Archivi autore: fabrizio centofanti

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E’ mancata Paola Febbraro

(di Massimo Sannelli)

Il peggio non è di chi va – come dice il proverbio: soprattutto se la partenza è preceduta da troppo dolore. Il peggio è di chi resta: soprattutto se i genitori sopravvivono ai figli. Ieri, il 22 maggio, santa Rita, è mancata PAOLA F. FEBBRARO, poeta. È morto il poeta che ha scritto «l’unica cosa che conta per cambiare lo stato di cose sono le cose concrete» (*La rivoluzione è solo della terra*, Manni 2002, p. 14). È morto il poeta che mi aveva inviato l’immagine di *Santa Cecilia e l’angelo*. Paola era bella – ricordo di averlo detto, *almeno una volta*, in pubblico: Paola, sei bellissima. I suoi testi non sono meno belli di lei:

*

il mio era come

un ritrarmi attorno

a fondi di bicchiere ad angoli di carta

i pugni nel cassetto

*

sono presa dalla voglia di lasciarmi attraversare

dalla nebbia mattutina della tua morte

a volte è questo il refrigerio

del ferro incandescente dentro l’acqua

Vecchietti

di Blackjack

Marciapiede. Città. Centro storico. Sono mezzo rimbambito nonostante l’orario, quasi le 10 del mattino, ma la nottata è stata lunga. Mi sono vestito a casaccio, jeans, camicia, un maglioncino blu e Superga bianche anche se ha appena smesso di piovere. Le uniche che ho trovato nel dormiveglia. Cammino rapidamente, assorto e impegnato a schivare un sole smorto che litiga con le nubi. Gli obiettivi sono, in ordine di percorso: edicola, tabaccaio e bar per la colazione.

Ma come fa la gente ad essere già pimpante a quest’ora? Continua a leggere→

Rifiuti speciali

I sacchi erano ammucchiati disordinatamente e il contenuto fuoriusciva sottoforma di involucri aperti e ammaccati, bucce di diversa misura e spessore, liquidi che lasciavano una scia sul nero della plastica, come se tutto l’unto del mondo si fosse dato convegno nella città dalle case di mattoni grigi e beige, dai tetti rossi spioventi su strade piene di gente colorata e vociante. Ventate maleodoranti la raggiungevano senza che ci si potesse difendere, ma c’era una specie di rassegnazione, come se ogni colpa commessa nella vita trovasse nell’offesa alle narici il suo giusto contrappasso. Continua a leggere→

Pratiche collaborative in rete, mimesis 2008

Pratiche collaborative in rete, mimesis 2008

Proponiamo un nuovo modello di fare ricerca universitaria, basato sulla co-generazione di contenuti in rete, proprio come avviene su Ibridamenti. Sono 25 i co-autori – filosofi, antropologi, semiologi, pedagogisti, blogger, scrittori, psicologi – che affrontano il tema del pensare in rete sia teoricamente che a partire da esperienze concrete [indice]. La premessa racconta come è nato il progetto Ibridamenti.

Il libro oggi è on-line ad un prezzo contenuto [9 € spedizione inclusa] per dare modo a tutti di leggerlo e di continuare la ricerca con Ibridamenti. Per ordinarlo…

Come ordinarlo?

E’ sufficiente inviare un’e-mail all’indirizzo [email protected] indicando nell’oggetto: “Nuovi modelli di ricerca universitaria: PRATICHE COLLABORATIVE IN RETE” e nel messaggio: il nome e il cognome, il numero di copie, l’indirizzo. Verrà immediatamente spedito in modalità contrassegno (pagamento alla consegna).
Ulteriori particolari qui nel blog allestito appositamente da Mimesis e Ibridamenti.

Fino a ottobre il llibro non sarà disponibile nelle librerie e può essere acquistato solo in questa modalità di prevendita riservata ai lettori della blogosfera.

Roberto Mussapi

da La stoffa dell’ombra e delle cose

Il passero di Lesbia

Il mio cuore si spense nel suo palmo,
le ali frullanti tra polso e bracciale
e fui già via, nel limbo
dei non umani, i poveri messaggeri del cielo.
Sentii me stesso spegnersi come il loro cervello
di sera si addormenta, senza sapere
se mai ci sarà un altro risveglio. Continua a leggere→

Lettura a Roma di Éric Suchère

La lettura a Roma di Éric Suchère si terrà il 26 maggio
presso la Camera verde (via Miani 20), e non più il 23
come nei precedenti invii si era detto.
Mi scuso della variazione.

