Archivi autore: fabrizio centofanti

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Georges Rodenbach

a cura di Giorgio Stella

[Dentro al tuo amore entro come in una chiesa]

Dentro al tuo amore entro come in una chiesa
Vi aleggia un velo azzurro di silenzio e d’incenso
Non so se gli occhi miei s’ingannano, ma sento
Celesti visioni che il cuore mi angelizzano.

È te che amo oppure amo l’Amore?
È la cattedrale o piuttosto la Madonna?
Che importa! Se commosso il mio cuore s’abbandona
E vibra al rintocco sulla cima della torre!

Che importano gli altari e che importano le vergini,
Se là dentro, scesa la pace della sera, sento
Un po’ di te che all’organo dello jubé canta
Qualcosa di me che dentro ai ceri brucia.

[Trad. di Paola Decina Lombardi]

Miklós Radnóti

a cura di Giorgio Stella

di Anna De Simone

Miklós Radnóti

(1909-1944)

Un taccuino trovato nella tasca di un impermeabile una fossa comune, ad Abda, in Ungheria, vicino al confine austriaco, nel 1946, consenti di restituire un nome ai poveri resti di chi quell’impermeabile lo aveva indossato: il poeta ungherese Miklós Radnóti, nato a Budapest il 5 maggio del 1909, finito con un colpo di pistola alla nuca il 9 novembre del 1944. Con l’unica arma di una matita e di quel quadernetto – il Taccuino di Bor -, Radnóti aveva sconfitto la paura, la notte, la morte. In quel block-notes erano contenuti il suo testamento e i versi che lo avevano aiutato a sopravvivere. Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

“I Profeti…prima di voi”

(Lee Ufan East winds) 

«In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi». [Mt 5,1-12]

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13

La Trasfigurazione

di Giampaolo Centofanti

Mt 17,1-9 Verità e bellezza

Trasfigurazione del Signore

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

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La scuola di Serena Bedini. Perché l’ambientazione è importante

di Serena Bedini

L’ambientazione in un romanzo è essenziale, perfino quando è totalmente assente come avviene in alcuni romanzi novecenteschi. Di solito per far comprendere l’importanza del luogo nelle storie, chiedo ai miei allievi di ricordare qualcosa di bello accaduto loro di recente e di rivisitare il ricordo togliendo ogni elemento che definisca l’ambientazione. Inevitabilmente, l’immagine di ciò che è accaduto perderà la forza evocativa che aveva, persino le parole dette o ascoltate cambieranno l’impatto che hanno avuto su di noi risultando estranee. Il motivo è semplice: quando ci troviamo in un posto, sono i colori, gli odori, i suoni, le sensazioni fisiche che percepiamo a renderci evidente dove siamo. Esse permeano i nostri ricordi e rendono quanto è avvenuto indelebile nella memoria. Riuscire a trasporre quelle stesse percezioni nella scena di un romanzo rende le pagine estremamente suggestive per il lettore e gli permette una maggiore immedesimazione. Non solo: l’ambientazione consente allo scrittore di creare un’atmosfera nella trama e permette di far avvenire con più naturalezza determinati eventi: incontrarsi per strada per andare al lavoro, apprendere una realtà scomoda quando si è in ufficio, ritornare dopo molto tempo nella casa di famiglia ormai abbandonata, ecc. Escludere completamente l’ambientazione significa concentrarsi solo sui personaggi, i dialoghi e le emozioni che si creano tra di essi: questo tipo di idea è affascinante ma non facile da sostenere e presuppone la necessità di scrivere un romanzo breve o un racconto lungo, visto che l’assenza di descrizioni e la possibilità di mettere in relazione il sentire interiore dei personaggi con l’ambiente esteriore vengono completamente a mancare.

