
Sarebbe stato facile: facciamo scendere un fuoco dal cielo? Il metodo di Giacomo e Giovanni non coincideva con quello del Cristo. Volevano annientare quei Samaritani che gli avevano negato l’accoglienza, ma Gesù li aveva fissati, voltandosi, con aria di rimprovero. La questione – sembrava ricordare – non può essere posta in questi termini. La chiave è interiore, è necessario credere, perché il mondo cambi. Mi aveva sempre impressionato l’episodio del fico maledetto da Gesù, perché vi aveva trovato solo fiori: che poteva voler dire quel gesto, se non era la stagione dei frutti? Lo avrebbe spiegato poco dopo: avendo fede, si potrebbe dire a un monte di gettarsi in mare, e lo farebbe. Ecco il senso della Porta Santa: se l’anima è aperta, può succedere di tutto, perché non c’è potenza più grande dell’amore. Eravamo noi i chiamati al cambiamento: il Santuario si sarebbe rinnovato grazie ai cuori finalmente liberi, in cui il sangue cominciava a rifluire, accendendo la speranza. Lo Spirito sarebbe tornato: sì, lo Spirito di cui Gesù diceva – in quella sera ventosa, a Nicodemo – che nessuno sa di dove viene, né dove va, perché è il dono del Dio delle sorprese, capace di mutare segno ai quarant’anni di storia scritta sulle righe storte del materialismo, dell’interesse contingente, dei traffici ambigui, che avevano ridotto la casa di preghiera a una spelonca di ladri. Cuori nuovi per cambiare il mondo, farne un’epifania chiara del Signore, che interviene nella storia e la trasforma da acqua insipida e incolore in coppa di vino raffinato, come alle nozze di Cana, in Galilea.
Archivio mensile:Gennaio 2016
AGENDA FREELAB 2016 a Prato
Giovedì 21 gennaio 2016 h.15-18 LABORATORIO di SCRITTURA CREATIVA: “Antonia Pozzi. La parola sotto la parola”, con Andrea Galgano
Venerdì 22 gennaio 2016 h.15-19 SEMINARIO ESPERIENZIALE di ANTROPOLOGIA & PSICOANALISI: “Miti e Archetipi. La Grande Madre” con Vinicio Serino e Irene Battaglini
Lunedì 8 febbraio 2016 h.17.30-19.30 LABORATORIO di CINEMA & TEATRO: “Tradire. Le emozioni nascoste: Il tradimento del Sogno Americano: American Beauty di Sam Mendes”, con il Dott. Alberto Di Matteo
Venerdì 12 febbraio 2016 h.16-19 TEMI di ATTUALITÀ & ETICA: “Il secolo che verrà. I social network: limiti e prospettive della loro dimensione soggettiva e sociale” con Giuseppe Panella e Silverio Zanobetti, con la presentazione del libro di Stefano Mazzei “La piaga: analisi del massmedia”.
Lucetta Frisa. Poesie su dipinti

