
di Guido Michelone
C’è molta carne al fuoco in questo nuovo romanzo del cinquantunenne autore milanese-bergamasco, il quale si diverte, stavolta, a giostrarsi tra fiction e realtà (iperrealisticamente tra fiction pura e realtà vera) e sopratutto a giocare con la letteratura medesima. Montanari nel suo undicesimo romanzo, imbastisce anzitutto una trama dove l’autobiografia pubblica/privata e l’aspetto strettamente metalinguistico vantano un ruolo primario, fondendosi fra loro, integrandosi a vicenda. Raul presenta le ‘peripezie’ dello scrittore cinquantenne Livio Aragona, frustrato per essere ritenuto solo un brillante giallista (o noirista) da pubblico e critica, dunque alla ricerca del colpaccio per elevarsi di grado, che, nell’ambiente significa vincere un premio letterario, anzi il Premio per eccellenza, ma innominabile per scaramanzia. A mettere il bastone fra le ruote a Livio intervengono le donne, due, in questo caso, belle, mature, problematiche ma disponibili e soprattutto innamorate di lui; entrambe però sono freno e ostacolo alle mire ambiziosissime del personaggio (e dell’artista): da un lato Veronica, allieva del corso di scrittura creativa, diviene ben presto non solo la nuova amata/amante, ma la più acerrima rivale per la conquista del suddetto Premio; dall’altro l’ex moglie Silvia con il rude boy friend Emiliano, a causa di quest’ultimo (criminale e pazzoide), metterà in serio pericolo l’esistenza del romanziere, a cui vuole ancora un gran bene (e forse qualcosa in più). Attorno a questa partita a quattro, Montanari svolge benissimo i differenti piani letterari, grazie a un fine tratteggio psicologico di caratteri e di azioni e grazie a un intreccio di proposito scontato alle prime apparenze, quindi via via sviluppato e avviluppato fino al botto compulsivo di un avvincente imprevedibilità (che è poi il registro giallo-noir, ma virgolettato e citazionista, dell’intera opera montanariana). Continua a leggere→