Giorgio Stella. Una poesia

*Il miraggio* – sono saltati i canguri nel muto della porcellana – la famiglia è adatta a questo solco di betoniera – la scrofa della betoniera avanti l’astro della # betoniera#! Chi impasta si redime nella clessidra… L’ orlo di merletto tra l’uncinetto e l’almanacco dei punti della miralanza ! Cioè il mercante in fiera che avanza la carta appunto della +della+ betoniera! Quando fu chi non fosse più? I disponibili avanzi nel/del museo delle cere. —————————————

Martedì 27 gennaio 2026: il “Giorno della memoria”

di Fabiano D’Arrigo

In Italia con la legge n. 211 del luglio 2000 è stato istituito il “Giorno della Memoria” per ricordare lo sterminio del popolo ebraico (Shoah), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani deportati e imprigionati nei lager nazisti, nonché coloro che si sono opposti al progetto di annientamento attuato dal nazifascismo.
A livello internazionale l’Assemblea Generale dell’ONU ha costituito il “Giorno della Memoria” con la risoluzione n. 60/7 del 1° novembre 2005 per commemorare le vittime dell’Olocausto: ebrei, oppositori politici, rom, sinti, omosessuali, testimoni di Geova , religiosi cattolici e protestanti. Continua a leggere→

Peter Hukel

a cura di Giorgio Stella

Il giardino di Teofrasto

(trad. F. Fortini)

                                                                                                                            a mio figlio

Quando a mezzogiorno il fuoco bianco dei versi danza sulle urne,
ricorda, figlio mio. Ricorda
chi un giorno ha piantato dialoghi come alberi.
Morto è è il giardino, il mio respiro si fa più greve.
Serba quest’ora, qui Teofrasto andò
a concimare il suolo con cenere di quercia,
a legare di rafia la scorza ferita.
Un olivo fende il muro friabile
e nella polvere calda ancora c’è voce.
Estirpare le radici, quest’ordine essi ci dettero.
Fronda indifesa, ora cala la tua luce.

Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. Il Cibo 5

Il Cibo 5. Mettere qualcosa sotto i denti

Il desiderio trattenuto, le schermaglie equivoche, la malizia più o meno involontaria; e quello stomaco, che ininterrottamente brontola… Certo, il dialogo è all’insegna della concretezza e della cortesia, i gesti, le azioni sono quelli giusti, conseguenziali; ma la giovane donna pensa ad altro, prova sensazioni incomunicabili, diverse. Quando, finalmente sola, può stendersi sul pavimento del piccolo appartamento, la schiena a contatto col cemento, il corpo che prende possesso dell’ambiente, le luci basse che corteggiano il buio, allora, lasciandosi andare con candido sarcasmo, rivela quanto tutto ciò sia diverso da “come si vede nei film e nei programmi TV; non emetto fumo, non sfrigolo, non prendo fuoco. Piuttosto, la mia pelle brucia come se non avesse alcun pigmento, come se fossi senza melanina, completamente e perfettamente bianca”. E comunque lo stomaco brontola… Continua a leggere→

Johannes Brobowski

a cura di Giorgio Stella

Luce d’inverno

In questa notte
sto ad ascoltarvi, fiumi lontani,
il vostro primo ghiaccio,
a lungo. Quella sottile
nota di giunchi io sento; il villaggio dorme.

Infanzia, bruna, una fredda
acqua di pozzo, sabbiosa –
Sempre oscillava il secchio di legno
giù verso il fondo. Chi veniva
lo scioglieva dalla catena di ruggine?
Ah, chi beveva?

Delle nostre capanne, oscura,
parlante bontà, il loro soave
verbo è coperto di neve,
bisbiglio di comari e richiamo di bimbi –

Tempo di colori di lillà
un giorno, lì nel cielo migrante
sospesi uccelli, in dileguante
chiarore; il cielo
si fermava,
ristava sul tetto del fienile, più spesse
in silenzio captava dentro le ombre.

Inverno si faceva sempre.
Con ali di colomba calava
più fonda l’azzurrità, un pendulo
tetto, baluginando tacita
sopra il mondo.

E il grido del cacciatore
per il declivio balzava, contro la neve
silente. O profonda
nerezza! Il tuo cuore
pieno di luce!