Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

118. Pensaci

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Sono seduti a un tavolo austero, in una sala bianca; sulla parete in fondo è appoggiata una bandiera.
– Parlaci di te.
Il fiore, in primo piano, copre una parte minima della città: eppure crea un effetto singolare, come ogni cosa osservata attraverso un filtro o da un’altra prospettiva. Continua a leggere→

Per una rinascita del “Pensiero”

di Adelio Valsecchi

La vita del “Pensiero” è sempre stata impervia nel suo snodarsi lungo i secoli e sebbene abbia raggiunto altissimi vertici nella letteratura, nell’arte, nella poesia, nella musica, nella scienza, si è sfaldata, è diventata una retorica invenzione, un accessorio, là dove la ragione vuol riflettere su se stessa, sulle sue origini, i suoi confini; vuole comprendere la realtà in un orizzonte antropologico oggettivo, tentando di coglierne il senso. Che la filosofia abbia smarrito il suo ruolo? Che l’uomo abbia perso il suo istinto ingegnoso nel risollevarsi e ricomporre una società inebetita dall’improntitudine e dall’ignavia? Continua a leggere→

117. Aspettando

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Sì, qualcosa è cambiato: un altro albergo senza nulla di speciale. L’esterno è un edificio bianco sulla cui facciata spiccano solo i balconcini a semicerchio; la hall è un locale giallino dove il massimo del lusso è un vaso con quattro fiori enormi (e forse finti). La camera da letto sembra avvolta nella nebbia: anche qui prevale il bianco, dalle sovraccoperte alle pareti, fino al quadro in cui i colori rappresentano una parentesi accessoria. Continua a leggere→

116. Al posto mio

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Yehochoua non è mai stato in una sala così ricca: pavimenti in marmo, tavolo in legno pregiato, sedie imbottite con braccioli in noce. L’uomo vestito di bianco fa gesti lenti con le mani, come volesse descrivere qualcosa.
– Per cui sono curioso di conoscerti meglio, di capire dove vuoi arrivare.
I militari si schierano con gli scudi trasparenti; sullo sfondo, oltre il muretto, la moschea di Omar. Continua a leggere→

Dimmi

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Difficile spiegare ai villeggianti
divisi tra chiacchiere e bambini
perché mi fermo qui
coi foglietti volanti
e lo sguardo incollato al mare, ai monti,
perché nel vaporetto che si accosta
alla riva nascosta,
sdraiato sul tappeto della schiuma
vedo un segno, un messaggio d’altri mondi,
lo specchio in cui mi sembra di trovare
la traccia del tuo volto,
il posarsi leggero della piuma
sulla tristezza opaca dei miei fondi
di bicchiere, lo stolto
lamentare che tutto sia finito,
mentre il tuo passo mi risuona al fianco,
il tuo occhio sorride,
la marlboro fuma. Dimmi, ti manco?

115. Sherazade

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– Racconta, Ismail, sono rimasto indietro.
– E’ una parola, Yousef: non so da dove cominciare.
Il locale è rustico: tavolini in legno con sedie impagliate, pavimento a mattonelle ruvide e colonna in pietra, un arco all’entrata e un altro per il forno a legna. Continua a leggere→

114. Un suo segreto

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La conferenza virtuale ha qualcosa di piacevole, forse perché l’interlocutore è un ologramma inoffensivo, il volume si può alzare e abbassare a seconda delle voci in causa ed è sempre  possibile azionare il tasto dello spegnimento.
– Dobbiamo tirare le somme del discorso.
– Le possibilità sono due: eliminarlo o metterlo a tacere. Continua a leggere→

113. Incantato

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– E’ la prima volta che guardiamo l’alba.
– Che ne pensi?
Nel punto della fondazione c’è qualcuno che prega.
– Penso che l’emozione più grande sia veder nascere la luce.
– Molti confondono la luce con la ragione fredda, la mentalità calcolatrice.
Il Santo fa paura: non puoi fissarlo mai direttamente. Continua a leggere→

112. Il sicomoro

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Dall’orto degli ulivi si scorge la distesa bianca delle tombe, la città dei morti, invidiabile per il silenzio intangibile e sovrano, l’atmosfera di accordo, di rispetto, come se solo la fine potesse abbattere il muro dell’orgoglio, la tensione infinita di vendette e antagonismi.
– Pagare o non pagare? E’ giusto che il peso della crisi ricada su quelli che non possono difendersi? La gente si rivolge a noi, c’interpella per scegliere una linea di condotta. Continua a leggere→

111. Tradimento

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I tre quadri coi profeti danno sicurezza: nel bailamme di avvenimenti che incalzano senza un ordine preciso, ricordano che c’è un filo da tenere fra le dita, una logica tenue da non abbandonare.
– Dicono ci sia un appello degli insorti su un canale privato.
– Quando?
– Adesso.
E’ strano vedere Shlomstione sullo schermo: gli occhi di vetro azzurro sembrano bucare l’apparecchio, le labbra si aprono e chiudono come le porte di un’alcova. Continua a leggere→

