Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

Io sono gatto, di Jackie Morris

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C’è un libro per l’infanzia appena uscito in Italia (l’originale inglese è però del 2012) che mi sento di consigliare non solo ai bambini ma anche ai loro genitori e a un po’ tutti gli adulti, per il messaggio di amore per la natura, che esso, indirettamente, lancia e comunica soprattutto attraverso le immagini: Continua a leggere→

La televisione e la comunicazione attraverso i libri

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Nove libri dal piccolo schermo al futuro tecnologco

di Guido Michelone

Nei mesi scorsi alcuni giornali italiani celebrano, nelle pagine di cultura, un anniversario quasi misconosciuto: i novant’anni della nascita della televisione. In realtà non si tratta di un evento oggettivamente databile, com’è per il cinema, al quale si attribuisce la paternità dei fratelli Pierre e Auguste Lumière con la prima proiezione pubblica al Café des Arts di Parigi il 28 dicembre 1895 (e tra qualche mese saranno appunto i 120 anni di un’altra invenzione storica, rivoluzionaria e prodigiosa). Il 1925 della TV (o tivù per dirla all’italiana) riguarda in primis il 25 marzo di quell’anno, allorché l’ingegnere scozzese John Logie Baird offre una dimostrazione pratica del mezzo al centro commerciale Selfridges di Londra; quella di Baird viene dagli storici definita televisione elettromeccanica perché sia l’apparecchio di ripresa delle immagini sia quello di visione si basano sul disco di Nipkow, dispositivo elettromeccanico inventato il 24 dicembre 1883 appunto dal tedesco Paul Gottlieb Nipkow; Continua a leggere→

1. Mondo nuovo

colli albani
Guardandomi indietro, mi sembrava inverosimile: non c’era più nulla di ciò che fino a ieri mi assillava. Uscii nella piazza deserta, mentre un vento troppo caldo scompigliava i capelli tagliati da poco, per fortuna. Feci un lungo respiro, come se lo Spirito Santo s’infilasse nei polmoni tutto in una volta, per rifarsi del tempo perduto. Il cane era sdraiato ancora lì, da tempo immemorabile: si diceva, in giro, che si fosse dimenticato di morire, ma un giorno anche lui avrebbe tirato le cuoia, come tutti. Mi affacciai dal ponte che collega la piazza alla cappella. Anche le colline erano là, come quando pregavo per l’amico, strappando incerti auspici al variare del tempo limpido o nebbioso: quando sei disperato, ti aggrappi a qualunque assurdità. Ora mi sentivo più sereno: sperimentavo, dopo anni, una pace che sembrava fuori luogo: che fosse la sua, la famosa pace di Gesù, annunciata nel vangelo di Giovanni? Da tanto, era solo un’utopia. Ogni giorno mi sentivo più osteggiato, un residuo tossico da espellere. Ma ora era diverso: attraverso la nebbia che saliva laggiù, dai colli grigi, emergeva qualcosa di mai visto, un mondo nuovo.

“Adua”: il romanzo di chi parte senza sapere dove arriverà

Adua
di Giacomo Verri

Se passeggiate per Roma e imbroccate la piazza Santa Maria sopra Minerva, ai piedi del piccolo obelisco potreste vedere una donna che si confida con il dolce elefantino del Bernini: è Adua (così il titolo dell’ultimo romanzo di Igiaba Scego, Giunti, pp. 186, euro 13), figlia dell’indovino somalo Mohamed Ali Zoppe, giunta in Italia negli anni Settanta con un sogno nel cuore, quello di diventare come Marilyn o come Audrey una stella del cinema, e finita invece a girare un porno tanto leggero quanto ignobile e spietato. Continua a leggere→

Contemplazione

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Non sono più una piuma appiccicata
sulla ringhiera gelida, d’inverno:
ora mi visiti nel sole, il mare,
nell’eleganza verde della felce,
nella roccia a strapiombo sulla baia,
nel chiasso irregolare di stoviglie
che dal bar si diffonde per incanto
nello specchio increspato dei ricordi,
su cui si sovrappone il nostro amore
azzurro, puro come il vento, santo.

