Archivi autore: fabrizio centofanti

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https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

La sfuriata di Bet

Christian Frascella, La sfuriata di Bet, Torino, Einaudi, 2011.

di Guido Michelone

“Le scene finale valgono tutto il film” oppure “l’ultima canzone giustifica l’acquisto dell’intero cd”; così si esprimono i critici rispettivamente di cinema e di musica e così, analogamente, si è tentati di affermare giungendo alle ultime magistrali quattro-cinque pagine di questo nuovo romanzo, pagine che, dopo un colpo di scena, commuovono sino alle lacrime, come di rado succede a un giovane libro italiano: c’è in questo happy end costruttivo, un atteggiamento finalmente positivo, sereno, pacificato con l’esistenza umana: l’odio si trasforma in amore per la vita, il prossimo e se stessi; per far ciò il perno attorno a cui ruota l’intera vicenda architettata costruito su due livelli esegetici, due estremi che poi arrivano a toccarsi e congiungersi. Continua a leggere→

17. Parigi o cara

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Il fascino ti entra dentro, come un profumo o una musica: la città ha le sue dita, che toccano le corde più sensibili.
Mi venne in mente il profeta Isaia nel momento in cui dice eccomi, manda me. Io non chiesi nulla e rimasi allibito quando appresi la notizia.
Le chiese ricamate all’uncinetto, la torre che sfida il cielo come una bestemmia, le piazze sospese tra nuvole e fontane. Continua a leggere→

Al di là del cancro

IL GRUPPO RECITAL 2010
della Biblioteca “Casa della Pace”
Centro di formazione giovanile “Madonna di Loreto”

presenta il libro

Al di la’ del cancro
di
Augusto Benemeglio

Giovedì 29 settembre 2011 – ore 18

nei locali della Biblioteca del Centro
(Via di Macchia Saponara, 106 – 00125 Roma – www.centromadonnadiloreto.it)

INTERVERRA’ L’AUTORE Continua a leggere→

16. Credi nel destino?

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Non era facile fare la scelta giusta: Nord e Sud, la terra dei ricchi e della libertà e la terra della schiavitù, dell’odio razziale.
Mi sarebbe piaciuto parlare con papà, me l’hanno ucciso che avevo dieci anni, ero un bambino, quante cose ci saremmo detti, quanto sarei cambiato e come sarebbe il mondo, se fosse ancora qui. Continua a leggere→

15. L’unica eresia

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Dovrei raccontare quella storia orrenda.
C’è un uomo seduto in terra, con le gambe rinsecchite, la faccia tumefatta, lo sguardo fisso sull’apparecchio fotografico: che vuole dire? Ha ancora la forza di comunicare?
Il lavorio per i permessi di soggiorno, il tentativo di salvarne il più possibile coi salvacondotti vaticani, la mobilitazione per sostenere i ricercati con aiuti materiali di ogni tipo. Continua a leggere→

14. Cosa avevano le tue parole

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Bisognava decidersi. Lessi tutti i libri su quella che sarebbe stata la mia scelta, l’unica possibile.
Se volete dare di nuovo un messaggio all’Occidente, deve essere un messaggio di amore, un messaggio di verità.
Fui conquistato dalla sua orazione, i brividi percorrevano il corpo, li sento ancora adesso. Continua a leggere→

13. Una domanda

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Di tutti, quello che m’inguaiò di più fu Boris, re di Bulgaria.
Le damigelle sono in fila, a scala, coi vestiti bianchi e in testa corone floreali.
Com’ero finito lì? Tutto, piuttosto che in ufficio.
Il sovrano era coperto di medaglie e guardava di sottecchi alla sinistra. Continua a leggere→

12. Sugar Hill

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– Poi, dovrei parlarvi di Harlem.
– Cosa successe, lì?
– Fu durante l’esodo al Nord, dove chiamavano le industrie, mentre al Sud tutto ristagnava.
Ai nostri più accaniti oppositori noi diciamo questo.
– E perché proprio a Harlem? Continua a leggere→

