Archivi autore: fabrizio centofanti

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https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

2. Serrande verdi

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E’ un albergo sobrio, con ringhiere e serrande verde chiaro, un edificio dove sembra non accada nulla, nella vita. Lo si può vedere da varie angolazioni, e più lo osservi più ti convinci che certamente no, qui non accadrà mai nulla.
I netturbini protestano, vogliono lo stesso trattamento, lo stesso contratto di lavoro. Il clima è teso, violenze, assemblee, sit in e boicottaggi. Continua a leggere→

Kamen’

Di Amedeo Anelli
Nel panorama denso di proposte delle riviste italiane di poesia, la specie più diffusa è ancora la rivista contenitore: un bric à brac di evenienze, di occasioni, di opportunità e di opportunismi, una mortificazione dell’eventualità dell’esistente, di un progetto letterario disgiunto da qualsiasi accadimento e poetica, presenti talvolta, ma in forma mortuaria e di registrazione catastale.
Riteniamo che non si possa fare critica, e men che meno riviste di poesia di una qualche utilità sia per chi ci scrive sia per chi è ospitato, senza un’approfondita visione della Letteratura e della Critica. Riteniamo, inoltre, che tali discipline si debbano aprire alla molteplicità dei saperi contemporanei e alla complessità del reale facendosi carico, ma anche superando le autonomie disciplinari. Chi non sa leggere i risultati delle discipline scientifiche contemporanee, dei saperi, della totalità della Cultura in senso lato, difficilmente potrà innovare gli strumenti critici e storiografici. Continua a leggere→

Frammenti di un discorso poetico

di Rosa Salvia

Come nebbia ogni cosa si dissolve. La distanza è il metro del tragico, la stanza è il luogo della poesia, ( “la cameretta di Petrarca e di Leopardi” ) o la piccola casa di Beppe Salvia ( poeta lucano morto suicida a Roma a soli trent’anni, nel 1985 ), il quale chiude una sua poesia con questi bellissimi versi: “Io amo la mia casa perché è bella / e silenziosa e forte: sembra d’aver / qui / nella casa un’altra casa, d’ombra, / e nella vita un’altra vita, eterna”. Continua a leggere→

1. Atropo

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La gente riempie la piazza: sono in piedi, bambini, vecchi, adulti; uomini in giacca e cravatta, donne con abiti bianchi e occhiali da sole più scuri del normale. Ogni tanto qualcuno si muove, rompe le righe, con le mani sugli occhi: piange, forse, o va a rinfrescarsi la fronte alla fontana. Continua a leggere→

Compleanno

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Sarà la prima volta che guardando
l’immagine del vostro matrimonio
sento che avrei potuto esserci io,
al posto di mio padre
al posto di mia madre,
e mi sono sentito emozionato,
entusiasta e angosciato
dall’impegno di amare, amare sempre,
l’uomo, la donna accanto,
i sei figli portati dal futuro,
e quello morto prima di sbocciare,
ero io, pa’, a fissare lo zio Eugenio,
mentre vi chiedeva di ripetere
le formule del rito e tracciava
un segno di croce sopra l’anello
da mettere nel dito,
sono io che ripenso a quanti anni
ci sono voluti da quel dodici
settembre che sei nato e hai fatto nascere
anche noi, che solo adesso capiamo
papà, quanto ci hai amato,
quanta fedeltà c’era in quello sguardo
con cui guardavi il prete
che un giorno sarei stato.

128. Quando sei libero

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Attraversa lentamente la galleria d’ingresso al Vicariato, ignorato dalle guardie. Nell’ascensore, pensieri e preghiere si confondono, in un groviglio inestricabile. Percorso il corridoio, scandito da quadri troppo grandi, s’imbatte nell’usciere, lo saluta con un cenno e si avvia dal segretario: sua Eminenza è in riunione, ma sta per liberarsi. Si siede nel salotto, ingombro di libri e di poltrone. Preferirebbe trovarsi altrove, al capo opposto del mondo, ma ormai è lì e deve attendere il suo turno. Continua a leggere→

