Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

103. E’ andata

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La luna è luna dappertutto, ma sul cielo di Gerusalemme fa un effetto speciale. Forse è la concorrenza con la moschea di Omar, o perché è un pallone lanciato verso il cielo, una partita senza vincitori, uno scontro sanguinoso tra squadre che si giocano la vita. Si fatica a distinguere le vie dell’uomo dalle vie di Dio: qualcuno pensa che la guerra si risolverebbe capovolgendo il mondo, scoprendo una geografia e una storia ai confini delle stelle, nelle orbite ordinate dei pianeti, nel ruotare paziente di galassie dai colori imprevedibili. Altri vagano minacciosi nei mercati, il venerdì, suonando lo shofar per ricordare a tutti che inizia lo shabbat: cercano un punto di contatto fra volontà divina e umana, un cortocircuito tra le corti angeliche e la merce accavallata sui banconi, tra i cori celesti e le urla scomposte di commercianti e imbonitori. Continua a leggere→

102. Vie di scampo

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La folla si accalca, sono formiche che vanno e vengono, come nuvole o pensieri cattivi che s’insinuano perfino nelle giornate più solari, o ciuffi d’erba che spuntano sul muro a tradimento e non sai se rallegrarti o chiederti se allo stesso modo non possa allignare un tumore nel tuo corpo che ti farebbe dondolare con il libro in mano, come l’ebreo ortodosso con la lunga veste e il cappello a cilindro arrotondato, la barba e le treccine, gli occhiali da lettore accanito, perché la legge è legge, è lì che troverai il segreto, Continua a leggere→

101. Ora è già tardi

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– Ho bisogno di parlarti.
Le auto sono parcheggiate in fila indiana, di fronte alla banchina.
– Ti ho vista sotto l’ulivo, con l’amico che hai ucciso.
Il transatlantico ha la ciminiera gialla e nera che sembra infilarsi nelle nuvole. Continua a leggere→

100. Che cosa sono

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Hoshi’ana, hoshi’ana! cantano gridando, mentre Yehochoua e i suoi avanzano stupiti: cosa vorrà dire? La folla agita bandiere, c’è un moto perpetuo di mani, braccia, fazzoletti  che sventolano, volti che si tendono.
Le nuvole corrono lasciando tracce di luce che formano disegni: funghi, meduse, cavallucci. Continua a leggere→

99. I nomi

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Quanti sono gli strati della vita, si chiede Chochana, non sai dove fermarti, a chi dare importanza, se accarezzare la pelle ruvida di mura con ciuffi d’erba simili a sogni fuori luogo, o affondare nella fascia vegetale di conifere che ammaliano con l’esca della resina, il turgore dei tronchi, le foglie a scaglie o gli aghi sottilissimi, o sostare sulla mole azzurro-oro della Moschea di Omar, che attrae in un’ansia di conquiste, è vero, Yehochoua, che ami Magdalenne? Continua a leggere→

98. Pure lei

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Collina della primavera, Tel Aviv. Una schiera di grattacieli pascola case dai tetti rossi e fiori che spuntano dove meno te l’aspetti. Il mare accarezza la spiaggia fino a farla schiumare; o è la spiaggia che tende le dita granulose per inumidirsi i sogni. La gente corre, si ferma, gioca con la palla, pensando già allo shopping che l’attende o al bagno di folla nelle strade abbracciate dalla notte. Continua a leggere→

97. Da Yehochoua

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E’ sempre meno rilassato negli hotel di lusso. Anche qui lo impressiona il fasto delle forme, l’arroganza delle dimensioni: è un mostro che allarga le fauci mostrando la lingua di piscina e la pappagorgia di aiuole incorniciate in marmo bianco. L’atrio è una vetrata dove s’ intrecciano nello stesso nastro l’angolo della colazione, la città sullo sfondo e il cielo di zaffiro. Si sorprende a non desiderare la camera da letto: cosa gli succede? O è Avigail che è cambiata? Legge un velo di tristezza negli occhi dello stesso azzurro della lingua del mostro. Continua a leggere→

96. Che fine

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E’ sorprendente, qui, il confine tra due mondi: la natura selvaggia del Monte Carmelo e il cemento aristocratico di Haifa, il tempio Baha’i e i grappoli di luce che si accendono appena si fa sera. Chochana s’incanta a scoprire il limite fra la terra e il cielo, tra il mare e il monte che si lancia come una bestia assetata verso l’acqua. C’è un punto in cui, di notte, il serpente di fuoco delle auto striscia nella minuscola vallata che racchiude in uno sguardo i grattacieli, il mare e la costa tempestata di bagliori come gioielli al collo di una donna. Continua a leggere→

95. Per un momento

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I tre quadretti coi profeti la sbirciano con indulgenza. Forse per questo Chochana ha deciso di aprire il quaderno che Yehochoua ha lasciato lì – per la fretta? la stanchezza terribile di questi giorni? Ha il cuore in gola mentre solleva la copertina coi gigli fiorentini, in contrasto curioso con la prevedibile intensità del contenuto. Continua a leggere→

