Archivi autore: fabrizio centofanti

Informazioni su fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com http://www.lapoesiaelospirito.it https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

L’uomo che non credeva in Dio – di Vito Mancuso

Il titolo L’uomo che non credeva in Dio ha un sapore di eterno, nel senso che Scalfari vuole essere ricordato come l’uomo che, appunto, non credeva in Dio. Sarebbe del tutto fuorviante leggervi un’apertura tipo “ma che ora invece ci crede”. Il titolo intende scolpire il fatto che il rapporto di Scalfari con Dio è chiuso, e tale per sempre resterà.
Un ruolo decisivo nel libro lo ricopre Friedrich Nietzsche, il pensatore al quale Scalfari dedica più spazio e con cui si dichiara più in debito, più di Cartesio, Spinoza, Kant, Freud, che pure hanno giocato un ruolo di primo piano nella sua formazione. Ma mentre questi filosofi hanno contribuito a formare Scalfari che poi li ha per così dire superati, Nietzsche sembra rimanere il faro, la stella attorno a cui gravita il suo pensiero. Continua a leggere→

La camera verde

sabato 7 giugno, La camera verde (Roma, via G.Miani 20/a)

“PORNO DADA 1929”

ore 19.00 presentazione dei libri

Blu di prussia di Francesco Forlani e Dina Rosa

Figure di reato di Giulio Marzaioli

SMS/MMS di Francesca Vitale

Las calles de l’alma di Gerardo Di Fabrizio

«Ama e taci». Il Bardo continua, 3.

a cura di Gaja Cenciarelli e Antonio Sparzani.

[brano tratto dal Re Lear, a cura di Giorgio Melchiori, Biblioteca Mondadori. Atto I, scena I. Le parentesi quadre sono state riportate esattamente come compaiono nella versione pubblicata da Mondadori nel 1976]
Nella foto: il Globe]

LEAR – Now, our joy,
Although our last and least, to whose young love
[The vines of France and milk of Burgundy
Strive to be interessed:] what can you say to draw
A third more opulent than your sisters’? [Speak!]

CORDELIA Nothing, my lord.

[LEAR Nothing?

CORDELIA Nothing.]

LEAR Nothing will come of nothing. Speak again.

CORDELIA Unhappy that I am, I cannot heave
My heart into my mouth. I love your majesty
According to my bond, nor more nor less. Continua a leggere→

Viaggi e miraggi

Il mare di notte è una pelle tesa di tamburo, è la tua mano che afferra l’aria controcorrente dei sogni ostinati, la stella che segui come i passi lunghi di tuo padre, sempre irraggiungibile, sempre troppo bravo, la risacca della tua fragilità, che ora si perde all’orizzonte di questo viaggio in cui ti sembra che ogni dolore evapori, come il ricordo delle cose comuni, il saluto al negoziante o la parola detta all’angolo di strada, il mare ha questo dono dell’oblio, e più ti allontani dalle immagini solite delle tue giornate, più questo vuoto si allarga e fa spazio al fantasma del futuro, al volto che hai sempre cercato, fin da bambino, quando lei ti guardava con quegli occhi verdi che non riuscivi a decifrare, e li abbassavi sul suo grembiule bianco, increspato come un mare mai visto, in cui immaginavi di nuotare, di suonare come su una pelle di tamburo, tesa nella notte, e questo viaggio è precisamente il viaggio in quell’immagine che ora torna a tradimento, mentre gli altri che ti si accalcano vicino hanno un moto improvviso e tu, che sognavi con gli stessi occhi verdi della enigmatica bambina, senti la mano dello scafista tesa come la pelle del tamburo, e la musica è il tonfo del tuo corpo nell’acqua, bianca come il suo grembiule, per le bolle di ossigeno esplose dalla bocca spalancata, e rimpiangi fino alle lacrime di non aver imparato mai a nuotare, proprio tu, che avresti nuotato per sempre nel grembiule bianco della bambina occhi verdi che ti guarda, ti guarda, mentre sei ormai della stessa materia delle onde e dei sogni che svaniscono come assurdi fantasmi, nella notte che ha il rumore della lancia grigia dei finanzieri, dalle divise simili al vestito di tuo padre, così perfetto e irraggiungibile, anche ora che hai toccato la profondità massima di questa vita di sogni e tradimenti, di occhi verdi che non si staccano più, che ti accompagnano nel viaggio che ora, solo ora, comincia.