127. Così bella

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Vista da sotto, la basilica è altissima: i lastroni in pietra grezza contrastano con la facciata ornata da finestre incavate e disegni stilizzati. Ad accentuare la varietà del quadro si aggiungono le palme svettanti contro il cielo cobalto.
– Yousef, la troveremo, costi quel che costi; ho avuto informazioni attendibili, dovrebbero essere già qui. Continua a leggere→

Twin Towers: Barbe

di Roberto Saporito

Nella sua follia criminale il Ventesimo secolo ha gettato via se stesso. (J.G. Ballard)

I due tipi con la barba si guardano allibiti, come a dirsi “questo è proprio pazzo”. L’americano al volante della grossa Buick blu dice:

“E’ fissato per domani”.

Barba più corta, occhi grigi profondi e carnagione scura si assicura: “Ricapitoliamo…”voi” volete che “noi” dirottiamo degli aerei e li schiantiamo contro dei grattacieli di New York, Washington, Los Angeles e quel posto del presidente, sì, la “casetta” delle vacanze?…ho capito bene?” Continua a leggere→

126. Per essere vivo

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Quando vedrete l’abominio della desolazione posto là dove non dovrebbe – il lettore faccia bene attenzione – allora quelli che sono in Giudea fuggano sui monti; chi è sulla terrazza non scenda per entrare a prendere qualcosa nella casa; e chi è andato in campagna non torni indietro a prendere il mantello.
– Ha salutato tutti: che cosa vorrà dirci?
– Shime’on, ho paura, sembra che tutto stia finendo. Continua a leggere→

Nasce Libra Poetica

Un altro modo di fare libreria

Quando libri e scaffali diventano emozioni
Questo lo slogan di Libra PoEtica, il caffè letterario di Morlupo che il 24 settembre prossimo apre i battenti in uno spazio completamente rinnovato e molto più ampio. La libreria, progetto e ideazione di Monica Maggi, ha vissuto quattro trasformazioni in un anno e mezzo ed è diventata via via punto di riferimento dei piccoli centri a nord di Roma.

Con quest’ultima apertura e con l’apporto dell’associazione PoEtica di Viviana Scarinci, Libra si definisce ancora di più. Sarà una sorta di casa della Poesia, con testi introvabili e particolarissimi, e una specifica finalità: avvicinare il lettore al testo poetico, dove per poesia si intende la globale bellezza della vita. Continua a leggere→

125. L’ultima volta

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– E’ bello, qui.
– E’ tutto bello, prima di andarsene.
Le nuvole leggere sono uccelli dalle ali larghe che planano lenti.
– Non voglio che vada via.
– Non dipende da noi, la vita è qualcosa di più grande.
Le luci della città vecchia sono fuochi che incendiano la sera. Continua a leggere→

124. Segni

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Le sedie sono sparse a casaccio, gli uomini con la testa coperta dondolano con il libro in mano.
– Aprite gli occhi, il mondo sta cambiando.
Cantano, i tefillin fissati con cinghie di cuoio alla testa e al braccio per lo Shakrit, la preghiera del mattino. Continua a leggere→

123. Un terrorista

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La video conferenza è diventata un’abitudine: si parlano come fossero nello stesso luogo tanto è realistica la disposizione nello spazio, i tre schermi che corrispondono perfettamente ad altrettanti posti intorno al tavolo.
– Reagiamo bene: la diplomazia ha preso contatto con le frange ribelli e sta offrendo aiuti economici e sociali. L’inserimento dei capi in posti di lavoro redditizi spunta le armi alla corrente degli insorti. Continua a leggere→

122. Fratello

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L’orto degli ulivi è la mappa del mondo: i rami sono pensieri che si biforcano in cerca di una logica plausibile, le radici contorte i sentimenti che si abbarbicano per placare una fame mai saziata.
– Lo sai bene, Yehochoua, siamo alla fine.
– E tu, Shlomstione, sai che potrebbe anche non essere così.
Le foglie sono nuvole verdi che riparano dal sole.
– Non dirmi che ci stai ripensando, che cominci ad ascoltarmi. Continua a leggere→