Echi e riverberi della parola, di don Giuseppe Leopizzi

Leopizzi
Cinquant’anni di sacerdozio e di poesia

di Augusto Benemeglio

1. Le nozze d’oro con Dio

Oggi, Lunedì dell’Angelo, al primo albore, mi sono messo in viaggio per Emmaus-Gallipoli, periferia dell’Impero, come ama dire Giuseppe Albahari. E avevo in cuore una musica strana, fatta di meraviglia e di stupore assoluto. Continua a leggere→

Verbo più avverbio

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Molti si chiedono come sia possibile cambiare vita. C’è qualcosa che resiste, dentro, che impedisce di passare all’altra riva, com’è scritto nel Vangelo. E’ come se alla bocca dello stomaco ci fosse un buco nero, un vortice potente che annullasse ogni proposito, e rendesse vana ogni speranza. Alla fine, la persona si sente come un vulcano spento, una fontana secca, una terra inaridita. C’è un segreto per sbloccare il meccanismo, per prendere il largo, come Gesù raccomanda ai discepoli prima della pesca straordinaria nel lago di Genesaret?
Sì, il modo c’è; la formula è verbo+avverbio: accettare umilmente. All’inizio fa male, ma si sa che se il vangelo non fa male non è più vangelo (e quante volte succede, nella Chiesa). Dopo il dolore dell’inizio, si apre un orizzonte nuovo, e finalmente, oltre lo specchio d’acqua, si scorge un altro tratto di terra, un’altra riva: quello che chiamiamo “tu”.

Più o meno pausa

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C’è una nuova moda: quella di costruirsi un bunker dentro casa. Certo, le minacce sono tante, la guerra nucleare è dietro l’angolo, l’immigrazione, a più di qualcuno, mette angoscia. La paura fa presto a farsi strada, quando il proprio patrimonio è minacciato, e soprattutto il bene dei beni che è la vita. Poi viene uno che dice: chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. E allora devi metterti seduto, rifare tutti i conti, deciderti a compiere l’operazione più difficile di tutte: cambiare.

L’orlo, di Manuel Cohen

Cohen
Manuel Cohen, L’orlo, Edizioni CFR – 2015, opera prima classificata al Premio Milani 2013.

di Rosa Salvia

Questa raffinata silloge poetica di Manuel Cohen segue il percorso denso e articolato della precedente Winterreise – La traversata occidentale, Edizioni CFR – 2012, opera vincitrice del Premio “Franco Fortini” – 2011.

D’accordo con Gianmario Lucini, che curò anche la prefazione al libro sopra citato, ritengo che, se vi è una spinta innovativa nella poesia di Manuel Cohen, essa vada cercata “nella preoccupazione di saldare la tradizione alla modernità della poesia e al suo ruolo nella cultura”. Continua a leggere→

L’importante è arrivarci

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Si parla spesso di vita spirituale, ma raramente si comprende cosa sia. Tante persone vivono un senso di profonda frustrazione: pregano, pregano, e non ottengono nulla; non solo, ma ogni volta l’amarezza aumenta, perché sembra di sbattere sempre contro il muro e che ogni strada sia un vicolo cieco. La religione, allora, diventa un’abitudine stanca e trascinata, fatta di vuote devozioni, di riti che non dicono più nulla. E’ come un matrimonio fallito, in cui si continua a convivere, ma senza più gioie o motivazioni. La fede degenera in superstizione, si riduce a una scommessa pascaliana, a un “io speriamo che me la cavo” che smarrisce anche il minimo aggancio con lo spirito.
La Tradizione dei Padri ci porge una sapienza secolare, da noi spesso – e purtroppo – ignorata. Gregorio Palamas, per esempio, ha scritto due scarne paginette (Tre capitoli sulla preghiera e la purezza del cuore) in cui c’è una sintesi perfetta della vita spirituale, tutto ciò che bisogna sapere per non incorrere nella delusione dei nostri maldestri tentativi. Lui parla di tre passi indivisibili: l’uomo contempla, è contemplato e ascende a Dio. Tradotto: l’uomo guarda, insieme con Dio, dentro se stesso; riconosciuto il suo peccato e pentitosi di esso, si rivolge al Signore in una preghiera libera e sincera.
Ci voleva tanto? Sì, occorrono anni per capirlo e, soprattutto, viverlo. L’importante è arrivarci.