Tintoretto, Santa Maria Egiziaca
Calmo e chiaro è il mio libro sono sola con lui
mentre fremiti d’alberi e ombre si insinuano
tra abito e pagine e sento
la seta del foglio e dei miei riccioli sciolti sulla tempia.
Dove sono?
Nella casa sicura del libro o in questa ardente
inquietudine se tutto brucia bisbiglia
d’oro e di rosso se questa luce strana
è entrata nella mia carne e non posso più leggere.
Se ora tutti i confini si disfano senza interrogarsi.
Claude Lanzmann, L’ultimo degli Ingiusti
È un paragrafo del romanzo di André Schwarz-Bart L’ultimo dei giusti (Premio Goncourt 1959, trad. it. di Valerio Riva, Feltrinelli 1960). Francia non occupata, tarda estate 1941: ultimo discendente di una stirpe di rabbini trascinata nel fiume della storia degli ebrei d’Europa dal XII secolo, Erni Levy, alla notizia della deportazione in Germania di tutti i membri della famiglia, rinnega l’intera sua vita, il suo stesso essere uomo. Inizia a ingozzarsi di carne cruda, “carni al sangue, sanguinacci d’ogni sorta“. In breve diventa mostruosamente grasso. L’aspetto fisico diventa il segno visibile dell’apostasia. In lui esplode furore e ostilità verso Dio, che permette l’annientamento del suo popolo. Dio a cui Erni vorrebbe ormai avvicinarsi “quel tanto che basta per permettermi di sputargli in faccia“. Il grasso di Erni, così come le piaghe sul corpo di Giobbe, sono il segno della licenza data a Satana sulla sorte dell’uomo.
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KAREN JENNINGS, DENTRO L’ANIMA DEL SUDAFRICA
Testo introduttivo e traduzione dall’inglese di Giovanni Agnoloni
Prosegue la serie di estratti di traduzione dagli scritti degli autori da me conosciuti nell’estate 2015 presso la residenza letteraria danese Hald Hovedgaard, a Viborg.
Oggi vi presento Karen Jennings, scrittrice originaria di Città del Capo. Laureata e addottorata in Letteratura Inglese, ha raggiunto il successo con il romanzo di esordio Finding Soutbek (edito da Holland Park Press), storia di una cittadina divisa da profondi contrasti sociali e segnata da vicende particolarmente drammatiche.
Karen è una grande paesaggista del variegato e tormentato panorama umano del Sudafrica, che tratteggia focalizzandosi sul micro-mondo di Soutbek con ammirevole profondità storico-analitica e con mano distesa.
Il romanzo, che nel 2016 sarà pubblicato anche in francese dalle Éditions de l’Aube, è entrato nella selezione finale delle tre migliori opere nell’Etisalat Prize, uno dei principali premi letterari del continente africano.
La sua raccolta di racconti Away from the Dead (uscita sempre con Holland Park Press) è stata selezionata per il Frank O’Connor International Short Story Award.
Oltre alla residenza letteraria danese, Karen ha partecipato a residenze in India, Uganda e Olanda. Continua a leggere
Ma quanto dobbiamo stare ancora qui?
VIDEO-INTERVISTA DI SONIA CAPOROSSI A GIOVANNI AGNOLONI
La critica letteraria Sonia Caporossi intervista lo scrittore Giovanni Agnoloni per il blog “Critica Impura”. Tema portante dell’intervista è il movimento letterario connettivista, con riferimento al suo Manifesto e, specificamente, al tema dell’Oltre (già trattato teoricamente da Agnoloni in questo articolo).
All’interno di questa video-intervista, vengono analizzati i motivi ispiratori della poetica del Connettivismo e le più recenti pubblicazioni dei suoi esponenti principali.
Particolare attenzione viene quindi dedicata ai saggi scritti, curati e tradotti da Giovanni Agnoloni come studioso di J.R.R. Tolkien, nonché alla sua serie narrativa della “fine di internet”, ad oggi comprensiva dei romanzi Sentieri di notte e La casa degli anonimi, oltre allo spin-off/interludio Partita di anime (Galaad Edizioni),in attesa del romanzo conclusivo, la cui uscita è prevista per l’autunno 2016. Continua a leggere
Vivalascuola. I feticci della legalità e della memoria

Quest’anno per la Giornata della Memoria vivalascuola presenta spunti per una riflessione non ritualistica sulla ricorrenza dell’anniversario della liberazione del lager di Auschwitz. La memoria e la legalità non possono essere assunti come valori in sé, poiché, come argomenta Luca Rastello, il passato non si ripete solo se lo si capisce, e la legge, lo dimostra Stefano Levi Della Torre, non è sinonimo di giustizia. Solo entro i limiti di tale consapevolezza onorare la memoria ed educare alla legalità ha un senso. Solo se memoria e legalità non vogliono dire abdicare allo spirito critico e al diritto all’opposizione. Altri materiali sulla Giornata della Memoria su vivalascuola qui, qui, qui, qui, qui, qui. Continua a leggere
Dieci domande a dieci scrittori-traduttori. Lo sguardo obliquo sulla realtà: Wu Ming 2