Ogni dettaglio delle iniziative della Camera verde sarà
di volta in volta rintracciabile su slowforward.wordpress.com

Marco

http://slowforward.wordpress.com/2008/05/19/suchere-roma-26-maggio-camera-verde/

Renato, io e Roberto Baggio

di Roberto Plevano

Scese il silenzio sul nostro tavolino e sulla piazza. Renato sedeva tranquillo dopo aver parlato, e continuava a giocherellare con un bicchiere.

Nel silenzio pensai a quell’intersecarsi dei piani di volontà malate, al produrre, al porre in essere stati aberranti di realtà. Si chiama storia. Tra un colpo di grazia e l’altro, abbiamo avuto qualche colpo di fortuna.

Mi alzai, gli battei la mano sulle spalle, la tenni lì per qualche secondo. Non credo assolutamente che un rigo o un chilometro di poesia serva a qualcosa. E tuttavia: «Nada se edifica sobre la piedra, todo sobre la arena», gli sussurrai, da buon testimone di un crollo.

«Tu… tu sai trovare le parole, eh? ‘Niente si costruisce sulla roccia, tutto sulla sabbia’. Insegnano così adesso all’Istituto per Geometri?». Continua a leggere→

Sono un rom

Sono un rom. Vivo in un camper che mi hanno regalato. Vivo chiedendo l’elemosina. Ho una compagna che si chiama Jolanda, due occhi verdi e qualche ruga sulla faccia chiarodiluna. Sento dal portico le omelie del mio amico prete. Ho bevuto molto nella vita, ora sto cercando di smettere, perché so che c’è gente che mi vuole bene. Forse ci riesco. Forse la vita non è così cattiva come la dipingono. Ci sono le stelle e c’è la strada che mi porta alla mia casa di latta, dove Jolanda mi aspetta. Sono ortodosso. Il mio Dio ha la faccia di Jolanda, due mani solcate da rughe che sanno accogliere il mio dolore antico, il mio cuore di uomo che non crede alle cose stabili, perché il cuore non è mai fermo, ma batte, batte, e non chiede a nessuno di vivere. Ogni tanto penso alla birra, al cervello che si annebbia e dimentica le inevitabili sconfitte di questa vita che amo, nonostante tutto. Quando torno alla mia casa di latta, penso a quelli che sono sepolti nelle case di cemento, e mi chiedo perché difendano l’unica cosa che non ho mai desiderato: la sicurezza. Ho una sola sicurezza, che si chiama Jolanda. Il giorno in cui Jolanda dovesse morire, vorrei essere sepolto nella mia casa di latta, e vorrei che mi mettessero tra le mani una bottiglia vuota di birra, in segno di vittoria. Vorrei che pregassero per me, in un portico pieno d’aria e di parole che non sanno stare ferme. Sono un rom. Vivo di quello che mi hanno regalato. Di questo ringrazio il mio Dio, con la faccia di Jolanda.

(versione audio)

LICENZE POETICHE, Festival Internazionale di Letteratura Aggiornata

LICENZE POETICHE

www.licenzepoetiche.it

Festival Internazionale di Letteratura Aggiornata

VII Edizione

Macerata 19 – 24 Maggio 2008

Si terrà a Macerata dal 19 al 25 maggio 2008 la settima edizione di Licenze Poetiche (Festival Internazionale di Letteratura Aggiornata). Quest’anno il Comune di Macerata e l’associazione culturale Licenze Poetiche sono stati affiancati nell’organizzazione dalla Provincia di Macerata, dalla Biblioteca Statale di Macerata e dall’Arci Provinciale. Con tutte queste forze in campo i curatori dell’evento: Alessandro Seri, Cristina Babino e Renata Morresi sono è riusciti ad allestire una sei giorni di grande rilievo con invitati di primissimo piano quali: Continua a leggere→

Ermanno Krumm

da Respiro

Come due soavi uccelli

Ricordando un affresco del Pinturicchio
nella libreria Piccolomini

Da qualche parte l’alba imporpora
un ramo, due uccelli si rincorrono
e il vento a un lupo arruffa il pelo.
La guardo, nell’ombra lei riposa.

Non so se è questo l’assoluto
dell’amore, ma penso che anche noi
come i due soavi uccelli
sopra l’unico cipresso alzato sul mare
potremmo, indenni, superare la distanza.

