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Archivio mensile:Gennaio 2016
12 APOSTATI

12 APOSTATI – 12 critici dell’ideologia italiana, a cura di Filippo La Porta. (Enrico Damiani Editore).
Con interventi di Paolo Morello, Guido Vitiello, Camilla Baresani, Matteo Marchesini, Massimo Onofri, Vittorio Giacopini, Daniela Ranieri, Filippo La Porta, Silvio Perrella, Paolo Febbraro, Franca D’Agostini, Alfonso Berardinelli, Giuseppe Samonà.
12 APOSTATI è una rapida sequenza di scritti Continua a leggere
Poeti e pubblicità. A Parigi il 15/16 gennaio 2016

Si parlerà di poesia e pubblicità fra il XIX e XX sec nella due giorni di studi che si terrà a Parigi, alla Sorbonne Nouvelle, il 15 e il 16 gennaio 2016. Una iniziativa diretta da Marie-Paule Berranger e Laurence Guellec del gruppo di ricerca THALIM/scritture della modernità. La parte relativa alla letteratura italiana, a cura di Max Ponte, riguarderà D’Annunzio e i futuristi. Una conferenza da non perdere per chi si trova a Parigi e vuole approfondire il rapporto fra poesia e pubblicità, un legame più stretto di quello che possiamo pensare. Qui il programma completo
Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano
Carissimo,
La Murgia al sole è il deserto. La casa dove abita Giuliano è una scatola di pietra. Quando il tempo è brutto questo è il calvario e le gru sulle cime sono delle croci. Sono andato lì sulle tracce di Giuliano. Nessuno sa.
Mentre guardo queste colline, mi viene in mente la Basilicata. Altro che la dolcissima litania di M e di N. Ho letto che il poeta Andrea Zanzotto così ha definito il Montello. Queste inaudite colline siciliane non sono una pagina scritta di poesia. Come la Basilicata che ho conosciuto io, questo è paesaggio mi appare come un ricovero di basti sulle groppe cispose e piene piagate di asini bastonati. Questa terra è ospitale solo per i briganti. Mesi fa ho visitato il castello di Federico II a Lagopesole. Sulla pietra del portale sono stati scolpiti questi versi: Negando la verità si hanno dispiaceri. Dio precettò dire la verità per avere giustizia.
Anche la Puglia è terra di briganti. La terra della giustizia di Dio. Ed in questa terra, Giovanni, io non sarei stato tra i martiri, ma tra i carnefici.
27. La Svolta

La Porta Santa: ma certo! Era questo avvenimento straordinario che avrebbe operato il cambiamento, innescando il meccanismo inverso a quello replicato da decenni, rivelando – come per miracolo – il segreto più intimo dei cuori: schiavi di una mentalità materialistica o aperti alla grande irradiazione di Spirito Santo che il Signore voleva realizzare. Da qui, da questo giorno, sarebbe partita la corrente di Grazia che avrebbe abbattuto le barriere, esorcizzato le paure. Da qui, chi credeva nello Spirito avrebbe ritrovato il coraggio di cambiare, di ubbidire al volere di Dio, spezzando le catene consunte di opportunismi e di viltà. Da qui, anche noi saremmo venuti alla luce come docili strumenti del Progetto, pensato dai secoli dei secoli. L’apertura, dunque, non era riferita soltanto a una porta materiale – che del resto non c’era! -, ma alla Porta Santa del cuore: era lì che nasceva il mondo nuovo, da lì sarebbero sbocciati quegli eventi che tutti, da tempo, attendevamo.
Inerzia #7: L’ impetus
di Antonio Sparzani
Nell’Europa del Medioevo il problema del moto dei proietti viene dibattuto, in varie forme e da diversi studiosi. Si possono raggruppare le posizioni assunte in due filoni principali, il primo dei quali, assolutamente maggioritario, è quello di cui parlerò qui, considerando le posizioni dei fisici parigini. L’altro, di cui scriverò nella prossima puntata, fa capo alle posizioni di Petrus Johannis Olivi, e soprattutto del francescano inglese William of Ockham; filone forse minoritario ma di straordinario interesse, almeno se osservato nel solo modo in cui noi possiamo osservare, con il senno del poi.
Vi ho già raccontato che il primo distacco dalle posizioni aristoteliche è consistito nell’assumere che il proseguimento del moto di un proietto (sasso) dopo il distacco dal proiciente (mano) sia causato da un qualche cosa che è stato impresso, o immesso, o comunicato al proietto all’atto del distacco. Continua a leggere
26. Porte aperte