Wu Ming 2, uno dei componenti del collettivo Wu Ming, autori di romanzi e racconti sia collettivi che individuali, ma anche di una molteplicità di altre produzioni, iniziative, articoli, interventi, imprese, attività di diffusione e di guerrilla mediatica volte a mettere in evidenza le forzature e le contraddizioni del potere: il materiale è tale e tanto che, per la prima volta da quando è iniziato questo ciclo d’interviste, mi trovo in difficoltà a sintetizzare in dieci domande quello che vorrei chiedere.
1) Forse la cosa migliore è partire dal vostro romanzo d’esordio, Q, prima opera pubblicata da una grande casa editrice italiana con formula Creative Commons (ai tempi si trattava di qualcosa d’impensabile) e che quando uscì suscitò un vespaio di reazioni. Q contiene già in nuce, e al tempo stesso straordinariamente chiari nelle loro potenzialità, tutti gli elementi della vostra poetica. Una storia dalla parte dei reietti, insieme colta e popolare, raccontata con una scrittura quasi fiamminga, attenta al dettaglio ma con innumerevoli dinamiche interne. È una cosa che mi sono sempre chiesto: perché iniziare tutto così, con Q, con una travolgente avventura dietro le quinte della Riforma Protestante?
Il perché non lo sappiamo nemmeno noi, e se provassimo a ricostruirlo, sarebbe una spiegazione imposta a forza su una catena di eventi fatta di istinto, coincidenze, incoscienza e amicizia. All’epoca – era la metà degli anni Novanta – collaboravamo in vari progetti, dalla radio al teatro di strada. Pubblicavamo una rivista, scrivevamo racconti individuali, ci venne in mente di provare a concepirne uno collettivo, e per non rischiare di auto-limitarci cominciammo a parlare addirittura di un romanzo. Letture comuni – in particolare il saggio di Raoul Vaneigem, Il movimento del Libero Spirito – ci portarono a scegliere l’età della Controriforma come scenario condiviso nel quale animare l’intera vicenda.
2) Q era firmato Luther Blisset (pseudonimo collettivo utilizzato da un numero imprecisato di, cito Wikipedia, “destabilizzatori del senso comune”) mentre tutti i romanzi successivi portano la firma Wu Ming. C’è una ragione per questa sorta di passaggio di consegne?
La ragione è che Continua a leggere
F.R. Scott (Canada, 1899-1985) : Creed
Creed
The world is my country
The human race is my race
The spirit of man is my God
The future of man is my heaven Continua a leggere
Pensierino della sera
Maria Lenti su “Dolore dei sassi”, di Rosa Salvia

Rosa Salvia, Dolore dei Sassi, postfazione di Manuel Cohen, Pasturana (AL), puntoacapo, 2015, pp. 90, € 12
Il dolore, la linea nemmeno troppo segmentata della vita che, forse, più appartiene a chi scrive versi, è insinuato fin dal titolo nella raccolta di Rosa Salvia. I sassi (a cominciare dai Sassi materani, in cui si svolge un incontro-dialogo su una maternità da non interrompere, ad apertura di libro), le pietre dei passi esistenziali, quelle rotolate addosso o a sbarrare il cammino, quelle che segnano, infine, il non più o il non ancora, avvertono di sbarramenti e di possibili cadute, immettono a salti nella necessità dell’arresto. Continua a leggere
28. Le labbra di Dio

Qualcosa cominciava a muoversi. L’annuncio della Porta Santa e dei suoi effetti insinuava nei cuori un germe di speranza che da tempo era stato soffocato. Soprattutto l’idea di una chiara distinzione tra coloro che pensavano secondo la materia e quelli che si aprivano allo Spirito, rendeva più coscienti delle proprie responsabilità nel cambiamento. Ora era davvero prevedibile che gli eventi sgorgassero spontanei da questa sorgente generosa. Qualunque gesto della compagine materialista sarebbe stato un passo falso, una nota stonata nel gran concerto che il Signore andava dirigendo. Mi tornavano in mente le profezie di don Calabria e don Orione, le visioni di un Santuario come centro di irradiazione dello Spirito, come fiamma divina nel gelo desertico del mondo. Pensavo anche all’immagine di Chesterton, che mi si era scolpita nella mente non appena letta: vivere gli eventi – persone, situazioni – come se emergessero dal nulla, per vederli finalmente nella loro verità e bellezza, perché tutto è straordinario quando è opposto alla completa oscurità. Sì, dal nulla di una gestione materiale, ambigua, interessata, affiorava l’alba insuperabilmente bella del Progetto di Dio. Rancori e amarezze andavano svanendo, come la nebbia del mattino dal ponte dello Spirito Santo. Una scia rosa si faceva largo tra le nuvole, come un sorriso consolante disegnato sulle labbra di Dio.
Verklaerte Nacht
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da qui
Da sempre progettati nell’amore,
Custoditi nel grembo dell’eterno,
Eppure così ostici e divisi,
Scontrosi e diffidenti, sempre pronti
A issare muri e mettere barriere.
Il sestetto comincia con lo stridere
Degli archi contrapposti: lancinanti
Attriti che si scorticano vivi,
S’impongono, si graffiano, si sfanno
L’anima, tesi nello sforzo d’essere
Se stessi. Ma soltanto quello sguardo
Che da sempre li ha pensati può fonderli
In un unico fascio di speranze,
In un tempo che ingoia ogni ritardo.
Vedevo