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Il Bardo continua, 2.

a cura di Gaja Cenciarelli e Antonio Sparzani

La periodicità annuale dell’aprile per celebrare William Shakespeare, il Bardo, ci sembra decisamente troppo rada, e quindi ci proponiamo di adottare almeno una periodicità mensile. La prima dose l’avete avuta qui, ed eccovi la seconda. Si tratta del sonetto II, ancora nella traduzione di Giuseppe Ungaretti.

When forty winters shall besiege thy brow,
And dig deep trenches in thy beauty’s field,
Thy youth’s proud livery, so gaz’d on now,
Will be a tatter’d weed, of small worth held:
Then being ask’d where all thy beauty lies,
Where all the treasure of thy lusty days,
To say, within thine own deep-sunken eyes,
Were an all-eating shame and thriftless praise.
How much more praise deserv’d thy beauty’s use,
If thou couldst answer, “This fair child of mine
Shall sum my count, and make my old excuse,”
Proving his beauty by succession thine!
This were to be new made when thou art old,
And see thy blood warm when thou feel’st it cold.
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Ciao

Sono tornato a Firenze. Qui non si visita una città, si abita un ricordo. Lo sguardo si riempie di visioni, e quello che vedi non è il Duomo, o la stazione, o Piazza della Signoria, ma strati di gioie e malinconie, volti si sovrappongono alle statue che sorvegliano gli Uffizi, e perfino i camerieri sono figure scolpite nel marmo, la mano che preme il pulsante della polaroid è una macchina del tempo sprofondata nel chiasso di una gita scolastica di tanti anni fa, quando gli studenti issarono un pigiama nell’atrio dell’albergo come i rivoltosi la bandiera sul pennone più alto della Bastiglia. La vita è rivoluzione, ogni strato s’impone sull’altro, lo combatte come un acerrimo nemico, fino a capire che la statua, il cameriere, la donna con il seno di fuori, sono la stessa immagine replicata all’infinito, sono il mondo rovesciato dei miei desideri e delle mie paure, ora che torno a Firenze e mi sembra di non visitare una città, ma di abitare un ricordo, che diventa lacrima, sorriso, fino a issare la bandiera sul punto più alto della nostalgia, dove lo sguardo s’incontra con quello che ha sempre cercato e finalmente, in una notte improbabile di maggio, forse, e dico forse, lo trova.
ciao
fabry

“Cosa fa stasera?”, di Agnese De Donato

A c. di Margherita De Donato

A Roma, dal ’57 al ’66, “Al Ferro di Cavallo” una piccola e stravagante libreria sfoggiava con disinvolta allegria le avanguardie letterarie e artistiche: la pop art italiana e americana, i Novissimi poeti, gli scrittori, il Gruppo ’63, ma anche i vecchi grandi poeti, avanguardie essi stessi (Ungaretti, Sinisgalli, Tzara, Pound, Guillen, De Libero, Frassineti, Bertolucci, Pisolini) e gli artisti visivi come Burri, Afro, Caporossi. Continua a leggere→

Massimo Sannelli, Una poesia (2000-2008)

forma prediletta, da sempre ostaggio
Michele Ranchetti, La mente musicale

chi prende, prende umilmente,
ed è docile: Ariete visita
gli alberi, sfiora le mani; e
il filo di canto. la cosa adora:
soglia, come di bocca, e porto,
gloria, aria forte, aria: ora la piccola
governa sé; *ora* ma *storia*; Dio
è storia attiva e celeste:
l’opera è la prima cosa. Continua a leggere→

Performance di poesia “Petali-parole di desiderio”

Roma (cultura) 15/05/08 – 12/06/08, performance di poesia “Petali-parole di desiderio”.

Giovedì 15 maggio alle ore 19.00, nell’ambito della giornata inaugurale della 1ª edizione della rassegna internazionale “Arte nella Natura e la Natura nell’Arte”, si svolgerà, presso il patio della Casina delle Civette di Villa Torlonia a Roma, la performance di poesia “Petali-parole di desiderio”. Parteciperanno Laura Baldieri, Vitaldo Conte, Sara Davidovics, Ugo Magnanti. L’esibizione sarà replicata giovedì 12 giugno alle ore 17.45, con la partecipazione di Tiziana Pertoso. Interventi musicali della Ars Musica Roma.
Tra linguaggio poetico ed evento d’arte, la lettura, curata da Ugo Magnanti e Vitaldo Conte, aspira a declinare in termini sinestetico-simbolici la remota e travolgente propensione della natura, quella del desiderio. Un dialogo e un’azione fra le forme e le parole del fiore, attraversando un estremo esercizio di rinnovamento dei suoi significati e miti premonitori. Continua a leggere→