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Il dardo dei serafini


Siamo coscienti di non amare abbastanza, soffriamo per il fatto di non sentire a sufficienza l’amore per Gesù. Dobbiamo dirlo a Lui: guarirà questa piaga, magari, con un’altra sofferenza, quella che chiama, parlando con Gabrielle Bossis, il “dardo dei serafini” . Essere trafitti dall’amore: ecco il dono che ci aspetta. Dovremmo desiderarlo più di ogni altra cosa.

Casa


Dimorare nella misericordia: è lì la nostra casa, la patria a cui davvero apparteniamo. Stare a nostro agio nell’intenso desiderio di Gesù di amare e perdonare. Non c’è pericolo di montare in superbia, di cedere a qualche tipo di arroganza: più entriamo nella verità, più ci illumina su quello che siamo.

Eroi

La santità è virtù eroica: per entrare nel regno, dev’esserci un istante in cui questa viene chiesta a tutti. Perché ciò sia possibile, è necessario portare con pazienza i pesi quotidiani: chi è fedele nel poco, lo sarà nel molto.

Semplice


Con Gesù è semplice, perché ha fatto l’umanità, il mondo, l’universo. Chi meglio di Lui può sapere come funzionano le cose? Se fossimo disponibili a capirlo, la vita cambierebbe: scopriremmo un modo diverso di pensare e immaginare.

Intenzioni


C’è chi si confida di più, e chi di meno. Qualcuno è chiuso in se stesso, come una fortezza; altri non fanno che rovesciarsi, l’uno sull’altro, un mare di parole. Quello che evitiamo è parlare con Gesù: ci sembra assurdo considerarlo un confidente. Se lo facessimo, la vita cambierebbe, perché nessuno ci ama come Lui. Ma forse il problema è proprio questo: non vogliamo cambiare. Che tutto rimanga come prima.

Un gioco da ragazzi


L’obolo della vedova è stato molto apprezzato da Gesù. Lui vuole il tutto, come i due spiccioli della donna, che non aveva altro. Diamogli anche noi il quattrino della nostra vita. Scopriremo che sa trasformarlo in un tesoro inestimabile. È un gioco da ragazzi, per un Dio.

Qol demama daqqa


Non ho bisogno di scrivere poesie.
C’è la vita che esplode
come il frutto di una mente concentrata
per accogliere il dono.
So che mi vuoi:
l’infinito mi abita e il mutuo da pagare
è la morte per croce, il grido del tuo venerdì
che squarcia i veli,
i muri che qualcuno
a nostra insaputa costruisce:
una pianta velenosa
che potrebbe folgorarci all’istante,
se il battito del cuore, questo segno tenace,
l’ultima Thule della vocazione,
il tesoro prezioso consegnato
al monte dei pegni del tuo desiderio
di perdono, se il respiro
non potesse intendere che questo:
Io ti amo, da sempre,
memoria senza inizio
e senza fine.

Sorrisi


Sorridere a Gesù, qualunque cosa accada, in qualunque stato d’animo: è questo che guarisce, che libera da ogni residuo di negatività. Sì, perché Gesù ricambia il tuo sorriso, e non c’è niente di più potente, in tutto l’universo.

Lui e io


Io sono amato. Gesù confida alla Bossis che la sua passione è prova dell’altra sua passione, quella che nutre per noi. Dovremmo essere sconvolti da questa coscienza: “Lui e io; sono Io e te: in te”. Questo cambia la vita, e basta crederci: ci sarà fatto così come crediamo. Lui e io: cosa posso mai desiderare, più di questo?

Inseguendo chimere


Dio vuol essere amato: questa verità non smette di stupirci. Aspetta un cenno, un nostro desiderio, anche un minimo inizio di cammino, il resto lo fa Lui. Soffre se si sente estraneo, se è messo da parte. La nostra missione è farlo amare, portargli anime, senza stancarci: anche se gli occhi e gli orecchi sembrassero rivolti altrove, inseguendo chimere.

Memo


La gioia ha una funzione speciale: è un segno del cielo, e dunque del profondo. Siamo abitati dalla gioia, ma tendiamo a ignorarlo. Ecco perché c’è bisogno del Vangelo: per ricordarci una realtà scontata, di cui, pure, perdiamo la memoria.

Appelli


L’esercizio più bello è andare in cerca di Dio-amore. Non solo in un momento di preghiera, nel raccoglimento di una stanza, di una chiesa, ma anche in strada, tra la folla, in una riunione accesa e conflittuale. Dovunque. Lui mi guarda, è lì, in attesa di un cenno, di un richiamo. Non vuole privarsi del nostro appello, del nostro desiderio.

Radio


Gesù si comunica attraverso di noi, accettando di confondersi con le nostre stanchezze e malattie; non abbiamo scuse per negarci alla sua azione, che si serve di strumenti miseri, che si accontenta di trasmettersi sulle onde emesse da radio che cadono a pezzi. Non è un miracolo che il regno si diffonda grazie a messaggeri gracili e incapaci? Dobbiamo fare un’unica cosa: metterci a sua disposizione.

In paradiso


Ci sono cose che ci piacciono tanto, sulla terra: ognuno ha le sue. Ci sembra impossibile non poterne disporre, o addirittura che in cielo ci possano mancare. Stolti che siamo: tutto in paradiso è più bello, infinitamente migliore, e Gesù non vede l’ora di mostrarcelo. Già gode della festa, per cui ha pagato un prezzo così alto; ma è come se l’offrissimo noi, tanta è la gioia di renderci felici.