Ti seguivo dovunque, ciecamente,
Eri tu che vedevi, che prendevi
In mano il filo d’oro, il vero intento
Di Dio. Io ti imitavo, ricordando
A memoria le buche, le strettoie,
La traccia per uscire in breve tempo
Da ogni labirinto. Senza te,
Mi sarei impantanato in ogni fossa.
Quando sei andato,
il trenta dicembre duemila e otto,
Pensai d’aver perduto ogni possibile
Parametro di viaggio. Non sapevo
Che avevi già convinto il Figlio stesso
A guidarmi, non solo nel mio basso
cabotaggio, ma nelle fosse e buche
Del mio cuore, che adesso, ormai, vedevo.
SUL TAMBURO n.11: Sauro Albisani, “Orografie”
Sauro Albisani, Orografie, prefazione di Giancarlo Pontiggia, Firenze, Passigli, 2014
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La vita di ognuno si configura come una carta geografica, una mappa in cui sono segnalati i luoghi notevoli, i laghi, i fiumi, le montagne, le altezze significative che popolano le platitudes dell’esistenza. Anche la poesia aspira ad essere una cartografia delle passioni, degli scacchi, delle insofferenze e delle impossibilità della gloria che costituisce, nella miseria e nella gioia, la sostanza degli eventi che costellano ciò che inevitabilmente accade ogni giorno. Questa raccolta di liriche di Albisani, uscita a non molta distanza di tempo dalla Valle delle visioni1, cerca di rendere conto di questi dislivelli, di queste asperità, di queste impossibili riduzioni dell’esistenza a puro picco di ovvietà quotidiana senza che se ne debbano ricercare le cause profonde, i sogni inquietanti, le aspirazioni inconfondibili:
Traversata

Cercavo dal terrazzo la bellezza,
Lo sguardo perso, fino all’orizzonte,
Dove il mare si fonde con il cielo
E stringe in una morsa le memorie
Di te, e del nostro incontro. Ma da ieri
Ho scoperto che è qui la superficie
Increspata dei pensieri, la roccia
A strapiombo del sogno, l’intrecciarsi
Di cirri di emozioni, nembi e strati
Di ricordi e speranze che si sfanno
Nell’ostia che mi guarda dall’altare:
Come il raggio di sole che perfora
Le foglie della quercia, la ringhiera
Del terrazzo, trasformato in preghiera.
Vivalascuola. Gli Asini n. 30. Crescere al tempo dell’Isis

E’ uscito il n. 30 de Gli Asini (novembre/dicembre 2015), rivista di educazione e intervento sociale diretta da Luigi Monti che unisce riflessione teorica e pratica didattica. Vivalascuola propone l’editoriale della rivista, l’indice e il testo di apertura, di Luciano Gallino, economista morto a Torino lo scorso 8 novembre, caro a vivalascuola e ai redattori de Gli Asini. Le sue analisi ci sembrano utili, anzi essenziali, per chi si occupa di scuola e intervento sociale. Questo è anche un invito a leggere il suo ultimo libro – Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegati ai nostri nipoti -, a meditarlo e a trarne le dovute conseguenze. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 301
Nel mio scompartimento di pendolare spesso incontro un paio di conoscenti con i quali discuto di politica. Con noi c’è sempre uno sconosciuto che ci guarda tutti, specialmente me, con paterna sufficienza.
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Cappella dei Francesi

Ricordi il piccione che chissà come
È entrato nella cappella dell’adora-
zione? Credevo fossi tu, l’unico
In grado di trovare lo spiraglio
Giusto nel muro bianco dello spazio
E del tempo, fare un tunnel di luce
Nel buco nero della lontananza,
Volare sotto forma di colombo
Fino al Santo dei Santi del Santuario,
E ridare speranza ai disperati
Che credevano d’averti perduto.
E invece eri già qui, come un istante
Muto, come il mare in conchiglia, come
Il vento che rialza chi ha vissuto.

FREELAB2016-PDF