versione audio

Maria Grazia Calandrone

da Questa probabile persona (inedito)

Se il calice del sorriso

reggerà alla luce del mattino

porteremo la luce nelle ossa come sposalizio segreto

e nella parte vuota e chiara della nostra ombra

sarà consumato come incenso l’odore delle armi

e dei ferri chirurgici, una piccola schiera di scomparsi

uscirà alla luce dietro di noi

come il sole sui prati di marzo

come un popolo d’aria sui travi

e i corpi che furono

bruciati come combustibili e sepolti

con uccelli salati e farine di farro

con un cono di grasso sulle parrucche e con ditali

d’oro, tutti i corpi bellissimi che furono

formati da una donna

usciranno nel giorno interamente

e formeranno scie,

una bava di immortalità.

Giovanni Giudici

da La vita in versi

La vita in versi

Metti in versi la vita, trascrivi
fedelmente, senza tacere
particolare alcuno, l’evidenza dei vivi.

Ma non dimenticare che vedere non è
sapere, né potere, bensì ridicolo
un altro voler essere che te.

Nel sotto e nel soprammondo s’allacciano
complicità di visceri, saettando occhiate
d’accordi. E gli astanti s’affacciano

al limbo delle intermedie balaustre:
applaudono, compiangono entrambi i sensi
del sublime – l’infame, l’illustre.

Inoltre metti in versi che morire
è possibile più che nascere
e in ogni caso l’essere è più del dire.

Continua a leggere→

Mistica e tecnica

di Marco Guzzi

Oggi più che mai, con la velocità e le potenzialità crescenti delle comunicazioni telematiche, diventa indispensabile conquistare spazi interiori di silenzio e di pace, un baricentro spirituale.

La donna e l’uomo del XXI secolo, educati fin da bambini all’attività mentale propria del computer, per sua natura estremamente frammentata e pericolosamente incline ad una navigazione caotica e senza rotte, dovranno necessariamente apprendere meglio come funziona la nostra mente, per disattivarne o almeno rallentarne i vortici angosciosi, e per ritrovare la quiete interiore, ogni volta che vorranno staccare lo sguardo dal web. Continua a leggere→

Philologia Pauli

di Pietro Pancamo

A luglio del 2006, è uscito a Santarcangelo di Romagna un saggio intitolato Philologia Pauli. Il corpo e le ceneri di Pasolini. Si tratta indubbiamente di un volume esemplare, il cui autore (il critico e poeta Massimo Sannelli) investe ed investiga con intensità amorosa – di sicuro filiale – un accadimento chiave, consumatosi all’idroscalo di Ostia Lido nel 1975, quando Pier Paolo Pasolini perì in circostanze controverse, e a tutt’oggi da chiarire a pieno, nelle quali Sannelli, dopo aver confrontato le opere dello scrittore bolognese con le cronache giornalistiche del delitto, scorge il compiersi annunciato, se non forse ineluttabile, di un destino tanto mi(s)tico quanto presumibilmente cri(s)tico. Continua a leggere→

Il profeta cieco (scuola di poesia 3:2)

di Massimo Sannelli

1
Gramsci studia la profezia in due «tempi bui»: nell’aprile 1918 (*Sotto la Mole*, Einaudi, Torino 1975, pp. 392-393) e nel terzo anno di carcere, con il Quaderno 4 e con la lettera a Tatiana del 21 settembre 1931. I dati sono sempre gli stessi: il cieco Tiresia e i personaggi danteschi, la storia recente, la poesia popolare e il valore della poesia. Nel 1918 il problema è già chiaro: due bambini diventati ciechi, dopo aver predetto la fine della guerra, sembrano Tiresia, cieco e credibile, e Cassandra, vedente ma non creduta. E Dante incontra due dannati nel canto X dell’*Inferno*. Uno, Cavalcante, chiede: *e mio figlio, Guido, il tuo amico, perché non ti accompagna?* Dante risponde con un verbo al passato: *egli ebbe*. Cavalcante fa il ragionamento più semplice: azione conclusa, figlio morto. Crede di capire e crolla: il figlio è morto, il padre tace e non si alza, come se fosse morto un’altra volta. Continua a leggere→