Festa

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Impazzano le musiche, qui fuori:
cantanti strapagati, voci rauche
e colpi sincopati. Nella stanza
t’immagino seduta, accanto a me,
contemplando lo stesso crocifisso,
con l’identica fitta che ci spezza
il cuore. Dalla folla di laggiù
sale l’urlo sguaiato della bestia.
Solo un sogno di luce ci accarezza.

Nel “Buio assoluto” di Remo Bassini

Bassini Remo
Brevi riflessioni sui nuovi racconti dello scrittore cortonese

di Guido Michelone

Remo Bassini è un autore noto ai lettori de La Poesia e lo Spirito sia per gli interventi sia per le recensioni a lui dedicate: è altresì famoso come blogger, ma soprattutto per un’attività di giornalista (iniziata fin da giovane) e di romanziere (di epoca più recente, e forse per questo oggi come oggi assai continuativa) che lo hanno imposto all’attenzione del pubblico e della critica. Continua a leggere→

L’eccezione e la regola

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Oggi la mafia non è più l’eccezione, ma la regola. Chi crede in un mondo onesto e trasparente è un alieno piovuto quaggiù da chissà dove. Mai come ora, la profezia è una voce che grida nel deserto. Nessuno l’ascolta, tranne Dio. Solo Dio può sconfiggere la mafia, la cricca che ingrassa per il giorno della strage.

CrIsis

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L’Isis taglia le teste. È un modo semplice e rapido per risolvere le divergenze di opinioni. Perché perdere tempo per aprire un dialogo, cercando di convincere, dovendo magari ammettere un rifiuto, una scelta diversa dalla tua? Macché, meglio una botta e via. L’altro non è più una minaccia, non incarnerà lo scandalo eterno della libertà. Riuscite a immaginare un mondo in cui tutti la pensano alla stessa maniera? Nemmeno per amore si potrebbe perdere la testa.

A Giovanni Inzerillo, su Calvino e la musica

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Carissimo Giovanni,
il “Calvino” che mi hai inviato è, come sempre, pieno di sorprese. E questa sorpresa l’hai confezionata ad arte, in un testo che affronta rigorosamente, con piglio filologico, l’avventura calviniana tra le note alte o popolari della musica che, come ricordi nel volume, lo spaventava o lo metteva in soggezione. Continua a leggere→

USA e getta

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Ci mancava l’omicidio in diretta.
La chiamano civiltà dell’immagine: le parole non servono più. L’informatica utilizza le icone; televisione, cinema, computer, esaltano i colori e le forme, per cui l’audio ha una funzione relativa. Ormai tutti cercano l’immagine: forte, d’impatto. Se possibile, una rissa, un nudo, qualcosa che sorprenda, che colga di sprovvista, che turbi o imbarazzi. L’apice di questa civiltà lo abbiamo visto in Virginia, a Smith Mountain Lake, dove un uomo ha deciso di chiudere i conti con l’antagonista in diretta tv: trasformando l’immagine di Dio, l’Adam, il progetto di verità, bontà e bellezza, nell’immagine di satana, un misto spaventoso di violenza, d’odio, di morte. Un’immagine usa e getta, destinata al nulla, come sempre ciò che nasce dal male. Le parole non servono più. In ogni caso, non ci sono parole.

Parresia

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Ho conosciuto Nunzio Galantino al Santuario del Divino Amore. Ero al corrente del suo modo di fare, di quella che negli Atti degli Apostoli si chiama parresia, ossia franchezza (4,31 passim). Gli ho detto: eccellenza, continui così, dica la verità senza paura. Lui mi ha risposto che la verità non piace e che avrebbe continuato finché non gli avessero chiuso la bocca, come ad altri. Ho pensato: è triste che, nella Chiesa e nello Stato, chi dice la verità sia fatto fuori. Ho pensato anche: speriamo che Galantino duri a lungo, che non riescano a metterlo a tacere e che abbia fiato in corpo per un numero bastevole di anni. Poi ho pensato a me, a quante volte mi dicono di smetterla, che la vita è così, che esagero e devo imparare a sorvolare. Ho pensato perfino a Gesù, e a quanto sia stato breve il tempo in cui gli hanno permesso di parlare.
Forza Nunzio, c’è chi tifa per te, non farti ridurre come gli altri.