94. Altissimo

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– Ciechi! Siete ciechi!
Questo è il migliore di tutti: Ismail è incantato di fronte all’edificio che sembra un castello luminoso, alla piscina in cui si riflettono i colori, al giardino traboccante di piante di ogni foggia.
– Fino a quando dovrò sopportarvi! Assetati di sesso e di potere, schiavi del denaro e del successo!
Le sale lussuose sono separate da archi di pietra o in vetro. Continua a leggere→

93. Ancora nuvole

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Siedono in silenzio, uno di fronte all’altro. Shime’on guarda i lastroni in pietra del muro, che a un tratto s’interrompono scoprendo il cielo azzurro; Eleazar conta le foglie della grande quercia che esplode come una nuvola aromatica.
– Dimmi sinceramente cosa pensi.
– Quello che pensi tu. Continua a leggere→

La versione di Giuseppe – Poemetto per don Tonino Bello

FESTIVAL IL MONTESARDO – Musica Antica, Teatro e Poesia –

Dodicesima edizione, 2011

Regione Puglia, Città di Alessano, Accademia di Terra d’Otranto

Direttore artistico: Doriano Longo

31 AGOSTO – Piazzetta Santa Maria del Foggiaro, Alessano (Lecce), ore 20.30

LA VERSIONE DI GIUSEPPE – Poemetto per Don Tonino Bello

Lettura di Ippolito Chiarello con musiche di Rocco Nigro (fisarmonica)

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L’innamoramento del diverso

di Gloria Gaetano

Dacia Maraini, La seduzione dell’altrove, Rizzoli, Milano, 2010

Salgo per le stradine di Erice, la bella e vivace cittadina fenicia dall’acciottolato un po’ impervio per i miei tacchi. Tra poco assisterò allo spettacolo “Passi affrettati”, di Dacia Maraini e la rivedrò dopo tanti anni, un po’ cambiate entrambe, ma con la stessa energia e volontà combattiva delle vetero-femministe. Continua a leggere→

92. Colpi

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Il poliziotto ha la pistola in mano, il dito sul grilletto, lo sguardo fisso sul bulldozer. Allunga le braccia, le mani sono unite, strette all’arma; la nuca è rasata e la camicia bianca.
– Ho bisogno di parlarti.
– Ti sento agitata, Magdalenne.
Un uomo, con la maglietta blu, grida qualcosa nel telefonino; più avanti c’è un soldato col casco e la giacchetta neri. Continua a leggere→

90. Quel tutto

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Gad ha un’espressione enigmatica, mentre mastica gli gnocchi di patate: inquadra l’angolo bar, moderno come tutto il resto; dal soffitto pendono due lampade enormi e stilizzate; sulla destra, in fondo, c’è una specie di vetrina in cui non riesce a distinguere gli oggetti, di colore scuro. Avigail ha un’aria agitata: i grandi occhiali scuri non riescono a nascondere il nervosismo che irrigidisce i muscoli e la costringe a battere le dita sul tavolo di legno. Continua a leggere→

89. Ha – Motsa

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E’ un altorilievo senza pretese di originalità: due personaggi colti nel momento del massimo stupore, davanti a un terzo a braccia aperte, con le palme rivolte verso l’alto; lo sfondo dorato ricorda che una presenza preziosa si rivela nel momento in cui meno te lo aspetti. Continua a leggere→

88. Insostenibile

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Avviene tutto in un momento: la serenità interrotta – il tavolo, i quadri appesi alla parete, il vaso nella nicchia, le immagini che rassicurano la mente -, gli uomini dal volto coperto fanno irruzione senza dire una parola – oltre la finestra, l’albero è immobile, come Myriam e Chochana, che rimangono di sasso -, avevano finalmente convinto Magdalenne – diciamoci tutto, dobbiamo uscire da questa situazione, Continua a leggere→

87. Chi non odia

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Lo chiamano Santa Maria del Tremore: è un piccolo santuario eretto sul colle da cui i concittadini volevano gettare giù il Mashiah. All’ombra di due grandi alberi si contempla la costruzione in pietra, con un arco da cui si affaccia un angolo di azzurro.
– Me lo immagino, mentre prende il rotolo del profeta e legge il brano. Continua a leggere→

86. Senza più parole

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Il deserto inquieta: ricorda che esiste un punto vuoto, senza appigli; le sicurezze franano, come rocce trasformate in sabbia cotta dal sole. I monti, sullo sfondo, sono un altro ostacolo alla vita; o forse il segno che esiste un aldilà nell’aldiqua, una speranza che non riesce mai a morire. Le chiamano rovine di Qumran, ma c’è da chiedersi cosa non sia rovina di quanto nasce dalle mani umane. Shlomstione lo sa bene: per questo tocca una spalla di Yeohochoua, con la certezza di colpire. Continua a leggere→