Il maestro del buonumore

di Pasquale Giannino

Quando mi sento giù ascolto un disco di Renato Carosone. L’ho visto nel ’91 al teatro di Altomonte. È un paesotto del cosentino a una manciata di chilometri dal mio. A differenza degli altri comuni della zona, che stanno morendo, ad Altomonte negli anni Ottanta c’era un vecchio professore di lettere che ebbe un’idea particolare. Disse: Noi non abbiamo niente in questo piccolo paese, neanche gli occhi per piangere. Però abbiamo un borgo che molti ci invidiano: da una parte le case a forma di presepe naturale, dall’altra un belvedere da restare senza fiato. Per di più siamo nella Magna Grecia, l’unica cosa che ci manca è un teatro. Continua a leggere→

Umanità

di Blackjack

“Porca puttana! Che cazzo fai?”

Esistono luoghi, in questo nostro mondo, abilmente ignorati. Nessuno ne parla, nessuno è interessato a parlarne: nessuno ne vuole parlare. Zone franche comode a tutti. Devi triangolare denaro? Spostare organi? Acquistare un party intimo per amici perversi e bimbe con meno di dieci anni? Giocare cifre improponibili? Vi serve uno stinger? Qualche kalashnikov d’occasione? Una Rolls scontata, e rubata, per sentirvi Re in trasferta? Luoghi così esistono. Continua a leggere→

Milo De Angelis

da Tema dell’addio

a Giovanna

Vedremo domenica

*

Tutto era già in cammino. Da allora a qui. Tutto
il tempo, luminoso, sfiorava le labbra. Tutti
i respiri si riunivano nella collana. Le ombre
di Lambrate chiusero la porta. Tutta la stanza,
assorta, diventò il primo battito. Il nero
dei tuoi capelli contro il giallo dell’ultimo raggio.
Da allora a qui. Era il primo giorno dell’estate.
Il silenzio ci riempiva la fronte. Tutto era
già in cammino, da allora, tutto era qui, unico
e perduto, nostro e remoto, ardente. Tutto chiedeva
di essere atteso, di tornare nel suo vero nome. Continua a leggere→

Una serata diversa

Mentre gli arrivavano i pugni e i calci di quegli scatenati pensò alla sua vita. Poteva finire così, in una strada di periferia, una notte come tante, solo che per lui sarebbe stata l’ultima. Provò a guardare in faccia i suoi aggressori, poi pensò che gli aggressori sono tutti uguali, hanno tutti quella smorfia che tradisce la rimozione del pensiero. In effetti, anche gli energumeni che lo stavano pestando avevano la stessa smorfia, e i pugni e i calci erano meccanismi di un ingranaggio che andava avanti da solo, non c’era bisogno dei loro piedi e delle loro mani, era un’idea, una politica, che concedeva uno dei suoi spettacoli in una notte di maggio come tante, in una periferia qualsiasi di una qualsiasi città del mondo. A volte ci si vorrebbe mettere nei panni degli altri, per capire come vivono, come sentono le cose. Ma lui nei panni di quei ragazzi non ci voleva stare: preferiva i suoi, impregnati di polvere e sangue, a forza di essere rotolato nella via dai lampioni altissimi e dai palazzi dallo sguardo grigio. Nessuno sarebbe venuto ad aiutarlo. Neanche la ragazza che ora intravedeva e si avvicinava sempre più rapidamente. Era tanto che non la incontrava, proprio ora doveva venire, ora che gli occhi non riuscivano più a restare aperti, ora che un calcio in bocca gli toglieva l’ultima luce di pietà, l’ultimo disperato tentativo di perdono, in balia di quei ragazzi che avevano scelto lui per trascorrere una serata diversa.

Per Sidney Pollack

di Mario Pandiani

“Beviamo alla vita…”
“Cioè alla fine della bella vita….”