121. Si fermerà?

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– Ti ha sedotto e abbandonato.
– Smettila, Yousef, sei tu che mi hai cacciato in questo guaio.
Il militare impugna  il filo spinato con i guanti, lo srotola, lo aggancia ai paletti in ferro scuro.
– Perché mi guardi, Avigail?
– Chi sei, Yehochoua? Voglio capirlo. Continua a leggere→

120. Il corpo di Dio

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– Ho qualcosa da dirti.
– Lo so.
– Il tempo stringe, ci stanno eliminando a uno a uno. Ci sarà chi può intendere il messaggio?
– Ho paura di no.
– In Israele la nazione è avanti a tutto; nelle chiese si insegna una dottrina lontana dalla vita. Continua a leggere→

Ho visto senza guardare: quando la parola s’incarna

commento ad un’opera teatrale di Enzo Caputo

di Anna Laura Bobbi

(A cura di Gloria Gaetano)

Aprire la mente al sogno. O all’incubo. O alla possibilità.

Inerpicarsi lungo tutte le strade che l’umanità – quel condensato di storia, umore, amore/disamore, presenza/assenza, risacca/ bonaccia, fuga,/ritorno – è capace di concepire nel corso delle vite, delle storie e dei drammi, nel pensiero, negli atti, nei rumori, nei suoni, nei silenzi.

Parola-mondo, linguaggio disarticolato, emozione alle stelle che contamina e ammanta. Ipnosi di platea e palco che permette di uscire da se stessi come prodotti di un’epoca -compratori e merci- e reinventarsi come essenze.

La drammaturgia di Enzo Caputo mette in circolo le suggestioni mentre sconcretizza l’azione scenica e consente di interloquire direttamente – in una logica cara a Carmelo Bene – da un interno, quello dell’attore in scena , a un altro interno, quello dello spettatore in sala. Continua a leggere→

119. L’occhio stanco di Dio

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Difficile descrivere uno sparo. E’ come un lavandino che si stappa, un applauso troppo forte, l’ultimo colpo dei fuochi d’artificio.
Da qui si vede tutta la città, una striscia di colori che cerca di baciare il cielo.
Il problema è che esplode quando meno te lo aspetti: non riesci a coglierlo nell’ampiezza originaria, registri brandelli di rumore, un’eco sorda che attira l’attenzione, ma in ritardo. Continua a leggere→

Temporale

 

di Elisabetta Bordieri

Non so bene come mi ritrovai dentro questa avventura paradossale e grottesca, ma so per certo che da quella notte capii perfettamente il nesso che corre tra un’idea assurda e la sua possibile realizzazione.

Mi ero persa. Maledizione, mi ero persa davvero! E più andavo avanti e più il bosco si faceva fitto e tenebroso. Tra non molto sarebbe stato tutto buio. Che storia, quella di andare a vedere l’eclissi di luna! E da sola per giunta, perchè dovevo integrarmi con l’essere intrinseco della natura celeste, diventarne parte attiva, completarmi con la sua filosofica essenza, e non so quante altre stronzate che avevo letto in quel libro! Della Radura delle Querce, alla fine di un sentiero in mezzo al bosco a cinque minuti dal rifugio, da dove si sarebbe vista un’eclissi pazzesca, nessuna traccia. Camminavo così alla cieca, facendo finta di ricordare di aver già visto quell’albero o quel cespuglio, tanto per rincuorarmi un po’, cercando di poter in qualche modo tornare al rifugio, ed invece niente, più andavo avanti e più ogni traccia verde intorno a me era uguale a sè stessa. Continua a leggere→

Guido Michelone in otto domande e mezza

di Luisa Facelli

Chiedo anzitutto a Guido Michelone, docente universitario e critico musicale, curatore di varie antologie, autore di opere di saggistica, di poesia, di teatro, narratore di due romanzi da cosa è nata l’idea della raccolta dei diciassette nuovi racconti nel recente Parigi a Vercelli per le edizioni milanesi Lampi di Stampa? Continua a leggere→