11. Una carriola

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Quando mi destinarono al dicastero, ebbi una fitta al cuore. Un prete da ufficio non l’ho mai capito.
Si vede una parete bombardata, piena di ferite, come un uomo fucilato in strada.
Pensai di rinnovare, organizzare in modo più agile il mastodonte irrigidito.
Un uomo in giacca e cravatta si mette le mani nei capelli: cosa è successo? C’è un motivo per cui tutto va in rovina? Continua a leggere→

10. Mi vide il mondo

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Avevano una brutta abitudine e nessuno si opponeva.
Chi sarà questo che parla di vittoria, e dice che è più importante della vita?
Eravamo soldati, combattevamo insieme. Hai presente? Bombardamenti, pattugliamenti porta a porta.
Diceva che era una causa, un’avventura. Continua a leggere→

9. Vero?

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Avrei voluto lavorare sempre col mio vescovo, così diverso rispetto all’immagine imperante della Chiesa.
C’è una folla, un corteo, una processione, i lampioni sono vedette che scrutano la notte, grondante di luci blu, bianche, come un pezzo di universo visto attraverso il telescopio.
Come era approdato nella mia città? A volte succedono cose che non spieghi con la logica comune, intrighi che causano quello a cui vorrebbero sottrarsi. Continua a leggere→

8. Un milione di volte

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Il problema è che non ci si accordava; movimenti opposti si facevano la guerra: chi propendeva per la mediazione, chi per la violenza e poi le delazioni, i tradimenti per ottenere un favore, un privilegio.
Ricordo la grande marcia, impavida, perché non si sa mai come andrà a finire. Continua a leggere→

7. Il cerchio del silenzio

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Che dire del papa appena eletto? Si capì subito l’aria che tirava: a farne le spese fu il movimento che predicava il nuovo, scavava nella fede per trovarne gli agganci con la storia.
La libertà è un boccone amaro da mandare giù, soprattutto quando è unita alla retta intenzione, vero, Ernesto?
Eppure il papa precedente si era sporcato le mani con la società, lui che per primo fu graziato dalla mannaia inesorabile del potere temporale. Continua a leggere→

6. L’incantesimo

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Quando i figli del droghiere mi dissero che con un negro non volevano uscire, mi sentii male per la prima volta.
Io ho un sogno, che un giorno questa nazione si leverà in piedi.
Mia madre mi disse di non impressionarmi: nessuno è più importante di te, figlio, non dimenticarlo.
E vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni. Continua a leggere→

Baci

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Vorrei scrivere di nulla, sapere
che le parole sparse per il mondo
sono sassi che affondano nel fiume
il ricordo di un bacio rifiutato
chissà perché chissà perché ti chiedi
macché non era un bacio
le avevi chiesto di fare l’amore
lei voleva arrivarci lentamente
fu allora che imparasti la prudenza
l’azzurro degli occhi non bastava
mancavano le stelle
le nuvole leggere
per fare un cielo
ci vogliono cose senza senso
per chi vuole disporre e possedere
senza capire che il segreto è solo
saper scrivere di nulla, trovare
i sassi sprofondati
nel fiume come baci ancora in volo.

5. Dove comincia

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Che mio zio mi portasse in seminario fu un fatto ritenuto prevedibile, se non ineluttabile. Dalle nostre parti, la religione è una seconda pelle.
Al di là della parete si discute, si decidono le sorti, viene in mente un manipolo di cardinali investiti dal vento, gli zucchetti che volano, tonache e mantelle agitate come bandiere di lotta popolare.
Il collegio è una groviera sotto le montagne, ci aspettavamo che un gigante lo venisse a divorare e si sedesse soddisfatto a digerire e godersi il panorama. Continua a leggere→