Questo breve scambio di battute in Come eravamo me lo giro in testa da un paio d’ore, sembra tanto, sembra poco, puoi liquidarlo facilmente eppure è profondo.
E’ che non riesco ad abituarmi al fatto che non ci sia più.
penso a lui e c’è l’ho negli occhi nella sua arte di attore, quella capacità assoluta di interpretare il suo nemico, nemico che conosceva da vicino, che aveva dentro. Continua a leggere→

Disumanesimo (Scuola di poesia, 3: 1)

di Massimo Sannelli

[lettore, tutto è in tutto. e dire “non c’è niente che non sia poesia” è esagerato, *forse*; ma non c’è niente che non possa visto *anche* dal punto di vista della poesia, che istituisce le sue filologie fantastiche, o i suoi scandagli, o il suo delirio. il primo testo, che segue e uscì su una rivista da combattimento – che altro significa *militante*? – è quasi un allegato interiore ad un dubbio sugli «intellettuali», e indirettamente sulla scrittura, attraverso il paradosso – vero –dell’intellettuale-filologo-archivista che si sforza di negare l’evidenza dell’Olocausto. non è che la cultura salvi *di per sé*, allora. e il tema ambiguo della forza – dalla «disperata vitalità» alla «banalità del male» – è sempre implicito, anche nelle *humanae litterae*. qui trovi il primo allegato di una cosa che si chiama ancora «scuola di poesia», ed è bene che si chiami così: nel prossimo, o in uno dei prossimi, vedrai che la scorza si ingentilisce, e diventa fiori o «lezioni inevitabili» della natura, non *sulla* natura] Continua a leggere→

PRINCIPESSA

di Blackjack

Mi ero alzato soddisfatto. Non capita tutti i giorni di sedersi al tavolo con uno dei migliori giocatori di poker del mondo che, fra le altre cose, è anche il russo ricercato dalle polizie e dai servizi di mezzo mondo per traffico d’armi, e vincere. Il mio ego era più che appagato, galleggiava, anzi volteggiava leggero e invincibile. Continua a leggere→

La poesia creatrice e redentrice di Arturo Onofri

di Magda Vigilante

Sulla poesia di Arturo Onofri gravano ancora numerose incomprensioni. In generale la critica tradizionale ha riconosciuto l’influenza che Onofri ha esercitato sui poeti ermetici, ma non ha approfondito, tranne alcune eccezioni, l’analisi della Terrestrità del sole, ultimo ciclo lirico composto dal poeta alla fine degli anni Venti (1) , giudicandolo una troppo programmata costruzione poetica il cui intento spiritualistico finisce per sopraffare l’espressione artistica. Solamente in anni recenti sono stati riscoperti il valore e l’originalità dell’ultima fase poetica onofriana per merito anche della ristampa dei 6 volumi che compongono il ciclo, eseguita tra il 1998 e il 1999 dalla casa editrice La Finestra di Trento. Continua a leggere→

LIBERI IN RETE – ibrid@prosa, ibrid@poesia

Da Ibridamenti

LIBERI IN RETE – ibrid@prosa, ibrid@poesia
Tre novità per Ibrid@prosa e Ibrid@poesia.
La prima è che anticipiamo il tema Libertà in rete perché vorremmo raccogliere i vostri testi su questo argomento, prima di lanciare la seconda fase del progetto Ibridamenti.
La seconda è che unifichiamo le due iniziative e perciò i vostri testi andranno inviati sia che si tratti di versi o di prosa, o di testi sperimentali basati sull’uso di immagini e suoni a: [email protected]
La terza è che avete più tempo.
Scadenza invio testi: non oltre le ore 24.00 del 30 giugno 2008

Tema:Libertà in rete
Virtualità significa possibilità di una libertà che non abbiamo mai conosciuto nel mondo off-line. Grazie alle tecnologie digitali, diventa possibile comporre, costruire un mondo artificiale, che ha carattere di singolarità: un mondo che è fatto soltanto per me, o per me e te, un mondo condiviso da un piccolo numero di persone (Franco Berardi)

Si tratta questa volta di dare ali all’immaginazione e di usare il testo per creare nuovi mondi. Perciò lo staff di Ibridamenti vi invita caldamente a partecipare perché abbiamo bisogno di sognare con voi.

I dettagli del regolamento sono qui per Ibridapoesia e qui per Ibridaprosa