Silvia Rosa e la disfatta di ogni grammatica esistenziale

di Deborah Mega

Fin dalla prima lettura le poesie di Silvia Rosa contenute nella silloge d’esordio “Di sole voci” appaiono frutto di una ricerca lessicale metodica, di uno scavo incessante e continuo sulla parola che, declinata perché interpreti il corpo, ne esprime il senso. Emerge un contrasto privo di possibilità di soluzione, una dicotomia irrisolta tra “corpo /che germoglia incubi e passione” e anima, incapace “ di elevarsi al suono puro/ che non necessita di piuma / per alzarsi in volo”, tra desiderio di fuga e costrizione all’immobilismo, “a dire sempre uguale sempre / lo stesso dolore”. Continua a leggere→

110. Un sogno

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E’ sobrio, quest’hotel: che sia il segno di una scelta più profonda, di qualcosa che cambia veramente nella vita di Avigail? La struttura è in pietra, simile ai monumenti antichi, come una storia che procede a ritroso per ricuperare le radici, l’innocenza perduta. Le stanze sono piccole e accoglienti: una scrivania col ventilatore appollaiato, un quadro con lo sfondo arancione e l’icona del Mashiah nell’orto degli ulivi, un letto a due piazze con la sovraccoperta rosso fragola. Continua a leggere→

109. Luci

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Be’er Sheva è un città costruita nel deserto, come tutto ciò che è umano, anche se la distesa infinita della sabbia, il sole a picco, il silenzio carico di vento e di ricordi sfuggono a volte alla coscienza, e restano i grappoli di grattacieli, lo snocciolarsi delle arcate, l’ondeggiare delle palme accanto ai pozzi. Continua a leggere→

108. Mi risponderà

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– Succedono cose strane, ultimamente.
– Concordo, Chlomo: networks sabotati, video contaminati da virus inafferrabili.
– E’ a causa di Yehochoua: il suo messaggio sta attraversando paesi e continenti: ovunque si parla di dignità e di libertà: popoli che finora piegavano la testa ai dittatori si stanno rivoltando; le inchieste sull’immoralità della politica si moltiplicano come non era mai successo. Continua a leggere→

107. Per un attimo

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Sono nuvole pesanti, che marciano verso il punto in cui scateneranno il temporale.
– Che ne pensi?
– Del nuovo profeta della Galilea?
I fulmini scintillano come luci di una discoteca fatiscente.
– Già: pare non si accontenti di prendersela col governo del Paese. Continua a leggere→

Lezioni di crudeltà

Recensione a Lezioni di crudeltà di Andrea Leone (Ed. Poiesis, 2010, pagine 63, euro 12)

L’imperativo presente della meraviglia

di Gianpaolo G. Mastropasqua

Immaginiamo un futuro remoto. Immaginiamo l’anfiteatro dell’isola di Delo o le perfezioni auliche di Epidauro delle feste panelleniche, immaginiamo un attore-creatore di smisurata grandezza, un Artaud, un Bene, un dio della Scena immerso nel paesaggio tragico che fu di Eschilo, immaginiamo che cominci a proferir parola, ad essere parola e delirio tra le pietre sperdute e incrollabili mentre tutto intorno brucia, divampa, invadendo ogni sfondo, ogni città umana per l’ultima recita del mondo:

Organismo dell’inizio,

organismo dell’ordine,

rivelo l’unico

segreto del secolo. Continua a leggere→

106. Potrebbe indovinarci

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– Ti piacciono le palme, Yehochoua, la festa che ti fanno, il consenso popolare?
Pellegrini e turisti si confondono, agitando rami che si aggiungono ad apparecchi fotografici, zaini, borse a tracolla.
– Non rispondi? Non sono degna della tua attenzione?
Una frangia di folla porta bandiere bianche e rosse e berretti con gli identici colori. Continua a leggere→

105. La sua voce

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Sono giornalisti? Infermieri di pronto soccorso? Hanno giubbotti catarinfrangenti e pantaloni scuri, gesti rapidi e saldi , come quando sollevano i nastri bianchi e rossi, perché loro possono passare. La via è gravida di luci artificiali, una donna si rivolge piangendo a un medico magro e allampanato – o un prete? o un agente della polizia scientifica? – lui le mette una mano sulla spalla,  nell’altra stringe un oggetto indecifrabile – un guanto, un arto amputato, un fazzoletto? Continua a leggere→

Andrea Sartori, Scompenso.

Uno scompenso

di Antonella Piredda
corsista del Laboratorio di Critica Letteraria di Sassari – a cura di Libreria Internazionale Koiné e Agenzia Letteraria Milkbar.

Scompenso (Exòrma Edizioni, Roma 2010, pp. 407, euro 17, 90), primo romanzo di Andrea Sartori, è un’opera di impostazione filosofica, che ben rispecchia la formazione del suo autore. Alberto, protagonista del racconto, è un giovane laureando in filosofia che, durante il lungo percorso di studi, sprofonda in una crisi psichica. Quasi per allontanare il momento della laurea, visto più come un desiderio dei suoi genitori, e meno come il coronamento della propria passione, il giovane affronta l’esperienza dell’obiezione di coscienza. Continua a leggere→

104. Il tuo nemico

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– Ogni volta che vedo questa scena, ho paura di non poterla più ammirare.
– Cosa ti colpisce?
– Le nuvole dai bordi d’oro: come se uno sbocco di luce fosse l’ultima parola.
– Ci credi davvero, Magdalenne?
– Mi hai insegnato a guardare: potrei descrivere per ore i particolari del tramonto, disegnare sfumature d’ombra e luce, entrare nei particolari delle case, degli angoli verdi, delle mura. Continua a leggere→