Semiotica, pub e altri piaceri, di Alexander McCall Smith

di Guido Michelone

C’è anche un pezzo di Stivale o Bel paese in questo nuovo bellissimo romanzo di Alexander McCall Smith prolifico autore scozzese, notissimo in tutto il mondo (anche quale accademico, impegnato nel diritto e nella bioetica), ma ancora poco seguito in Italia: su parla di vini rossi (anche francesi, spagnoli, californiani) e soprattutto di studio forzato della nostra lingua da parte di uno dei tanti protagonisti: il più giovane, il più ribelle e il più simpatico. Per il resto è tutto un libro molto scottish, o meglio il gustoso ritrattato dei nuovi fermenti nell’antica città di Edimburgo, famosa per la cultura, la flemma, le arti, il quieto vivere e una sottile ironia che serpeggia, con raffinata intelligenza, anche in ogni pagina di un divertente libro corale. Dunque, con destrezza affabulatoria e vena satireggiante, McCall Smith mette in scena la routine quotidiana degli inquilini di una palazzina al 44 della centralissima Scotland Street: nei giorni ancora caldi di inizio settembre, Pat, Domenica, Bruce, Matthew, Lou, Fairbairn, Angus, il cane Cyril, Ramsey, il piccolo Bertie con i due genitori e i compagni di scuola, compongono un grosso mosaico coloratissimo della borghesia edimburghese, un po’ snob e radical chic, tentata dal politically correct a ogni costo. Continua a leggere→

L’esordiente di Raul Montanari

di Guido Michelone

C’è molta carne al fuoco in questo nuovo romanzo del cinquantunenne autore milanese-bergamasco, il quale si diverte, stavolta, a giostrarsi tra fiction e realtà (iperrealisticamente tra fiction pura e realtà vera) e sopratutto a giocare con la letteratura medesima. Montanari nel suo undicesimo romanzo, imbastisce anzitutto una trama dove l’autobiografia pubblica/privata e l’aspetto strettamente metalinguistico vantano un ruolo primario, fondendosi fra loro, integrandosi a vicenda. Raul presenta le ‘peripezie’ dello scrittore cinquantenne Livio Aragona, frustrato per essere ritenuto solo un brillante giallista (o noirista) da pubblico e critica, dunque alla ricerca del colpaccio per elevarsi di grado, che, nell’ambiente significa vincere un premio letterario, anzi il Premio per eccellenza, ma innominabile per scaramanzia. A mettere il bastone fra le ruote a Livio intervengono le donne, due, in questo caso, belle, mature, problematiche ma disponibili e soprattutto innamorate di lui; entrambe però sono freno e ostacolo alle mire ambiziosissime del personaggio (e dell’artista): da un lato Veronica, allieva del corso di scrittura creativa, diviene ben presto non solo la nuova amata/amante, ma la più acerrima rivale per la conquista del suddetto Premio; dall’altro l’ex moglie Silvia con il rude boy friend Emiliano, a causa di quest’ultimo (criminale e pazzoide), metterà in serio pericolo l’esistenza del romanziere, a cui vuole ancora un gran bene (e forse qualcosa in più). Attorno a questa partita a quattro, Montanari svolge benissimo i differenti piani letterari, grazie a un fine tratteggio psicologico di caratteri e di azioni e grazie a un intreccio di proposito scontato alle prime apparenze, quindi via via sviluppato e avviluppato fino al botto compulsivo di un avvincente imprevedibilità (che è poi il registro giallo-noir, ma virgolettato e citazionista, dell’intera opera montanariana). Continua a leggere→

3. Di che colore

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In primo piano c’è una chiesa dalla facciata che ricorda San Miniato, un campanile troppo alto che sfida nemici invisibili e tenaci, a ridosso di case di cui si intravedono il tetto e le finestre del piano superiore. Dietro, una collina in cui si alternano viti e cipressi e in cima una chiesa più piccola col campanile a torre.
La mano è tesa, benedice, è il prolungamento necessario del volto appena sorridente, le grandi orecchie predisposte all’ascolto, come se l’udito fosse la cosa più importante, come se ogni cosa che conta nascesse dall’ascolto. Continua a leggere→