La mia capacità di resistenza era giunta al limite, all’ultima Thule, oltre la quale cominciava l’isteria, o la depressione. La domenica, per dire, avevano cercato di togliermi la messa delle otto, ma Dio vi si era opposto: il cellulare di chi avrebbe dovuto soppiantarmi non dava segni di vita e tutto era rimasto come prima. Passare il giorno del Signore a benedire auto non era il più ambito dei miei sogni, ma sentivo con chiarezza che dovevo offrire, vivere ogni cosa in compagnia del Servo sofferente. Ciò non impediva il perdurare di uno stato interiore esasperato, che affiorava a tratti, come se l’anima avesse bisogno di una tregua, uno spiraglio di speranza in mezzo a tante ambasce. Sapevo che la meta era vicina; entravamo nell’ultima settimana di passione, in cui sarebbero accaduti gli eventi che avrebbero cambiato il segno della storia: la piccola storia del santuario, ma anche quella grande dell’azione di Dio nel mondo intero. Scenari apocalittici si addensavano sulle nostre teste: un tempo simile a quello precedente il diluvio, in cui la vita scorreva normalmente, in apparenza, mentre a un tratto si sarebbe scatenato un cataclisma di dimensioni universali. Nel momento in cui pensieri come questi m’invadevano, mi sentivo in pace, convinto com’ero che il Signore ci avrebbe preservato da ogni specie di catastrofe. Pensavo alla curiosa situazione per cui, da noi, la Porta Santa c’era ma non c’era: si sarebbe passati sotto l’arco della Torre del primo miracolo, come se Dio non potesse né dovesse trovare alcun ostacolo – neanche un battente da spingere in avanti – alla sua volontà di rinnovare il luogo, trasformandolo in puro ricettacolo del Divino Amore.
25. Il Principio e il Fine

Per dormire, c’è chi conta le pecore; per restare svegli, noi contavamo i giorni, le ore, i minuti. Sì, perché c’era il rischio di assopirsi, di smarrire la tensione buona che ci faceva anelare nel profondo alle ali che ci avrebbero salvato. Un tempo da riempire, dunque: la lezione, forse, era mettere dentro questo involucro non solo le nostre, incandescenti attese, ma le attese del mondo, di chi in quel giorno, in quell’ora, in quel minuto, gioiva o soffriva, si sentiva perduto o ritrovato, neonati e moribondi in un cosmo in continua evoluzione. Ecco che cosa eravamo: junghianamente, simboli della trasformazione, che partiva da noi e avrebbe finito col coinvolgere un numero crescente di persone, in un moto a cerchi concentrici sempre più vasti e popolati. Questo era il Progetto: mi commuoveva pensare alle sue origini, alla preghiera precaria fatta a tarda sera nella grotta di Elia, dove la statua agitava le braccine come a dire: ancora no, ancora dovete camminare, soffrire, trasformarvi, in un processo alchemico da cui il Signore avrebbe tratto l’oro prezioso dell’opera compiuta. In principio era l’amore, e tutto tendeva non soltanto a una fine, ma anche al fine, pensato dai secoli dei secoli. Archeologia e teleologia, l’alchimia della notte e del giorno che portava al miracolo ogni volta immortalato dal ponte dello Spirito Santo: l’alba di una nuova era, in cui tutto il dolore, la speranza, il faticoso e terribile cammino avrebbero trovato sbocco nello sguardo del Cristo, che creava e ricreava la nostra irripetibile avventura.
24. Un fiume carsico

