo: “Lo trovo in ogni luogo”; “Dappertutto era solitudine”. Sono sottigliezze, ma costa poca fatica rispettarle. E lo stesso dicasi per ‘ovunque’, che ha il medesimo significato.

Poesie blues: Africa & Usa

Nella lirica di David Diop c’è l’anima proteiforme del continente africano.

AFRICA

di David Diop
(1927-1960)

Africa, Africa mia
Africa fiera di guerrieri nelle ancestrali savane
Africa che la mia ava canta
In riva al fiume lontano
Mai t’ho veduta
Ma del sangue tuo colmo ho lo sguardo
Il tuo bel sangue nero sui campi versato Continua a leggere→

Breve storia di Israele ad usum ignorantis – di Andrea B.Nardi

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(pubblicato da Radio Radicale)
http://fainotizia.radioradicale.it

Premetto che non sono né Israeliano né Ebreo (e mi spiace quasi). Scrivo questi appunti non esaustivi per fornire un po’ di chiarezza a coloro che sparlano di argomenti vitali senza nemmeno prendersi la briga di informarsi. Ho sentito negli anni affermare che Israele sarebbe uno Stato grande come l’Italia, e che gli Ebrei hanno cacciato via dalla Palestina popolazioni indigene per stabilirvisi negli anni ’40.
Dunque, partiamo dall’inizio. Continua a leggere→

Interzona #0: la tecnica dello scrittore in tredici tesi di Walter Benjamin

I. Chi intende procedere alla stesura di un’opera di vasto respiro si dia buon tempo e, al termine della fatica giornaliera, si conceda tutto ciò che non ne pregiudica la continuazione.

II. Parla di quanto hai già scritto, se vuoi, ma non farne lettura finché il lavoro è in corso. Ogni soddisfazione che in tal modo ti procurerai rallenterà il tuo ritmo. Seguendo questa regola, il desiderio crescente di comunicare diverrà alla fine uno stimolo al compimento.

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Far’ piovere la vita su di sé

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Emmy Ball-Hennings ( 1885- 1948)  non si risparmia.
Se la vita è quella, lei, che non è né meglio, né peggio di essa, se la fa andare bene: pronta ad affrontare ogni giorno così come viene.  Trovare sè stessa per EBH significa l’assimilazione totale, significa  rendersi penetrabile, senza giudicare la sorte.
Da giovane fa l’attrice nei Tingeltangel, cioè nei varieté  e la venditrice ambulante. Quando le occorrono  dei soldi, si prostituisce e ancora poco prima della sua morte è costretta a lavorare in una fabbrica di scope. Non si lamenta e cammina dritto.

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