Quanto mancava all’esito finale? Un giorno, due giorni? Sarebbe accaduto in coincidenza con l’Epifania, la festa più adatta, sin dal nome, al balenare della gloria di Dio? Nella mia mente sfilavano ancora i personaggi cui la fantasia dei preti assegnava i nomignoli più strani: Polifemo, il Boss, il Grande Narcotizzatore, nomi leggendari che lasciavano intuire un sottofondo di potere non sempre ispirato all’onnipotenza dell’amore, quella del Padre che è nei cieli. Personalmente, cominciavo ad avvertire una specie di euforia: come se, ad un tratto, si dovesse realizzare un sogno tenuto troppo a lungo nel cassetto. Già immaginavo le facce piene di rabbia o di stupore, di gioia o di disappunto: una girandola di sentimenti seminati in ordine sparso, a seconda delle attese che albergavano nel cuore. Noi continuavamo a immaginare la natura degli eventi che avrebbero agito dall’esterno, in modo così rapido e efficace da mutare il corso delle cose: un avvicendamento nelle gerarchie? Uno scandalo improvviso? Un intervento ex cathedra del Papa, che avrebbe dato il via a un rinnovamento svincolato dalle sacche di interessi o intransigenze che ancora inquinavano la Chiesa? Di qualunque cosa si trattasse, pregavamo che avvenisse presto, per poter assaporare il gusto di una libertà perduta e ritrovata, l’orma e il profumo del Regno di Dio. Avevamo riacceso il desiderio in persone che attendevano con noi, nei travagli del parto, di poter contemplare il Progetto emergere a sorpresa, come un fiume carsico, travolgendo con potenza gli ultimi bastioni di difesa approntati dal maligno.
RECENSIONI POETICHE

di Max Ponte
Bentornati alla mia rubrica dedicata alle recensioni poetiche. La mia intenzione è quella di recensire tutto ciò che mi perviene in ambito poetico (novità ma anche libri trascurati degli ultimi anni), proposito che con lentezza cerco di rispettare. Fino ad ora, dal 2013, ho letto e analizzato 38 libri su LA POESIA E LO SPIRITO. La mia vuole essere una recensione che si mette dalla parte del lettore, per cui non sempre positiva, ma certamente costruttiva e comunque sempre rivolta alla singola opera e non all’autore.
Penso che sia un piccolo servizio per la poesia, un lavoro (del tutto gratuito e necessario) volto a creare un piccolo “filtro” davanti alla grande quantità di pubblicazioni poetiche. Continua a leggere
Dittico di Melun

La parte destra del Dittico di Melun, 1450-1455, di Jean Fouquet, ora conservato ad Anversa, un’opera di fortissima contemporaneità e raffinatissima grazia.
In ricordo di Angelo MUNDULA (Sassari, 1934 – 2015)
Il 2015 si è portato via un poeta e un amico che resterà nel cuore dei molti che lo hanno amato, negli anni, a cominciare dallo scrivente: Angelo Mundula. E’ mancato il 28 luglio, ad 81 anni, era malato da tempo.
Qui, solo una breve nota per ricordarlo (ma si leggano altri interventi e post a lui dedicati) – certo che ben altro spazio gli sarà doverosamente dedicato – e per invitarvi a conoscerlo. Le sue poesie e suoi scritti, a dire il vero, raccontano da soli l’uomo e il poeta Mundula, come non sempre accade; la chiarezza è infatti cifra stilistica dell’autore, e della sua “ricerca infinita”, con riferimento al titolo del suo ultimo libro “L’infinita ricerca” (“Amo la chiarezza / nella vita e nel verso / questa doppiezza che / mi fa essere libero e leale / quando penso…”). Una ricerca aperta, profonda e inesausta, sia interiore sia rivolta al ricco e variegato mondo dell’attualità, della produzione letteraria e artistica. “Una singolare combustione di curiosità metafisica, passione, ironia, fede nella poesia, spessore metaforico, taglio colloquiale”, scriveva Pietro Citati. Continua a leggere



